[Caravanserraglio]
Pensieri, parole, opere e... viaggi (reali e mentali) di Latifah
 











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Smettiamola!







domenica, 28 ottobre 2007

Un libro

"L'ultimo amore è sempre il primo?" di Tahar Ben Jelloun

Mi chiedo quale sia la strategia editoriale che ha portato a cambiare il titolo, da affermativo a interrogativo, e rovesciandone proprio il senso. In originale, infatti, è "Le premier amour est toujours le dernier", diventato in italiano "L'ultimo amore è sempre il primo?".
Titolo a parte, questa raccolta di racconti di Tahar Ben Jelloun tratteggia in modo efficace i rapporti d'amore (e sesso) tra uomini e donne arabi.
Vi ho ritrovato lo stile asciutto, ma al contempo favolistico, di un autore da me molto amato. E vi ho ritrovato tre città che per me hanno rappresentato tappe fondamentali nel percorso di crescita che mi ha portato ad essere dove sono ora: Barcellona, Tangeri e Parigi.

Voto: 7

Dello stesso autore ho letto: Creatura di sabbia; Amori stregati; Giorno di silenzio a Tangeri; Lo scrivano; L’hammam; Nadia; Il razzismo spiegato a mia figlia.

parole di Latifah | 07:30 | commenti | viaggi, parigi, marocco, letture2007

venerdì, 08 settembre 2006

Una passeggiata a mare

Con citazioni di autori illustri

Cervo è un grazioso borgo medievale della riviera ligure, in provincia di Imperia. E in agosto è stato il nostro "rifugio" per tre settimane: ogni mattina, 292 gradini per scendere in spiaggia e altrettanti per risalire, con replica il pomeriggio. Finché non ho scoperto il pulmino con cadenza oraria, particolarmente indicato per donne gravide...

La spiaggetta ai piedi del paese è di sassi e scogli: impossibile passeggiare sulla battigia, come vorrebbe fare una padana e adriatica come me, abituata a pianura e sabbia. C'è però una breve e pittoresca passeggiata a mezza costa:




La parete a secco è punteggiata da citazioni dedicate al mare. Gli autori sono illustri: D'Annunzio, Pavese...





Montale, Colombo
...




Rolando
...





Rolando? E chi caspita è Roberto Rolando??? Su google ho soltanto trovato tracce di un suo racconto in una raccolta di racconti "alcolici" (ammesso che sia lui).


Di sicuro è uno scrittore contemporaneo, vista la citazione datata 1988. E di grande talento, come dimostra l'ardita rima baciata fonda/onda.
Ma soprattutto mio/dio.
Che è l'esclamazione spontanea nel leggere questa sua lirica...

parole di Latifah | 08:57 | commenti (9) | parole, viaggi

sabato, 20 maggio 2006

Una ricetta

Cake aux olives

Ieri sera, festa a sorpresa a casa di Edi per il compleanno di Kay. Pare che alcuni degli ospiti abbiano gradito il mio "tortone provenzale", meglio noto oltralpe come cake aux olives. E visto che gli invitati erano tutti blogger, non c'è modo migliore che pubblicare la ricetta direttamente sul mio blog.

Ho gustato questo piatto alcuni anni fa a cena a casa di Madame Fajardo, proprietaria di chambres d'hotes (l'equivalente francese di bed and breakfast) in un paesino della Provenza, che a richiesta organizzava anche table d'hotes, ovvero il miglior modo di gustare la vera cucina casalinga in Francia. Il suo cake aux olives mi piacque tantissimo, così cercai un libro di cucina provenzale che ne contenesse la ricetta. Ma ora, con internet, potete trovarne mille versioni...

Si può servire caldo, tiepido o freddo, come antipasto, con l'aperitivo oppure in un buffet. Premetto che io sono piuttosto negata in cucina: quindi, se ci sono riuscita io, è una
ricetta facilissima. Comunque, la trascriverò con le indicazioni utili per cuochi inetti come me. Con traduzione simultanea dal francese...

Ingredienti:
250 g di farina
4 uova intere
150 g di olive snocciolate in salamoia, a rondelle
200 g di prosciutto cotto, a cubetti
150 g di pancetta dolce, a cubetti
150 g di formaggio grattugiato (emmenthal o parmigiano)
1 dose di lievito fresco
1 bicchiere di vino bianco (circa =10 cl)
1 bicchiere di olio d'oliva (circa = 10 cl)
pepe

Versare la farina in una ciotola capiente; sciogliere il lievito in un dito d'acqua calda e incorporarlo alla farina. Poi aggiungere man mano le uova, il vino bianco e l'olio d'oliva.
Mescolare fino ad ottenere una pasta omogenea.
Aggiungere progressivamente il prosciutto, la pancetta, le olive, il pepe e il formaggio grattugiato (N.B. se comprate gli ingredienti già tagliati, fate ancora prima!).
Scaldare il forno a 200 gradi circa.
Versare il composto in una teglia da plum cake imburrata (N.B. ancora meglio se la foderate con carta da forno).
Infornare per 50/60 minuti (N.B. per controllare la cottura, usate la tecnica dello stuzzicadenti: bucate il tortone, è cotto all'interno se lo stecchino esce perfettamente "pulito").
Sfornare e lasciare raffreddare.
Servire tagliato a fette.



Se poi qualcuno vuole anche la ricetta della torta salata ai carciofi...

parole di Latifah | 16:45 | commenti (24) | viaggi, blog, cibo

mercoledì, 08 febbraio 2006

Un viaggio bello e impossibile

Accidenti alle elezioni

Eccola, la mia vacanza ideale: una settimana al Cairo con tanto di stage di danze orientali. Perfetto!

Non faccio in tempo a sognare di vivere questa esperienza, che subito arriva l'amaro risveglio. Guardo le date: dal 9 al 16 aprile.

Porc-vaff-str-checzz!!! Il 9 si vota. E non posso certo andare in Egitto. Perché votare è un diritto e un dovere civico. Ma soprattutto perché quel giorno mi tocca lavorare...

Riuscirò mai a occuparmi di cultura, invece che di politica? Uffa!

parole di Latifah | 14:30 | commenti (16) | viaggi, egitto, araberie, danza orientale

venerdì, 04 novembre 2005

Un souvenir

Bip bip!

C’è chi, da Parigi, si porta a casa una riproduzione in miniatura della Tour Eiffel: ne ho viste di luminose a intermittenza che più trash non si può. Poi c’è chi si porta a casa vini e formaggi: in aereo, al ritorno, c’era un notevole olezzo di roquefort.

Io, da Parigi, mi sono portata a casa un Bip Bip. Sì, lo so che non ha nulla di francese. Ma se fate un giro nel quartiere latino, in boulevard Saint Germain, e se anche voi siete venuti su a pane e fumetti, be’, rischiate di essere colti da infantile meraviglia davanti alle vetrine delle librerie Album.

Ce ne sono due, una di fronte all’altra (ai civici 67 e 84), e - oltre a collezioni impressionanti di bandes déssinées - offrono statuette dei principali personaggi dei cartoni e non solo.

Da perderci la testa, ad esempio, per i fans di Star Wars (con statue a grandezza reale!), ma si possono trovare anche riproduzioni di Al Pacino-Scarface, del Corvo-Brandon Lee, dei pupazzi creati dalla fantasia di Tim Burton… una galleria infinita.

Così, sono stata a lungo indecisa tra Felix, Titti e Silvestro, Tom e Jerry. Poi sono definitivamente capitolata su Wil Coyote e Road Runner:




(Dovrei decidermi a crescere, lo so…)

parole di Latifah | 17:22 | commenti (21) | viaggi, parigi

mercoledì, 02 novembre 2005

Un ritorno

Appunti sparsi

- Oggi sono tornata al lavoro dopo quasi due settimane di assenza, tra ricovero, convalescenza e vacanza parigina tête à tête. Non è una giornata facile.

- Non fumo da venerdì 21 ottobre alle 13, quando sono entrata in ospedale. Visto che mi dovevo disintossicare dal farmaco che mi aveva provocato l'allergia, ho pensato di disintossicarmi anche dalla nicotina. E' stato facile, come sempre. Ora il difficile è NON ricominciare.

- Ho capito perché sulla scatola del cortisone c'è una scritta in rosso: DOPING. Nei giorni scorsi ho camminato una media di 10 ore al giorno senza sentire stanchezza, anzi, con grande energia. Peccato che la cura sia finita già da due giorni. Be', no, meglio così...

- Anche se lui non era dopato, ha comunque dimostrato una resistenza fisica e psicologica notevole. Dopo sette ore consecutive al Louvre, quando gli ho fatto notare che non avevamo ancora visto la sezione di arte antica dei paesi islamici, non ha battuto ciglio e, con il sorriso sulle labbra, ha semplicemente detto: "Andiamo". Son cose.

- Parigi è sempre Parigi. Non sarà un'affermazione originale, ma è così. C'ero stata tre volte, nel 1982, 1983 e 1984, e su di me esercita uno charme immutato. A parte alcune novità evidenti, come le piramidi al Louvre e la Gare d'Orsay, la vera innovazione riguarda i parigini: mi sono sembrati in media estremamente cordiali, disponibili e sorridenti, quando me li ricordavo snob e scostanti. I bolognesi dovrebbero prendere qualche lezione dai "cugini" d'oltralpe.

(Seguirà post turistico più dettagliato. Ora devo almeno far finta di lavorare...)

parole di Latifah | 13:55 | commenti (18) | viaggi, personale, parigi

mercoledì, 26 ottobre 2005

Un ricovero d'urgenza

Ma ER è un'altra cosa...

Diciamo che ho voluto verificare di persona l'efficienza del servizio sanitario pubblico. Ma mancava qualche piccolo dettaglio per assomigliare a ER: intanto, non c'era nessun George Clooney, così, per dire. Poi ho dovuto rincorrere io l'infermiera, il primo giorno, per farmi somministrare la flebo con l'antistaminico, perché secondo lei l'avevo già fatta. E sono soltanto due esempi.

Insomma, mi sono fatta quattro giorni all'hotel Sant'Orsola di Bologna, in pensione completa, camerata da sei e dosi abbondanti di cortisone. Nulla di grave, soltanto una reazione allergica a un antibiotico: venerdì mattina, quando mi sono guardata allo specchio, ero rossa come dopo 20 ore consecutive al sole, il primo giorno di primavera, al fiume. E al pronto soccorso, alla prima occhiata, il Doc ha sentenziato: "Se quello che le intravedo sul collo lei ce l'ha su tutto il corpo, la ricovero". Detto, fatto.

Ora mi merito qualche giorno di convalescenza. Nel trolley ho messo il cortisone, il pigiama, il beauty, un po' di biancheria e due maglie di ricambio. Nella borsa ho la guida della Lonely Planet, con qualche pagina contrassegnata. Ma è meglio non pianificare nulla, in queste situazioni: è più bello prendersi per mano e lasciarsi trasportare dall'istinto, no?

Au revoir, à bientôt...

parole di Latifah | 19:33 | commenti (21) | viaggi, personale

martedì, 27 settembre 2005

Un ponte a Parigi

Cerco albergo per un costo equivalente a 100 paia di calze…

Con il trasloco ho scoperto di possedere un centinaio di paia di calze, con una stima a occhio, ma per difetto. Collant velati e di microfibra, neri e colorati, a rete e a fantasia, autoreggenti o da reggicalze, per non parlare di calzini, tubolari e fantasmini. Calcolando una media (anch’essa per difetto) di 5 euro al paio, vuol dire che ho stivato nel cassetto del comò un capitale di 500 euro. Ovvero, l’equivalente di una breve vacanza in una capitale europea, con volo low cost e tre o quattro notti in albergo tre stelle.

Perciò prometto solennemente di non comprare un paio di calze fino a quando il cassetto non sarà quasi vuoto (anche perché è già stracolmo). E siccome tra un mese c’è il ponte di Ognissanti, be’, sto facendo un pensierino di trascorrerlo a Parigi. Ho proprio bisogno di una vacanzina post-trasloco

Visto che i blogger sono un po’ giramondo, e che grazie ai blog si trova di tutto, lancio un appello: conoscete un alberghetto o un bed and breakfast (“chambres d’hotes”), nel cuore della Ville Lumière, non troppo costoso, magari di charme?

parole di Latifah | 14:43 | commenti (15) | viaggi, personale, parigi

sabato, 03 settembre 2005

Un incontro

Ricordando New Orleans tra le margherite 

Ieri sono andata in un giardino vicino a Parma a raccoglier margherite sotto agli ulivi… E ho potuto constatare che:
- la competenza di Romano Prodi in materia di politica estera e di economia è innegabile, ma dovrebbe evitare di fare battute perché non è capace;
- Arturo Parisi non è all’altezza, in tutti i sensi;
- Francesco Rutelli è davvero un bell’uomo, ma lo vedo meglio come attore di telenovelas che come leader di un partito.

Constatazione pseudo-politiche a parte, la trasferta mi ha riservato un incontro che rientra nella categoria “coincidenze”. Avevo perso le sue tracce da una decina di anni, e ieri ci siamo ritrovati faccia a faccia: parlo di Giovanni, il mio ex compagno di studi con cui 13 anni fa ero stata a New Orleans, e di cui ho scritto appena qualche giorno fa. Così ho saputo che il terzo del gruppo, Giorgio, è rimasto negli Stati Uniti dove lavora come docente universitario di cinema.
Naturalmente, anche Giovanni ha un blog (ma quando ti decidi ad aggiornarlo?). E ci siamo divertiti a ricordare quell'esperienza così forte. E' come se, per me, si chiudesse definitivamente un ciclo: ora posso ricominciare da allora. 

In realtà, ieri c’è stato anche un altro incontro, che temevo moltissimo ed è stato davvero imbarazzante. Ma di questo è meglio non parlarne sul Caravanserraglio: chi mi conosce, sa. Eppure, ora che l’ho vista e che abbiamo passato una giornata assieme, sto molto meglio.
“Hai tenuto un comportamento splendido”, mi è stato comunicato oggi via sms. Questa la mia risposta: “Io SONO splendida. Una splendida quarantenne”. Tiè.

parole di Latifah | 17:08 | commenti (9) | viaggi, personale, notizie

martedì, 30 agosto 2005

Una città

New Orleans, settembre 1992

Un caldo umido sensuale, che ti veste come una seconda pelle, e non vorresti liberartene più. E' il ricordo più potente che ho di New Orleans. Il tatto, per me, è il senso più importante. Poi, il gusto: il cibo cajun, piccante da togliere il fiato; il daiquiri di Hemingway, sorseggiato in battello sul Mississippi; il caffé aromatizzato al cocco, scelto tra decine e decine di qualità in un bar che serviva solo caffé. Vista: la sera, uno spettacolino di table dancing, con una giovanissima creola da togliere il fiato anche a me. Udito: passeggiare per Bourbon Street è come fare zapping tra concerti jazz, swing e dixie, perché ogni locale mixa la sua colonna sonora con quello della porta a fianco. Odorato: il profumo di zucchero dei beignet caldi, appena sfornati, all'alba.

L'idea di trascorrere un weekend nella capitale del jazz era nata per caso, come per caso era cominciato il viaggio, assieme ad un mio compagno di studi, Giovanni. Era l'estate del 1992, e scoprimmo di avere programmato una vacanza negli Stati Uniti nello stesso periodo. Io andavo a trovare due care amiche americane, conosciute qualche anno prima al college: Cathy lavorava a New York, Carla a Washington. Giovanni accompagnava un amico, ne ho scordato il nome: studente di cinema, sarebbe poi rimasto a studiare per un anno negli Usa. Ci trovammo un pomeriggio all'inizio di settembre in Park Avenue, davanti ad un'agenzia di viaggio della American Express. Non si parlava ancora di last minute, allora, ma ci capitò un'offerta di quelle a cui non puoi dire di no. Così partimmo, noi tre, una di quelle esperienze che puoi fare solo prima dei 30 anni: ci sistemammo in una matrimoniale, con un'atmosfera complice e cameratesca. 

Ho trascorso appena tre giorni a New Orleans, a cavallo del Labor Day: fu un po' come fare il ferragosto a Rimini, con le strade piene di ragazzi chiassosi e un po' brilli. Ma il ricordo che ne serbo è di quelli che ti scorrono nelle vene e ti danno ancora i brividi, anche se sono passati 13 anni.

Poco dopo il mio ritorno in Italia, mi innamorai dell'uomo che è stato il mio compagno di vita fino a pochi mesi fa.
Ora New Orleans è sommersa. E anche la mia esistenza è stata colpita da un uragano. Ma sta tornando il sole...

parole di Latifah | 18:22 | commenti (10) | viaggi, personale

sabato, 23 luglio 2005

Una devastazione

Sharm, la città della pace

Seguo attonita le dirette via web, in radio e tv. Durante i miei due soggiorni a Sharm El Sheikh - nominata dall'Unesco "città della pace" nel 2002 - passavo tutte le sere davanti al Ghazala Garden, a Naama Bay, sul viale principale ribattezzato "Peace Road". L'agenzia di viaggi lo aveva proposto anche a noi, come meta per un last minute. Lo rifiutammo perché non aveva accesso diretto al mare: l'ingresso è infatti sul vialone principale di Naama. Forse proprio per questo - penso - è stato scelto per un attentato con un'autobomba...

Ricordo le serate a Sharm vecchia, l'ex villaggio di pescatori ora trasformato in un bazar per turisti, ma sempre meglio di Naama Bay, che sembra Riccione. Ho cenato tre volte in un ristorante, l'unico della zona che non accettava euro ma solo lire egiziane. Il cameriere ti sciorinava il menù a voce, in egiziano naturalmente. Birra neanche a parlarne. Ai tavoli solo turisti arabi ed egiziani più qualche "locale". Ho ancora il biglietto da visita, anch'esso solo in caratteri arabi. Eravamo seduti a un tavolino all'aperto e ci godevamo il passeggio. Questo, oggi, è il panorama che si vede da quell'angolo della città vecchia:



Leggo il forum dei subacquei, con la testimonianza di Claudio Di Manao, un diver che da anni vive a Sharm El Seikh, autore di due libri e piuttosto noto nell'ambiente. Claudio ha inviato un messaggio stanotte stessa, per tranquillizzare gli amici. "
C'è stato un botto, credo il primo, all'Old Market, nel parcheggio, opposto al nuovo centro commerciale. Eravamo lì 3 miniti dopo l'esplosione, a casa avevano tremato le mura ad 1 Km di distanza. Morti e vetri rotti. Macchine distrutte. Era già pieno di ambulanze e pompieri, arrivati in tempo reale. Poi ho sentito altri due botti. Erano le bombe di naama, al parcheggio di taxi e davanti al ghazala garden (comunicazione telefonica di un manager informato e preoccupato del suo staff). Migliaia di persone affollano l'ospedale centrale, noi cercavamo di donare il sangue. Il numero delle persone, quasi tutti egiziani, dà l'idea della gravità. Siamo andati a vedere a Naama. il parcheggio dei taxi era il luogo della seconda esplosione. la terza il gazala gardens. La facciata del gazala è strappata, le macerie attraversavano la doppia carreggiata: nessuna idea di quante vittime. Di sicuro la maggior parte erano egiziani, per i luoghi e per l'orario delle esplosioni.
Difficile commentare oltre, farsi venire in mente una frase da dire."

Uno choc condiviso da chi, come me, a Sharm El Sheikh c'è stato anche solo per una vacanza balneare.

La Farnesina ha deciso di sconsigliare le partenze. Già molti turisti, stamattina, hanno rinunciato, e un po' li capisco, specie se per loro era la prima volta. Forse oggi o domani no, non partirei nemmeno io, ma tra una settimana sì. Ho sentito servizi in radio, stamattina, come al solito imprecisi: è normale, di fronte a una strage. E non perché sia avvenuta in Egitto, per favore... basti pensare alle prime notizie da Londra, il 7 luglio. 
Un giornalista della radio ha detto che l'ospedale di Sharm è una piccola struttura, inadatta ad affrontare un'emergenza del genere. Be', quell'ospedale fa invidia a molte strutture sanitarie del nostro paese, ve lo assicuro (vedere foto qui sopra). Ovvio che sia impreparato ad assistere 200 feriti da esplosione...

Stamattina ho saputo della strage da un sms, prima di uscire per andare al lavoro. Sono entrata al bar sotto casa a prendere un caffè. Mentre davo un'occhiata al giornale, ho sentito un uomo, alle mie spalle, commentare gli attentati di Sharm con la barista. Mi aspettavo le solite battute qualunquiste e razziste sugli arabi. Invece... "Credo che sia giunto il momento di fare una conferenza mondiale per la pace", ha scandito in perfetto italiano ma con un accento vagamente mediorientale.
Mi sono voltata, ho osservato il volto di quell'uomo, scuro, dai lineamenti marcati. "Io partirei anche tra una settimana per Sharm", ho detto. "C'è stata di recente?", mi ha chiesto lui. "Sì, due volte, un anno fa... è un paradiso".
Abbiamo scambiato due chiacchiere. Ho preso coraggio e gli ho chiesto da dove venisse. "Egitto".
"Masa'l kheir", mi è venuto da dire. Ma mi sono sbagliata: vuol dire buonasera.
"Sabah'l'kheir, gamila", mi ha corretto lui, con un complimento.
"Massalàma", l'ho salutato.

Arrivederci a presto, Sharm
.

parole di Latifah | 13:52 | commenti (18) | pensieri, viaggi, personale, notizie, egitto, mar rosso, sharm

lunedì, 30 maggio 2005

Un grado di separazione

Il mondo è proprio minuscolo

Conoscete la teoria dei sei gradi di separazione? In poche parole, chiunque di noi puo’ arrivare a contattare qualunque altra persona nel mondo, che sia Bush o Putin, Brad Pitt o Catherine Zeta-Jones, passando attraverso sei persone. E’ un altro modo per dire che il mondo è piccolo, e ne ho continue conferme. Mi capita soprattutto con incontri per me importanti. Io le chiamo anche “coincidenze”.

Ecco un esempio che risale a vent’anni fa. Avevo vinto una borsa di studio per la frequenza di un anno in un college negli Usa. Arrivo al campus, mi portano nel mio alloggio e lì conosco i miei compagni di casa: eravamo cinque in tutto. Una ragazza mi racconta di avere studiato in Italia, nella mia città, due anni prima. “Ma guarda che caso – dico io – proprio due anni fa ho conosciuto ad una festa, nella mia città, alcuni studenti americani”.
I miei ricordi sono un po’ annebbiati (dal tempo e dall’alcol...), però le racconto di aver chiacchierato con una ragazza che cantava nel coro della mia parrocchia. Be’, quella ragazza era la stessa con cui stavo parlando. Avrebbe già dovuto essersi laureata, ma per motivi di salute aveva perso un semestre. Insomma, per una serie di circostanze, ci siamo re-incontrate. E siamo diventate amiche del cuore.

Poi ci sono tanti altri episodi minori: come quella volta che alla stazione di Cannes ho incontrato un ragazzo svedese che avevo conosciuto negli Usa. Oppure - e questo è recentissimo – trovarmi in albergo in Egitto seduta a fianco di una ragazza abruzzese che avevo conosciuto due anni prima in Marocco.

Arrivo al punto. Ieri sera: cena in un ristorante marocchino, con tre “colleghe” appassionate di danza orientale. Racconto la mia esperienza di due anni fa a Tangeri: due settimane di stage residenziale.
“Il nostro contatto lì era un musicista”, spiego. E una delle commensali fa: “Ah sì, ho capito. Pensa che quello che ci ha portato il vino prima è suo fratello”.
“Maddai, io sapevo che era musicista anche lui e che viveva tra Milano e Reggio Emilia... cosa ci fa qui?”
“Ah be’, anche il titolare del ristorante è di Tangeri, si vede che si conoscono da prima.” 

Così, a fine serata, lo avvicino e mi presento. “Mi raccomando, salutami tanto Younes...”.
Sì, perché la persona che ho conosciuto ieri sera è lo zio del bimbo che, due anni fa a Tangeri, scelse per me il nome Latifah.
Piano piano, sto cominciando a conoscere tutta la "mia" famiglia...

parole di Latifah | 13:35 | commenti (23) | viaggi, personale, marocco, araberie

sabato, 02 aprile 2005

Un film

Il mercante di Venezia

A volte un film rimane impresso nella memoria per un’atmosfera, un paesaggio, una battuta. Persino per un solo fotogramma. E’ quello che mi è successo con Il mercante di Venezia, il film tratto dall’opera shakesperiana e diretto da Michael Radford. Eccolo:

 

E’ Lynn Collins nel ruolo di Porzia, la protagonista femminile. Quando è comparsa sullo schermo sono rimasta senza fiato. Sembrava un ritratto rinascimentale, quasi un’opera del Ghirlandaio...
 

Poi, certo, c’è Al Pacino, grande interprete dell’ebreo Shylock. E ci sono anche Jeremy Irons (Antonio) e Joseph Fiennes (Bassanio), personaggi che risultano un po’ scialbi. E anche la trama è, come dire, un po’ out-of-date (non per niente, siamo alla fine del Cinquecento), ma i temi trattati sono attuali. Bassanio, per aspirare a diventare sposo di Porzia, chiede soldi in prestito all’amico Antonio (il mercante), il quale, a corto di liquidi, si rivolge all’usuraio ebreo Shylock. Questi chiede, in garanzia, una libbra di carne di Antonio. Storia d’amore, d’amicizia e di in-giustizia, ma soprattutto un anatema verso l’intolleranza religiosa e il razzismo.

"Non ha occhi un ebreo? non ha un ebreo mani, organi, membra, sensi, emozioni, passioni? non si nutre dello stesso cibo, non è ferito dalle stesse armi, non è soggetto alle stesse malattie, non è scaldato e gelato dalla stessa estate e dallo stesso inverno come un cristiano? se ci pungete, non facciamo sangue? se ci avvelenate, non moriamo?"

Il difetto principale di questo film sta proprio nella sua origine teatrale, e in particolare nel testo, quantomeno nella traduzione italiana (in particolare i verbi tronchi, insopportabili - per me - in un’opera cinematografica). Da ri-vedere, ma a teatro.

In compenso, mi ha fatto venire un desiderio fortissimo di rivedere Venezia, vera protagonista del film, magica e struggente come non mai grazie alla fotografia di Benoit Delhomme. L’ultima volta che ci sono stata risale a una decina d’anni fa, il giorno del mio compleanno, a passeggiare proprio per le strade del Ghetto con mia madre. Ma Venezia è stata soprattutto il mio rifugio solitario in due occasioni. In particolare, un soggiorno-studio di due settimane dedicato alla danza, ormai 20 anni fa: lezioni mattino e pomeriggio, sull’isola di San Giorgio, con maestri come André de la Roche e Lindsay Kemp. Allora pensavo che sarei diventata ballerina professionista o coreografa... Poi la vita mi ha fatto prendere una strada diversa. Ma i viaggi mentali (come dimostra anche il mio blog) non ho smesso di farli, e mai smetterò.

Voto: 7

Contatore: 11 film visti al cinema nel 2005. 

parole di Latifah | 17:36 | commenti (14) | viaggi, personale, visioni2005

mercoledì, 16 marzo 2005

Una maratona d’arte (e di bagni pubblici)

Guida alternativa per le “urgenze” di un turista a Roma

 

Nella mia “tre giorni” romana ho fatto una scorpacciata d’arte. E in questa mia personale maratona tra mostre e musei, ho potuto sperimentare anche gli optionals, che per un turista in giro tutto il giorno diventano dei must: i bagni pubblici.

 

Ci vorrebbe una guida dedicata alle “urgenze” in vacanza, per non essere costretti a sorbirsi un caffè dietro l’altro in cerca di una toilette. Ad esempio, a Barcellona avevo scoperto che i bagni del museo Picasso erano collocati prima della biglietteria, quindi ad accesso libero. Ogni volta che mi trovavo da quelle parti, mi concedevo una comoda “pausa tecnica”.

 

Anche a Roma ho scoperto che ci sono toilettes “artistiche” e gratuite. Se vi trovate dalle parti di piazza Venezia, provate a intrufolarvi nel Complesso del Vittoriano (guardando la “macchina da scrivere”, o “torta nuziale”, dall’ingresso a sinistra), che ospita il Museo del Risorgimento, ad ingresso gratuito. Qui i bagni, oltre ad essere accessibili liberamente (oltre che comodi e puliti), regalano anche una sorpresa: nell’antibagno, infatti, c’è una mostra di fotografie in bianco e nero scattate sui set di film girati a Roma e dintorni, da Pasolini a Nanni Moretti. Ho intuito che c’entri una sponsorizzazione dell’Istituto Luce, ma non sono riuscita a saperne di più.

 

Promosse a piene voti anche le toilettes delle Scuderie del Quirinale. Insufficienti, invece, quelle dei Musei Capitolini, al secondo piano: solo due bagni per le donne (che, si sa, siamo lente), mancano i ganci per appendere giacca e borsa e la pulizia non è un granché. Evitate anche la caffetteria: un caffè acquoso costa 1,30 euro, il doppio della media a Roma! Non mancate però di affacciarvi alla terrazza capitolina: il panorama è gratuito.

 

Munitevi di monetine e di pazienza se avete un bisogno impellente alla stazione Termini: se andate nel sotterraneo, servono 70 centesimi e la macchinetta non da’ resto. Ma le porte per entrare nell’antibagno, l’altro giorno, si sono bloccate in entrata. Se succede anche in uscita e il vostro treno sta per partire, potrebbe essere un problema.

 

Se invece siete in piazza San Pietro, usufruite tranquillamente dei bagni pubblici (a meno che non ci sia una comitiva di incontinenti in fila...). Guardando la Basilica, io ho sperimentato quelel sotto il porticato a destra: pulizia e manutenzione a cinque stelle. Tanto che mi sono chiesta se anche le guardie dei cessi siano svizzere...

parole di Latifah | 14:17 | commenti (20) | viaggi, roma

martedì, 15 marzo 2005

Una passeggiata

Dal Quirinale a piazza San Pietro

Eccomi qua, dopo la mia breve ma intensa vacanza romana. Ho un acido lattico nelle gambe che mi sembra di aver corso la maratona! Ieri, infatti, ho dedicato le ultime ore del mio soggiorno capitolino ad una “passeggiatina” che ha toccato il Quirinale, Palazzo Madama, Galleria Alberto Sordi (uhm... sono un po’ perplessa da questa intitolazione dell’ex Galleria Colonna), Montecitorio, Pantheon, piazza Navona, Castel Sant’Angelo e, già che eravamo lì, una puntatina in piazza San Pietro.

E ho già voglia di tornarci!

parole di Latifah | 13:21 | commenti (14) | viaggi, roma

domenica, 13 marzo 2005

Una maratona

(da www.repubblica.it)

La maratona è uno spettacolo grandioso!

Però stamattina il passaggio dei maratoneti mi ha impedito di attraversare le strade per andare dove volevo io, ovvero dove mi avevate consigliato voi... (in particolare, Isola Tiberina e Ghetto).

Così, complice anche un tempo insolitamente grigio e umido, ho ripiegato su due belle mostre: Munch al Vittoriano ed Escher ai Musei Capitolini. E stasera cena e passeggiata a Trastevere.

Arrivederci Roma!

parole di Latifah | 22:11 | commenti (14) | viaggi, roma

sabato, 12 marzo 2005

Un saluto da Roma

Oggi ho visto le opere del Guggenheim alle Scuderie del Quirinale e i Caravaggio della Cappella di San Matteo nella chiesa di San Luigi dei Francesi.

Mi ritengo già soddisfatta.

E ho ancora mezza giornata da sfruttare...

parole di Latifah | 23:44 | commenti (11) | viaggi, roma

mercoledì, 09 marzo 2005

Un consiglio

Che fare in mezza giornata a Roma?

Finalmente ho in programma una breve vacanza: uno stacco di un paio di giorni, ma meglio che niente! Il prossimo week-end sarò a Roma, città dove sono stata diverse volte, ma di fretta e per lavoro, quindi la conosco pochissimo.


Avrò appena due mezze giornate libere. Una so già come impiegarla: vorrei (ri)vedere le opere del Guggenheim in mostra alle Scuderie del Quirinale.

Mi resta una mezza giornata, perciò chiedo un consiglio ai blogger romani, o comunque a chi conosce bene la capitale: che fare?

In San Pietro ci sono già stata, ai Musei Vaticani pure. Le zone di Piazza Navona e Trinità dei monti le ho girate più volte. Sono stata anche a Montecitorio. Ma c’è di meglio, lo so…

Datemi qualche suggerimento!

parole di Latifah | 14:35 | commenti (39) | viaggi, roma

sabato, 26 febbraio 2005

Una previsione
Che tempo fa in Mar Rosso?

Qui, freddo, grigio e ancora neve in arrivo. Sgrunt.

Ma c’è qualche fortunato che sta programmando una vacanza al caldo in Egitto... No, stavolta non sono io, ahimé. Anche se verrei volentieri con voi, che arrivate sul mio blog dai motori di ricerca scambiandomi per Bernacca.

C’è chi si mette avanti e cerca già “previsioni meteo marsa alam ad agosto”. Forse è un po’ presto, però azzardo: farà caldo, molto caldo, e ventoso, molto ventoso. Ma altri sono più vaghi, e cercano solo generiche previsioni del tempo in diverse località del Mar Rosso.

Ecco quindi, per i visitatori del Caravanserraglio, i miei siti meteo preferiti, che danno previsioni anche fino a 15 giorni prima. Forse non sono così accurate come il nome del sito promette, però possono dare un’idea di che tempo fa, ad esempio, a Marsa Alam e a Sharm El Sheikh, le destinazioni più gettonate. Se con l’inglese non ve la cavate benissimo, c’è un bel sito italiano dedicato al Mar Rosso, dove potete trovare anche statistiche annuali su temperature, vento e umidità.

E salutatemi i pesciolini...  

Io non ho vacanze sub in programma, per ora. Anche se in luglio spero di potere esplorare i fondali di Mentone. Come regalo per il mio compleanno, vorrei tanto avvistare, almeno una volta, un bel pesce luna!

 Della serie, continuo a farmi viaggi mentali...

parole di Latifah | 14:23 | commenti (9) | viaggi, referrers, egitto, meteo, subacquea, mar rosso

venerdì, 25 febbraio 2005


Un viaggio (mentale)
Voglio andare in Libia!!!

Sta diventando un chiodo fisso, ormai.

Voglio andare in Libia.
Voglio andare in Libia.
Voglio andare in Libia.

Voglio vedere le rovine romane, scoprire i villaggi dell’interno, respirare la sabbia del sahara, esplorare le oasi Tuareg...

Mi basterebbero due settimane, ma anche nove giorni sono sufficienti. Non costa neanche tanto!

Sarebbe anche un bel viaggio di nozze, no? Sì, ma se non l’ho convinto in 12 anni... dubito di riuscirci adesso.

E allora, proseguo con il mio viaggio mentale.

In fondo, basta poco per resistere al freddo e grigio della mia città. Un clic, un guizzo di fantasia... e sono già a Tripoli. 

Quasi.

parole di Latifah | 13:55 | commenti (24) | pensieri, viaggi

sabato, 12 febbraio 2005

Un treno bengalese

Mi è successo in diverse città e in diversi paesi, da Washington a Sharm El Sheikh, da Londra a Tangeri. Non so perché, ma devo avere la faccia di una che sa rispondere a richieste di informazioni. Forse ho un’espressione disponibile, oppure comunico gentilezza. Chissà. Fatto sta che spesso mi chiedono: “Scusi, mi sa dire…?”. E io, in genere, so dire. Così anche oggi a Milano, in stazione e in metropolitana, diverse persone mi hanno chiesto come raggiungere la fiera. E io, grazie alle vostre indicazioni, ero ferratissima sull’argomento.

Finita la giornata di lavoro, torno a Milano centrale e attendo di salire sull’Eurostar per tornare a casa. Aspetto al binario 9. Mi avvicina un ragazzo, straniero, ma parla molto bene italiano.

“Scusi, arriva qui il treno da Napoli?”
“No, qui parte un treno che VA a Napoli.”
“Ah, perché io aspetto un amico che arriva da Napoli, ma è in ritardo…”

Guardo il tabellone degli arrivi. In effetti, c’è un treno con provenienza Napoli e un ritardo annunciato di 30 minuti. “Vedi – dico – devi guardare là, ancora non c’è scritto a quale binario arriva…”.

Dlin-dlon. “Si avvisano i signori viaggiatori che l’interregionale proveniente da Napoli porta un ritardo di 40 minuti”

Mi guarda, interrogativo.
“Sì, è il tuo treno, vedi il tabellone? Adesso c’è scritto 40 minuti…”.
Lui sorride. “Sempre in ritardo, i treni in Italia. Proprio come nel mio paese.”
“Di dove sei?”.
Bangladesh”.
Ah.
Sorrido imbarazzata.
“In Germania è diverso, lì sempre puntuali. Qui, mai.”
Eh.
Incasso con un po’ di vergogna.

Intanto, è arrivato il mio Eurostar. Lo saluto, lui mi ringrazia. Salgo sul mio treno bengalese.

Dopo un’oretta di viaggio, ci fermiamo in un punto imprecisato della pianura padana. Dopo un quarto d’ora, comincio ad innervosirmi. Penso: ecco, adesso divento una notizia di cronaca. Immagino i titoli: “Bloccati per 24 ore sulla linea Milano-Bologna, soccorsi dalla protezione civile, passeggeri in rivolta” ecc.ecc. Il mio solito ottimismo.
Dlin-dlon. “Si avvertono i signori viaggiatori che il treno è fermo per motivi tecnici. La partenza è prevista tra cinque minuti circa”
Meno male.

E meno male che non faccio la pendolare. Credo che perderei la mia espressione di disponibilità e gentilezza.
“Scusi, mi sa dire…?”. “No”. 

parole di Latifah | 22:42 | commenti (9) | parole, viaggi

venerdì, 17 dicembre 2004

Un dialogo surreale
"Mio marito" in tv

La scena: ieri sera, ore 23.30 circa. Sto guardando un interessantissimo documentario su Canale 5 realizzato da Claudio Martelli, sì, proprio lui, l’ex delfino di Craxi. E’ un affresco sull’islam contemporaneo, dai kamikaze alle polemiche sul velo: lo spunto viene dalla vicenda di un giovane marocchino che, dopo aver vissuto qualche tempo a Milano, è partito per l’Iraq come mujhaeddin, e risulta morto in un attentato suicida.

Martelli ricostruisce la vita di questo giovane tornando nel suo villaggio natale, e una tappa del viaggio è a Tangeri. Sosta obbligata: il Caffè Hafa, storico locale della città. Martelli intervista un tangerino di mezza età che parla bene l’italiano. In sovrimpressione appare il nome. Strabuzzo gli occhi, e chiamo il mio compagno, che rientra proprio in quel momento in casa. Ecco il dialogo.

Io (agitatissima): "Hey, corri, vieni a vedere!"
Lui (preoccupato): "Che succede?"
Io: "No, niente, cioè, vedi, quello è il Caffè Hafa di Tangeri, sai, le foto, ricordi? E quello lì che parla con Martelli…"
Lui (dubbioso): "Martelli?"
Io: "Sì, dai, dopo ti spiego, ma vedi quello lì?"
Lui (un po’ scocciato): "Sì, e allora?"
Io: "Quello è il nonno di Younes, sai, il bimbo che scelse il nome Latifah per me, l’anno scorso. Te l’ho raccontato, no? Latifah era sua nonna e…"
Lui (riflette un po’, poi fa): "
Vuoi dire che quello lì è tuo marito, insomma."
Io: "…mbe’… oddio… detta così suona strana, la cosa… però, visto che quello lì è il marito di Latifah… eh sì, è mio marito."

Ora, lo so che io vedo coincidenze dappertutto. Però è la seconda volta in pochi giorni che la mia vita, in qualche modo, incrocia Tangeri. Due settimane fa, in Egitto, ho incontrato una ragazza che avevo conosciuto là. E ieri sera, tra i milioni di abitanti del Marocco, Martelli doveva andare a intervistare proprio il marito della "mia" Latifah???

Io non so che cosa voglia dire tutto ciò. Probabilmente, non significa nulla. Oppure, magari, un giorno, capirò il senso di questi strani incroci nella mia vita.

parole di Latifah | 18:08 | commenti (11) | viaggi, personale, televisione, marocco

giovedì, 16 dicembre 2004

Un mistero svelato
Masha’Allah

Temevo di avere mostrato ad un musulmano osservante una scritta blasfema, ma per fortuna non è così, e devo ringraziare la mia parrucchiera per avermi chiarito un dubbio preoccupante. L’episodio incriminato risale a qualche settimana fa: ero in una pizzeria, e un cameriere egiziano, fino a quel momento molto cordiale, reagì con fastidio, quasi offeso, quando gli feci vedere un adesivo con alcune parole arabe. Avevo comprato quel foglietto giorni prima in un’edicola di Livorno: per me erano solo dei ghirigori ed ero curiosa di conoscerne il significato, ma lui, accigliato, mi disse "sono robe di Corano", lasciandomi senza risposta.

Io, però, ho una fonte privilegiata, quando si parla di cose arabe, e anche stavolta non mi ha tradita. E’, appunto, la mia parrucchiera, una giovane e bella marocchina che ha un bellissimo nome ma si fa chiamare, per semplicità, Nadia. Ero già riuscita da sola a traslitterare in Masha’Allah i ghirigori dell’adesivo ma, per evitare una nuova gaffe, ho spiegato a Nadia tutta la storia: "Tu mi conosci – le ho detto – e sai che non voglio offendere nessuno, voglio solo capire meglio…". Lei, un po’ preoccupata, mi ha chiesto di vedere la scritta incriminata, e mi ha finalmente liberata dal peso: "Non è una brutta parola, vuol dire qualunque cosa Dio voglia, è una frase che diciamo spesso".

Fiuuuuu

Insomma, è un po’ come i magneti con Padre Pio da mettere in auto o i piatti con immaginette di santi da appendere in casa. Tanto che parecchi siti islamici vendono oggetti (stile "mai più senza") con quella scritta. E sempre grazie al mitico Google ho anche scoperto qual è la differenza rispetto ad altre due espressioni molto comuni, ovvero Insha'Allah (se Dio vuole) e Alhamdulillah (Dio sia lodato).

Ma soprattutto ho imparato che bisogna sempre rispettare i comandamenti, anche se si è atei: perciò cercherò di non nominare il nome di Dio invano.

(E prometto che non comprerò MAI adesivi curiosi scritti in hindi, wolof o altre lingue a me sconosciute...)

parole di Latifah | 22:29 | commenti (7) | parole, viaggi, personale, islam

mercoledì, 08 dicembre 2004

Una vacanza

Marsa Alam

 

Vorrei parlarvi dell’Egitto, del Mar Rosso, del mitico dugongo (che non ho visto, purtroppo... ma in compenso ho nuotato in mezzo a buffissimi calamari!) e dello slalom tra i coralli di fuoco (che ho fatto, andando quasi a sbattere contro un temibile Balestra Titano).

 

Guardo fuori della finestra ed è tutto grigio, cielo, palazzi, persone, grigio come il colore dei miei occhi oggi, che invece si illuminano di azzurro acqua quando sono là... Sono tornata da tre giorni appena, e i ricordi sono già sbiaditi nella nostalgia. No, non ce la faccio a trasformare le mie emozioni in battute sui tasti.

 

Allora, prendo spunto dalle chiavi di ricerca che portano al mio Caravanserraglio, perché i miei viaggi (reali e mentali) li rivivo anche così. E mi chiedo chi cercasse chi ha digitato su Google “matteo marsa alam”, appena un paio di giorni fa. Forse un amore nato tra la sabbia e l’acqua? Sì, ho conosciuto anch’io un Matteo a Marsa Alam: un giovane biologo marino che ha scelto di vivere in un paradiso a quattro ore di volo da casa, diventando istruttore sub, appena dieci giorni fa. Cercava proprio lui?

 

O magari il navigante che è arrivato sin qui cercava un animatore, uno di quei ragazzi che ti tampina mentre sei in spiaggia: “Vuoi fare il torneo di boccette? Mi raccomando, stasera in anfiteatro c’è il cabaret. E domani serata egiziana, puoi affittare la gallabeya al bazar!”. No, a me non interessa, grazie, perché devo dirtelo tre volte al giorno? Lo capisco, ti pagano per questo, ma cerca anche tu di capire me. Se sono venuta sin qui è proprio per perdere tempo, per ammirare madrepore e trigoni giganti, per annusare aria d’Egitto, certo non per ridere a qualche battuta volgare recitata male da un turista tutto-compreso che si trasforma in dilettante allo sbaraglio...

 

Eppure, quei ragazzi, un po’ li invidio. Hanno vent’anni, e quando chiedi loro dove saranno tra sei mesi dicono “non lo so, forse in Messico, o in Sardegna, ma di sicuro non sarò dietro ad una scrivania”. Una giovane assistente, che non fa animazione ma si occupa di escursioni e di accoglienza, mi spiega che sono tutti co.co.pro, collaboratori con contratto a progetto, “ma è quello che mi offrivano anche in Italia, allora è meglio qua”. Non hanno contributi, mezza giornata libera a settimana quando va bene, ma poi lavorano lo stesso perché non c’è niente di meglio da fare, lì a Marsa Alam, nel mezzo di niente: da una parte il mare, dall’altra il deserto egiziano, e in mezzo solo villaggi turistici “all inclusive”. E tanti scheletri di nuovi villaggi in costruzione, li tirano su di notte perché di giorno fa troppo caldo anche per gli egiziani.

 

Così, vado in tabaccheria e gioco al superenalotto, misera speranza di scappatoia dalla vita di tutti i giorni. Sognando di andare anch’io a vivere nel mezzo di niente, da co.co.pro, e fanculo al mutuo, alle bollette e al grigio della mia città.

parole di Latifah | 18:59 | commenti (10) | viaggi, personale, egitto, mar rosso

mercoledì, 01 dicembre 2004

Un incontro

La tastiera araba e molto bella pero non trovo l apostrofo, figuriamoci le lettere accentate... Vabbe, tanto mi capite lo stesso, no (punto interrogativo. Anche la punteggiatura scarseggia, da queste parti).

Sono in Egitto, a Marsa Alam, ovvero una localita sul Mar Rosso nel mezzo di niente. Ma, appena arrivata, nel tavolo di fianco al mio, ho ritrovato una amica abruzzese conosciuta a Tangeri! Della serie: il mondo e piccolo, l Africa e minuscola...

parole di Latifah | 18:19 | commenti (12) | viaggi, egitto

lunedì, 27 settembre 2004

Una guida turistica

Referrers su Marocco, Tunisia ed Egitto

 

Il Caravanserraglio è un luogo molto frequentato da turisti in cerca di informazioni su paesi come il Marocco, la Tunisia e l’Egitto. Ecco, allora, qualche risposta diretta alle richieste del mese arrivate tramite Shinystat.