[Caravanserraglio]
Pensieri, parole, opere e... viaggi (reali e mentali) di Latifah
 











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Smettiamola!







mercoledì, 12 marzo 2008

Un nome, un destino

Ma quei genitori...

Già uno nasce con un cognome impegnativo come Coraggio...
Fosse capitato a me, avrei cercato un nome "normale". Che so, Paolo o Giovanni.
Loro, no. Quel figlio l'hanno chiamato Generoso.

Di nomi e cognomi curiosi me ne sono capitati tanti, nella vita.
Ricordo una fantastica accoppiata Borsellino-Colletta: uno presidente e l'altro direttore della filiale di Bologna della Banca d'Italia.
Oppure un mio ex amministratore di condominio, il signor Palazzo.
E per la serie "dio li fa, poi li accoppia", ho conosciuto anche i coniugi Desiderio-Romantico.

Ma il dottor Generoso Coraggio è veramente una perla.

Specie se di mestiere fa il direttore Enac. E in particolare si occupa della sicurezza aeroportuale a Bologna.

Coraggio, Generoso. Spero solo che, se hai figli, tu non li abbia chiamati, che so, Fedele o Forza.

parole di Latifah | 15:16 | commenti (6) | parole

venerdì, 25 gennaio 2008

Una citazione a vanvera

Lentamente muore...

Qualcuno dica a Clemente Mastella (e anche ai giornalisti...) che quei versi da lui citati in Senato come de profundis al governo Prodi NON sono di Neruda, come già documentato su questo blog oltre un anno fa. E come ricordato anche oggi da altri blog.

Certo, da un ministro della Giustizia che si dimette in quanto perseguitato dalla magistratura non ci si può certo aspettare un granché...

parole di Latifah | 13:28 | commenti | parole, politica

giovedì, 04 gennaio 2007

Una poesia

Da "Ode al giorno felice" di Pablo Neruda

Questa volta lasciatemi
esser felice.
Non è successo nulla a nessuno,
non sono in alcuna parte,
accade solamente
che son felice
in tutte le parti
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.

Che ci posso fare? Sono
felice...


Questi versi mi sono capitati sotto gli occhi ieri sera, sfogliando la raccolta "Todo el amor", antologia di Pablo Neruda pubblicata qualche anno fa da Repubblica. In realtà, cercavo il testo di una bella lirica molto diffusa su internet, in particolare sulla blogosfera ma non solo: "Lentamente muore", nota anche come "Ode alla vita".


Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce (...)

Un testo che proprio ieri mattina, dal parrucchiere, mi è capitato di ritrovare come editoriale dell'ultimo numero della rivista "Donna moderna" e tranquillamente attribuito a Neruda.

Peccato che quella poesia non sia compresa in nessuna raccolta ufficiale di Neruda... Insomma, si tratta di un bel falso, che però il passaparola in rete rende vero. Un falso diffusissimo non solo in italiano, ma anche in inglese e in spagnolo, per citare le lingue in cui ho fatto una veloce ricerca. Soltanto qua e si leggono voci fuori del coro.

Ma si sa, nessuna smentita riesce a fermare il tam tam. Proprio come successe a Gabriel Garcia Marquez, a cui venne attribuito uno scritto, "La marionetta", una sorta di addio in quanto lo scrittore sarebbe stato malato di cancro e in punto di morte. Poiché Gabo è invece ancora vivo, ha potuto rilasciare personalmente una piccata smentita (qui in italiano).

Insomma, mai fidarsi di quel che si trova in rete, e in particolare nei blog!

Certo, ci sono le eccezioni...

Io vi ho trovato l'amore.

E il nostro cucciolo, in fondo, è nato già blogger.


(...)
Oggi lasciate
me solo
esser felice,
con tutti o senza tutti,
esser felice
con l'erba
e con la sabbia,
esser felice,
con l'aria e con la terra,
esser felice,
con te, con la tua bocca,
esser felice.


Buon 2007!

parole di Latifah | 17:16 | commenti (6) | parole, personale, leggende metropolitane, letture2007

venerdì, 08 settembre 2006

Una passeggiata a mare

Con citazioni di autori illustri

Cervo è un grazioso borgo medievale della riviera ligure, in provincia di Imperia. E in agosto è stato il nostro "rifugio" per tre settimane: ogni mattina, 292 gradini per scendere in spiaggia e altrettanti per risalire, con replica il pomeriggio. Finché non ho scoperto il pulmino con cadenza oraria, particolarmente indicato per donne gravide...

La spiaggetta ai piedi del paese è di sassi e scogli: impossibile passeggiare sulla battigia, come vorrebbe fare una padana e adriatica come me, abituata a pianura e sabbia. C'è però una breve e pittoresca passeggiata a mezza costa:




La parete a secco è punteggiata da citazioni dedicate al mare. Gli autori sono illustri: D'Annunzio, Pavese...





Montale, Colombo
...




Rolando
...





Rolando? E chi caspita è Roberto Rolando??? Su google ho soltanto trovato tracce di un suo racconto in una raccolta di racconti "alcolici" (ammesso che sia lui).


Di sicuro è uno scrittore contemporaneo, vista la citazione datata 1988. E di grande talento, come dimostra l'ardita rima baciata fonda/onda.
Ma soprattutto mio/dio.
Che è l'esclamazione spontanea nel leggere questa sua lirica...

parole di Latifah | 08:57 | commenti (9) | parole, viaggi

mercoledì, 08 marzo 2006

Tre sacrosante verità

Parole di Gabriel Garcia Marquez

Il compleanno "è un giorno come tutti gli altri, niente torte".

"Ho fatto il giornalista tutta la vita e so come lavoriamo: troppo di corsa. Ci vuole più tempo per fare le cose bene. Non basta mai"

"E' vero, 
nella vita non c'è nulla di più bello che essere amati".

(da un'intervista a
Repubblica)

parole di Latifah | 11:30 | commenti (4) | parole

lunedì, 13 febbraio 2006

Un San Valentino

Parole d’amore

Messaggi (via sms e mail) dei lettori del Resto del Carlino pubblicati oggi nell’edizione di Bologna:

“X stefano della 1 E delle medie di Castel Maggiore: 6 troppo bello. una della 2 B”
(dichiarazione pre-ormonale)

“Mio sole non smettere mai di illuminarmi. La tua patatina cips”
(dichiarazione con consigli per gli acquisti)

“Rachele tieni duro. Ti siamo tutti vicini e il nostro amore ti aiuterà a buttarti alle spalle questo brutto momento. Ti vogliamo tutti un gran bene”
(dichiarazione d’amicizia… ma San Valentino cosa c’entra?)

“Al mio amore impossibile: ‘ti amo’. Donna impossibile”
(dichiarazione impossibile)

“Un piccolo pensiero x il mio pulcino tutto d’oro. Miao Miao. Gio”
(dichiarazione stile Titti e Silvestro)

“Fra due cuori che s’amano non occorrono parole. Per Gaga da Schicciolina”
(dichiarazione stile bacioperugina)

“Alla mia restauratrice: Tra mobili, colla garavella, scalpelli e sgorbie il nostro amore durerà per sempre. Sabrina ti amo! Il tuo antiquario Fabio”
(dichiarazione in orario di lavoro)

Queste dichiarazioni non fanno al caso vostro? Cercate qualche idea originale? Sempre il Carlino offre uno “speciale” on-line, con proposte per weekend romantici e baci “diversi” (non alla portata di tutti, come il bacio capovolto: “labbro superiore a contatto con labbro inferiore, e viceversa; naturalmente le teste devono essere rovesciate”).

Ma ci sono anche “100 modi per dire ti amo”. Alcuni sono preoccupanti: Muoio per te, Potrei uccidere per te, Mi fai morire, Per te mi venderei, Senza di te è un inferno, Farnetico per te… Fino all’incredibile “Il mio affetto per te è inarginabile”.

Io sarò banale, ma un bacio appassionato e un “ti amo” sincero sono sufficienti per farmi sentire le farfalle nella pancia e lasciarmi imbambolata per giorni 

parole di Latifah | 16:56 | commenti (9) | parole

domenica, 29 gennaio 2006

Un cartello criptico

E una interpretazione originale

Da qualche giorno, nel piazzale della stazione di Bologna, è comparso questo cartello:



L'ho osservato - perplessa - per qualche minuto, guardandomi attorno. Ma nei pressi non c'è nulla che possa far pensare ad un "ricovero": né un centro d'accoglienza per senzatetto, né un presidio sanitario.

D'altra parte, non ci sono nemmeno delle indicazioni, o delle frecce, che possano far intuire un percorso da seguire in caso d'emergenza.

Comunque, c'è qualcuno che ha dato una sua personale, utilitaristica, interpretazione.

(Anche "loro", a volte, non si sentono molto bene, no?)

parole di Latifah | 18:17 | commenti (11) | parole

giovedì, 26 gennaio 2006

Una frase

Costruire delle storie

Capiterà anche a molti di voi, di inventare delle storie prendendo spunto dalla vita reale. Non parlo di racconti, no, proprio di storie. Ad esempio, al ristorante, mi piace immaginare i legami tra le persone sedute a tavola. Se vedo una coppia, e magari catturo qualche brandello di conversazione, “creo” la loro storia. Da quanto tempo stanno assieme, se sono felici, che lavoro fanno. Storielle così, che mi piace condividere con chi mi è vicino. Credo che sia una “mania” piuttosto diffusa.

Da qualche tempo, questa mania mi coglie camminando per strada. Osservo le finestre, i portoni, e mi immagino le vite di chi abita in quelle case.

E poi, ci sono le scritte sui muri… come questa, spuntata pochi giorni fa nei pressi di una scuola superiore:




E’ una frase bellissima, ho pensato quando l’ho vista. “Posso solo riprovare a moltiplicarti il sole”. Che storia ci sarà dietro? Il rimpianto per un abbandono? Una richiesta di perdono per un tradimento?

Ero ancora lì che vagheggiavo sull’anonimo estensore di quelle parole così romantiche, quando ho avuto un’illuminazione.

Google!

Risultato: è un verso di una canzone di tali Zeropositivo.

Che delusione... 

Meglio tornare a costruire storie guardando i portoni, va'. 

parole di Latifah | 16:46 | commenti (25) | parole

martedì, 24 gennaio 2006

Un amore smisurato

Ma non bastava un sms?

Con un secchio di vernice, cantava Cocciante, si possono colorare muri, case, vicoli e palazzi... Ma c'è chi si diverte a dichiarare il proprio tifo per una squadra, chi l'appartenenza politica, chi fa ghirigori senza senso. Io, questi graffitisti verbosi e poco artistici che imbrattano i muri delle nostre città, me li immagino girare armati di spray nella notte, magari con il cappuccio in testa. Tutti eccitati per la missione che stanno per compiere.

Ieri, su un muro del centro, ho visto comparire una dichiarazione d'amore.... smisurata.



Legenda:
"La misura dell'amore è amare senza misura.
Fede ricordati che ti amo!!!"

Ma, per dirlo, non bastava - che so - un sms o una mail? Oppure un biglietto allegato a un mazzo di fiori?

Io, se fossi Fede (ma sarà uomo o donna?), mi vergognerei tantissimo. Sarà che preferisco un amore più misurato, contenuto, discreto...

(Un anello di platino con brillanti va sempre bene, però)

parole di Latifah | 17:24 | commenti (16) | parole

lunedì, 12 dicembre 2005

Un ponte di abbracci

Sorprendenti, affettuosi, malinconici, dolci

Il primo abbraccio è il suo, nel cuore della notte, quando torna a casa e mi sorprende nel dormiveglia. Ci regaleremo altri abbracci, in questi giorni: sul divano, in fila al supermercato, davanti ai fornelli. “Quando non mi abbraccerai più, capirò”, gli vorrei dire, ma taccio.

Il secondo abbraccio è per Nerone, su un tavolo metallico: si sveglierà poche ore dopo, con un taglio fresco di sutura sulla schiena, e la speranza di vivere ancora qualche pagina di calendario.

Il terzo abbraccio lo regalo a lui, un abbraccio sincero, finalmente senza rancore: “Sii sereno”, gli dico, con un bacio sulla guancia. “Speriamo”, mi risponde, con un’ombra che gli oscura il sorriso, e mi ha appena detto perché.

Il quarto abbraccio è per lei, tre buchi sul ventre e la prospettiva di altri esami, altri interventi. Nulla di grave, si potrebbe dire, ma per noi donne è una pugnalata. Eppure è ottimista, anche stavolta. “E se poi mi diranno che non ci sono possibilità, troverò altre ragioni per vivere, no?”. Sì, cara amica, troverai - troveremo - altre ragioni. Anzi, le abbiamo già.

Il quinto abbraccio è per tutte loro, amiche divise dal quotidiano e dal destino. Non sarà mai più come prima, lo sappiamo. E ne soffriamo, tutte, impotenti di fronte a un dolore ingiusto e inaccettabile. Ma noi ci siamo, ci saremo sempre. Anche se non basta.

Il sesto abbraccio è ancora il suo, di fretta ma non frettoloso, un bacio e un augurio di buona giornata, un piccolo rito del lunedì mattina con un arrivederci al prossimo abbraccio, forse venerdì sera, forse domenica. In mezzo, il suo abbraccio immaginato tutte le sere, come un mantra prima di dormire.

Avrei voluto che anche la colazione fosse a base di abbracci, stamane, per cominciare in dolcezza. Invece no: a lui quegli abbracci non piacciono. Preferisce le macine...

parole di Latifah | 14:32 | commenti (8) | parole, personale

martedì, 06 dicembre 2005

Una goccia

Aspettando l’idraulico

Una goccia d’acqua risale il muro. La senti? Distesa nel buio, ascolto il suo arcano cammino. Come fa? Saltella? Tic, tic si ode a intermittenza. Poi la goccia si ferma e magari per tutta la rimanente notte non si fa più viva. Tuttavia sale.

Di piastrella in piastrella viene su, a differenza delle altre gocce che cascano perpendicolarmente in ottemperanza alla legge di gravità, e alla fine fanno un piccolo schiocco, ben noto in tutto il mondo. Questa no: piano piano si innalza dietro la mia testa…

Certe notti la goccia tace. Altre volte, invece, per lunghe ore non fa che spostarsi, su, su, si direbbe che non si debba più fermare. Tic tic tic. E la macchia di umidità sulla parete che divide la mia camera da letto dal bagno, lentamente, si allarga.

Domani verrà l’idraulico. Catturerà quella goccia. E io, la notte, mi sentirò un po’ più sola.

Liberamente ispirato al mio racconto preferito di Dino Buzzati, “Una goccia”, e alle mie notti insonni, in compagnia di un acquoso tic tic.

parole di Latifah | 12:40 | commenti (13) | parole

giovedì, 24 novembre 2005

Una gamma di colori

Costruisci la tua automobile online

Ho finalmente dieci minuti di pausa. Vado sul sito, scelgo il modello, scelgo la versione. Arrivo alla pagina "scegli il colore".
Questa la gamma proposta:

bianco santarellina
rosso furioso
blu avventuroso
grigio cattivo carattere
azzurro acqua cheta
avorio acqua e sapone
rosso faccia da schiaffi
verde spirito libero
blu testa tra le nuvole
nero cattivo


Non è uno scherzo... cliccare per credere (basta entrare nello showroom, cliccare sulla 600 e proseguire con "scegli la versione", "scegli il colore"... buon divertimento).

Curiosando tra gli altri modelli, ho scoperto che la tavolozza è arricchita da altre sfumature, tipo rosso malizioso, verde schietto, azzurro virtuoso, arancio capriccioso, sabbia esotico, nero provocatore... Non vi bastano? Eccone altri: avorio vanitoso, marrone selvaggio, grigio bel tenebroso...

E ora, tenetevi forte: blu Don Giovanni, giallo mania di protagonismo, fino al clou: NERO COSCIENZA SPORCA.

No, non voglio andare oltre. Non vorrei scoprire un verde vomitevole, un marrone nauseante, un rosso da mal di testa.

(Ok, questa l'ho scartata per principio. Ora devo decidere tra questa qui e questa qua. E aspettare di avere i soldi...).

parole di Latifah | 17:23 | commenti (35) | parole, notizie

mercoledì, 16 novembre 2005

Un invito

Libagioni contenute

La Finanziaria tagliuzza di qua e di là, e gli enti locali si vedono costretti a limare le spese, soprattutto nel campo della rappresentanza (anche se la Corte Costituzionale non è tanto d'accordo con la creatività di Tremonti...).

Mi è appena arrivato un invito ad un convegno promosso da un'amministrazione comunale che si concluderà - cito testualmente - con "un sobrio brindisi".

E mi chiedo: serviranno soltanto analcolici, o avranno risparmiato sui salatini?

parole di Latifah | 12:51 | commenti (14) | parole, notizie

giovedì, 10 novembre 2005

Un trafiletto

Banalità (ben pagate) su sesso e amore

"Che cosa deve fare una donna se vuol tenersi eroticamente il suo uomo? Ricordare che se vuole una cosa se la deve sempre guadagnare. Avere molta cura del suo corpo, non ingrassare, correggere i difetti. Farsi qualche vestito con cui apparire seducente. Non presentarsi mai sciatta e, almeno qualche volta, farsi trovare elegante, curata, truccata. Imparare a ballare molto bene e farsi portare a ballare. Farsi spesso vedere in mezzo ad altri uomini che l'ammirano. Parlando con altri uomini deve dare l'impressione di essere felice, ridere. Ogni tanto deve uscire da sola o con amiche, dando l'impressione di avere dei segreti. E deve ricordarsi che come si apprende a cucinare si apprende anche l'arte erotica. E non si vergogni a prendere l'iniziativa erotica con l'uomo, stimolandolo in modo adeguato".

Francesco Alberoni, rubrica "Sesso e amore",  dal settimanale "Io donna" in edicola con il Corriere della sera il 5 novembre 2005, pagina 32.

(E per scrivere queste cose lo pagano pure...)




Proviamo a dire la nostra.
Cosa deve fare una donna per tenersi un uomo?
E cosa deve fare un uomo per tenersi una donna?
Eroticamente, ma anche no!

parole di Latifah | 11:44 | commenti (31) | parole

martedì, 01 marzo 2005

Una tomella

Sfogo alla bolognese

Ci vorrebbe una bella bazza, tipo che qualcuno ti regala un viaggio in un posto caldo. Non ne voglio più mezza di ‘sto tempo, meglio un batedo d’acqua che ‘sto gelo che non s’affronta! E scusate se vi sto attaccando una pezza, è che non c’ho la pilla per andare in ferie, vorrei tanto polleggiarmi al sole, perché mi è scesa la catena.
Occhei, ora la smetto di zagnare, ma proprio non ne posso più dei miei colleghi sboroni, ma anche di quelli lessi, tipo quell’ismito che non capisce mai le barzellette e gliele devi ripetere tre volte, e poi è un vero cioccapiatti.
Ecco, magari ci vorrebbe una càrtola che mi intorta un po’, mi viene a prendere al lavoro con un bell’intappo, ma non c’è pezza, non ho mica più l’età per fare fuga, quella è roba da sbarbine.
Riga, adesso vado a buttare il rusco, poi mi faccio una paglia.

...MA SOCCIA CHE DUE MARONI ‘STO FREDDO!

(Per la traduzione, ecco un utile vocabolario on-line dello slang giovanile bolognese) 
 

parole di Latifah | 13:47 | commenti (54) | parole

giovedì, 24 febbraio 2005

Un sindaco

E’ bella la piazza, stamattina. Una bella giornata d’inverno, con il sole che accende di riflessi rossi i palazzi e la basilica. Alcune decine di persone sono ferme davanti al palazzo comunale, in silenzio, per non disturbare. Qualche anziano, un paio di pakistani, donne in pelliccia con il sacchetto della spesa; una ragazza scatta una foto con la digitale alla bandiera a mezz’asta. Un altoparlante diffonde parole fredde e distanti. Solo i rintocchi della campana civica, poco dopo mezzogiorno, suonano sinceri.

Era una bella mattinata d’inverno anche quel giorno, una dozzina d’anni fa. Ero stata da lui per lavoro, ed eravamo scesi assieme in piazza, per due chiacchiere davanti al portone di Palazzo d’Accursio. Una signora si avvicinò: "Mi scusi, signor sindaco, mia figlia si sposa e vorrei tanto che fosse lei a celebrare il matrimonio…". Lui tirò fuori dalla tasca del cappotto un’agendina: "Mi dica il giorno, signora… Sì, dovrei proprio esserci. Intanto mi faccio un appunto, ma lei un paio di settimane prima contatti la mia segreteria". E sorrise, con quella gentilezza che gli era così naturale.

Ecco, lui era così. Un sindaco che chiunque poteva avvicinare. Un sindaco che amava il contatto con i suoi cittadini. Lui, che bolognese non era, è stato davvero il primo cittadino più amato. Ci manca, un sindaco così.

Ciao, Renzo.

parole di Latifah | 16:17 | commenti (10) | parole, notizie

martedì, 22 febbraio 2005

Un elenco
Vale la pena vivere per...

Prendo spunto da questo bel post di Ecate per dare sfogo alla mia mania classificatoria. Dopo i cinque film, ecco le “cose” per cui vale la pena vivere. Mi sono isirata ai cinque sensi, per evitare un lungo elenco di libri e dischi (verrà anche il loro momento...).

Vista: il tramonto del sole. E’ uno spettacolo che non mi stanco mai di ammirare. Ogni replica è diversa, che sia sul mare, nascosto tra le nuvole o dietro i tetti della mia città. Mi piace il momento in cui il globo rosso accelera il movimento, tanto da farmi trattenere il fiato, finchè scompare e lascia la scena alla notte. Pace.

Udito: il frinire delle cicale. Perché mi ricorda le sere d’estate, le mie tante vacanze in Provenza, e anche – per eccesso di sinestesie – il profumo della macchia mediterranea, un buon bicchiere di Bordeaux sorseggiato a bordo di una piscina, note di un quartetto d’archi. Felicità.

Odorato: il borotalco. Profumo di buono, di pulito, di sano. Ricordo della mia infanzia:  borotalco sparso sul corpo come cipria, dopo il lungo bagno nella vasca del sabato pomeriggio. Non a caso cerco la stessa nota anche nei profumi, che sia Chanel n.5 o l’Iris dell’Erbolario. Semplicità.

Gusto: la cannella. Mi piace “in tutte le salse”: nei dolci, come la torta di mele, ma anche sul caffè macchiato con una nuvola di latte (c’è chi lo chiama “marocchino”), sulle arance tagliate a fette, sulla ricotta mischiata allo zucchero, e – non vi scandalizzate... – persino sugli spaghetti! Piacere.

Tatto: una carezza sulla testa. E’ un gesto semplice, ma che comunica tanto affetto. Mi piace regalarlo al mio gatto, a una persona amata, a un collega nervoso, a un’amica ferita, a un bambino curioso. E’ un modo per dire “ti voglio bene”. Comprensione.

E per voi? Per cosa vale la pena vivere?

parole di Latifah | 13:12 | commenti (37) | parole

sabato, 12 febbraio 2005

Un treno bengalese

Mi è successo in diverse città e in diversi paesi, da Washington a Sharm El Sheikh, da Londra a Tangeri. Non so perché, ma devo avere la faccia di una che sa rispondere a richieste di informazioni. Forse ho un’espressione disponibile, oppure comunico gentilezza. Chissà. Fatto sta che spesso mi chiedono: “Scusi, mi sa dire…?”. E io, in genere, so dire. Così anche oggi a Milano, in stazione e in metropolitana, diverse persone mi hanno chiesto come raggiungere la fiera. E io, grazie alle vostre indicazioni, ero ferratissima sull’argomento.

Finita la giornata di lavoro, torno a Milano centrale e attendo di salire sull’Eurostar per tornare a casa. Aspetto al binario 9. Mi avvicina un ragazzo, straniero, ma parla molto bene italiano.

“Scusi, arriva qui il treno da Napoli?”
“No, qui parte un treno che VA a Napoli.”
“Ah, perché io aspetto un amico che arriva da Napoli, ma è in ritardo…”

Guardo il tabellone degli arrivi. In effetti, c’è un treno con provenienza Napoli e un ritardo annunciato di 30 minuti. “Vedi – dico – devi guardare là, ancora non c’è scritto a quale binario arriva…”.

Dlin-dlon. “Si avvisano i signori viaggiatori che l’interregionale proveniente da Napoli porta un ritardo di 40 minuti”

Mi guarda, interrogativo.
“Sì, è il tuo treno, vedi il tabellone? Adesso c’è scritto 40 minuti…”.
Lui sorride. “Sempre in ritardo, i treni in Italia. Proprio come nel mio paese.”
“Di dove sei?”.
Bangladesh”.
Ah.
Sorrido imbarazzata.
“In Germania è diverso, lì sempre puntuali. Qui, mai.”
Eh.
Incasso con un po’ di vergogna.

Intanto, è arrivato il mio Eurostar. Lo saluto, lui mi ringrazia. Salgo sul mio treno bengalese.

Dopo un’oretta di viaggio, ci fermiamo in un punto imprecisato della pianura padana. Dopo un quarto d’ora, comincio ad innervosirmi. Penso: ecco, adesso divento una notizia di cronaca. Immagino i titoli: “Bloccati per 24 ore sulla linea Milano-Bologna, soccorsi dalla protezione civile, passeggeri in rivolta” ecc.ecc. Il mio solito ottimismo.
Dlin-dlon. “Si avvertono i signori viaggiatori che il treno è fermo per motivi tecnici. La partenza è prevista tra cinque minuti circa”
Meno male.

E meno male che non faccio la pendolare. Credo che perderei la mia espressione di disponibilità e gentilezza.
“Scusi, mi sa dire…?”. “No”. 

parole di Latifah | 22:42 | commenti (9) | parole, viaggi

mercoledì, 09 febbraio 2005


Un amore non corrisposto
Separati in casa


Lei ha un aspetto ordinario, ma un’eleganza innata e lo sguardo dolcissimo. Forse sono stati proprio i suoi begli occhi verdi a folgorarlo.

Lui è un tipo schivo. Comunica un certo fascino, nonostante l’età e qualche acciacco. La folta chioma scura si è ingrigita, tanto che da qualche tempo io lo chiamo affettuosamente “Richard”. E’ vero, sta molto sulle sue, ma in fondo è un timido mascherato da burbero, complici i tanti anni di solitudine.

Eppure, quando l’ha vista la prima volta, è stato un vero colpo di fulmine. L’ha prima osservata mantenendo una discreta distanza, poi le si è avvicinato un po’, per rompere il ghiaccio. L’approccio è stato delicato – ve lo posso assicurare, perché io c’ero – ma lei ha avuto una reazione inaspettata, quasi violenta. Pensavo che fosse un modo per nascondere l’imbarazzo, ma che prima o poi lei si sarebbe lasciata andare. Invece, nulla da fare: si è stretta in un angolo della stanza e, ogni volta che lui faceva un passo, lei diventava più piccola e più ritrosa. Finché ha rizzato il pelo, spalancato le fauci e ruggito con una bella “soffiata”. Ci è mancato poco che tirasse fuori anche le unghie...

E pensare che il suo nome è Piccola: una soriana di circa 7 anni, con una brutta storia di traumi in età giovanile (conviveva con un cane che attentava alla sua virtù!), adottata la scorsa estate da mia madre. Non credo che Nerone, nei suoi confronti, avesse brutte intenzioni, anche perché è un “ex maschio” da anni, così come lei è una “ex femmina”. Cercava solo un’amichetta, una compagna di giochi innocenti, una creatura pelosa contro cui accoccolarsi per fare le fusa all’unisono... Tra l’altro, dopo l’operazione della scorsa estate, Nero è diventato anche più dolce, anche se ormai dovrei cambiargli il nome: qualcosa tipo Sale e Pepe. Dove il pelo gli era stato rasato a zero per l’intervento, infatti, gli è ricresciuto color grigio topo.

Comunque, tra la Piccola e Nerone, non c’è storia. Lui ha tentato altri approcci, ma la reazione di lei è sempre la stessa. Un grande amore non corrisposto, come nei migliori romanzi. Così le loro “vacanze”, con una convivenza forzata nell'appartamento di mia madre, le passano da separati in casa: lui in zona giorno, lei in zona notte. Sono molto umani, anche in questo. 



parole di Latifah | 14:03 | commenti (12) | parole, nerone

martedì, 08 febbraio 2005

Un nome

Ieri in biblioteca, sullo scaffale delle “novità”, sezione “lingua straniera”, il mio sguardo si posa su un libro con una bella copertina colorata. E’ “Le livre des prénoms arabes” di Younès & Nefissa Geoffroy (Editions Al Bouraq). Lo sfoglio e arrivo a Latifah. Questo il significato:

subtile, délicate, bienveillante; mot spirituel, trait d’ésprit”.

Sottile? Dipende: di aspetto, no; ma se si intende sottigliezza mentale, allora, forse, sì.
Delicata? Be’, di salute, un po’. Di carattere, anche: mi si può ferire facilmente, ecco.
Benevolente? Su questo aggettivo ho qualche dubbio. Cerco dei sinonimi in francese:
affable, aimable, bon, brave, charitable, clément, complaisant, compréhensif, conciliant, cordial, débonnaire, doux, favorable, généreux, gentil, gracieux, humain, indulgent, obligeant.

Poi controllo il dizionario De Mauro:
1 agg. benevolo, bendisposto, favorevole
2 s.m. e f. persona legata da buoni rapporti con qcn.

Ma sì, dai. Mi sento abbastanza Latifah. E poi, bisogna sempre fidarsi del giudizio dei bambini

parole di Latifah | 12:35 | commenti (10) | parole, personale

domenica, 06 febbraio 2005


Una poesia

Tu che hai valicato le frontiere senza lasciare che la
paura ti prendesse per mano
Tu che oggi ti trovi tra le grinfie degli ignoranti
Sappi che noi siamo qui, subito dietro la porta, in
fondo alla strada
Puoi sentire le preghiere e i canti perché tu faccia ritorno e ci racconti come
sono veramente andate le elezioni
Perché tu ci dica come vivono gli uomini e le donne di questo paese
straziato
Se anche non ci puoi vedere, puoi immaginarci:
Siamo in tanti, mobilitati e solidali
Con te, con Florence Aubenas e con Hussein Hanoun
Staremo svegli fino all'alba del ritorno
Il ricatto non è nella nostra cultura
Il rispetto per lo straniero, l'assoluto rispetto per lo straniero:
è questa la nostra cultura.
Questo lo sai. Allora torna presto.
Sei partita per informarci.
Bisogna che tu ritorni per dirci del tuo viaggio.
A prestissimo cara Giuliana.


Tahar Ben Jelloun
Traduzione a cura di Elda Volterrani

(dal quotidiano La Repubblica del 6 febbraio 2005)

parole di Latifah | 12:54 | commenti (7) | parole, notizie, letture2005

sabato, 29 gennaio 2005


Una parrucchiera
Shampo, taglio e superstizioni arabe


Secondo voi, Latifah poteva avere una parrucchiera “normale”? Nooooo.
Infatti, la mia parrucchiera è una giovane marocchina. Così, tra shampo, taglio e phon, faccio anche “aggiornamento professionale”. Perché Nadia (in realtà si chiama Suad, ma ha scelto un nome italiano “così è più facile”) è combattuta tra mode e modi dell’Italia e le tradizioni del suo Paese, dove torna una volta all’anno.

In famiglia e con gli amici marocchini Nadia parla in dialetto, ma legge a fatica l’arabo. Una volta le ho chiesto di svelarmi il significato di una parola che mi aveva fatto fare una brutta gaffe: le mostrai la scritta in arabo, lei si dovette concentrare, poi andò nel retro del negozio, come per cercare l’ispirazione, quindi tornò trionfale e finalmente mi chiarì il mistero.

Da Nadia ho imparato tante cose curiose. Ad esempio, perché è così raro vedere cani nei paesi arabi: “Non si possono tenere in casa, perché sono come il diavolo, lo dice il Corano”, mi ha raccontato una volta. Oppure: “Quando attraversi la strada in Marocco, non devi mai camminare sopra i tombini, perché sotto ci sono i fantasmi e possono uscire mentre ci passi sopra”. Sono i djinn, folletti cattivi e dispettosi. Infatti, “quando entri in una casa nuova, per prima cosa devi passare per terra uno straccio bagnato di latte. Serve per far capire agli spiriti che non li vuoi scacciare, anzi, gli dai da mangiare, così loro non ti fanno male”, mi ha spiegato Nadia.

Conoscere le superstizioni, le credenze popolari, a volte può aiutare a evitare incomprensioni che possono avere conseguenze anche gravi. Di recente una mia conoscente, un’infermiera, è stata protagonista involontaria di un brutto episodio. Una giovane singalese era stata ricoverata in ospedale per un incidente, e tra l’altro aveva un braccio fratturato. Chiese così di essere aiutata a lavarsi le parti intime. L’infermiera le rispose (con tono cortese, assicura lei) che avrebbe dovuto farlo da sola, visto che a breve sarebbe stata dimessa e avrebbe dovuto pensare a se stessa, una volta a casa. E’ successo il finimondo, con accuse di razzismo nei confronti dell’infermiera. La singalese, poi, ha spiegato che nel suo Paese (non so se valga per tutti i musulmani) non ci si può lavare le parti intime con la stessa mano con cui si mangia. Ecco, ora che l’infermiera lo sa, rispetterà altre richieste del genere. Ma vallo tu a sapere...

Di recente ho avuto un’interessante conversazione con Nadia sulle tradizioni che riguardano il matrimonio in Marocco. Ne ho fatto un resoconto, piuttosto lungo. Ma se arrivate qua via google cercando “superstizioni arabe” o “credenze popolari marocchine” (chiavi di ricerca che sono comparse più volte tra i miei referrers), forse vi potrebbe interessare leggere questo dialogo: lo trovate qua

E se conoscete altre superstizioni, raccontatemele!

parole di Latifah | 11:57 | commenti (15) | parole, marocco

mercoledì, 19 gennaio 2005

Un esercizio di stile
Recensire una ciofeca esaltandola in stile vincenzomollichiano

Bentornata, Bridget Jones! La paladina di tutte le ragazze in perenne lotta contro i chili di troppo, la solitudine affettiva e l’insoddisfazione sul lavoro, ci delizia con il seguito del suo divertentissimo diario. In questo “pasticcio” Renée Zellweger ci offre una interpretazione magistrale in pieno stile Actor’s Studio: la brava e bella attrice texana è ormai paragonabile a De Niro per il lavoro di immedesimazione nel personaggio, che la porta a sottoporsi ad estenuanti diete ingrassanti per trasformarsi nella taglia 46 della creatura della scrittrice Helen Fielding, già al lavoro per regalarci il terzo episodio di questa che ormai si profila come una saga generazionale.
Non vogliamo togliervi la sorpresa rivelandovi la trama, intrisa di battute salaci e di colpi di scena. Ma non possiamo non segnalare le divertenti schermaglie tra Colin Firth e Hugh Grant, nei ruoli - rispettivamente - del fidanzato che tutte le ragazze sognano, e dell’amante che tutte le donne desiderano.
Infine, un grazie al regista Beeban Kidron per la sapiente direzione, e per averci offerto un’immagine di Londra come città romantica, creativa e ospitale, dal fascino inattaccabile, degno scenario per questa commedia che entra di diritto nel novero dei film leggeri ma di culto.
Arrivederci a presto, Bridget Jones!



* * *


NdR: fiuuu, che fatica! Però forse ho capito perché Vincenzo Mollica è così... E' proprio lui a spiegarlo, nel suo sito, quando racconta di avere vissuto uno “strano incidente stradale” da cui è uscito “vivo per miracolo”:

“Avendo battuto la testa abbondantemente sul finestrino, superata l’euforia miracolistica dovuta al salvataggio, mi sono reso conto che mi ricordavo metà delle cose che ho vissuto”.

Ah, ecco.  

parole di Latifah | 12:47 | commenti (20) | parole, visioni2005

sabato, 15 gennaio 2005

Un concorso
…e una vincitrice

C’è una mia – ehm – amica che ha partecipato a un concorso letterario. Nooo, mica uno di quelli importanti, no no. Una robetta, un premiucolo di quelli organizzati da tante località di provincia.
E questa mia – ehm – amica, pensa te, l’ha pure vinto, il concorso. E – sono sincera – non lo meritava proprio, perché c’erano tanti altri racconti più interessanti del suo.
Questa mia – ehm – amica, me l’ha mandato, il suo raccontino. Proprio una cosina, un po’ lungo, a dire il vero, e anche barboso, tanto che gliel’ho – ehm – un po’ accorciato e modificato, e l’ho pubblicato sul blog Avanzi di scrittura.
Però c’è una cosa che questa mia – ehm – amica ci tiene a far sapere. E’ una frase che caratterizza questo premio. E siccome lei – ehm – l’ha trovata molto bella, e la vorrebbe condividere con voi, eccola qua.

“Continuate a trovare un attimo della vostra vita per la scrittura.
Perché scrivere è viaggio, avventura, vita, è memoria che riaffiora e aiuta ad affrontare il domani.
Perché in fondo al viaggio c’è sempre un traguardo da raggiungere e un attimo da ricordare.” 

parole di Latifah | 16:31 | commenti (8) | parole, personale

mercoledì, 05 gennaio 2005

Una citazione


"In paesi come il Marocco (...) per secoli, madri e zie hanno insegnato alle bambine i gesti elementari della danza orientale come un esercizio di potenziamento dell'autocoscienza. Lo fanno ancora, e la danza è tramandata dalle donne di generazione in generazione, come celebrazione del corpo e rituale di rafforzamento del sé". (da L'Harem e l'Occidente di Fatema Mernissi)


Avrei proprio bisogno di rafforzare un po' il "me". Magari con una vacanza in Marocco.

parole di Latifah | 15:11 | commenti (8) | parole, marocco, araberie, danza orientale

giovedì, 16 dicembre 2004

Un mistero svelato
Masha’Allah

Temevo di avere mostrato ad un musulmano osservante una scritta blasfema, ma per fortuna non è così, e devo ringraziare la mia parrucchiera per avermi chiarito un dubbio preoccupante. L’episodio incriminato risale a qualche settimana fa: ero in una pizzeria, e un cameriere egiziano, fino a quel momento molto cordiale, reagì con fastidio, quasi offeso, quando gli feci vedere un adesivo con alcune parole arabe. Avevo comprato quel foglietto giorni prima in un’edicola di Livorno: per me erano solo dei ghirigori ed ero curiosa di conoscerne il significato, ma lui, accigliato, mi disse "sono robe di Corano", lasciandomi senza risposta.

Io, però, ho una fonte privilegiata, quando si parla di cose arabe, e anche stavolta non mi ha tradita. E’, appunto, la mia parrucchiera, una giovane e bella marocchina che ha un bellissimo nome ma si fa chiamare, per semplicità, Nadia. Ero già riuscita da sola a traslitterare in Masha’Allah i ghirigori dell’adesivo ma, per evitare una nuova gaffe, ho spiegato a Nadia tutta la storia: "Tu mi conosci – le ho detto – e sai che non voglio offendere nessuno, voglio solo capire meglio…". Lei, un po’ preoccupata, mi ha chiesto di vedere la scritta incriminata, e mi ha finalmente liberata dal peso: "Non è una brutta parola, vuol dire qualunque cosa Dio voglia, è una frase che diciamo spesso".

Fiuuuuu

Insomma, è un po’ come i magneti con Padre Pio da mettere in auto o i piatti con immaginette di santi da appendere in casa. Tanto che parecchi siti islamici vendono oggetti (stile "mai più senza") con quella scritta. E sempre grazie al mitico Google ho anche scoperto qual è la differenza rispetto ad altre due espressioni molto comuni, ovvero Insha'Allah (se Dio vuole) e Alhamdulillah (Dio sia lodato).

Ma soprattutto ho imparato che bisogna sempre rispettare i comandamenti, anche se si è atei: perciò cercherò di non nominare il nome di Dio invano.

(E prometto che non comprerò MAI adesivi curiosi scritti in hindi, wolof o altre lingue a me sconosciute...)

parole di Latifah | 22:29 | commenti (7) | parole, viaggi, personale, islam

lunedì, 16 agosto 2004

Un suono

Cicale, colonna sonora d’estate

 

E’ bella la mia città nelle sere di mezza estate. Il traffico cala, e dalla finestra non entra solo rumore di auto e di moto: riesco perfino a percepire il frinire delle cicale. Un suono dolce e caldo, che ha fatto spesso da colonna sonora alle mie vacanze.

 

Sono stata diverse volte in Provenza, che ha eletto proprio la cicala a simbolo. E da ogni viaggio mi sono portata a casa un po’ di atmosfera provenzale: sacchetti e mazzi di lavanda, vasetti di erbe per profumare carne ai ferri e formaggi al forno (il mio adorato chèvre chaud), e poi metri e metri di stoffa decorata proprio dalla cigale. La mia cucina è tappezzata di stoffa provenzale: tende, cuscini delle sedie, strofinacci, presine per le pentole, tutto in verde e giallo, con decorazioni di mimosa e cicale. Avrò una mezza dozzina di tovaglie provenzali, con le fantasie più diverse, ma sempre dominate dalla cicala.

 

Ma l’insetto l’ho visto soltanto una volta: ero su una spiaggia della Costa Azzurra, a Aiguebelle, e notai dei bambini con un vasetto in mano. Lo scuotevano, e ne usciva un suono debole, intermittente, ma inconfondibile: avevano catturato una grande cicala e la stavano torturando... Be’, è come una grande mosca, ma può sembrare anche un calabrone. Me l’immaginavo più piccola e delicata, ecco.

Ma la stagione delle cicale ormai sta per finire, e mi piacerebbe trovare una colonna sonora adeguata per l’autunno. L’unica che mi viene in mente è il rumore delle foglie secche che sfrigolano sotto le scarpe. Ne ho soltanto due ricordi: il giardino della mia scuola elementare, e una passeggiata lungo un lago negli Stati Uniti, in Pennsylvania, nell’ottobre di quasi 20 anni fa. Il nome del luogo non lo ricordo, ma quel suono sì. E’ un po’ la mia madeleinette acustica... alla ricerca del tempo perduto. O, meglio, del tempo ritrovato. Perché i bei ricordi non si perdono mai.

parole di Latifah | 12:31 | commenti (24) | parole, viaggi, personale

venerdì, 13 agosto 2004

Un topo

Ancora una storia animalesca

 

Negli ultimi giorni sono stata protagonista di diverse storie “animalesche”. Prima il divertente episodio del pipistrello in casa, poi la triste e improvvisa scoperta della neoplasia di Nerone. Ma quella che mi è successa ieri è una storia un po’ strana. E l’animale è in questione è un topo.

 

Sarà che sono cresciuta leggendo Topolino e Tom e Jerry, ma a me i topi non fanno né paura né schifo. Mi era già capitato di vederne per strada, magari la sera, di quelli piccoli e timidi, che scappano appena ti vedono.

 

Ma il personaggio di questa storia è proprio un topaccio, di quelli di fogna, grosso, scuro e con la coda lunga. E’ successo ieri pomeriggio, quando sono uscita dal mio ufficio per andare in farmacia e poi per prendere un gelato consolatorio. Di fianco al portone del mio ufficio c’è lo scivolo di un garage: non so perché ho buttato l’occhio là, forse ho percepito questa “presenza”... Insomma, c’erano due topacci. Quando mi hanno sentito arrivare, uno si è subito rifugiato dentro a un tombino, ma l’altro... mi ha caricata! Proprio così: mi ha puntata e ha cominciato a correre verso di me, come un toro quando vede il drappo rosso. Ho pensato che la sua tana fosse, che so, in un buco nel muro, comunque ho allungato il passo, guardandomi sempre alle spalle, e non l’ho più visto.

 

Quando sono tornata in ufficio, ho raccontato l’episodio alle colleghe, più divertita che preccupata. Ma una ragazza è sbiancata: “Allora non era stata una mia impressione... Due giorni fa un topo mi ha inseguita, per strada, proprio qui sotto, e ho cominciato a correre!”.

 

Insomma, siamo già in due ad essere state “molestate” dal topo aggressivo. Una coincidenza? Forse... Comunque, da oggi, ho cambiato strada. Non si sa mai.

parole di Latifah | 13:22 | commenti (14) | parole, personale

giovedì, 08 luglio 2004

Un condizionatore

Istruzioni per l’uso dell’odiata bestia

"Scusa, puoi abbassare un po’?". Ora, se questa domanda ti viene rivolta mentre stai ascoltando la radio o la tv, il messaggio è chiaro. Ma se riguarda l’aria condizionata, urge un chiarimento: "Cioè, vuoi più caldo o più freddo?".
La guerra della temperatura è una costante di questa stagione. Da anni la combatto in ufficio, dove ho il privilegio di manovrare il telecomando. Ma da una settimana la battaglia si è allargata anche a domicilio. Dopo anni di sofferenza, abbiamo deciso l‘acquisto di un condizionatore portatile, "così vedrai che quest’estate farà freddo…". La cabala, però, ha funzionato solo un paio di settimane, e il momento di testare l’apparecchio è scoccato. A me, l’onere di studiare le istruzioni e l’onore di manovrare il telecomando (tendo a comandare un po’ dappertutto, con e senza "tele", in effetti…). Al mio compagno, il compito di protestare "perché fa caldo lo stesso". Anche la temperatura è un’opinione.

Prima sera: sperimentiamo la funzione "benessere notturno". Ovvero, si decide la temperatura di partenza (da me settata a 25 gradi), poi si spinge un pulsantino che dopo due ore alza la temperatura di un paio di gradi e abbassa il rumore. Alle 4 di notte lui si sveglia in un lago di sudore e protesta. Abbasso la temperatura manualmente. La mattina il gatto ci sveglia con violenti starnuti: spengo il condizionatore e mi preparo ad accendere l’aerosol (avete mai provato a fare l’aerosol al gatto? Be’, è un’esperienza… magari un giorno ci scrivo un post).

Seconda sera: proviamo la funzione "timer". Setto la temperatura a 24 gradi, con spegnimento alle 2 di notte e riaccensione alle 5 di mattina. Alle 4 lui si sveglia sudato fradicio e protesta. Annullo il timer e riaccendo il condizionatore. Il gatto miagola davanti alla porta: per la prima volta lo abbiamo chiuso fuori dalla camera e non capisce perché.

Terza sera (ieri). Portiamo la bestia in bagno perché deve fare pipì. Non, non il gatto, ma l’odiata macchina. Non capisco perché i condizionatori abbiano mille funzioni - manca solo che prendano la tv via satellite - epperò debbano essere spurgati dell’acqua in modo quasi umano. E il catetere non è in dotazione. Nel negozio di elettrodomestici dove l’ho comprato non ce l’hanno: "Provi in un negozio di giardinaggio, provi a prendere un tubo di quelli per innaffiare, forse funziona…". Forse?
Vabbe’, ieri non ho avuto voglia di cercarlo, era il mio compleanno e ho preferito girare per orologiai per trovare il regalo che mi ha fatto il mio lui: un orologio Citizen Promaster Aqualand II, che nemmeno Maiorca ce l’ha. Ma eravamo in bagno per le funzioni fisiologiche del condizionatore… Togliamo il tappino, prepariamo gli stracci, facciamo "psss psss" e lui fa una pisciatina. Be’, si vede che non era ancora pieno. Riportiamo la bestia in camera (intanto il gatto è partito per le ferie con mia mamma, almeno non c’è il rischio di una ricaduta del raffreddore o di miagolii notturni) e testiamo la funzione "benessere", tout court. In pratica, decide da solo qual è la temperatura e il grado di ventilazione ideale. Intelligente, no? Non tanto. Ci svegliamo alle 4 sudati fradici, tutti e due. Silenzio. Buio. Il condizionatore non dà segni di vita. Mi alzo, lo tocco, lo accarezzo persino. Morto. Non è possibile, era così giovane…
Prendo il libretto di istruzioni. Capitolo "malfunzionamenti". Tipologia: "Il condizionatore non funziona". Causa: "Manca la corrente". Soluzione: "Attendere il ripristino della corrente". Mi chiedo chi sia il genio che scrive queste cose. Comunque, non si sa mai, magari si è rotta proprio la presa… Prendo un phon: va. Continuo la lettura delle istruzioni.
Seconda possibile causa: "La spina non è inserita". Soluzione: "Inserire la spina nella presa della corrente". Ma mi pigli per scema? Comunque, non si sa mai, magari funziona come con il computer, che fai ctrl-alt-canc e si riprende. No. Continuo la lettura delle istruzioni.
Terza possibile causa: "Serbatoio dell’acqua pieno". Eh, no, stavolta non mi freghi! Lo abbiamo svuotato tre ore fa, prima di accenderlo, e non ci penso neanche, in piena notte, di riportarlo in bagno. F*nc*lo. Già mi preparo la telefonata all’assis