[Caravanserraglio]
Pensieri, parole, opere e... viaggi (reali e mentali) di Latifah
 











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martedì, 04 marzo 2008

Una libreria reale e virtuale

Alla ricerca dei titoli perduti

Sono caduta anch'io nella rete di aNobii. E mi sento già un po' addicted...

Il lavoro di catalogazione nuda e cruda (ovvero la digitazione dei codici ISBN) l'ha fatto qualcun altro per me. Io ora sto cercando di aggiungere le altre annotazioni, come il voto, le categorie, un eventuale commento.

Ma la vera potenzialità di questo strumento, per me, è di poter cominciare a tenere traccia dei miei ex-libri. Ovvero dei libri che ho quasi posseduto, in passato, ma che sono rimasti nella mia vita precedente.

Un aspetto buffo di aNobii è che, appena entrata, e non so nemmeno come, sono subito incappata nelle librerie di persone che conosco, de visu o via blog.

Il mondo è proprio piccolo. Sia reale che virtuale.

parole di Latifah | 17:57 | commenti (1) | blog, letture2005, letture2006, letture2007, letture2008

lunedì, 09 gennaio 2006

Un (magro) bilancio

Tutte le mie (poche) letture del 2005

Mi dichiaro colpevole di scarsa propensione alla lettura nel 2005: soltanto 22 libri terminati (più alcuni cominciati e abbandonati: altra colpa che ammetto, peraltro senza vergogna) contro 31 nel 2004.
Ma chiamo a mia discolpa le peculiari circostanze da me vissute negli ultimi 12 mesi: una profonda crisi personale che ha portato a due traslochi (quasi tre) nel giro di poche settimane, con conseguente consultazione compulsiva del catalogo Ikea in orario serale e financo notturno, e uno stato di semi-nomadismo che ancora perdura e che condiziona le mie abitudini.
Chiedo perciò l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato, con la solenne promessa di ritornare sulla retta via in breve tempo.
Riporto pertanto, a mia futura memoria, la mia personale classifica. Sperando di migliorare non solo in quantità, ma anche in qualità.

Voto: 9
Georges Simenon
-
Lettre à mon juge
Carlos Ruiz Zafon - L'ombra del vento

Voto: 8
Massimo Carlotto
-
Niente, più niente al mondo
Raymond Chandler - Il grande sonno
Azar Nafisi - Leggere Lolita a Teheran
Nedjma - La mandorla
Alessandro Perissinotto - Al mio giudice
Marjane Satrapi - Persepolis
Simona Vinci - Dei bambini non si sa niente

Voto: 7,5
D. Grossman
-
Che tu sia per me il coltello

Voto: 7
Autori vari
- Crimini
Enzo Barnabà - Dietro il Sahara
Tahar Ben Jelloun -
Il razzismo spiegato a mia figlia
Mauro Covacich - Fiona
Giancarlo De Cataldo - Teneri assassini
Paula Fox -
Quello che rimane
Amélie Nothomb - Antichrista

Voto: 6,5
Massimo Carlotto e Marco Videtta
-
Nordest

Voto: 6
Paulo Coelho
-
Manuale del guerriero della luce
John Gray - Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere
(in cinque post, qui l’introduzione)
Paolo Nori - Pancetta

Voto: n.c.
Ernest Hemingway
-
I 49 racconti

parole di Latifah | 13:17 | commenti (12) | letture2005

martedì, 27 dicembre 2005

Un libro

Elemento fuoco

L'ombra del vento di Carlos Ruiz Zafòn

Mi capita di rado di non riuscire ad abbandonare la lettura di un romanzo. A memoria, ricordo la stessa ossessione, da adolescente, con Cent'anni di solitudine. E non cito il capolavoro di Garcia Marquez a caso (pur non volendo mettere i due romanzi sullo stesso piano, sia chiaro). E chissà che un personaggio minore, un sottocolonnello che di nome fa Pablo Cascos Buendìa, non sia proprio un rimando voluto...

"In questa storia c'entrano i libri", spiega lo stesso protagonista, a cui rubo le parole. "Libri maledetti, l'uomo che li ha scritti, un misterioso personaggio fuggito dalle pagine di un romanzo per poterlo bruciare, un tradimento e un'amicizia perduta. E' una storia d'amore, di odio e di sogni vissuti all'ombra del vento".

Sono 438 pagine da inghiottire in poche ore. E sono tante le frasi, le immagini, che mi sono appuntata durante la lettura.

Tra le emozioni che mi ha suscitato il romanzo - di sicuro il migliore tra quelli che ho letto nel 2005 - anche un'apparizione di Tangeri (pag.287). Oltretutto, il romanzo è ambientato a Barcellona: un'altra città che per me ha un significato profondo, teatro di una fuga che mi ha poi portato alla rinascita tangerina.

"Il fuoco gli aveva divorato la pelle, le mani, i capelli, e il corpo avvolto nelle bende era un'unica piaga". (...) "Fu allora che si cominciò a parlare di uno strano individuo che di notte rompeva le vetrine delle librerie e bruciava i libri". (pagg.380-383)

Voto: 9

parole di Latifah | 20:41 | commenti (10) | letture2005

mercoledì, 21 dicembre 2005

Un libro

Elemento aria

La mandorla di Nedjma

Con una visione imparziale, lo si potrebbe definire un diario di Melissa P. in salsa araba. Ma io non posso rimanere distaccata di fronte ad un romanzo ambientato a Tangeri. Assieme a Badra, la protagonista, ho ripercorso le strade della medina e la salita alla casbah, attraversando più volte la piazzetta centrale del Piccolo Socco, perdendomi tra caffè e botteghe, inebriata da quei profumi e sapori che ho imparato ad amare due anni fa, quando è nata Latifah. E' Tangeri la vera protagonista della storia: una città che accoglie, respinge e giudica Badra, dopo una fuga dal villaggio e dalla sua vita precedente.

Nedjma è un nom de plume (ma io ho il dubbio che l'autrice sia veramente una donna... anche Yasmina Khadra, firma di alcuni gialli interessanti, si è rivelato essere lo pseudonimo di un ex ufficiale dell'esercito algerino!) e il libro è stato scritto con l'intento di fare scandalo, per rivelare ai lettori occidentali "l'educazione sentimentale e sessuale di una donna marocchina, in un mondo di uomini incapace di amare", come si legge nella quarta di copertina. Eppure, se si va oltre le descrizioni di sesso, ci viene offerto un ritratto della vita di donne e uomini del Marocco contemporaneo, un compendio delle tradizioni e dei riti legati a nascita, fidanzamento, matrimonio, malattia e morte.
Piacevole la struttura su due piani temporali paralleli, con la vita di Badra al villaggio resa in corsivo e il periodo tangerino in carattere "tondo chiaro".

"La colpa era di Tangeri. La città mi aveva contagiato con il suo veleno delizioso e io mi abbeveravo avidamente alla sua aria, al suo biancore, ai suoi minareti di pietra e alle sue pensiline. (...) Tangeri mi montava alla testa e io adoravo la sua effervescenza". (pag.48)

Voto: 8 (valutazione viziata da implicazioni personali e del tutto inattendibile)

parole di Latifah | 11:22 | commenti (2) | marocco, letture2005

domenica, 18 dicembre 2005

Un libro

Elemento acqua

Che tu sia per me il coltello di David Grossman

Lo si potrebbe sottotitolare “Lettere da uno sconosciuto”. E’ un lungo romanzo epistolare a una voce sola (quasi per intero): la voce di un uomo che scrive a una donna, intravista per pochi minuti ad una festa, e che tramite la scrittura si mette a nudo fino alle ossa. Siamo in Israele, oggi, ma la politica e la questione palestinese restano ai margini. E’ piuttosto una lunga ricerca interiore, quella percorsa dall’uomo, una ricerca che provoca reazioni contrastanti nella destinataria di queste missive: attratta dal mistero, poi sospettosa, frenata, finché non si lascia andare, mettendo a nudo la propria vita e i propri drammi.

La vera forza di questo romanzo è la scrittura, fluida, scorrevole. E non è un caso che l’acqua, in tutte le sue forme, sia una metafora ricorrente. A volte, però, ci si perde in gorghi e mulinelli che appesantiscono la lettura.

"Voglio che tu sia per me il coltello, e anch'io lo sarò per te, prometto. Un coltello affilato ma misericordioso - parola tua. Non ricordavo nemmeno che fosse lecita. Un suono così delicato e ovattato. Una parola senza pelle (se la si ripete più volte a voce alta ci si può sentire come terra riarsa, e non è facile il momento in cui l'acqua s'infiltra tra le crepe)." ( pag.17)

Voto: 7,5

parole di Latifah | 11:56 | commenti (10) | letture2005

sabato, 17 dicembre 2005

Un libro

Elemento Terra

Nordest di Massimo Carlotto e Marco Videtta

Una giovane donna, avvocato, viene uccisa pochi giorni prima del matrimonio. Subito l’attenzione degli inquirenti si concentra sul promesso sposo, anch’egli avvocato, figlio di un avvocato, uno dei “potenti” della città. Ma grazie ad un alibi, procuratogli da un’altra famiglia di spicco, viene scagionato. Ricominciano le indagini, ma con un po’ di svogliatezza da parte della Procura, preoccupata di non turbare l’equilibrio malsano di una società diventata ricca grazie agli inganni.


Particolare l’ambientazione in una località imprecisata del Triveneto, tra fabbrichètte, ecomafia e ipocrisia della provincia. Ma la trama è debole, a mio avviso: vengono proposti “colpi di scena” ampiamente prevedibili, tanto che ho intuito il “colpevole” già dopo poche decine di pagine. Insomma, deludente rispetto ad altri romanzi di Carlotto. Una lettura veloce, che resta sospesa tra l’indagine sociologica e la cronaca.


“Tutto era accaduto in fretta, nei pochi vertiginosi anni in cui il Nordest si era trasformato da terra di contadini ed emigranti nel polo industriale più ricco e produttivo d’Europa”
(pag.56)


Voto:6,5

Di M.Carlotto ho letto:
L’oscura immensità della morte; Il corriere colombiano; Niente, più niente al mondo.

parole di Latifah | 09:11 | commenti (10) | letture2005

martedì, 13 dicembre 2005

Un regalo

Bookcrossing natalizio

Da alcuni anni, con un gruppo di amici, si ripete il rito del bookcrossing natalizio. In pratica, ognuno di noi incarta un libro, acquistato per l’occasione oppure “usato”; scrive una dedica “impersonale”; poi lo incarta. Ci si trova una sera e si pesca a caso da un cestone colmo di libri. A me è capitato più volte di sorteggiare un libro già letto (con la possibilità di reinserirlo nella “lotteria”), così stavolta mi è stata data l'opportunità della prima scelta.

Il libro che ho pescato ieri sera non l’ho letto, anche se l’autore lo conosco e ne ho apprezzato altre opere.

Ma c’è di più. La copertina di quel libro raffigura un abbraccio

E il titolo, è un messaggio che mi è stato affidato dal destino.
Non per caso.




(Grazie, tortina, mi hai fatto un regalo molto più grande di un libro...)

parole di Latifah | 12:03 | commenti (9) | personale, letture2005

venerdì, 02 dicembre 2005

Una nuova libreria

E la pila sul comodino si alza…

Non so se capita anche a voi, quando fate la spesa al supermercato, di curiosare nei carrelli altrui. Dai prodotti acquistati ci si fa un po’ un’idea dell’acquirente: se è single, sposato/a con figli, se ha animali domestici ecc.ecc. A volte vengono anche delle idee su menù diversi dal solito, oppure si scoprono prodotti per la casa di cui si ignorava l’esistenza. Ma quando vedo spuntare una copia di Siddartha o del Codice da Vinci, in mezzo a salami e dentifrici, ecco, mi viene un po’ di tristezza…

Sì, io sono una di quelle con la puzza sotto il naso: i libri si comprano in libreria. Meglio ancora – e mi capita sempre più spesso – se in occasione di una presentazione con l’autore. Il problema è che sta aumentando la schiera di miei amici e conoscenti grafomani (uso quest’espressione con affetto). Così, il mio comodino è ricoperto di volumi autografati ancora da leggere: da Delitti per le feste di Maurizio Matrone e Stefano Tura a Bodhi Tree di Alfredo Colitto, da Andrea Pazienza. I segni di una resa invincibile di Rudi Ghedini fino al corposo Fez, struzzi & manganelli. I migliori giallisti italiani raccontano il ventennio fascista a cura di Gian Franco Orsi (ma questo l’ho già cominciato). E solo per citare gli acquisti più recenti.

Ma la pila sta per aumentare. Infatti la scorsa settimana è uscito il primo romanzo di un caro amico, Matteo Bortolotti: si intitola Questo è il mio sangue, edizioni Colorado Noir-Mondadori. Ho bucato la presentazione ufficiale per motivi di lavoro, ma conto sull’acquisto con relativo autografo già per domani pomeriggio.

L’occasione è un “lieto evento”: apre infatti una nuova libreria, nel centro di Bologna. Si chiama Trame, l’indirizzo è via Goito 3/c (a due passi da via Indipendenza). L’appuntamento è a partire dalle 18 di sabato 3 dicembre, con brindisi, musica dal vivo e – se siete abbonati a Radio Città del Capo – c’è anche lo sconto del 10%. Quasi come al supermercato. Anzi, decisamente meglio.

parole di Latifah | 12:42 | commenti (25) | bologna, letture2005

giovedì, 17 novembre 2005

Un incipit

"L'ombra del vento" di Carlos Ruiz Zafon

Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano le prime giornate dell'estate del 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona prigioniera di un ciclo grigiastro e di un sole color rame che inondava di un calore umido la rambla de Santa Monica.
«Daniel, quello che vedrai oggi non devi raccontarlo a nessuno» disse mio padre. «Neppure al tuo amico Tomás. A nessuno.»

Cominciato a leggere stanotte. Credo che lo divorerò.

parole di Latifah | 11:22 | commenti (9) | letture2005

sabato, 01 ottobre 2005

Un libro e un film

Il grande sonno

"Erano pressappoco le undici del mattino, mezzo ottobre, sole velato, e una minaccia di pioggia torrenziale sospesa nella limpidezza eccessiva là sulle colline. Portavo un completo blu polvere, con camicia blu scuro, cravatta e fazzolettino assortiti, scarpe nere e calzini di lana neri con un disegno a orologini blu scuro. Ero corretto, lindo, ben sbarbato e sobrio, e me ne sbattevo che lo si vedesse. Dalla testa ai piedi ero il figurino del privato elegante. Avevo appuntamento con quattro milioni di dollari."  
(Traduzione: Oreste del Buono)

E’ così che Philip Marlowe si presenta, in prima persona, nell’incipit del romanzo Il grande sonno. Non avevo mai letto nulla di Raymond Chandler (1888-1959), se non – distrattamente – un paio di racconti. E anche questo libro l’ho letto – devo ammettere – con un po’ di discontinuità, diciamo più che altro nei weekend. Così non sono riuscita a seguire bene l’intreccio, che ho trovato un po’ complicato. Ma pare che io non sia l’unica, se persino gli attori del film diretto da Howard Hawks, a produzione ultimata, confessarono di non aver capito del tutto la trama...

Ma, intreccio a parte, quel che ho apprezzato di più del romanzo (oltre all’indubbio fascino di Marlowe) è la sorprendente modernità del linguaggio. Forse la traduzione di Odb non rende pienamente giustizia allo stile di Chandler: perché, ad esempio, definire Marlowe un “privato”, e basta? Trovo questa parola irritante. Nessun Tom Ponzi, in Italia, si presenterebbe usando questa parola: “Salve, sono un privato”, ma dai! Non amo certo l’uso esagerato di parole straniere, quando sono traducibili, ma in questo caso “detective” sarebbe più che accettabile, oppure “investigatore privato”, ma privato e basta NO! Anche perché nell’incipit la frase originale è questa: “I was everything the well-dressed private detective ought to be”.
(Eh, lo so, non ho un carattere facile…).

A ruota, ho visto – ehm, sempre un po’ distrattamente, sdraiata sul divano, con qualche pisolino qua e là… - anche il dvd del film, con gli splendidi Humphrey Bogart e Lauren Bacall. Anche in questo caso, l’atmosfera, i personaggi e i dialoghi battono decisamente l’intreccio, oltretutto “sfumato” nelle parti più scabrose relative al traffico di materiale pornografico: non per niente, siamo nel 1946.

Tornando al romanzo, soltanto a lettura ultimata, e facendo alcune ricerche in vista di scrivere questa mia umile schedina, ho scoperto che esistono dei rimandi non casuali tra la produzione marlowiana di Chandler e l’opera di T.S.Eliot, l’autore che mi ha fatto innamorare della poesia, e della letteratura in generale, al liceo.

Ma il titolo – continuavo a chiedermi mentre leggevo il libro – cosa c’entra? Bisogna arrivare all’ultima pagina del romanzo per scoprirlo, mentre la “chiave” si perde del tutto nel film:

“Cosa importa dove si giace quando si è morti? In fondo a uno stagno melmoso o in un mausoleo di marmo alla sommità di una collina? Si è morti, si dorme il grande sonno e ci se ne fotte di certe miserie”.

Voto: 8 (al libro e al film)

Contatore: 14 libri letti nel 2005 (più altri 3 o 4 ancora da recensire... e 3 o 4 in lettura ora. Sono diventata un po' discontinua, ma negli ultimi mesi ho cambiato più volte casa, e la mia abitudine alla lettura ne risente parecchio).

parole di Latifah | 17:07 | commenti (3) | visioni2005, letture2005

venerdì, 16 settembre 2005

Una pagina a caso

Quando i libri ti chiamano  

Ieri sera, un giro alla libreria della Festa dell'Unità con alcune carissime amiche. Come sempre, mi impongo di non comprare altri libri finché non avrò letto tutti quelli che ho in stand-by. Come sempre, ricasco in un attacco di bulimia libraria...

Vengo attratta in particolare da una copertina. Tempo fa avevo letto alcune recensioni di questo romanzo, e non mi ispirava un granché. Però a volte sono i libri che "catturano" me. Ed è stato così anche stavolta, come fu per Firdaus.

Apro il libro a caso. Pagina 47:
"Ho imparato ad amare Tangeri, per metà araba, per metà europea, scaltra e calcolatrice, melodiosa e benpensante...". 

Ho DOVUTO comprarlo.

EPILOGO
Già che c'ero, ho aggiunto al "carrello" anche una raccolta di poesie di T.S.Eliot, l'autore che a 18 anni mi ha fatto amare la letteratura. Insomma, davvero una bella serata. Almeno fino al ritorno a casa...

Stanotte ho girato 45 minuti per trovare parcheggio, quindi ho mollato l'auto in un punto poco ortodosso, me l'hanno rimossa, stamattina ho pagato 134 euro di multa per riscattare il mio trabiccolo a quattro ruote, che mi è stato restituito con lo specchietto rotto, il quale aveva appena quattro mesi di vita, ma che da verbale - guarda caso - risultava già rotto. Però il cortese addetto alla rimozione ha pensato bene di risarcirmi facendomi improvvisamente spuntare dal tettuccio un'antenna per la radio di cui ero sfornita da quattro anni. Suppongo che a qualche altra Opel rimossa stanotte manchi stranamente l'antenna... e credo che chi ha escogitato questo originale cambio antenna vs. specchietto abbia qualche bruciorino in un orifizio, se gli arrivano anche solo la metà dei miei accidenti, tipo "che tutto il mio specchietto ridotto in briciole ti entri dove sai, con l'antenna a fare da stantuffo".

Comunque, ho capito il messaggio del destino:

"Lo specchietto retrovisore non ti serve, devi smettere di guardare indietro, il futuro è davanti a te".

parole di Latifah | 13:43 | commenti (15) | personale, letture2005

sabato, 06 agosto 2005

Cinquanta consigli agli uomini (fine)

Teorema d'amore

(Riassunto delle puntate precedenti)

36. Sorprendila con un biglietto affettuoso o una poesia.
37. Comportati con lei come facevate i primi tempi del vostro rapporto.
38. Offriti di effettuare qualche piccola riparazione in casa. Dì: “C’è bisogno di riparare qualcosa? Ho un po’ di tempo libero”. Ma non accollarti più incombenze di quante tu ne possa espletare.
39. Tienile aperta la porta.
40. Offriti di portare la borsa della spesa.
41. In viaggio, occupati del bagaglio e provvedi a caricarlo in macchina.
42. Mostrati interessato alla sua giornata, ai libri che legge, alle persone che vede.
43. Se è stanca, offriti di prepararle una tazza di tè.
44. Mostrati divertito dai suoi scherzi e dalle sue battute.
45. Ringraziala quando fa qualcosa per te.
46. Non trascurare di notare che è andata dal parrucchiere e falle i complimenti.
47. Crea delle occasioni per restare solo con lei.
48. Non rispondere al telefono nei momenti di intimità o quando lei ti sembra particolarmente vulnerabile.
49. Mostrale che hai sentito la sua mancanza dopo un distacco.
50. Chiedile di completare questo elenco.

CONSIDERAZIONI PERSONALI
Be', non tutti questi consigli di John Gray, tratti dal suo manuale "Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere", sono da buttare via. Certo, un uomo che li seguisse tutti e cinquanta forse mi insospettirebbe...

Il mio ex
, in verità, pur senza averli mai letti, ne seguiva parecchi, di sua spontanea volontà. Ma questo non è bastato per tenere in piedi il nostro rapporto: una storia bellissima, durata oltre 12 anni, ma che si è consumata perché non siamo cresciuti nella stessa direzione.  

Il teorema di Gray, insomma, non regge se mancano i presupposti fondamentali di una storia d'amore, o se questi si perdono per la strada. Presupposti che, per me, sono la fedeltà e un progetto di vita comune.

Tutto il resto (buttare la spazzatura, fare regalini e telefonate, mordersi la lingua prima di parlare...) è solo un mucchio di dettagli. Importanti, sì, ma non fondamentali. E poi, si sa, c'è un altro "Teorema" che ha fatto scuola, e che è valido ancora oggi: "Non esistono leggi in amore, basta essere quello che sei, lascia aperta la porta del cuore...". 

Tra un paio d'ore sarò in treno, destinazione mare: ho proprio bisogno di ricaricare le pile ad energia solare. La porta del mio cuore è aperta: vediamo se qualcuno busserà...  

parole di Latifah | 14:30 | commenti (16) | personale, letture2005

venerdì, 05 agosto 2005

Altri consigli a uomini e donne


Ecco altre due puntate della "saga" di John Gray con i suggerimenti per "segnare punti" con il proprio partner. Tranquilli, manca solo una puntata, poi vado in ferie...

Cinquanta consigli agli uomini (terza parte)
(La prima parte è qui, la seconda è qua)

21. Spalleggiala quando è irritata con qualcuno.
22. Qualche volta falle le coccole e mostrati affettuoso con lei anche se pensi di fare l’amore.
23. Mostrati paziente quando ti parla di sé. Non continuare a guardare l’orologio.
24. Non cambiare continuamente canale quando guardate assieme la tv.
25. Dimostrale il tuo affetto anche in pubblico.
26. Quando vi tenete per mano, non lasciare cadere inerte la tua.
27. Procurati i biglietti per il teatro, per l’opera, per il balletto o per qualunque altro tipo di spettacolo che piaccia a lei.
28. Mostrati comprensivo quando è in ritardo o decide di cambiare vestito all’ultimo momento.
29. In compagnia, presta più attenzione a lei che agli altri.
30. Falla sentire più importante dei figli. Fa’ in modo che i bambini vedano che è lei la prima a ottenere la tua attenzione.
31. Portale piccoli regali… una scatola di cioccolatini o un profumo e così via.
32. Nelle occasioni speciali scattale qualche foto.
33. Programma brevi fughe romantiche a due.
34. Quando alloggiate in un albergo, ordina qualcosa di speciale, come una bottiglia di champagne o dei fiori.
35. Scrivile un biglietto o usale qualche altra piccola attenzione nelle occasioni speciali, quali anniversari e compleanni.

Ventisei consigli alle donne (terza e ultima parte)
(La prima parte è qui, la seconda è qua)

19. Nei momenti di dissenso, invece di esprimere la tua disapprovazione, va’ in un’altra stanza e non uscirne finché la tua disposizione d’animo non sia migliorata.
20. In situazioni particolari, non tenere conto degli errori di lui che normalmente ti turberebbero.
21. Apprezza sinceramente di fare l’amore con lui.
22. Se dimentica dove ha messo le chiavi, non guardarlo come se lo ritenessi un irresponsabile.
23. Quando uscite assieme, esprimi con tatto e garbo la tua eventuale delusione riguardo a uno spettacolo cinematografico o teatrale.
24. Non dargli indicazioni quando lui è al volante o deve parcheggiare e una volta a destinazione mostragli il tuo apprezzamento.
25. Chiedigli sostegno piuttosto che soffermarti sui suoi errori.
26. Esternagli i tuoi sentimenti negativi senza rimproverarlo, rifiutarlo o disapprovarlo.

parole di Latifah | 14:40 | commenti (2) | letture2005

giovedì, 04 agosto 2005

Ventisei consigli alle donne (seconda parte)

E sta' sicura che lui t'amerààà

Continuo il tormentone dei trucchi di John Gray per segnare punti con il proprio partner. Oggi tocca ai consigli per le donne (la prima parte è qua).

10. Chiedigli sostegno senza mostrarti esigente quando lui ritiene che il punteggio sia più o meno pari fra di voi.
11. Chiedigli sostegno senza mostrarti esigente anche se sei turbata o quando lui è consapevole che sei tu che stai dando di più.
12. Quando lui si chiude in se stesso (cioè entra nella sua “caverna”), non farlo sentire in colpa.
13. Quando lui emerge dalla “caverna”, dagli il bentornato e non punirlo né respingerlo.
14. Quando lui si scusa per un errore, ricevi le sue scuse dimostrandogli disponibilità al perdono. Più è grave l’errore che lui ha commesso, più punti ti assegnerà.
15. Se rifiuti di fare qualcosa per lui, non costringerlo ad ascoltare l’elencazione dei motivi per cui non puoi farlo.
16. Quando lui ti chiede di fare qualcosa, acconsenti senza perdere il buonumore.
17. Se lui vuole riappacificarsi dopo un litigio e comincia a fare piccole cose per te, sii pronta a dimostrargli nuovamente il tuo apprezzamento.
18. Sii felice di vederlo tornare a casa.

(segue)

parole di Latifah | 16:10 | commenti (7) | letture2005

mercoledì, 03 agosto 2005

Cinquanta consigli agli uomini (seconda parte)

E allora sì vedrai che t'amerà...

Proseguo la pubblicazione (ancora senza commenti) dei suggerimenti di John Gray per "segnare punti" con la propria compagna (i primi 10 consigli sono qui).

11. Abbracciala spesso nel corso della giornata.
12. Chiamala al telefono dal posto di lavoro per chiederle come sta o per comunicarle qualcosa di eccitante, oppure semplicemente per dirle “ti amo”.
13. Dille “ti amo” almeno un paio di volte al giorno.
14. Rifa’ il letto e riordina la camera.
15. Se è lei che lava le calze, rovesciale al diritto, in modo che non sia obbligata a farlo lei.
16. Tieni d’occhio la pattumiera e offriti di andare a vuotarla quando è piena.
17. Quando sei fuori città, chiamala per lasciarle un recapito e farle sapere che sei arrivato.
18. Lava la sua auto.
19. Lava la tua e pulisci l’interno prima di uscire con lei.
20. Lavati prima di fare l’amore e, se le piace, metti un po’ d’acqua di colonia.

(segue)

parole di Latifah | 11:35 | commenti (14) | letture2005

lunedì, 01 agosto 2005

Ventisei consigli alle donne

Come “segnare punti” con il proprio compagno

Dopo la prima parte dei 50 consigli agli uomini tratti da "Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere", pubblico di seguito (senza commenti... mi riservo di farli più avanti) i primi nove dei 26 consigli alle donne per "segnare punti".

1. Se lui commette un errore, non reagire dicendo “te l’avevo detto” e non offrirgli consigli.
2. Se lui ti delude, non punirlo.
3. Se lui si smarrisce quando è al volante, non attribuire troppa importanza all’accaduto.
4. Se lui si perde, vedi il lato positivo della situazione, dicendo ad esempio: “Se avessimo preso la strada più veloce, non avremmo potuto ammirare questo splendido tramonto”.
5. Quando lui dimentica di comprare qualcosa, digli: “Nessun problema. Potresti occupartene la prossima volta che esci?”.
6. Se lui se ne dimentica di nuovo, insisti con fiduciosa pazienza: “Nessun problema. La prossima volta?”.
7. Quando ti rendi conto di averlo ferito, scusati e dagli l’amore di cui lui ha bisogno.
8. Non sentirti ferita se lui ti nega il suo aiuto; pensa che lui ti avrebbe accontentata se solo gli fosse stato possibile. Non respingerlo e non disapprovarlo.
9. Se solleciti ancora una volta il suo aiuto e ancora una volta lui rifiuta, non farlo sentire dalla parte del torto, ma accetta i suoi limiti.

(segue)

parole di Latifah | 16:47 | commenti (11) | letture2005

sabato, 30 luglio 2005

Cinquanta consigli agli uomini

Come “segnare punti” con la propria compagna

Lo hanno letto milioni di persone in tutto il mondo alle prese con problemi d’amore, o semplicemente desiderosi di migliorare la relazione con il proprio partner: è Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere di John Gray (Sonzogno, 2005), un manuale che analizza in modo semplice le differenze psicologiche fra i due sessi. La tesi dell'autore è, infatti, che “gli uomini e le donne - si legge nel risvolto di copertina - pensano diversamente, vivono diversamente e, soprattutto, parlano lingue diverse”, proprio come se provenissero da due pianeti, per cui “comportamenti simili assumono per gli uni e le altre significati opposti”. All'uomo piace, ad esempio, “sentirsi esperto e apprezzato, ma spesso ha bisogno di solitudine”, e si ritira così nella sua “caverna” (legge il giornale, guarda la tv, fa sport), mentre la donna vuole condividere le proprie sensazioni con altri e chiede in particolare di essere ascoltata dal proprio partner, senza ricevere consigli non richiesti.

Questo libro non svela quindi trucchi e segreti per fare conquiste, ma fornisce un utile “dizionario marziano-venusiano”. E suggerisce, tra l’altro, i comportamenti da tenere per “segnare punti” con il proprio parnter: semplici accorgimenti da mettere in atto per mantenere viva la fiammella dell’amore e magari, anche dopo tanti anni, alimentarla per farla ardere come ai primi tempi.

Vi propongo quindi - a puntate - i consigli di Gray: comincio dai 50 rivolti agli uomini (quelli per le donne sono soltanto 26: eh, si sa, noi siamo più esigenti… ma basta poco - vedrete - per farci felici).

I primi 10 modi per segnare punti con la propria compagna

1. Tornando a casa, per prima cosa cercala e abbracciala.
2. Esercitati ad ascoltare e a fare domande.
3. Resisti alla tentazione di risolvere i suoi problemi… assumi invece un atteggiamento comprensivo.
4. Regalale dei fiori e non solo in occasioni di compleanni e anniversari.
5. Complimentati con lei per il suo aspetto.
6. Offriti di aiutarla quando è stanca.
7. Quando sai che farai tardi, falle una telefonata per avvisarla.
8. Quando ti chiede aiuto, rispondile di sì o di no senza farla sentire in colpa per la sua richiesta.
9. Quando ti parla, posa il giornale o spegni la tv e concedile la tua piena attenzione.
10. Quando esci, domandale se ha bisogno di qualcosa e non dimenticare la commissione che eventualmente ti affiderà.

(segue)

parole di Latifah | 14:31 | commenti (9) | letture2005

sabato, 18 giugno 2005

Un libro e un fumetto


Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi 
Persepolis – Storia di un’infanzia” di Marjane Satrapi
 

La rivoluzione islamica in Iran vista da due donne: lo sguardo adulto e colto di Azar Nafisi, docente di Letteratura inglese a Teheran negli anni del potere di Khomeini, poi emigrata negli Stati Uniti dal 1997, e gli occhi di una bambina, Marjane Satrapi, costretta a crescere troppo in fretta sotto le bombe della guerra tra Iran e Iraq.


Sono due autobiografie in cui il privato è storia, ma due letture molto diverse: Leggere Lolita a Teheran (Adelphi, 2004) può essere considerato, allo stesso tempo, un saggio di letteratura, un manuale di storia e un romanzo sulla condizione della donna in un regime musulmano; Persepolis – Storia di un’infanzia (Repubblica serie Oro, 2005) è invece un fumetto, semplice nel disegno ma di fortissimo impatto nel contenuto. Due volumi che ho letto a brevissima distanza e che oggi risultano di grande attualità, anche per capire meglio l’andamento delle elezioni in corso in Iran.

In breve, il romanzo di Azar Nafisi è un affresco della vita quotidiana delle donne, e in particolare delle studentesse universitarie, costrette allo chador: un velo che cala anche sull’istruzione, tanto che la docente, ormai impossibilitata a insegnare letteratura inglese, decide di creare un corso a casa propria basato sulla lettura di “Lolita” e di altre opere di Nabokov. Ma nel libro vengono ripercorse anche lezioni su Henry James, Jane Austen e “Il grande Gatsby” di F. Scott Fitzgerald. La letteratura diventa così occasione di confronto, ma anche di scontro culturale.

Il fumetto di Marjane Satrapi, pluri-premiata all’estero (vive in Francia da anni), si apre con l’immagine della piccola protagonista che nel 1980, a dieci anni, posa per la foto di classe con il capo celato dal velo: quasi impossibile distinguerla dalle coetanee. Eppure, Marjane si distinguerà per la precoce presa di coscienza politica, aiutata da un ambiente familiare laico e rivoluzionario. La vicenda si dipana in 14 anni e ripercorre tutte le tappe della storia iraniana, attraverso il racconto delle vicissitudini personali della protagonista.

Voto: 8 (entrambi)

Contatore: 12 libri letti nel 2005 (più 2 ancora da schedare).

 

parole di Latifah | 17:14 | commenti (11) | notizie, islam, letture2005

sabato, 11 giugno 2005

Una catena letteraria

Dopo gli ascolti, le letture

Ecco un nuovo tormentone, dopo quello musicale che ha infestato i blog qualche settimana fa. Ora gira una “catena” che mi è più congeniale: perciò, invitata da Kay, ecco le mie risposte.

Libri che posseggo nella mia biblioteca ed in genere
Uhm, cominciamo male. Perché fino a un paio di mesi fa avrei potuto vantare una libreria con un migliaio di titoli. Ma è in corso il trasloco della mia vita... perciò, al momento, ho traslocato solo una ventina di libri, in pratica gli ultimi da me aquistati e ancora da leggere: ad esempio, un paio di Palahniuk, un paio di Tahar Ben Jelloun, qualche romanzo arabo, e anche un paio di gialli Mondadori che ho avuto in regalo (tra cui un romanzo di Danila Comastri Montanari, che ambienta i gialli nell’antica Roma e che mi incurosisce).

Ultimo libro che hai comprato
Sempre causa trasloco in corso, negli ultimi tempi ho tirato la cinghia e ho cercato di limitare spese di ogni tipo. L’ultimo acquisto è “A voce nuda” di Michel Faber, autore di cui non ho ancora letto nulla (e, per ora, non ho una gran voglia di leggerlo...).

Libro che sto leggendo ora
Vale lo stesso se non è un libro? Infatti sto leggendo un fumetto della serie Oro di Repubblica, “Persepolis - Storia di un’infanzia” di Marjane Satrapi: la rivoluzione islamica in Iran vista dagli occhi di una bambina. Poi ho dato un’occhiata alle prime pagine di “Destini peggiori della morte – Un collage autobiografico” di Kurt Vonnegut, ma non ho ancora deciso se sarà davvero la mia prossima lettura.

Tre libri che consiglio ad altri blogger e perchè
Argh, andiamo sul difficile... Perché viene la tentazione di stupire con effetti speciali, scegliere autori colti, titoli del tipo lo-famo-strano, così, per darsi un contegno... Allora segnalo tre romanzi che per me hanno significato molto, negli ultimi anni: una sorta di filo rosso nella mia vita.

I giorni dell’abbandono” di Elena Ferrante (e/o, 2002): Olga, la protagonista, è una donna ancora giovane e soddisfatta della propria esistenza, che viene sconvolta dall’improvviso abbandono del marito.
Perché lo consiglio ad altri blogger? Perché è una lettura intensa, e perché chi ha vissuto un abbandono, da una parte o dall’altra, si può ritrovare in questa storia. Tutto sembra franare ma, quando la distruzione arriva al culmine, si può ritrovare la forza per ricostruire le fondamenta di una nuova vita. E’ in uscita (pare a settembre) la versione cinematografica per la regia di Roberto Faenza.

Il mio nome è Tarzan Soraia” di Maurizio Matrone (Frassinelli, 2004): è la storia (vera ma romanzata) di un ragazzino che racconta di essere uno zingaro fuggito dal campo perché rimasto orfano e maltrattato dai fratelli. Viene ospitato in una casa-famiglia, ma la polizia indaga per scoprire chi è veramente Tarzan.
Lo consiglio perché l’autore è un mio caro amico, perché questo libro è uscito in un periodo particolare della mia vita, perchè mi sono identificata nella storia, ambientata a Bologna, e anche perché, ad un certo punto, compare pure il mio nome (quello vero). Dal momento in cui l’ho letto in bozza, mi sono figurata la trasposizione sullo schermo. E spero che presto qualcuno si decida a trarne un film o una fiction tv...

Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver (minimum fax, 2001): per chi ama il genere racconto, come me, è una lettura imprescindibile. Il maestro della short story sa arrivare al cuore e allo stomaco con storie “minime” e terribili. Un ritratto impietoso degli Stati Uniti anni ’80 (così simile all’Italia di oggi...): come tanti fotogrammi, non a caso scelti anche da Altman per “America oggi”.
Perché lo consiglio? Perché sì.

Cinque blogger cui passo il testimone
Calma, ragazzi, non spingete, c’è posto per tutti... Lancio il bouquet in aria: se avete voglia di dare un’occhiata alla vostra libreria e dare qualche consiglio di lettura, fatelo e segnalatemelo nei commenti. Ma non voglio infliggere il tormentone a nessuno in particolare.

Piuttosto, ricordatevi di dire quattro SI’: c’è tempo fino a lunedì mattina, ma è meglio se lo fate già domani!

Aggiornamento
Hanno raccolto (volontariamente!) il testimone:
EmanuelaZini
Roque

Unoeessuno
E per proseguire la catena, non c'è scadenza: i consigli di lettura sono sempre ben accetti!

parole di Latifah | 14:02 | commenti (19) | letture2005

mercoledì, 08 giugno 2005

Un libro

Niente, più niente al mondo di Massimo Carlotto

“Devo mettere a posto la spesa. Tra poco arriveranno e non voglio che trovino la casa in disordine. Ne troveranno solo nella sua camera ma lì niente più niente al mondo potrà mettere ordine”.

E’ l’incipit di Niente, più niente al mondo di Massimo Carlotto (edizioni e/o, 2004), intenso racconto di 69 pagine (peccato che costi come un romanzo “vero”: 7 euro). E’ il libro che mi ha riconciliato con la lettura, dopo un lungo periodo di crisi. Sì, perché niente più niente al mondo mi farà finire “Q”. Non ce la posso fare, è più forte di me, sono arrivata a leggerne quasi metà ma mi annoia mortalmente, quindi mi appello a Daniel Pennac e ai suoi diritti dei lettori, tra cui è annoverato il diritto di non finire un libro.

Così’, una sera, ho scelto nel mucchietto di libri intonsi il più piccolo (proprio come si faceva a scuola...). Bastano 20 minuti per leggerlo, ma sono 20 minuti ben spesi. Come fa intuire il sottotitolo, “Monologo per un delitto”, si tratta di un drammatico sfogo per voce sola: quella di una casalinga disperata, e mica una bellaebbona del telefilm Usa. No, una vera casalinga di una famiglia operaia torinese alle prese con “una vita da discount, da cinesi, da rate a interessi zero, da affari imperdibili”. Il marito licenziato dalla Fiat e una figlia diciottenne, “la bambina”, che non ha voluto seguire i preziosi consigli della mamma: “Poteva andare dalla De Filippi, prendere contatto con qualche agenzia. (…) Una volta che sei nel giro, qualche cosa succede sempre”. (…) “E anche se fossi diventata una battona di classe, sarei stata fiera lo stesso, era sempre meglio che vivere come me!”. Unica consolazione: “il vermouth, tre bottiglie, a volte anche quattro, a settimana…”.

Il titolo, che torna più volte nel romanzo come un ritornello, deriva dalla canzone suonata al matrimonio della protagonista, “Il cielo in una stanza”. “Allora pensavo di avere un futuro, di potermi giocare la vita. Ero giovane. Invece in ventidue anni ‘sto cazzo di cielo non l’ho mai visto. Il soffitto è sempre stato lo stesso”.

E ora “niente più niente al mondo servirà a mettere a posto le cose”.

Voto: 8

Dello stesso autore ho letto: L’oscura immensità della morte; Il corriere colombiano.

parole di Latifah | 14:00 | commenti (23) | letture2005

mercoledì, 11 maggio 2005

Un paio d’occhiali

Finamente posso ricominciare a leggere a letto

Nelle ultime settimane ho rallentato i miei consueti ritmi di lettura. Forse - mi dicevo - è anche un problema del tomo che sto affrontando: “Q” di Luther Blissett. Ho trovato appassionanti le prime pagine, poi mi è passata la voglia. Lo trovo ripetitivo, prolisso, dalla struttura un po’ macchinosa: bisogna sempre stare attenti a leggere la data all’inizio del paragrafo, perché c’è un passaggio continuo di ambientazione nel tempo, dal 1518 al 1555, in avanti e all’indietro.

Insomma, la sera leggevo una pagina o due, ma a fatica. Mi si incrociavano gli occhi per la stanchezza, ma non avevo sonno. E la sera successiva non ricordavo più i brani già letti. Così ho abbandonato il libro per un po’ e mi sono data a letture meno impegnative, come riviste o - soprattutto - il catalogo Ikea, pieno di tante belle figure e la maggior parte dei prezzi scritti in grande.

Poi, una settimana fa, ho visto un cartello esposto davanti ad un negozio di ottica: “Esame gratuito della vista”. Lo rimandavo da tempo, anche per motivi psicologici. Non posso essere GIA’ diventata presbite, mi dicevo. Infatti...

Ora, da un paio di sere, inforco i miei occhialini verdi e affronto Q con nuova energia. Insomma, chi me l’ha prestato può sperare di riaverlo indietro in tempi un po’ meno biblici...

parole di Latifah | 13:45 | commenti (29) | personale, letture2005

lunedì, 28 marzo 2005

Un libro

“Fiona” di Mauro Covacich  

Autore di un programma televisivo di successo tipo “Grande Fratello”, dove trionfano la finzione e il trash; padre adottivo di una bimba straniera di tre anni, che trincera il proprio disadattamento nel silenzio; insospettabile fabbricatore di ordigni esplosivi per attentati in supermercati, stile Unabomber. Questo è Sandro, protagonista uno e trino di Fiona di Mauro Covacich  (Einaudi, 2005). Un romanzo in cui c’è un co-protagonista onnipresente e inquietante, il vero “grande fratello” delle nostre vite: l’occhio di una telecamera. Che ci segue quando passiamo davanti alle banche o nei centri commerciali, ma anche nelle webcam e nei videofonini, fino ai “reality” televisivi. Non possiamo più essere soli con noi stessi, ormai.

Eppure, è la solitudine affettiva quella che muove i fili dei vari personaggi di questo romanzo: dalla moglie di Sandro, Lena, prigioniera dei propri sogni professionali di docente universitaria, che non riesce a vedere la realtà che la circonda; alla “donna dai capelli rossi”, figura misteriosa che appare davanti all’asilo di Fiona, e che per Sandro diventa un appiglio, unico strumento di salvezza per non sprofondare nell’abisso della propria mente malata.

Il difetto che ho trovato in questo romanzo è che c’è “troppo”: troppe storie, troppi personaggi, troppa cronaca vera, troppi dettagli. La storia che mi ha coinvolto di più è il rapporto tra Sandro-padre e la piccola Fiona, creatura sofferente che rifiuta qualsiasi contatto con il mondo, e che dai genitori adottivi si lascia baciare solo da addormentata. Mentre il Sandro-autore tv e il Sandro-unabomber (o Minemaker, come lo ribattezza Covacich) sono troppo vicini, per i miei gusti, alle figure che ci bombardano tutti i giorni dagli schermi televisivi o dalle pagine dei giornali. Io, dalla letteratura, cerco “altro”.

Certo, quello che ci mostra Covacich è l’orrore della normalità. In fondo, è la stessa caratteristica di altri romanzi che ho letto negli ultimi tempi, come “Al mio giudice” di Alessandro Perissinotto e “Lettre à mon juge” di Simenon, ma anche “Antichrista” di Amélie Nothomb. Dietro un’immagine di successo, di una persona realizzata nel pubblico e nel privato, si nasconde l’abisso della solitudine che porta alla morte, reale o figurata, procurata a sé o agli altri.

Nessuno è felice per merito di qualcuno”, è la penultima riga di questo romanzo. Allora, chi è felice lo è solo per merito di se stesso? Oppure, più banalmente, nella nostra epoca la felicità è irrealizzabile? Se è una morale, non mi piace.

Insomma, “Fiona” è un libro che mi ha procurato sensazioni contrastanti. Interessante la struttura del romanzo, mentre ho trovato il linguaggio, a volte, troppo ricercato: ho contato un paio di “epifania” e un paio di “fosfeni”, parole che mi fanno venire un po’ il prurito. Della serie “lo famo difficile”…

Ma io non ho le competenze per argomentare la mia critica: sono soltanto una lettrice. In rete si è però sviluppato un dibattito interessante su “Fiona”, a cui rimando per analisi più approfondite: a partire da un intervento di Mauro Covacich su PordenoneLegge, poi un “saggio” di Tiziano Scarpa e la risposta dello stesso Covacich.


Voto: 7

Dello stesso autore ho letto: Anomalie.

parole di Latifah | 16:05 | commenti (5) | letture2005

sabato, 26 marzo 2005

Una blog-repubblica dei libri

Letture dei blog, in rete la Book Republic

Dalle ceneri della Blog Review of Books, nasce la nuova creatura di Giuseppe Granieri: è in rete la versione beta di Book Republic, ovvero "weblog che parlano di libri".



Come spiega lo stesso Granieri, a differenza della vecchia Review, la bookrepublic "una volta al giorno fa il giro dei blog iscritti e prende automaticamente nota delle recensioni. Per dire al sistema di andare a leggere anche il tuo blog devi solo registrarti, non serve altro". Bisogna però avere dei feed Rss validi (e con l'intero corpo del post) e inserire, in ogni recensione, il link alla pagina di dettaglio del libro su
IBS, BOL o Amazon. Per partecipare alla "sperimentazione" (l'obiettivo è di arrivare a censire un migliaio di blog!), basta compilare una form.

Per maggiori informazioni, scrivere al signor g.g.

parole di Latifah | 13:32 | commenti (8) | blog, letture2005

mercoledì, 23 marzo 2005

Una danza

Ballare alla persiana

"Chi sa ballare alla persiana?" domando. Tutte si voltano a guardare Sanaz. Lei si schermisce, fa di no con la testa. Cominciamo a insistere, a incoraggiarla, formiamo un cerchio intorno a lei. Quando inizia a ballare, piuttosto a disagio, battiamo le mani e ci mettiamo a canticchiare. (...)

Sanaz riprende, quasi vergognandosi, a piccoli passi, muovendo il bacino con grazia sensuale. Continuiamo a ridere e a scherzare, e lei si fa più ardita; muove la testa a destra e sinistra, e ogni parte del suo corpo vibra; balla anche con le dita e le mani. Sul suo volto compare un'espressione particolare, spavalda, ammiccante, che attrae, cattura, e al tempo stesso sfugge e si nasconde. Appena smette di ballare, tuttavia, il suo potere svanisce.

Esistono varie forme di seduzione, ma quella che emana dalle danze tradizionali persiane è unica; una miscela di impudenza e sottigliezza di cui non mi pare esistano uguali nel mondo occidentale.

(da "Leggere Lolita a Teheran" di Azar Nafisi, Adelphi 2004)

parole di Latifah | 11:45 | commenti (9) | araberie, letture2005, danza orientale

martedì, 22 marzo 2005

Un libro

Il razzismo spiegato a mia figlia di T