[Caravanserraglio]
Pensieri, parole, opere e... viaggi (reali e mentali) di Latifah
 











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mercoledì, 20 settembre 2006

Un'intesa

Fondamentalmente

Ahmadinejad frena: "Rispetto il Papa"

Eh be', tra fondamentalisti ci si intende...

(Questo anche per dire che, benché panciuta e concentrata sulla gravidanza, continuo a interessarmi al mondo!)

parole di Latifah | 09:34 | commenti (2) | religione, notizie, islam

giovedì, 27 aprile 2006

Un film e un libro sui mujaheddin

Terrorismo islamico, la religione è un pretesto

Gli attentati nella penisola del Sinai e in Iraq sono paragonabili tra loro come le azioni terroristiche dei Nar e dell'Ira. Ovvero: non c'è nulla di più distante. Eppure, nell'immaginario comune finisce tutto nel calderone del "terrorismo islamico". Come se i Nar e l'Ira fossero, appunto, gruppi di terroristi "cattolici"... Ma, soprattutto dall'11 settembre in poi, il fantasma è sempre quello: il mujaheddin, o - più scorrettamente - il "kamikaze" nel nome di Allah.

Non sono un'esperta né di Islam né di storia dei Paesi mediorientali e nordafricani, ma visto che l'argomento mi interessa, più che altro per curiosità culturale, ci tengo a dire la mia. Ovvero, che la religione islamica non è che un pretesto per arruolare giovani disperati, poveri, vittime di sperequazione sociale. Spesso sono bravi studenti universitari, ma senza speranza di trovare un lavoro adeguato, o per la condizione del Paese in cui vivono, o perché "condannati" dal loro status di nascita.

Queste, almeno, sono alcune delle costanti che ho verificato nelle mie letture di romanzi di autori arabi: non saggi, dunque, ma narrazioni in cui spesso fa capolino la storia, magari marginale, di un emarginato che assume uno status "superiore" quando si arruola in qualche gruppo terroristico, desideroso di diventare martire, di essere ricordato come eroe della jihad.

Un esempio recentissimo è il romanzo
Palazzo Yacoubian di 'Ala Al-Aswani (Feltrinelli, 2006), che ho appena finito di leggere. Un antico palazzo del Cairo funge da metafora per descrivere la moderna società egiziana: negli ampi appartamenti vivono borghesi, possidenti e nobili decaduti, che dividono le loro giornate tra sfrenati incontri sessuali di ogni genere e affari corrotti; sul terrazzo, in baracche, trovano rifugio modesti artigiani e piccoli commercianti, che danno vita ad una specie di souk e che spesso aspirano, con sotterfugi, a prendere il posto di chi vive sotto i loro piedi. Ed è proprio il figlio del portiere del palazzo, che vive al piano terra, a scontare la condanna del proprio status: pur intelligente e valoroso, viene scartato dalla scuola di polizia per il mestiere del padre. Ripiegherà su studi universitari, ma anche i colleghi studenti "ricchi" lo emarginano, tanto da diventare facile preda di un paio di sheikh (in Italia si preferisce usare il termine imam, anche se non è la stessa cosa) che lo inizieranno alla jihad e lo porteranno in un campo di addestramento per carne da macello.
(Voto: 7,5)

Ma il tema è ben rappresentato anche in Syriana, uno dei film con la trama più complicata e incomprensibile che abbia mai visto, ma che rende l'idea della complicazione e dell'incomprensibilità dei meccanismi che regolano i traffici d'armi e di petrolio nel mondo, con un focus particolare proprio sul mondo arabo. Magistrale George Clooney, premiato dall'Oscar come migliore attore non protagonista, e coraggiosa la sceneggiatura: è raro, se non impossibile, trovare un film made in Usa con gran parte dei dialoghi in farsi, arabo e hurdu. Ha ragione chi dice che è un'accozzaglia di troppi personaggi, troppi temi, troppe storie, con un montaggio stile frullatore. Ma per il punto che mi preme è un ottimo esempio: mi riferisco all'episodio dell'arruolamento di due giovani pakistani emigrati in un paese arabo per lavoro, che non sanno nemmeno leggere il Corano perché non conoscono la lingua, ma cominciano a frequentare una madrassa per fame e diventano portatori di morte, ma in un disegno che, appunto, ha a che fare con questioni molto più terrene che divine. Mentre il giovane emiro musulmano illuminato e progressista viene prontamente eliminato proprio da chi accusa il mondo arabo di essere arretrato e conservatore...
(Voto: 8)

parole di Latifah | 16:32 | commenti (3) | egitto, islam, visioni2006, letture2006

sabato, 18 giugno 2005

Un libro e un fumetto


Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi 
Persepolis – Storia di un’infanzia” di Marjane Satrapi
 

La rivoluzione islamica in Iran vista da due donne: lo sguardo adulto e colto di Azar Nafisi, docente di Letteratura inglese a Teheran negli anni del potere di Khomeini, poi emigrata negli Stati Uniti dal 1997, e gli occhi di una bambina, Marjane Satrapi, costretta a crescere troppo in fretta sotto le bombe della guerra tra Iran e Iraq.


Sono due autobiografie in cui il privato è storia, ma due letture molto diverse: Leggere Lolita a Teheran (Adelphi, 2004) può essere considerato, allo stesso tempo, un saggio di letteratura, un manuale di storia e un romanzo sulla condizione della donna in un regime musulmano; Persepolis – Storia di un’infanzia (Repubblica serie Oro, 2005) è invece un fumetto, semplice nel disegno ma di fortissimo impatto nel contenuto. Due volumi che ho letto a brevissima distanza e che oggi risultano di grande attualità, anche per capire meglio l’andamento delle elezioni in corso in Iran.

In breve, il romanzo di Azar Nafisi è un affresco della vita quotidiana delle donne, e in particolare delle studentesse universitarie, costrette allo chador: un velo che cala anche sull’istruzione, tanto che la docente, ormai impossibilitata a insegnare letteratura inglese, decide di creare un corso a casa propria basato sulla lettura di “Lolita” e di altre opere di Nabokov. Ma nel libro vengono ripercorse anche lezioni su Henry James, Jane Austen e “Il grande Gatsby” di F. Scott Fitzgerald. La letteratura diventa così occasione di confronto, ma anche di scontro culturale.

Il fumetto di Marjane Satrapi, pluri-premiata all’estero (vive in Francia da anni), si apre con l’immagine della piccola protagonista che nel 1980, a dieci anni, posa per la foto di classe con il capo celato dal velo: quasi impossibile distinguerla dalle coetanee. Eppure, Marjane si distinguerà per la precoce presa di coscienza politica, aiutata da un ambiente familiare laico e rivoluzionario. La vicenda si dipana in 14 anni e ripercorre tutte le tappe della storia iraniana, attraverso il racconto delle vicissitudini personali della protagonista.

Voto: 8 (entrambi)

Contatore: 12 libri letti nel 2005 (più 2 ancora da schedare).

 

parole di Latifah | 17:14 | commenti (11) | notizie, islam, letture2005

lunedì, 10 gennaio 2005

Un film
Un bacio appassionato
 
Giudizio sintetico
Ken Loach si è bollito il cervello...
 
Giudizio articolato
Sono d’accordo sul fatto che islam e cattolicesimo siano religioni ugualmente intolleranti e retrograde, che il loro concetto di famiglia e di comunità sia anacronistico, che l’amore vada la pena viverlo anche se non è eterno... Ma perché Ken Loach abbia voluto comunicarci questi concetti imbastendo un film melenso e didascalico, proprio non lo capisco.
Ok, a me non piacque nemmeno La canzone di Carla, lo dico subito. E Un bacio appassionato un po’ ci assomiglia, ecco. Qui siamo a Glasgow, città scozzese dove convivono (male) protestanti e cattolici, e con loro, da ormai 40 anni, anche i musulmani. Ecco, quindi, la storia (contrastata, naturalmente, da novelli Giulietta e Romeo) che nasce tra un affascinante dj pakistano e una bella insegnante di musica, che oltre ad essere cattolica è pure irlandese.
Riusciranno i nostri eroi a sfidare le convenzioni e le rispettive famiglie, comunità e religioni? Non vi svelo il finale. Per invogliarvi (?) a vederlo, vi dico che in questo film c’è una delle scene di sesso più noiose e inutili della storia del cinema, un c*nniling*s che dura un’abbondante manciata di minuti comunicando lo stesso erotismo che può avere una patata bollita.
Per favore, ridatemi il Loach di Paul, Mick e gli altri... con la sua storia di privatizzazione delle ferrovie e delle sue conseguenze sulla sicurezza, che tra l’altro, come si dice in questi casi, è di drammatica attualità.
Se la mia scheda si conclude comunque con una sufficienza abbondante, è soprattutto per una frase, pronunciata in apertura del film, che cercherò di imparare a memoria per citarla ogni volta che sento delle castronerie sull’islam:
 
"Immaginate se prendessi alcuni Cristiani: George Bush, il papa, Carlo Magno e Willie il Bidello, e ne facessimo un'unica persona, voi comincereste a ridere. Perché? Perché è una cosa stupida. Ma questo è ciò che l'Occidente fa con l'Islam: come se un miliardo di musulmani, sparsi in cinquanta Paesi, con centinaia di lingue e divisi in molti gruppi etnici, fossero tutti un'identica cosa".
 
Voto: 6.5

parole di Latifah | 16:18 | commenti (16) | islam, visioni2005

giovedì, 16 dicembre 2004

Un mistero svelato
Masha’Allah

Temevo di avere mostrato ad un musulmano osservante una scritta blasfema, ma per fortuna non è così, e devo ringraziare la mia parrucchiera per avermi chiarito un dubbio preoccupante. L’episodio incriminato risale a qualche settimana fa: ero in una pizzeria, e un cameriere egiziano, fino a quel momento molto cordiale, reagì con fastidio, quasi offeso, quando gli feci vedere un adesivo con alcune parole arabe. Avevo comprato quel foglietto giorni prima in un’edicola di Livorno: per me erano solo dei ghirigori ed ero curiosa di conoscerne il significato, ma lui, accigliato, mi disse "sono robe di Corano", lasciandomi senza risposta.

Io, però, ho una fonte privilegiata, quando si parla di cose arabe, e anche stavolta non mi ha tradita. E’, appunto, la mia parrucchiera, una giovane e bella marocchina che ha un bellissimo nome ma si fa chiamare, per semplicità, Nadia. Ero già riuscita da sola a traslitterare in Masha’Allah i ghirigori dell’adesivo ma, per evitare una nuova gaffe, ho spiegato a Nadia tutta la storia: "Tu mi conosci – le ho detto – e sai che non voglio offendere nessuno, voglio solo capire meglio…". Lei, un po’ preoccupata, mi ha chiesto di vedere la scritta incriminata, e mi ha finalmente liberata dal peso: "Non è una brutta parola, vuol dire qualunque cosa Dio voglia, è una frase che diciamo spesso".

Fiuuuuu

Insomma, è un po’ come i magneti con Padre Pio da mettere in auto o i piatti con immaginette di santi da appendere in casa. Tanto che parecchi siti islamici vendono oggetti (stile "mai più senza") con quella scritta. E sempre grazie al mitico Google ho anche scoperto qual è la differenza rispetto ad altre due espressioni molto comuni, ovvero Insha'Allah (se Dio vuole) e Alhamdulillah (Dio sia lodato).

Ma soprattutto ho imparato che bisogna sempre rispettare i comandamenti, anche se si è atei: perciò cercherò di non nominare il nome di Dio invano.

(E prometto che non comprerò MAI adesivi curiosi scritti in hindi, wolof o altre lingue a me sconosciute...)

parole di Latifah | 22:29 | commenti (7) | parole, viaggi, personale, islam

venerdì, 19 novembre 2004

Una gaffe

Succede che vai in edicola in una città diversa dalla tua a comprare il giornale e vedi esposti degli adesivi curiosi, tutti colorati e catarifrangenti, che ti sembrano delle parole in lingua araba, e ne compri uno.

Succede che, tornata nella tua città, una sera vai in una pizzeria dove non sei mai stata prima e scopri che il capocameriere e due pizzaioli sono egiziani.
Succede che sfoggi tutto il tuo arabo (cinquanta parole o poco più) e il cameriere ti prende in simpatia (anche perché conosci più strumenti musicali tradizionali tu di lui).
Succede che allora gli mostri quell’adesivo che presumi arabo e che il cameriere si rabbui. Scopri così che sono versetti del Corano. E realizzi che avevi pensato di appiccicare quegli adesivi sulla bicicletta: un po’ come se un musulmano esibisse un santino del Sacro Cuore credendolo un idolo rock.

Succede che capisci che c’è ancora molta, molta strada da fare per la comprensione reciproca…

Però di una cosa sei orgogliosa: all'uscita, un pizzaiolo ti chiede di dove sei veramente.

(Ho i testimoni: Lizaveta per l’acquisto dell’adesivo in edicola; PlacidaSignora per la gaffe con l’egiziano)

parole di Latifah | 10:29 | commenti (16) | personale, islam

lunedì, 27 settembre 2004

Una guida turistica

Referrers su Marocco, Tunisia ed Egitto

 

Il Caravanserraglio è un luogo molto frequentato da turisti in cerca di informazioni su paesi come il Marocco, la Tunisia e l’Egitto. Ecco, allora, qualche risposta diretta alle richieste del mese arrivate tramite Shinystat.

 

Gite Tangeri: la so!

Se vi trovate a soggiornare a Tangeri, porta d’Africa tra Mediterraneo e Atlantico, è assolutamente da non perdere un’escursione ad Asilah, splendida cittadina di mare a soli 45 chilometri, dimora di artisti e letterati e sede di diversi festival culturali. La medina (centro storico) è perfettamente tenuta, con il bianco e l’azzurro come colori dominanti. Sempre sullo stesso versante, consiglio una gita alle mitiche Porte d’Ercole e in particolare alle Grotte che portano il nome dell’eroe. Emozionante la visione dell’Oceano da una spaccatura che ha la forma dell’Africa.

A pochi chilometri di distanza c’è una bella spiaggia (di cui non ricordo il nome, ma c’è anche un bar che vende panini farciti di patate fritte, lo consiglio): fare il bagno nell’oceano è un’esperienza, l’acqua è spumeggiante e le onde sono alte due metri. Io ci ho passato un pomeriggio e il 90% dei bagnanti erano uomini, quasi tutti ragazzini impegnati in estenuanti sfide calcistiche. Le donne tutte vestite e velate, solo tre ragazzine erano in costume (intero) e per fare il bagno si sono messe un pareo sui fianchi. Turisti: solo il mio gruppo.

Tornando invece sul versante Mediterraneo di Tangeri, a circa un’ora di macchina (60 chilometri) c’è Tetouan, città dall’architettura moresca, sede di un bel Palazzo Reale. Il suq è immenso e decisamente incasinato, genere mercato delle pulci. Vale molto di più una visita un’altra cittadina, Chefchaouen, a 125 km da Tangeri (quindi un’altra ora di viaggio da Tetouan), nel mezzo delle montagne del Rif e della produzione del Kif (=hascisc). Ancora ignorata dai grandi circuiti turistici, Chaouen (come la chiamano i locali) ha un’architettura intatta (protetta dall’Unesco) e vanta anche un funduq, ovvero un caravanserraglio, l’unico che finora ho visto “dal vivo”. Non molto affascinante: in pratica è il cortile di alcune macellerie, con galline vive che corrono da tutte le parti e galline morte penzolanti sui muri. Sempre meglio di certe nostre piazze medievali deturpate da banche e negozi in franchising...

 

Hammamet ottobre caldo o freddo: la so!

Io ci sono stata più o meno in questo periodo, tra fine settembre e primi di ottobre, e il clima era ideale: massime sui 22-28 gradi, minime sui 18, sereno stabile. E’ stato il mio primo contatto con il mondo arabo, nel 1995, grazie a un viaggio regalato da un parente che non ci poteva andare. Craxi non ci dimorava ancora stabilmente ma là era una potenza: vidi con i miei occhi uomini della guardia presidenziale presidiare la sua villa. La medina di Hammamet è molto carina, piccola ma ben tenuta. La latitudine è più o meno quella del sud della Sicilia, quindi l’autunno è mite. Da evitare (mi dissero) gennaio e febbraio, i mesi più freddi e piovosi dell’anno.

 

Novembre Sharm 2004 tramonto sole: la so!

La mia prima volta a Sharm el Sheikh è stata a fine novembre 2003, e credo che l’ora del tramonto non cambi... Diciamo che verso le 16.30 si fa fatica a stare in spiaggia, ecco. Io cercavo di fare l’ultimo bagno verso le 15, per snorkelare almeno tre quarti d’ora e non soffrire il freddo all’uscita. Ah, attenzione: io parlo di ora locale, mentre in molti villaggi vige l’ora italiana, quindi dovete calcolare il fuso orario. E molto dipende anche dalla posizione del villaggio: su certe spiagge dello Sheraton, ad esempio, l’ombra viene prima perché... l’hotel è molto alto! Oppure dipende dalla vicinanza delle montagne: anche al Domina (Coral Bay) il sole tramonta presto.

 

Superstizioni arabe: be’, dipende...

E’ un po’ vago, come chiedere: quali sono le superstizioni italiane? Me ne vengono in mente alcune, soprattutto del Marocco, dove la religione, la tradizione e le credenze popolari convivono, proprio come nel nostro meridione. Ma – secondo etica professionale – vorrei prima verificarle, e tra pochi giorni incontrerò una “fonte” molto attendibile: la mia parrucchiera, marocchina di Casablanca, che si confida volentieri con me. Chissà perché...

parole di Latifah | 13:53 | commenti (18) | viaggi, tunisia, referrers, egitto, meteo, islam, mar rosso, marocco

martedì, 31 agosto 2004

Un velo

Anche l’integralismo laicista è un errore

 

Ho sempre pensato che il “divieto di velo” fosse una mossa sbagliata. Ma ora sostenere la necessità di abrogare la legge francese diventa impossibile, perché ti pone sullo stesso piano dei terroristi irakeni che la usano come “merce di scambio”. Un altro paradosso di questa guerra assurda.

 

Io sono per la libertà di ostentazione di simboli religiosi e contro questo “proibizionismo” che si trincera dietro il laicismo. Perché non è vietando alle studentesse di coprirsi il capo con l’hijab che sarà sconfitto l’integralismo islamico, anzi, si suscita esattamente la reazione opposta: scuole private separate, odio verso i “cristiani” intolleranti, e via così.

 

In gioco non c’è un pezzo di stoffa. Lo spiegava bene Tahar Ben Jelloun, scrittore marocchino e musulmano, in un intervento pubblicato ieri su la Repubblica:

 

La legge francese contro l'ostentazione dei simboli religiosi nelle scuole “è stata raffazzonata e votata in un clima di odio. Da ciò la sensazione di una legge fatta contro i musulmani. Occorreva invece spiegare ai cinque milioni di musulmani di Francia che la posta realmente in gioco quando si porta il velo è la condizione della donna, la libertà della donna quale la Francia la promuove. Perché questo è il nocciolo del problema: alcuni immigrati vorrebbero che le loro donne, le loro figlie e le loro sorelle vivessero nelle medesime condizioni dei loro concittadini rimasti in patria, rifiutano i diritti di cui godono le donne occidentali e non accettano che le loro donne ne possano trarre giovamento. Questo equivale a dire che hanno paura della libertà della donna e per mascherare questa paura si rifugiano nell'Islam”.

 

E per favore, smettetela di chiamarlo chador (che è il velo nero usato dalle iraniane) o burka (abito tradizionale delle afgane). Va bene chiamarlo “velo”, e basta. Conoscere aiuta a comprendere, e a dialogare. Anche se sembra ogni giorno più difficile.

 

Credits: grazie a Lizaveta per la foto.

parole di Latifah | 13:17 | commenti (47) | islam

giovedì, 15 luglio 2004

Una religione
Islam, generalizzare è sbagliato

 

Premetto che non sono un’esperta di Islam, tutt’altro. Ma da anni coltivo la passione per la cultura araba, ho leggiucchiato vari libri, ho parlato con diversi musulmani. Ho qualche nozione in più di altri, ecco. Però generalizzare sull’Islam è un errore, perché è come parlare in generale di religione cristiana: si va dai Testimoni di Geova ai Valdesi, passando per i seguaci di Mamma Ebe, tanto per dire. Allo stesso modo - mi si perdoni la banalizzazione - esistono diverse interpretazioni del Corano. Io non l’ho letto tutto (come non ho mai letto l’intera Bibbia), ma ne conosco diverse parti. E i problemi nascono con l’interpretazione letterale della parola del Profeta Maometto: dal jihad, alla poligamia, al velo per le donne. E’ sempre, comunque, un problema di interpretazione. Anche di un versetto come questo, che preso singolarmente ha un significato spaventoso, per i non musulmani:

"…Combattano dunque sul sentiero di Allah, coloro che barattano la vita terrena con l'altra. A chi combatte per la causa di Allah, sia ucciso o vittorioso,daremo presto ricompensa immensa". (Corano, 4, 74)

Jihad letteralmente significa "sforzo", "impegno", ma non indica soltanto lo "sforzo militare", ovvero la guerra santa, che è comunque intesa solo come "difesa". Il problema nasce dunque da cosa si considera "attacco"… ma il mio Caravanserraglio non è il luogo per affrontare un tema così delicato.

Anche sul velo ho le mie idee, e sono capace di difenderle strenuamente. Io sono per la libertà individuale, anche per quanto riguarda i simboli religiosi. Se non è un obbligo, il velo lo accetto e lo rispetto. Anche a scuola, anche negli uffici pubblici. Recita il Corano:

"... Oh Profeta, dì alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, così da essere riconosciute e non essere molestate..." (33, 59)

"... Di' alle credenti di abbassare i loro sguardi e di essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti (zinetahunna), se non quello che appare; di lasciare scendere il loro velo (bi-khoumourihinna) fin sul petto e non mostrare ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. (24, 30-31)

Be’, sapete cosa dice San Paolo, nelle lettere ai Corinzi?"... Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poichè è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuole mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi allora si copra..."


Casablanca, Moschea Hassan II
Donna in djellaba lilla
Domenica 11 luglio 2004, ore 9

Anche nella mia brevissima permanenza a Casablanca e Rabat ho dovuto sopportare battute volgari dei miei compagni di viaggio, i tipici luoghi comuni "occidentali" sul velo, sulla condizione della donna, sulle tradizioni. Ma non è erigendo muri, reali e virtuali, che si può affrontare la questione islamica. Occorre percorrere la strada della cooperazione, dell’integrazione e della convivenza, per arginare l’integralismo, che è soprattutto figlio della povertà e dell'ignoranza: in Marocco il 65% della popolazione è analfabeta. E la predica del Venerdì dell’imam della moschea di Casablanca - mi ha riferito il giornalista francese con cui ho chiacchierato a lungo, sabato sera – è spesso l’unica fonte di informazione a disposizione di decine di migliaia di fedeli: che proprio di recente si sono sentiti dire che "le donne devono smettere di lavorare e stare in casa, perché questo è il volere di Allah". E’ la reazione conservatrice al nuovo codice di famiglia varato pochi mesi fa dal Re Mohamed VI.

Insomma, è una strada lunga e piena di ostacoli. Ci vorranno ancora sei secoli, forse: gli stessi che separano Gesù e Maometto.

P.S. Scusate la riflessione lunga e noiosa. L'ho scritta soprattutto per me. Poi, tornerò ad argomenti più leggeri...

parole di Latifah | 15:00 | commenti (25) | islam, marocco, araberie

grazie a squidfingers x gli sfondi (background)