[Caravanserraglio]
Pensieri, parole, opere e... viaggi (reali e mentali) di Latifah
 











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Smettiamola!







sabato, 01 marzo 2008

Un libro ansiogeno

Strada Provinciale Tre di Simona Vinci

Ha cominciato camminando, poi ha accelerato, passi sempre più lunghi, rapidi e contratti. Uno di seguito all'altro.

Nelle prime 50-60 pagine non succede praticamente nulla. C'è questa donna che corre lungo la Trasversale di Pianura. Forse scappa da qualcuno, o da qualcosa. E tu continui a leggere perché ti dici: ok, adesso succederà qualcosa, no? Però hai il fiatone anche tu, come quella donna che fugge, da chissà cosa e da chissà chi. E ti viene l'ansia.


"Di cos’altro ci si può vergognare? Solo di essere poveri. Questa è la vergogna, l’unica rimasta: la povertà… nessuno più si vergogna di essere ignorante, maleducato, cattivo… crudele, incapace di pietà".

Poi, sì, in effetti qualcosa succede. Più cose. L'ansia diventa incertezza ma anche schifo. E quella donna - ma come avrà fatto a ridursi così? - incontra persone, "reietti" come lei, almeno all'apparenza. Un immigrato, un vecchio, una negra (sic). E poi cominciano a succedere tante, troppe cose. E il finale arriva un po' affrettato.

Però devo ammettere che a me la scrittura di Simona Vinci piace. La definirei "finta sciatta".

Un punto di forza di questo romanzo è la trasposizione dell'accento russo e della lingua "creola" di due dei co-protagonisti. In questo la Vinci ha fatto davvero un ottimo lavoro.

Infine, una curiosità: questo romanzo appare come work in progress proprio su Splinder. Infatti la scrittrice della "scuola bolognese" ha aperto un blog nel pieno della creazione di "Strada Provinciale Tre". Era l'8 agosto 2006 e nessuno, per parecchi post, se ne accorse. Ora è interessante andare a curiosare come è nata e si è sviluppata l'idea.

Be', le mie letture del 2008 sono cominciate abbastanza bene, dai.

Voto: 7,5

Della stessa autrice ho letto: Dei bambini non si sa niente; In tutti i sensi come l’amore; Brothers and sisters.

parole di Latifah | 11:20 | commenti | bologna, letture2008

domenica, 19 marzo 2006

Un'esperienza

Shopping del sabato pomeriggio, alla scoperta di H&M

Metti un sabato pomeriggio che non lavori e il tuo fidanzato è andato a sciare. Che fai? Un giro in centro per un po' di sano window shopping. Anche perché ci sono un paio di negozi nuovi da sperimentare.

Il primo è il nuovo punto vendita di Sephora. E' in via Farini, al posto dell'antica libreria Cappelli, dove il sabato pomeriggio di 30 anni prima andavi con tuo padre, appassionato di saggi di storia. Entri e ammiri gli scaffali alti fino al soffitto, con profumi al posto di volumi d'arte. Sali le vecchie scale in legno e trovi un nail point, dove una ragazza è impegnata in una seduta di french manicure. Fai un rapidissimo dietro-front, scartando crocchi di commesse impegnate a confabulare tra di loro.

Poi ti dirigi verso piazza Maggiore, ma eviti via D'Azeglio, che a quest'ora il sabato è affollata come un supermercato. Allora percorri via Val D'Aposa, e ti accorgi che il cestaio dove ti piaceva andare tanto tempo fa, quando stavi mettendo su casa per la prima volta, c'è ancora, ma ora vende soprattutto "delicatezze alimentari", come tisane inglesi e marmellate austriache. Costeggi la Questura, dove una quindicina d'anni prima muovevi i primi passi nel giro di "nera", e ti dirigi all'Upim di via Ugo Bassi, dove una decina d'anni prima, un pezzo alla volta, hai acquistato quasi tutto il tuo corredo di pentole e accessori vari per la cucina. Compri un mascara, una matita per gli occhi e un paio di calze primaverili. La sera, tornata a casa, ti accorgerai che gran parte di quel corredo non l'hai più: è rimasto nella vita precedente.

Con quel sacchetto dell'Upim in mano, di cui ti vergogni un po', decidi di passare per via Montegrappa per puntare verso via Indipendenza. Incontri una coppia di amici: anche loro fanno parte della tua vita precedente. Due chiacchiere di prammatica, mentre sbirci la fila davanti a H&M, il colosso svedese (lo chiamano l'Ikea dell'abbigliamento) che ha aperto il giorno prima nella palazzina liberty che fu sede dello storico Caffè Majani, quello della scorza di cioccolato e dei cioccolatini Fiat. Ed è questo il secondo negozio in cui curiosare. Saluti quella coppia, un altro pezzo del tuo passato, e ti metti in coda, tenuta a bada da un palestrato che fa la security. Manco ci fosse Stella McCartney in persona nel negozio.

Quando è il tuo turno, entri e affronti l'esperienza. Quattro piani stipati di magliette e abituzzi a buon mercato e di bassa qualità. Vedi signore e ragazzotte che si accapigliano per entrare prima nei camerini: l'attesa media è di mezz'ora. Sali tutte le scale fino all'ultimo piano, non trovi neanche un capo che attiri minimamente la tua attenzione finché non arrivi al reparto di intimo. Compri un set di cinque slip di Snoopy di colori diversi a 9,90 euro. Sei un po' indecisa sulla taglia: alla fine opti per un USA4-EUR34 e speri che sia più o meno una Small. Più tardi, tornata a casa, scoprirai che avresti avuto bisogno di almeno due taglie in più.

E pensi che nemmeno le taglie sono più quelle di una volta.

parole di Latifah | 17:08 | commenti (15) | bologna

sabato, 31 dicembre 2005

Una passeggiata a mezzanotte

Padrona della città

Sono indecisa se chiamare un taxi per tornare a casa. E’ da poco passata la mezzanotte, Bologna - mi dico - non è il Bronx, a piedi ci metterei poco più di 20 minuti, in fondo devo solo attraversare una zona del centro piuttosto tranquilla... così, uscita dal portone, decido di avviarmi a piedi. Tiro su il cappuccio del giaccone per proteggermi, non solo dal freddo, e mi incammino per via Saragozza.

La serata è stata piacevole: cena con menù indiano, chiacchiere e visione di un reportage da Bangalore. Non vedevo D. e F. da “prima”, non si erano mai fatti vivi, e io ne ero un po’ risentita. Ma forse è giusto così, perché sono amici “suoi” più che miei. Eppure avevo una voglia pazza di rivedere il piccolo T., quel bimbo arrivato da lontano che con loro è nato per la seconda volta. Così una sera ho preso carta e penna e ho scritto loro una lettera. Aspettavano che fossi io a fare il primo passo...

Sono indecisa su quale direzione prendere. Meglio una strada più breve, ma un po’ buia, o un giro più lungo ma su direttrici più frequentate? Decido per la via più lunga ma più sicura, almeno all’apparenza. Perché Bologna non è il Bronx, ma si può essere aggredite anche in pieno giorno, sotto l’ufficio, come è successo ad una mia collega. Io ero al suo fianco, tra me e lei lo scippatore in moto ha puntato lei. E’ caduta, ha sbattuto la testa, ricovero in ospedale, tre mesi di prognosi per trauma cranico. Cerco di non pensarci e proseguo per la mia strada, tranquilla, senza accelerare il passo.

Arrivo in piazza san Domenico, bellissima anche di sera. Non c’è nessuno in giro a piedi, incrocio giusto un paio di auto. Evito l’acciottolato, così scomodo con i tacchi, e costeggio un lato della piazza fino a una traversa che mi porta in via Santo Stefano. Qua e là occhieggiano luminarie di Natale, che riscaldano il rosso dei palazzi. Imbocco via Castiglione, e al liceo Galvani noto che stasera non ci sono i barboni addossati al muro, mucchi di cartoni per proteggersi, non solo dal freddo.

E mi accorgo che non sto pensando più alla cena, alle chiacchiere, ai fantasmi del passato. Guardo dritto di fronte a me. Mi dirigo verso casa con passo sicuro. Il traguardo ormai è vicino.

Non ho più indecisioni. Mi sento padrona della città. Soprattutto, mi sento padrona di me stessa, della mia vita.

Peccato che quella passeggiata notturna mi abbia regalato un super-mega-raffreddore... Ma non è grave: il programma era di stare in casa io e lui, da soli, e così stasera faremo. E il conto alla rovescia lo scandirò con gli starnuti...

A tutti voi, auguri per un 2006 sereno e ricco di belle parole, lette, scritte e ascoltate!

parole di Latifah | 13:24 | commenti (8) | bologna, personale

venerdì, 02 dicembre 2005

Una nuova libreria

E la pila sul comodino si alza…

Non so se capita anche a voi, quando fate la spesa al supermercato, di curiosare nei carrelli altrui. Dai prodotti acquistati ci si fa un po’ un’idea dell’acquirente: se è single, sposato/a con figli, se ha animali domestici ecc.ecc. A volte vengono anche delle idee su menù diversi dal solito, oppure si scoprono prodotti per la casa di cui si ignorava l’esistenza. Ma quando vedo spuntare una copia di Siddartha o del Codice da Vinci, in mezzo a salami e dentifrici, ecco, mi viene un po’ di tristezza…

Sì, io sono una di quelle con la puzza sotto il naso: i libri si comprano in libreria. Meglio ancora – e mi capita sempre più spesso – se in occasione di una presentazione con l’autore. Il problema è che sta aumentando la schiera di miei amici e conoscenti grafomani (uso quest’espressione con affetto). Così, il mio comodino è ricoperto di volumi autografati ancora da leggere: da Delitti per le feste di Maurizio Matrone e Stefano Tura a Bodhi Tree di Alfredo Colitto, da Andrea Pazienza. I segni di una resa invincibile di Rudi Ghedini fino al corposo Fez, struzzi & manganelli. I migliori giallisti italiani raccontano il ventennio fascista a cura di Gian Franco Orsi (ma questo l’ho già cominciato). E solo per citare gli acquisti più recenti.

Ma la pila sta per aumentare. Infatti la scorsa settimana è uscito il primo romanzo di un caro amico, Matteo Bortolotti: si intitola Questo è il mio sangue, edizioni Colorado Noir-Mondadori. Ho bucato la presentazione ufficiale per motivi di lavoro, ma conto sull’acquisto con relativo autografo già per domani pomeriggio.

L’occasione è un “lieto evento”: apre infatti una nuova libreria, nel centro di Bologna. Si chiama Trame, l’indirizzo è via Goito 3/c (a due passi da via Indipendenza). L’appuntamento è a partire dalle 18 di sabato 3 dicembre, con brindisi, musica dal vivo e – se siete abbonati a Radio Città del Capo – c’è anche lo sconto del 10%. Quasi come al supermercato. Anzi, decisamente meglio.

parole di Latifah | 12:42 | commenti (25) | bologna, letture2005

sabato, 12 novembre 2005

Una rabbia

La genesi della rivolta delle periferie

Tutto comincia il 27 ottobre, proprio il giorno del nostro arrivo a Parigi. Quella sera, mentre noi entriamo alla Gare d’Orsay per ammirare gli impressionisti, a Clichy Sous Bois due ragazzi di 15 e 17 anni muoiono folgorati (il termine francese è ancora più agghiacciante: électrocutés) in una cabina elettrica dove si erano rifugiati per sfuggire ai poliziotti che li inseguivano per un tentato furto in un cantiere. La sera stessa, nella cittadina a 15 km a est di Parigi, 200 giovani scendono in strada e sfogano la loro rabbia incendiando 23 auto e compiendo atti di vandalismo in un centro commerciale e in alcuni edifici pubblici (municipio, posta, scuola).

Ecco, tutto è cominciato così. Con una reazione rabbiosa a un episodio gravissimo, come la morte di due adolescenti, all’inizio negato dalle autorità: la prima versione dava infatti la polizia in arrivo sul posto dopo la notizia della morte dei ragazzi, e non prima.

Quello che mi chiedo io, anche guardando le 50 immagini della galleria fotografica pubblicata da Repubblica.it, è: dov’era sepolta tutta questa rabbia? Questo drago che percorre e incendia tutta la banlieu parigina, dove ha dormito per tutti questi anni? E qual è, il vero bersaglio di questa rabbia collettiva? Ma soprattutto: c’è un bersaglio, o è soltanto uno sfogo senza altri obiettivi? Un puro, gigantesco urlo di odio incondizionato.

Non ho risposte, e non sta a me rispondere. Anch’io ho la mia rabbia, piccola piccola, un draghetto assopito che si sta svegliando. Ma al massimo oggi risponderò male a qualcuno, o piagnucolerò un po’. Poi, mi basterà qualche coccola, stasera, per ritrovare il sorriso.

Ecco, forse bisognerebbe "coccolare" le periferie urbane degradate... Era anche nel programma elettorale di Cofferati, che intendeva fare di Bologna "una città affettuosa". Finora non ci è riuscito molto bene.

Aggiornamento

"Bologna come Parigi". Questa una delle scritte comparse nella notte tra sabato e domenica in città. Ne dà conto Repubblica.it nell'ambito di un resoconto sull'ultima notte di scontri in Francia e in altri Paesi.


Questo il testo dell'articolo:
"Bologna come Parigi" e "La rivolta è necessaria, solidarietà ai 'casseurs' parigini". Due scritte, dietro il rogo di un cassonetto che però ha seguito e preceduto altri incendi apparentemente isolati scoppiati nella notte nel capoluogo emiliano, richiamano le violenze urbane che stanno sconvolgendo le banlieue della capitale francese, anche se non si esclude il gesto di emulazione o anche il tentativo di burla.

Ok. Penso anch'io che si tratti di emulazione.
Come per i sassi dal cavalcavia, come per le lettere all'antrace, come per le bottiglie avvelenate. Però gli incendi ci sono stati, le scritte pure, e la parola casseurs non mi fa pensare a un burlone qualsiasi. Forse Prodi, quando ammoniva che "è solo questione di tempo, la rivolta arriverà anche da noi", non sbagliava. Ma tanto non c'è da preoccuparsi: sta per arrivare la "casa per tutti"...

parole di Latifah | 12:13 | commenti (8) | pensieri, bologna, parigi, notizie

lunedì, 07 novembre 2005

Una tavola rotonda (virtuale) sulla legalità

Tre blogger a confronto

Se siete curiosi di sapere cosa ne penso io di Cofferati, della legalità, degli sgomberi sul Lungoreno, dei lavavetri ecc.ecc., e non avete niente di meglio da fare, potete andare a leggere qua. Quelli di Ciccsoft hanno infatti interpellato (via e-mail) alcuni blogger bolognesi sul tema.

Oltre alle mie risposte, ci sono anche quelle di Simak-Notuno e di Adayinthelife. Ed è curioso vedere che, più o meno, all'insaputa l'uno degli altri, abbiamo espresso gli stessi concetti...

(Che poi, ogni tanto, e purtroppo sempre più di rado, noi tre ci si veda per una cenetta e due chiacchiere, è del tutto ininfluente... A proposito: a quando la prossima uscita, régazz?)

Semplificando: nel merito, posso dirmi "abbastanza d'accordo" con Cofferati. E' il metodo che è sbagliato. E lo dimostra anche l'atmosfera "esplosiva" che si vive in città negli ultimi giorni...


Aggiornamento

Sul "caso Cofferati" segnalo il post di Beppe Grillo che contiene anche la replica di Sergio Cofferati, arrivata oggi via commento (alle 13.51) e poi pubblicata anche nel testo del post.

Parole, parole, parole... (oppure, in una parola, fuffa).

parole di Latifah | 12:13 | commenti (12) | pensieri, bologna, blog, notizie

lunedì, 26 settembre 2005

Una passeggiata

Nel cuore della città

Esco di casa alle 9. L’aria è frizzante, ma piacevole. Indosso un paio di pantaloni neri e una maglia di viscosa, con un blazer di fresco di lana, grigio, vecchio di una dozzina d’anni: uno dei pochi capi che ho salvato nella cernita pre-trasloco, con cui ho eliminato circa due terzi del mio guardaroba.

Mi incammino di buon passo per via Santo Stefano, poi imbocco via Farini: quasi un chilometro di portici. Mi specchio nelle vetrine e mi piaccio. Che bella, Bologna, in questa stagione.
Passo davanti ad un piccolo supermercato. Controllo gli orari: è aperto anche la mattina dei giorni festivi, buono a sapersi. Anche se, nelle ultime settimane, spesso la domenica mattina mi sveglio in un’altra casa, in un’altra zona, lontana dal centro…

Giro per via D’Azeglio, la mia strada preferita. Sarà che è pedonale, sarà che ho lavorato in questa zona per sei anni, ma qui mi sento a casa.
Un salto in un ufficio per una pratica: non c’è fila, me la cavo in 5 minuti. L’impiegata è gentile e quasi sorride. Sorrido anch’io, nonostante i 60 euro che devo sborsare.

Al ritorno cambio itinerario. Attraverso piazza Maggiore, inondata di sole e di silenzio, qualche turista seduto sui gradini di San Petronio o ai tavolini dei bar all’aperto, i crocchi di anziani che discutono di Cofferati e Berlusconi.
Percorro il portico del Pavaglione, evitando di guardare i negozi: nella mia casa puffa non può entrare neanche uno spillo, il mio armadio scoppia e il conto corrente singhiozza. Però mi concedo la colazione da Zanarini, un bar in cui non ero mai entrata perché è un po’ da fighetti, insomma, uno di quei locali che preferisco evitare. Caffè e brioche, 2 euro. Però i baristi sono sorridenti e professionali, qualità ormai rare.

Arrivo in ufficio, dopo una settimana di ferie trascorsa a inscatolare tutto ciò che possiedo. Una sorta di inventario della mia vita. Ogni sera tornavo a casa esausta, con il solo desiderio di entrare in doccia. Temevo di avere addosso ricordi e rancori… Invece no: solo polvere, tanta. Un getto d’acqua calda, e via.

Anche il futuro, oggi, mi sorride.

parole di Latifah | 12:03 | commenti (9) | bologna, personale

venerdì, 14 gennaio 2005

Un disco
Skiantos – La krema 1977-2002
“Largo all’avanguardia
pubblico di merda
tu gli dai la stessa storia
tanto lui non c’ha memoria”
 
 
 
Inauguro oggi la nuova sezione “Ascolti” con il primo cd che è entrato in mio possesso nel 2005: “La krema 1977-2002” degli Skiantos. Un regalo di una collega che nemmeno conosceva la mia passione per Freak Antoni e compagni. Un amore adolescenziale, tanto che se devo pensare al disco che ho ascoltato di più in quegli anni, è proprio il loro primo LP, “Monotono, un 33 giri di vinile giallo.
 
Per apprezzare gli Skiantos, forse bisogna aver vissuto alla fine degli anni ’70 a Bologna. Non tanto il periodo più caldo del ’77, quello di Radio Alice, degli scontri, dell’uccisione di Francesco Lorusso, l’11 marzo, e del raduno degli autonomi, a settembre (anche se è in quell’humus che anche gli Skiantos sono nati). Io ero troppo piccola, allora.
 
Invece me lo ricordo bene, il mitico concerto di Bologna Rock, il 2 aprile 1979. Avevo già una cassetta degli Skiantos, Inascoltable (la si trovava solo al mercato della Piazzola o ai concerti), ma anche alcuni 45 giri di gruppi come Wind Open e GazNevada, nonché una bella cotta per Andy J. Forest, armonicista e bluesman poi approdato al cinema (anche se in film discutibili) e alla scrittura. Non era il mio primo concerto, ma di sicuro è quello che mi è rimasto più impresso di quegli anni, perché era come vivere un evento, piccolo forse, ma che per me rappresentò un momento di crescita. Non avevo ancora 14 anni... ed ero lì, in mezzo a migliaia di persone, a ballare (e a sballare?), mentre gli Skiantos cucinavano spaghetti sul palco invece di suonare (ne ha parlato anche Enrico Brizzi, e c’è persino chi si è ispirato a quell’episodio per il titolo del proprio blog).
 
Quella breve epoca, per me (e per Bologna) spensierata, si è conclusa con un altro concerto storico: quello dei Clash in piazza Maggiore. Era il primo giugno 1980. Poi, dopo nemmeno un mese, la strage di Ustica. Ancora poche settimane, ed è scoppiata la bomba alla stazione. E così sono cominciati gli anni Ottanta.

 

 
 

parole di Latifah | 12:03 | commenti (16) | bologna, ascolti, personale

domenica, 01 agosto 2004

Un anniversario

Bologna, sabato 2 agosto 1980, ore 10.25

85 morti
200 feriti
Nessun mandante

 

Quella mattina ero al mare. Lo seppi verso l'ora di pranzo. Stavo tornando a casa, a piedi, e per strada incontrai un amico: "E' scoppiata la stazione di Bologna", mi disse. Si pensava ancora all'esplosione di una caldaia. Ricordo che mi precipitai a casa, c'era la tv accesa, mia madre sapeva già tutto. Cominciarono le telefonate ad amici e parenti, per capire se qualcuno mancava all'appello.

E voi, ricordate dove eravate quel giorno, e come avete saputo della notizia?

Per non dimenticare

parole di Latifah | 22:30 | commenti (34) | bologna, personale, notizie

domenica, 06 giugno 2004

Un segnale


Il 12 e 13 giugno a Bologna va in scena la sfida tra il sindaco uscente, Giorgio Guazzaloca, sostenuto dal centrodestra, e l’ex segretario nazionale della Cgil, Sergio Cofferati, per il centrosinistra (più altri cinque candidati da zero virgola…). I sondaggi danno in vantaggio il "cinese" (così detto per gli occhi a mandorla), ma ci sono ancora tante variabili che potrebbero spostare voti fondamentali verso il "macellaio". In particolare, se si dovesse arrivare al ballottaggio, il Guazza potrebbe avere chance di rimontare sul Coffy. Lo scontento in città per l’attuale Giunta comunale è evidente, ma molti non hanno gradito il candidato "non bolognese", quindi margini di incertezza ci sono.

Io la mia idea ce l’ho, ma non sono qui per fare propaganda. La mia riflessione di oggi riguarda un cartello stradale. Ci passo davanti spesso, e ogni volta mi chiedo:
"Ma è il nome di una strada, o un auspicio?" 



Poi oggi ho percorso a piedi questa viuzza della periferia bolognese, e ho notato che qualcuno ha completato il mio pensiero, con una semplice scritta a pennarello:



E ora, aspettiamo il responso delle urne…

parole di Latifah | 16:49 | commenti (23) | bologna, notizie

grazie a squidfingers x gli sfondi (background)