[Caravanserraglio]
Pensieri, parole, opere e... viaggi (reali e mentali) di Latifah
 











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Smettiamola!







lunedì, 31 luglio 2006

Una curiosità

Canzoni mondiali

Ieri sera, in attesa di digerire la pizza, si guardava MTV. Un programma più o meno intitolato "Hitlist Italia", condotto da un ragazzotto che passava di lì (altrimenti non si spiega cotanta inettitudine).

Al quarto posto, nella classifica dei singoli (basata non so su quale criterio), c'era una canzoncina di tale Gnarls Barkley, "Crazy", con un video furbetto ma intelligente: non il solito basato su ragazze sculettanti, bensì sulle macchie di Rorschach. Non male.

Si arriva quindi sul podio.

Terzo posto: "Cuore azzurro" dei Pooh.
(I Pooh? Esistono ancora??? E hanno fatto addirittura l'inno per la nazionale di calcio???)

Secondo posto: "Sei parte di me" dei Zero Assoluto.
(Nomen omen...)

Primo posto: "Siamo una squadra fortissimi" di Checco Zalone.
(No comment: basta il video)

Per fortuna non ascolto radio commerciali, ma proprio non credevo che fossimo caduti così in basso...

E già che ci siamo, mi togliete una curiosità? Da dove cavolo deriva il tormentone mondial-calcistico po-po-po-po-po? Così potrò partire per le ferie informata, e serena!

Aggiornamento
Grazie a buonaidea e a wikipedia, ho imparato un sacco di cose sul tormentone mondiale. Tutto nasce dalla canzone "Seven nation army" dei The White Stripes. E fin qui ci siamo.
Ma come quella canzone, nata come sberleffo allo stadio di Bruges, sia diventata prima l'inno dei romanisti, e poi degli azzurri, resta un fenomeno da tesi di sociologia delle masse...

parole di Latifah | 17:21 | commenti (9) | sport, ascolti

lunedì, 13 marzo 2006

Una canzone

Breve saggio su "Ya rayah", aspettando il Caimano

Tra pochi giorni (uscirà nelle sale il 24 marzo) sarà svelato il mistero che circonda "Il caimano", il nuovo film di Nanni Moretti. Intanto, a parte
alcune indiscrezioni uscite con il contagocce, si conosce un cartellone pubblicitario e, soprattutto, il trailer. Dura appena 82 secondi e ha, come colonna sonora, la canzone "Ya rayah" di Rachid Taha (è il rockettaro nella foto a destra). Da quel che ho capito, si tratta della versione live interpretata dai cosiddetti "tre tenori Raï", ovvero assieme a Khaled e Faudel, nell'album "1, 2, 3 soleil".

Premetto una dichiarazione di fede. Io sono una morettiana convinta: i miei preferiti sono Sogni d’oro e Palombella Rossa, ma non ne scarto neanche uno. Credo che sia il solo regista italiano contemporaneo vivente (Pasolini a parte, quindi) che sia riuscito, con così pochi titoli, a incidere contemporaneamente nella vita culturale e politica italiana. Con modi di dire come "continuiamo così, facciamoci del male", "sono uno splendido quarantenne" oppure "dì qualcosa di sinistra" ormai entrati nel linguaggio comune. Insomma, AMO Moretti, ok? E tra le caratteristiche dei suoi film che me lo fanno amare, c’è anche la colonna sonora.

Ed è proprio della canzone che fa da sfondo al trailer del "Caimano" che voglio parlare oggi. Perché io questo pezzo lo AMO da anni, da quando lo sentii per la prima volta nel 1999. E’ stato pubblicato nel 1998, brano di punta dell’album "Diwan", anche se si tratta di un remake: è una canzone shaabi (popolare) interpretata negli anni ‘60 da Abderrahmane Amrani, meglio noto come Dahmane El Harrachi (1926–1980).

Non credo che Moretti abbia scelto "Ya rayah" per le parole: è in dialetto algerino, praticamente incomprensibile anche a chi parla arabo madrelingua. Ma il testo è interessante e "politico": parla infatti di esilio. Il titolo, testualmente, significa "tu che vai", e in rete ho avuto non poche difficoltà a trovare una traduzione completa (in
questo saggio sul Raï, al paragrafo 29, ci sono alcuni versi tradotti in inglese). Più facile, invece, trovare il testo originale.

Insomma, non è una canzonetta, ma il ritmo incalzante è riuscita a imporla nelle classifiche di molti Paesi. Tra l’altro, è un ritmo tipicamente nordafricano e un po’ particolare: si chiama Karachi (l’ho studiato per la prima volta proprio una settimana fa, durante uno stage di danza araba) ed è praticamente l’unico ritmo di tabla (o darbouka) che comincia con il tak e non con il dum (per le adepte e per chi cerca informazioni via Google: è un 2/4 e si canta ta-ca DUM tak, ta-ca DUM tak;
qui potete sentirne qualche misura).

Un'ultima curiosità: stando a quanto riporta
Repubblica, "Ya Rayah" fu scelta come canzone di chiusura alla manifestazione dei Girotondi in piazza San Giovanni a Roma il 14 settembre 2002.

Perché ho scritto tutto questo? Per la precisione, direbbe qualcuno. Perché su certe cose che mi appassionano sono maniacale, aggiungo io.

E se riesco a dedicare un lunghissimo post alla parte musicale di pochi secondi del trailer, non oso pensare quando avrò visto il film…

parole di Latifah | 17:03 | commenti (10) | ascolti, araberie, visioni2006, danza orientale

venerdì, 03 marzo 2006

Una storia

In direzione ostinata e contraria

1992-2005
"Una storia sbagliata

E' una storia da dimenticare
e' una storia da non raccontare
e' una storia un po' complicata
e' una storia sbagliata.
(...)
Per il segno che c'e' rimasto
non ripeterci quanto ti spiace
non ci chiedere piu' come e' andata
tanto lo sai che e' una storia sbagliata



2006

"Canzone dell'amore perduto"

(...)
E sarà la prima che incontri per strada
che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato,
per un amore nuovo.



????
"Volta la carta"

(...)
Madamadorè sa puzza di gatto
volta la carta e paga il riscatto
Paga il riscatto con le borse degli occhi
piene di foto di sogni interrotti

Angiolina ritaglia giornali
si veste da sposa canta vittoria
Chiama i ricordi col loro nome
volta la carta e finisce in gloria
Chiama i ricordi col loro nome
volta la carta e finisce in gloria.


parole di Latifah | 16:54 | commenti (11) | pensieri, ascolti

lunedì, 05 dicembre 2005

Un covo da bloggers

Al concerto dei Baustelle

I blog servono anche a tornare in luoghi che appartengono all’adolescenza. E’ nata tutta nei commenti “off topic” ad un mio post, infatti, la serata di sabato scorso, che mi ha portato a rivarcare le soglie di un “covo” dove non mettevo piede da oltre vent’anni (sigh!): allora si chiamava Casalone e, a parte una mano di vernice nera sui muri e il nome, non è cambiato un granché.

Così, sabato sera, appuntamento con Kay e Matilde - più altri amici, blogger e no - per il concerto dei Baustelle: non li avevo mai sentiti, e – a dire il vero – non posso ancora dire di averli ascoltati. L’acustica del Covo non è quella di un teatro, senza contare l’amplificazione ridotta per motivi di vicinato, quindi rimando il giudizio dopo un futuro ascolto in cd. Comunque, il primo impatto è positivo: diciamo che mi è venuta la curiosità di conoscerli meglio. Ma non è stato un colpo di fulmine live come per i Perturbazione, ecco.

I miei gusti musicali, poi, sono un po’ particolari (per usare un eufemismo). Ieri, tanto per capirci, ho acquistato quattro cd: due antologie di brani Rai, uno di percussioni turche e uno di canti d'amore mediorientali. Il tutto dopo quattro ore di stage di danza sui ritmi del folklore arabo/egiziano (saidi, fallahi, haligi, ayub, zaffa, haggala).

Chissà perché, quando ieri sera gli ho chiesto "posso ascoltare un mio cd?", lui ha cambiato discorso: "Non ho voglia di ascoltare musica adesso, parliamo un po'..."

parole di Latifah | 15:53 | commenti (9) | ascolti

mercoledì, 14 settembre 2005

Un concerto

Grande Battiato, grandissimo Sgalambro

La prima volta che ho visto Battiato dal vivo era l’estate del 1981 o 1982, non ricordo bene. Comunque, era l’anno della sua grande affermazione, con l’album “La voce del padrone”, con hit come Summer on a solitary beach, Cuccuruccucu e Centro di gravità permanente. Sono passati oltre 20 anni, e quelle canzoni fanno ancora scatenare il pubblico, compresi ragazzi che allora non erano ancora nati. Ed è uno degli aspetti che più mi ha stupito, lunedì sera, nel tornare a vedere Battiato dal vivo in un’arena sportiva.

In questi 20 anni ho seguito altri suoi concerti, perché sì, io di Battiato sono una cultrice, ho quasi tutti i suoi cd, anzi, li avevo (spero di recuperarli dal mio ex, almeno in parte). Ma erano esibizioni al chiuso, in palazzetti o a teatro. Ricordo in particolare un concerto con un quartetto d’archi, Battiato sempre seduto ma in movimento, ad accarezzare l’aria con le mani, e sul palco anche un compassato Manlio Sgalambro, il filosofo classe 1924 che - dopo la fine del sodalizio artistico con Giusto Pio – è diventato il principale collaboratore dell’artista catanese.

Il secondo aspetto che mi ha stupito, nel concerto dell’altra sera, è proprio Sgalambro, protagonista di un paio di apparizioni memorabili. Il primo ad apparire sul palco, con passo incerto, è stato proprio lui: “Vi reciterò alcune mie liriche”, ha esordito, provocando qualche comprensibile timore nel pubblico. Poi ha attaccato a leggere, con voce profonda e bella cadenza siciliana, una composizione intitolata “Amici, non ci sono amici”, con un incipit in puro stile sgalambriano: “Il rosso marziano illumina le notti…”. Ma il finale è da colpo di scena: “Un detto greco dice: non ci sono amici. Ma che mi importa dei greci”. Applausi sinceri.

Poi sale sul palco Battiato, sessantenne con l’energia di un Liga. Canta, ma soprattutto comunica: con i gesti, i sorrisi, gli sguardi, movimenti goffi eppure aggraziati. Propone brani vecchi e nuovi, senza quello snobismo che a molti autori impone di disconoscere il proprio passato per fare puro marketing dell’ultimo disco. Così alterna perle come Stranizza d’amuri e La stagione dell’amore, a brani più recenti, come Tra sesso e castità e Il cammino interminabile. Splendidi i due versi iniziali di quest’ultima canzone:

Se vuoi conoscere i tuoi pensieri di ieri osserva il tuo corpo oggi
Se vuoi sapere come sarai domani osserva i tuoi pensieri di oggi

(Le due ernie del disco cervicali che mi tormentano esattamente da un anno devono essere la conseguenza di bruttissimi pensieri…)

Battiato non si risparmia, offre cover di Ruby Tuesday e di Impressioni di settembre, emoziona con Povera Patria (serpeggia la tentazione di salutare con il pugno chiuso…), si scatena con Voglio vederti danzare. Si riposa soltanto a metà concerto, quando il palco torna ad essere tutto di Sgalambro, che si esibisce in un successo del Quartetto Cetra, “Donna” (di Gorni Kramer). E lo fa con assoluta auto-ironia. Quasi quasi lo compro, il cd di Sgalambro… Eh sì, perché – come dice lui stesso - “un filosofo può fare tutto, anche cantare”. L’importante, comunque, è che continui a scrivere testi come La cura, la canzone più emozionante – per me - tra tutte quelle proposte da Battiato al concerto.

Perché sei un essere speciale
ed io avrò cura di te
io sì che avrò cura di te...

POSTILLA
Solo ora vengo a sapere che l'altra sera, al concerto, c'era anche "lui" (con "lei"). Lo immaginavo: tra le tante cose che abbiamo condiviso in questi 13 anni, c'è anche la comune passione per Battiato.
Nella folla, non ci siamo incontrati. Per fortuna, o forse no. In fondo, sarebbe stata un'occasione per una doppia presentazione...

Nella voce di un cantante
si rispecchia il sole
ogni amata ogni amante.

Strani giorni viviamo strani giorni...

parole di Latifah | 19:14 | commenti (14) | ascolti

giovedì, 25 agosto 2005

Un concerto

Metti una sera di fine estate due blogger a Reggio Emilia

Tutto comincia una sonnecchiosa sera di metà luglio, in un giardino punto di ritrovo dell’estate bolognese. Sul palco, una band di quelle che ti dimentichi subito. kAy mi passa il suo ipod: "Ti voglio fare ascoltare un pezzo".

Play. Breve introduzione musicale. Parte il recitato: "Ho fatto l’esame di seconda elementare nel 1975. Il socialismo era come l’universo: in espansione". Rimango folgorata. kAy conferma: "Succede a tutti: al primo ascolto, o li ami o li odi". Conosco così il gruppo reggiano Offlaga Disco Pax e il loro cd "Socialismo tascabile", che diventa la mia colonna sonora dell’estate, in ufficio e sul mio nuovo lettore mp3.

Ieri sera, io e kAy affrontiamo l’A1 per una trasferta blog-musicale: alla Festa de l’Unità di Reggio Emilia c’è un concerto degli Offlaga, non possiamo mancare. Al primo stand mangereccio acchiappo una piada con salsiccia (3,70 euro per un pezzetto sbruciacchiato di carne in un’ostia insipida: non esistono più i cuochi-compagni di una volta…) e una birra italiana in lattina (3,50 euro, ammappete! Però ci sta, se serve per mandare a casa il Cav.).

Un’occhiata veloce al Liga-Point, zeppo di memorabilia tra lambrusco, popcorn e dischi d’oro in vista del mega-evento del 10 settembre (i palchi sono da scenografia di Spielberg, ve lo assicuro), poi entriamo nell’arena "underground". Ci accolgono un paio di esponenti della fauna locale con uno scontato "ciao, belle!" (a girare con kAy l’abbordaggio è assicurato…). L’approccio si ripeterà alle due di notte: i tipi cambiano, il saluto è sempre quello (nella bassa reggiana si vede che hanno poca fantasia e si ispirano ad antichi inni resistenti). Da segnalare, però, anche un: "Ma chi sono queste due bionde dall’aspetto nordico che conversano con te?", detto al cantante degli Offlaga (mitico Max, solo tu puoi sapere chi è Tatò!) da un sedicente discografico armato di immancabile lambrusco ("la bottiglia me l’ha regalata il Liga, non me ne separo mai". E io penso: spero che si cambi le mutande con maggiore assiduità).

Sul palco sale la prima indie-band della serata: i torinesi Disco Drive. Pum-pum-pum, il mio stomaco deve ancora digerire l’ostia salsicciata e consiglia di allontanarsi dalle casse. Saranno 20 anni che non vado a un concerto rock, i miei timpani non sono attrezzati per attutire il frastuono. Meglio andare al bancone: caiprinha (bicchiere pieno per tre quarti di ghiaccio amaro), 5 euro. Versiamo l’obolo alla causa.

Tocca alla seconda band: i Perturbazione (hanno anche un blog: chi non ce l'ha, ormai?). Sono un po’ prevenuta, mi aspetto qualcosa tipo zung-tang-sdang, e invece il genere sta tra i Negramaro e i Tiromancino (forse il paragone perturberà la band, ma io la penso così). A metà del secondo brano kAy si fionda al banchetto e compra l’ultimo loro cd (ne hanno già quattro all’attivo). Non hanno ancora finito la canzone che anch’io decido l’acquisto: opto per il cd precedente, per diversificare. Il cantante è un vero animale da palcoscenico. Alla fine lo abbordo (io, stavolta: ad andare con gli zoppi…) per un autografo e si rivela o dislessico o ubriaco perso: si schermisce ai miei complimenti e scarabocchia qualcosa che interpreto come un "Tommi thanxalot" sul cd (scopro poi che si chiama Tommaso Cerasuolo).  

Finalmente tocca a loro: gli Offlaga (blogger pure loro). Ormai posso recitare il loro socialismo tascabile a memoria: un mix della mia infanzia e della mia adolescenza tra i primi anni ’70 e i primi ’80, con una forte dose di nostalghia di comunismo all’emiliana, tra il busto di Lenin a Cavriago, la boccia delle ciungam con le palline colorate, il quartiere dove il Pci prendeva il 74% e la Dc era al 6%. Torno a casa alle tre di notte con un feticcio nella borsa: un pacchetto di wafer Tatranky, proveniente direttamente da Praga, e un involucro di una wrigley al gusto cinnamon. Tutto il resto è desistenza.

(Probabilmente avrete capito poco o niente di questo post. Ma l’importante è che mi sono divertita, proprio tanto. Appuntamento con gli OfflagaDiscoPax il 30 settembre all’Estragon di Bologna: e chi non c’è, è un neocentrista...).

parole di Latifah | 17:54 | commenti (17) | ascolti, blog

venerdì, 08 luglio 2005

Un giorno dopo

E' necessario...

Il
7 luglio 2005 non passerà alla storia come giorno del mio 40esimo compleanno.
E' come se i fatti tragici di Londra mi avessero ricordato che io sono piccola piccola, e le mie gioie, come i miei dolori, sono del tutto insignificanti. Un ridimensionamento che è sempre bene tenere a mente.

Vi ringrazio tutti per i commenti, i messaggi, le mail e gli sms. O anche solo per aver letto quel "bignami" della mia vita. L'avevo buttato giù la sera prima, tutto d'un fiato, senza alcuna velleità. Ma è stato un esercizio molto utile a me stessa.

Ieri sera, poco prima di uscire per cena, ho ascoltato una canzone dei Tiromancino. L'avevo sentita soltanto una volta, il primo maggio. E mi ha colpita perché rappresenta l'ideale prosecuzione del mio post di ieri.

Ve la dedico, come ringraziamento, in attesa di trovare il tempo per venirvi a trovare uno ad uno...

Io so che non è facile
riuscire a proiettarsi nel futuro
immaginando come sarà
la vita andando avanti;
le scelte che farò
saranno sempre più importanti
dei dubbi che ho
che oggi sono ancora tanti.

E’ necessario che io sia coerente con me stesso
per dare il peso giusto e un senso a tutto il resto
ed è importante che non faccia cose in cui non credo
per non confondermi e dover tornare indietro...
e’ necessario, è necessario...

Oggi è un nuovo giorno
e se vorrò potrò passarlo meglio,
guardando verso il sole
cercando il tuo sorriso al mio risveglio;
non so cosa farò
non mi farò troppe domande,
so solo che vivrò
e questo forse è più importante... 

  
  

parole di Latifah | 20:32 | commenti (7) | ascolti, personale

lunedì, 23 maggio 2005

Un tormentone

Peggio di una catena di santantonio

Adayinthelife mi ha passato la prinz.
(Ma ero stata "nominata" anche da Massimo e da Sabrina!)
Io non sono nemmeno sicura di avere capito bene le domande, ma ci provo, ok?

1. Volume di file musicali sul mio portatile 
A parte il fatto che non ho (ancora?) un portatile e non ho nemmeno l'ipod (e, anche se lo avessi, non so come si fa a metterci la musica dentro...), nel pc che uso in ufficio non ho le casse (né la scheda audio), quindi la cartella "musica" è vuota. E a casa ho una connessione a 56K: il computer lo uso più come macchina da scrivere, insomma. Però nell'era paleozoica, quando napster era legale, provai a scaricare qualche file. Ci misi circa un'ora per completare il download di una canzone di Loreena Mc Kennitt. Il giorno dopo mi comprai il cd...

2. L'ultimo CD che ho comprato
Negli ultimi tempi ho dovuto tirare un po' la cinghia, quindi l'ultimo acquisto risale a metà marzo ed è "Halim", vecchio cd (del 1997) di Natacha Atlas, che contiene la canzone "Gafsa", leit motiv del film Ferro 3.
Poi (ma non so se vale...) un mio "amico" senegalese mi ha - ecco, diciamo così - fatto ascoltare "Mentre tutto scorre" dei Negramaro. Ma non lo faccio più, ok?

3. Canzone che sto ascoltando ora
Come sempre, in ufficio, sono sintonizzata su Radio Città del Capo e il mitico Michele Pompei ha deciso di regalarmi, proprio in questo momento, una strana versione reggaeggiante di una canzone dei Pink Floyd (non ne sono sicura, ma potrebbe essere questo cd qui). 

4. Cinque canzoni che ascolto spesso ultimamente  
Questa è difficilissima! Ultimamente (ed è un periodo che dura già da parecchi mesi) non ascolto molta musica. Preferisco il silenzio, oppure la radio in sottofondo. Comunque, ci provo: diciamo che in questo momento mi piacerebbe riascoltare...
1. Hakim + Olga Tanon - "Ah Ya albi"
2. Battiato - "La stagione dell'amore"
3. De André - "Canzone del maggio"
4. Youssou N'Dour + Neneh Cherry - "Seven seconds"
5. The Doors - "The end" (dalla colonna sonora di "Apocalypse Now")

5. Cinque persone a cui passo il testimone 
E beccatevi anche voi 'sta prinz!
Innanzitutto, tre amiche che ultimamente hanno lasciato il proprio blog un po' "solo": su, Dani, Disastrid, Reina, è tempo di scrivere un nuovo post!
E poi, sono curiosa di vedere le risposte di Emanuela e di Samira.
Però vi assicuro che, anche se non proseguite la catena, non vi succederà nulla!

parole di Latifah | 12:46 | commenti (29) | ascolti, blog

giovedì, 17 febbraio 2005

Un film
Ferro 3 - La casa vuota

Difficile dire se il mondo in cui viviamo sia realtà o sogno”.

Ormai, su questo film di Kim Ki-Duk, c’è poco da dire. Se l’avete visto, sapete già che è (quasi) un capolavoro. Se non l’avete visto, be’, fate presto…

Di mio posso aggiungere questo: vorrei tanto che il bel protagonista di “Ferro3 – La casa vuota” entrasse nel mio appartamento. Ho parecchia roba sporca da lavare e parecchi oggetti da riparare. Però, per favore, lasci stare la bilancia

Infine, un appello: qualcuno sa se la canzone che fa da leit-motiv alle varie “occupazioni” è araba? Perché parecchi visitatori, arrivati qui dai motori di ricerca, me lo chiedono. Io ho trovato solo il nome del compositore della colonna sonora: “musiche di Slvian”. Che sia David Sylvian?
A me, comunque, la canzone sembrava koreana…

Voto: 9,5

Contatore: 7 film visti al cinema nel 2005. 


Aggiornamento (ore 17.15)

Ebbene sì, la cantante è araba: si tratta di Natacha Atlas, nata in Belgio ma di origine mediorientale (un misto tra Egitto, Palestina e Marocco), e il titolo della canzone contenuta nella colonna sonora di "3 Iron" è Gafsa, contenuta nell'album Halim del 1997. A questo punto, mi toccherà comprarlo!

Grazie a Goka, che mi ha dato la dritta giusta sul Cine-forum 

parole di Latifah | 12:02 | commenti (34) | ascolti, visioni2005

venerdì, 14 gennaio 2005

Un disco
Skiantos – La krema 1977-2002
“Largo all’avanguardia
pubblico di merda
tu gli dai la stessa storia
tanto lui non c’ha memoria”
 
 
 
Inauguro oggi la nuova sezione “Ascolti” con il primo cd che è entrato in mio possesso nel 2005: “La krema 1977-2002” degli Skiantos. Un regalo di una collega che nemmeno conosceva la mia passione per Freak Antoni e compagni. Un amore adolescenziale, tanto che se devo pensare al disco che ho ascoltato di più in quegli anni, è proprio il loro primo LP, “Monotono, un 33 giri di vinile giallo.
 
Per apprezzare gli Skiantos, forse bisogna aver vissuto alla fine degli anni ’70 a Bologna. Non tanto il periodo più caldo del ’77, quello di Radio Alice, degli scontri, dell’uccisione di Francesco Lorusso, l’11 marzo, e del raduno degli autonomi, a settembre (anche se è in quell’humus che anche gli Skiantos sono nati). Io ero troppo piccola, allora.
 
Invece me lo ricordo bene, il mitico concerto di Bologna Rock, il 2 aprile 1979. Avevo già una cassetta degli Skiantos, Inascoltable (la si trovava solo al mercato della Piazzola o ai concerti), ma anche alcuni 45 giri di gruppi come Wind Open e GazNevada, nonché una bella cotta per Andy J. Forest, armonicista e bluesman poi approdato al cinema (anche se in film discutibili) e alla scrittura. Non era il mio primo concerto, ma di sicuro è quello che mi è rimasto più impresso di quegli anni, perché era come vivere un evento, piccolo forse, ma che per me rappresentò un momento di crescita. Non avevo ancora 14 anni... ed ero lì, in mezzo a migliaia di persone, a ballare (e a sballare?), mentre gli Skiantos cucinavano spaghetti sul palco invece di suonare (ne ha parlato anche Enrico Brizzi, e c’è persino chi si è ispirato a quell’episodio per il titolo del proprio blog).
 
Quella breve epoca, per me (e per Bologna) spensierata, si è conclusa con un altro concerto storico: quello dei Clash in piazza Maggiore. Era il primo giugno 1980. Poi, dopo nemmeno un mese, la strage di Ustica. Ancora poche settimane, ed è scoppiata la bomba alla stazione. E così sono cominciati gli anni Ottanta.

 

 
 

parole di Latifah | 12:03 | commenti (16) | bologna, ascolti, personale

domenica, 09 gennaio 2005

Una compilation

Mi è stato chiesto se, dopo i libri e i film, avrei stilato un bilancio 2004 musicale. Be’, non ci avevo pensato, anche perché mi occupo poco di musica, qui sul blog. E una ragione c’è: negli ultimi tempi (diciamo mesi) non ho tanta voglia di ascoltarla. Inoltre, ho dei gusti un po’ settari: non mi piace il rock, il pop, l’indie e, in generale, tutta la musica "cantata", soprattutto in inglese. Preferisco quella strumentale, insomma: dal jazz alla classica, dall’etno al tango. Con le immancabili eccezioni, soprattutto per qualche autore italiano. Ma se dovessi indicare una sola preferenza, indovinate un po’? Eh sì, la musica araba, di qualsiasi tipo. Oh, sono fatta così, non lo faccio apposta…
Comunque, guardando la discoteca di casa (circa 400 cd, a occhio e croce) e concentrandomi su quelli che sono entrati in mio possesso nel 2004, ecco i dischi che ho ascoltato di più:

Ian Garbarek – In praise of dreams
Tetes de Bois – Pace e male
Battiato – Last summer dance
CSI – In quiete
Hakim – Tamni Aleek
Misriat – The art of Pink Floyd
Pink Floyd – The dark side of the moon
Faber Amico Fragile

Più che una classifica, diciamo che è una compilation… anzi, quasi quasi mi faccio un cd. Naaaa. Sono troppo pigra. Meglio continuare ad ascoltarli uno alla volta.

parole di Latifah | 19:00 | commenti (12) | ascolti

venerdì, 26 novembre 2004

Un concerto
Elegia
di Paolo Conte

Da alcuni mesi non ho voglia di ascoltare musica. E' molto strano. Forse ho bisogno di silenzio. Così, quando sono a casa da sola, il lettore cd resta spento.

Ma quando non sono sola, c'è qualcuno che pensa alla colonna sonora. E da un paio di settimane, nella sua hit parade, c'è una presenza costante: Elegia, il nuovo cd di Paolo Conte. Uno dei pochi autori italiani che mi piace (gli altri sono Battiato e De André. Per il resto, prediligo musica strumentale, dalla classica al jazz passando per l'etnica). E ieri sera ho assistito, per la prima volta, ad un suo concerto.

Premetto che ero storta. Brutta giornata, insomma (oggi è peggio, però). Quindi, nell'intervallo tra la prima e la seconda parte, mi sono dichiarata delusa. Non mi aveva dato nessuna emozione particolare: mi sembrava di ascoltare un suo cd dal vivo, e basta. Poi, forse, mi sono rilassata. Ma anche Conte è cambiato, nella seconda parte: non si è più "nascosto" dietro al pianoforte, ma ha finalmente aggiunto la sua presenza, camminando sul palco, suonando il vibrafono. E i brividi, allora, li ho sentiti anch'io (ma mi è sembrato che in generale gli applausi fossero più calorosi e più lunghi).

Chissà se qualcuno ha visto lo stesso concerto di ieri sera... mi piacerebbe confrontare le mie impressioni. I miei compagni di ascolto non contano: sono stati rapiti sin dal primo momento. Durante l'intervallo i commenti erano tutti "è un grandissimo", "che orchestra", e così via. A me sembra che i fiati abbiano persino steccato, in un paio di momenti... Ma forse ero storta. Oggi, di più. 

parole di Latifah | 17:13 | commenti (14) | ascolti

venerdì, 16 aprile 2004

Una canzone

Morire per delle idee

Morire per delle idee, l’idea è affascinante

Per poco non morivo senza averla mai avuta.

(…)

Approfittando di non essere fragilissimi di cuore,

andiamo all’altro mondo bighellonando un poco;

perché forzando il passo finisce che si muore

per delle idee che non han più corso il giorno dopo.

(…)

Gli apostoli di turno, che apprezzano il martirio,

lo predicano spesso per novant’anni almeno;

morire per delle idee, sarà il caso di dirlo,

è il loro scopo di vivere, non sanno farne a meno.

(…)

E voi, gli sputafuoco, e voi, i nuovi santi,

crepate pure per primi, noi vi cediamo il passo;

però, per gentilezza, lasciate vivere gli altri.

La vita è grosso modo il loro unico lusso.

di Georges Brassens – traduzione di Fabrizio De André

parole di Latifah | 15:19 | commenti (4) | ascolti

giovedì, 25 marzo 2004

Una canzone

Vecchi amanti

Certo, ci fu qualche tempesta. Anni d'amore alla follia. Ed ogni mobile ricorda, in questa stanza senza culla, i lampi dei vecchi contrasti. So che hai avuto degli amanti. Bisogna pur passare il tempo… Ma c'è voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti. E non c'è peggior insidia che amarsi con monotonia. Ti amo ancora, sai, ti amo.

Versi liberamente tratti da La canzone dei vecchi amanti, di Jacques Brel. L’ho scoperta grazie a Battiato, forse il cantante-autore che amo di più, assieme a De André, che - guarda caso - ha proprio Brel tra i suoi maestri dichiarati.

Qui il testo originale, qui la versione in italiano nel sito ufficiale di Battiato.

parole di Latifah | 12:53 | commenti (24) | ascolti

grazie a squidfingers x gli sfondi (background)