Sto leggendo: N. Mahfuz - Il giorno in cui fu ucciso il leader
Ho letto: AA. VV. - Parola di donna, corpo di donna. Antologia di scrittrici arabe contemporanee (6) Y. B. - Zero Kill (5) Y. Ghata - La notte dei calligrafi (8) I. McEwan - Chesil Beach (6,5) S. Vinci - Strada provinciale Tre (7,5)
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E’ sì un film politico, ma è anche un film comico, e pure drammatico. Ma non è certo fantascientifico, come l’ha dovuto definire lo stesso Nanni Moretti, ospite di Fabio Fazio in una Rai imbavagliata dalla par condicio. No: sullo schermo scorre la nostra italietta, tra orrore e folklore. Scorre l’italietta come l’ha trasformata il Caimano, e come noi tutti, la sinistra per prima, gliel’abbiamo lasciata trasformare. C’è chi si chiede a cosa serva fare un film su Berlusconi, quando tutti sanno già tutto, e chi vuole sapere già sa... Serve eccome, invece, perché anche un film può aiutare a risvegliare le coscienze, a ricordare ciò che troppo presto abbiamo dimenticato: dai soldi caduti dal cielo fino alla condanna in tribunale, passando per quel documento agghiacciante delle invettive di Berlusconi al “kapò” nel Consiglio Europeo, con un Fini imbarazzato che fa finta di non vedere e non sentire. Ma noi non possiamo più far finta di non vedere e non sentire.
Perciò Moretti risveglia i nostri sensi addormentati con un film politico, ma non del genere impersonato da Gian Maria Volonté, interprete inimitabile di personaggi come Aldo Moro e quello lì dell’Eni. No, non è questo il tempo, non è lo stile dell’autore di Palombella Rossa e Aprile. Che ci tiene anche a ricordare come il cinema non sia solo denuncia e messaggio, ma anche gioco, come nella scena vagamente musical della realizzazione delle scenografie a ritmo di Ya Rayah.
E poi c’è l’aspetto intimo, familiare, quello di una separazione senza apparente motivo. Quella che forse Moretti ha vissuto in prima persona, come lasciava intuire un sottile riferimento di una giornalista dell’Espresso in un’intervista pubblicata nell’agosto 2005 ("a far da cornice alla conversazione, la manciata di metri quadri in cui da qualche anno vive da solo...").
Ma soprattutto, c’è lo schiaffo finale. Che può lasciare interdetti, che all’inizio può non far male, ma poi brucia. E ora che il film l’ho visto due volte, quello schiaffo lo sento. Tanto più dopo aver visto Moretti da Fazio con quella fantascientifica dichiarazione d’impegno a non parlare di politica, e ancor di più dopo averlo ascoltato in radio, ospite di Fiorello e quindi della stessa Rai, a duettare con lo "smemorato di Cologno." Perché così Moretti ha confermato che anche con toni da commedia si può far riflettere. Si ride e si pensa.
E se la sinistra ha pensato che Berlusconi potesse essere sconfitto da un tumore e dalla magistratura, ora ci sono le elezioni. No, questo film non sposta voti, perché chi va a vederlo (a parte gli addetti ai lavori) ha già le idee chiare. Gli altri guardano la tv per casalinghe.
Forse il Caimano non è il miglior film di Moretti. Ma è un film di cui si sentiva l’urgenza. Certo, non è stata una buona idea programmare le elezioni due settimane dopo l’uscita del film...
Ultima nota per gli attori: un grandissimo Silvio Orlando, un sorprendente Michele Placido, un’incisiva Anna Bonaiuto, una ritrovata Margherita Buy. L’elenco sarebbe troppo lungo. L’unica che non mi convince è Jasmine Trinca: caruccia, per carità, ma inadeguata. Moretti deve essersi preso una cotta...
Voto: 8
N.B. Domani mattina (giovedì 30 marzo) Nanni Moretti sarà in diretta sul circuito radiofonico di Popolare Network dalle 10.40 alle 11.30.