Sto leggendo: N. Mahfuz - Il giorno in cui fu ucciso il leader
Ho letto: AA. VV. - Parola di donna, corpo di donna. Antologia di scrittrici arabe contemporanee (6) Y. B. - Zero Kill (5) Y. Ghata - La notte dei calligrafi (8) I. McEwan - Chesil Beach (6,5) S. Vinci - Strada provinciale Tre (7,5)
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Avevo aspettative molto alte, su quest’ultimo Woody Allen. E, come sempre in questi casi, ho dovuto ridimensionare il mio pre-giudizio positivo. Sarà che non sopporto i protagonisti, Scarlett Johansson e Jonathan Rhys-Meyers, belloni tutti labbrucci e mono-espressivi (a parte uno scatto attoriale di lui, tra delitto e castigo).
Però resta in mente l’azzeccato incipit: “Succede, in un match di tennis, che la palla sfiori la sommità della rete e, per un quarto di secondo, possa andare da una parte o dall’altra. Con un po’ di fortuna, raggiunge il bersaglio e vinci. Ma può anche ricadere dalla tua parte, e allora perdi”.
Teorema che, ad un certo punto del film, viene ribaltato. Perché se la pallina (o un altro oggetto, come un anello…) cade dalla tua parte, può essere un colpo di fortuna. I casi della vita sono spesso difficili da interpretare.
La sensazione che mi ha accompagnato per tutta la visione è stata: chissà come sarebbe stato, con Robert Redford e Paul Newman? Saranno stati quei panorami dell’America povera e rurale degli anni Sessanta, quei due cowboy così lontani dallo stereotipo del western, bene interpretati da un intenso Heath Ledger e da un convincente Jake Gyllenhaal (qui nella sua miglior prova, almeno tra i film in cui l’ho visto)… Insomma, ci avrei visto bene Robert&Paul.
La magistrale intuizione di Ang Lee sta nell’aver reso un rapporto tra due uomini come una pura, semplice, struggente, storia di un amore contrastato.
Era da un po’ di tempo che non mi commuovevo al cinema. Non lacrime estorte, come accade in certi drammoni. Ma il cuore che si scalda, e che soffre assieme ai protagonisti.