Sto leggendo: N. Mahfuz - Il giorno in cui fu ucciso il leader
Ho letto: AA. VV. - Parola di donna, corpo di donna. Antologia di scrittrici arabe contemporanee (6) Y. B. - Zero Kill (5) Y. Ghata - La notte dei calligrafi (8) I. McEwan - Chesil Beach (6,5) S. Vinci - Strada provinciale Tre (7,5)
Gran parte delle immagini presenti su questo blog sono state reperite in rete dai principali motori di ricerca. Se qualcuno pensa che siano stati violati diritti, me lo segnali. Le immagini saranno subito rimosse.
Sono indecisa se chiamare un taxi per tornare a casa. E’ da poco passata la mezzanotte, Bologna - mi dico - non è il Bronx, a piedi ci metterei poco più di 20 minuti, in fondo devo solo attraversare una zona del centro piuttosto tranquilla... così, uscita dal portone, decido di avviarmi a piedi. Tiro su il cappuccio del giaccone per proteggermi, non solo dal freddo, e mi incammino per via Saragozza.
La serata è stata piacevole: cena con menù indiano, chiacchiere e visione di un reportage da Bangalore. Non vedevo D. e F. da “prima”, non si erano mai fatti vivi, e io ne ero un po’ risentita. Ma forse è giusto così, perché sono amici “suoi” più che miei. Eppure avevo una voglia pazza di rivedere il piccolo T., quel bimbo arrivato da lontano che con loro è nato per la seconda volta. Così una sera ho preso carta e penna e ho scritto loro una lettera. Aspettavano che fossi io a fare il primo passo...
Sono indecisa su quale direzione prendere. Meglio una strada più breve, ma un po’ buia, o un giro più lungo ma su direttrici più frequentate? Decido per la via più lunga ma più sicura, almeno all’apparenza. Perché Bologna non è il Bronx, ma si può essere aggredite anche in pieno giorno, sotto l’ufficio, come è successo ad una mia collega. Io ero al suo fianco, tra me e lei lo scippatore in moto ha puntato lei. E’ caduta, ha sbattuto la testa, ricovero in ospedale, tre mesi di prognosi per trauma cranico. Cerco di non pensarci e proseguo per la mia strada, tranquilla, senza accelerare il passo.
Arrivo in piazza san Domenico, bellissima anche di sera. Non c’è nessuno in giro a piedi, incrocio giusto un paio di auto. Evito l’acciottolato, così scomodo con i tacchi, e costeggio un lato della piazza fino a una traversa che mi porta in via Santo Stefano. Qua e là occhieggiano luminarie di Natale, che riscaldano il rosso dei palazzi. Imbocco via Castiglione, e al liceo Galvani noto che stasera non ci sono i barboni addossati al muro, mucchi di cartoni per proteggersi, non solo dal freddo.
E mi accorgo che non sto pensando più alla cena, alle chiacchiere, ai fantasmi del passato. Guardo dritto di fronte a me. Mi dirigo verso casa con passo sicuro. Il traguardo ormai è vicino.
Non ho più indecisioni. Mi sento padrona della città. Soprattutto, mi sento padrona di me stessa, della mia vita.
Peccato che quella passeggiata notturna mi abbia regalato un super-mega-raffreddore... Ma non è grave: il programma era di stare in casa io e lui, da soli, e così stasera faremo. E il conto alla rovescia lo scandirò con gli starnuti...
A tutti voi, auguri per un 2006 sereno e ricco di belle parole, lette, scritte e ascoltate!