[Caravanserraglio]
Pensieri, parole, opere e... viaggi (reali e mentali) di Latifah
 











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Smettiamola!







mercoledì, 07 luglio 2004

Una fuga

A Barcellona, oggi, un anno fa

- Vorrei un biglietto aereo per Barcellona.
- Quando vuole partire?
- Il più presto possibile.
L’impiegata dell’agenzia di viaggi digita qualche codice sulla tastiera. La risposta arriva in pochi secondi.
- C’è un posto domattina su un volo SwissAir, via Zurigo. La coincidenza non è comoda: c’è un’attesa di circa quattro ore. Altrimenti…
Ancora rumore di tasti.
- C’è un posto lunedì, volo diretto ma da Malpensa.
- No, preferisco domani.
- Vuole anche il ritorno?
- Sì, circa tra una settimana.
- C’è posto domenica prossima, stessa tratta via Zurigo. E’ un po’ caro…
- Quanto?
- Per andata e ritorno sono 330 euro più le tasse d’imbarco.
Allungo la carta di credito.
- Va bene.

Avevo sempre desiderato farlo.
Non un viaggio a Barcellona, ma decidere di partire così, all’ultimo momento. Scappare. Da sola.
Era una fuga dalla mia vita, da una situazione che non reggeva più. Ma fuggivo soprattutto da me stessa. Mi dovevo ritrovare.

L’avevo deciso la sera prima, un venerdì. Una veloce ricerca su internet: una scuola di danza mediorientale, un numero di telefono, un elenco di seminari intensivi. Ce n’è uno che comincia lunedì. "Hi, Devorah, I’m Roberta, from Bologna, I met you at a workshop a couple of years ago…". Mi detta il numero di una pensione di Barcellona. Chiamo: hanno una camera singola che si libera proprio domenica.
Il giorno dopo trovo un’agenzia di viaggi aperta di sabato mattina. Quando mi consegnano il biglietto aereo, il titolare sta già abbassando la saracinesca.

Arrivo a casa, prendo una valigia in cantina.
- Dove vai?
- Domani parto per Barcellona. Ci sto una settimana.
- Posso chiederti con chi?
- Da sola. Vado a studiare danza da Devorah.

Non è la mia prima vacanza "da sola". Ne ho fatte altre, da giovane, per studiare lingue straniere o danza. Ma è la mia prima fuga. E non è facile, per nulla.

Arrivo la domenica pomeriggio. Mi guardo intorno. Studio la guida, la cartina, le mostre e gli spettacoli in cartellone. Cerco di pianificare la settimana: due ore di danza al giorno, per il resto sono libera. O sola. Il mezzo bicchiere si riempie e si svuota a seconda dello stato d’animo. E’ quasi sempre mezzo vuoto.

Lunedì, primo giro esplorativo. Mi incanto di fronte alla Barcellona di Gaudì: Casa Batllò, la Pedrera, Park Guell. Penso: per fare Disneyland non hanno inventato nulla, hanno copiato tutto da qui.
Arrivo alla Sagrada Familla alle sette di sera. I cancelli stanno chiudendo. Mi siedo su una panchina, nel parco. Mi chiama mia madre: piango. Mi chiama mia sorella: litighiamo. Resto inebetita su quella panchina finché si fa buio.
Vado alla metropolitana, arrivo sulle Ramblas. Un’amica mi ha parlato di un ristorante, un nome tipo Quinze Nuits, in una piazza laterale. Lo individuo subito: davanti c’è una fila di decine e decine di persone, l’attesa è di un’ora almeno. No, non mi va. Torno sulla Rambla, studio i ristoranti, i baretti, poi ne scelgo uno a caso. Pescado, cerveza, crema catalana. E piango.
E’ il 7 luglio 2003. La sera del mio compleanno.

Non mi sono ritrovata, in quella settimana a Barcellona. Mi sono dovuta perdere nella medina di Tangeri, due mesi dopo. Lì è nata Latifah, lì è rinata Roberta.

Oggi festeggio il mio compleanno con un bicchiere pieno, quasi fino all'orlo. E mi piace brindare assieme a voi, qui, nel mio Caravanserraglio.

 

parole di Latifah | 09:07 | commenti (53) | parole, viaggi, personale

grazie a squidfingers x gli sfondi (background)