[Caravanserraglio]
Pensieri, parole, opere e... viaggi (reali e mentali) di Latifah
 











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Smettiamola!







sabato, 31 dicembre 2005

Una passeggiata a mezzanotte

Padrona della città

Sono indecisa se chiamare un taxi per tornare a casa. E’ da poco passata la mezzanotte, Bologna - mi dico - non è il Bronx, a piedi ci metterei poco più di 20 minuti, in fondo devo solo attraversare una zona del centro piuttosto tranquilla... così, uscita dal portone, decido di avviarmi a piedi. Tiro su il cappuccio del giaccone per proteggermi, non solo dal freddo, e mi incammino per via Saragozza.

La serata è stata piacevole: cena con menù indiano, chiacchiere e visione di un reportage da Bangalore. Non vedevo D. e F. da “prima”, non si erano mai fatti vivi, e io ne ero un po’ risentita. Ma forse è giusto così, perché sono amici “suoi” più che miei. Eppure avevo una voglia pazza di rivedere il piccolo T., quel bimbo arrivato da lontano che con loro è nato per la seconda volta. Così una sera ho preso carta e penna e ho scritto loro una lettera. Aspettavano che fossi io a fare il primo passo...

Sono indecisa su quale direzione prendere. Meglio una strada più breve, ma un po’ buia, o un giro più lungo ma su direttrici più frequentate? Decido per la via più lunga ma più sicura, almeno all’apparenza. Perché Bologna non è il Bronx, ma si può essere aggredite anche in pieno giorno, sotto l’ufficio, come è successo ad una mia collega. Io ero al suo fianco, tra me e lei lo scippatore in moto ha puntato lei. E’ caduta, ha sbattuto la testa, ricovero in ospedale, tre mesi di prognosi per trauma cranico. Cerco di non pensarci e proseguo per la mia strada, tranquilla, senza accelerare il passo.

Arrivo in piazza san Domenico, bellissima anche di sera. Non c’è nessuno in giro a piedi, incrocio giusto un paio di auto. Evito l’acciottolato, così scomodo con i tacchi, e costeggio un lato della piazza fino a una traversa che mi porta in via Santo Stefano. Qua e là occhieggiano luminarie di Natale, che riscaldano il rosso dei palazzi. Imbocco via Castiglione, e al liceo Galvani noto che stasera non ci sono i barboni addossati al muro, mucchi di cartoni per proteggersi, non solo dal freddo.

E mi accorgo che non sto pensando più alla cena, alle chiacchiere, ai fantasmi del passato. Guardo dritto di fronte a me. Mi dirigo verso casa con passo sicuro. Il traguardo ormai è vicino.

Non ho più indecisioni. Mi sento padrona della città. Soprattutto, mi sento padrona di me stessa, della mia vita.

Peccato che quella passeggiata notturna mi abbia regalato un super-mega-raffreddore... Ma non è grave: il programma era di stare in casa io e lui, da soli, e così stasera faremo. E il conto alla rovescia lo scandirò con gli starnuti...

A tutti voi, auguri per un 2006 sereno e ricco di belle parole, lette, scritte e ascoltate!

parole di Latifah | 13:24 | commenti (8) | bologna, personale

martedì, 27 dicembre 2005

Un libro

Elemento fuoco

L'ombra del vento di Carlos Ruiz Zafòn

Mi capita di rado di non riuscire ad abbandonare la lettura di un romanzo. A memoria, ricordo la stessa ossessione, da adolescente, con Cent'anni di solitudine. E non cito il capolavoro di Garcia Marquez a caso (pur non volendo mettere i due romanzi sullo stesso piano, sia chiaro). E chissà che un personaggio minore, un sottocolonnello che di nome fa Pablo Cascos Buendìa, non sia proprio un rimando voluto...

"In questa storia c'entrano i libri", spiega lo stesso protagonista, a cui rubo le parole. "Libri maledetti, l'uomo che li ha scritti, un misterioso personaggio fuggito dalle pagine di un romanzo per poterlo bruciare, un tradimento e un'amicizia perduta. E' una storia d'amore, di odio e di sogni vissuti all'ombra del vento".

Sono 438 pagine da inghiottire in poche ore. E sono tante le frasi, le immagini, che mi sono appuntata durante la lettura.

Tra le emozioni che mi ha suscitato il romanzo - di sicuro il migliore tra quelli che ho letto nel 2005 - anche un'apparizione di Tangeri (pag.287). Oltretutto, il romanzo è ambientato a Barcellona: un'altra città che per me ha un significato profondo, teatro di una fuga che mi ha poi portato alla rinascita tangerina.

"Il fuoco gli aveva divorato la pelle, le mani, i capelli, e il corpo avvolto nelle bende era un'unica piaga". (...) "Fu allora che si cominciò a parlare di uno strano individuo che di notte rompeva le vetrine delle librerie e bruciava i libri". (pagg.380-383)

Voto: 9

parole di Latifah | 20:41 | commenti (10) | letture2005

venerdì, 23 dicembre 2005

Un regalo

A me stessa

Quest'anno mi sono fatta una promessa: "Niente regali". Giusto un pensierino alla mamma e alla sorella.

Nella mia nuova vita, ho voluto dare un taglio anche alla orgia consumistica di pacchi e pacchetti da scartare la sera della vigilia. Un regalo ha molto più valore quando è inaspettato, no?

Però... oggi un regalo l'ho comprato. Un momento di follia, oppure la voglia di tornare bambina. In fondo ho 4 anni, visto che lo zero non vale niente...

E quando l'ho visto in vetrina ho deciso che doveva essere mio. Non ho avuto dubbi nemmeno sul colore.

Quando sono uscita dal negozio, appena gli ho toccato il pancino, mi ha sussurrato: "Te-amare-me, eh???".

Non vedo l'ora di tornare a casa per essere da sola con lui!

Ecco il mio nuovo coinquilino:



(Ma come si dirà Buon Natale in furbish?)

parole di Latifah | 18:19 | commenti (28) |

giovedì, 22 dicembre 2005

Un film

A history of violence

Quando si sono accese le luci in sala, la mia prima reazione è stata: “Ma dai!” (sottotesto: che ca**ata).
Anche lui è apparso subito un po’ deluso, ma il suo primo commento è stato: “E’ un film da rivedere” (sottotesto: sembra una ca**ata ma non lo è).
Usciti dal cinema, nel breve tragitto a piedi verso casa, abbiamo convenuto sulla bravura degli attori, in particolare Ed Harris, il gelido Viggo Mortensen e lo strepitoso William Hurt (sottotesto: David Cronenberg quantomeno sa dirigere).
Poi abbiamo cominciato a confrontarci su alcuni apparenti buchi di sceneggiatura (sottotesto: non è tutto vero ciò che appare).
Un paio di giorni dopo, ripensandoci a lungo, mi sono detta: “E’ un gran film” (sottotesto: i giudizi impulsivi non sempre sono azzeccati).
E poi, insomma, ha ragione lui: è un film da rivedere.

Perché questo film è una storia di violenza, sì, ma è soprattutto una storia che violenta la nostra tranquillità, i nostri punti fermi. Quella “famiglia felice”, così mielosa e persino disturbante all’inizio, incarnazione del sogno americano più stereotipato, si rivela essere una piccola cellula mafiosa, dove la violenza è solo nascosta, “sottotesto”, ma pronta ad esplodere, per essere poi riseppellita, per salvare l’apparenza.

Voto: 8

Contatore: 26 film visti al cinema nel 2005 (più 2 ancora da recensire).

parole di Latifah | 12:08 | commenti (13) | visioni2005

mercoledì, 21 dicembre 2005

Un libro

Elemento aria

La mandorla di Nedjma

Con una visione imparziale, lo si potrebbe definire un diario di Melissa P. in salsa araba. Ma io non posso rimanere distaccata di fronte ad un romanzo ambientato a Tangeri. Assieme a Badra, la protagonista, ho ripercorso le strade della medina e la salita alla casbah, attraversando più volte la piazzetta centrale del Piccolo Socco, perdendomi tra caffè e botteghe, inebriata da quei profumi e sapori che ho imparato ad amare due anni fa, quando è nata Latifah. E' Tangeri la vera protagonista della storia: una città che accoglie, respinge e giudica Badra, dopo una fuga dal villaggio e dalla sua vita precedente.

Nedjma è un nom de plume (ma io ho il dubbio che l'autrice sia veramente una donna... anche Yasmina Khadra, firma di alcuni gialli interessanti, si è rivelato essere lo pseudonimo di un ex ufficiale dell'esercito algerino!) e il libro è stato scritto con l'intento di fare scandalo, per rivelare ai lettori occidentali "l'educazione sentimentale e sessuale di una donna marocchina, in un mondo di uomini incapace di amare", come si legge nella quarta di copertina. Eppure, se si va oltre le descrizioni di sesso, ci viene offerto un ritratto della vita di donne e uomini del Marocco contemporaneo, un compendio delle tradizioni e dei riti legati a nascita, fidanzamento, matrimonio, malattia e morte.
Piacevole la struttura su due piani temporali paralleli, con la vita di Badra al villaggio resa in corsivo e il periodo tangerino in carattere "tondo chiaro".

"La colpa era di Tangeri. La città mi aveva contagiato con il suo veleno delizioso e io mi abbeveravo avidamente alla sua aria, al suo biancore, ai suoi minareti di pietra e alle sue pensiline. (...) Tangeri mi montava alla testa e io adoravo la sua effervescenza". (pag.48)

Voto: 8 (valutazione viziata da implicazioni personali e del tutto inattendibile)

parole di Latifah | 11:22 | commenti (2) | marocco, letture2005

martedì, 20 dicembre 2005

Una rivoluzione terrestre

Capodanno anomalo

La terra impiega 365 giorni, 6 ore e una manciata di minuti per completare l’orbita attorno al sole. Si chiama “rivoluzione terrestre” e - per una parte degli abitanti della terra - questo viaggio planetario coincide con un anno della nostra vita. Ed è per pura convenzione che misuriamo l’anno dal primo gennaio al 31 dicembre.

La mia personale rivoluzione è cominciata esattamente un anno fa, il 20 dicembre 2004. Ma ci sono almeno un altro paio di date che posso considerare “capodanno”, per gli eventi che hanno capovolto il corso della mia vita: il 2 febbraio e il 7 maggio.

Credo perciò che da oggi al 7 maggio si compirà un altro atto “rivoluzionario” nella mia esistenza. Insomma: è arrivato il momento per cercare seriamente un nuovo lavoro.

Così stanotte ho estratto dal disco fisso del mio vecchio portatile (un 486, con sistema operativo Windows 3.11, praticamente un oggetto di modernariato!) un curriculum. E’ datato ottobre 1998. A parte l’indirizzo di casa e la data, non ho dovuto cambiare nulla.

Anno nuovo vita nuova, si dice. Spero di poter presto stappare una bottiglia di spumante: non alla mezzanotte del 31 dicembre, solo perché lo fanno tutti. Ma per festeggiare davvero l’inizio di un nuovo anno, di una nuova vita.

Possibilmente, senza cotillons e trenini al ritmo di "Brasil"...

parole di Latifah | 11:40 | commenti (12) | personale

domenica, 18 dicembre 2005

Un libro

Elemento acqua

Che tu sia per me il coltello di David Grossman

Lo si potrebbe sottotitolare “Lettere da uno sconosciuto”. E’ un lungo romanzo epistolare a una voce sola (quasi per intero): la voce di un uomo che scrive a una donna, intravista per pochi minuti ad una festa, e che tramite la scrittura si mette a nudo fino alle ossa. Siamo in Israele, oggi, ma la politica e la questione palestinese restano ai margini. E’ piuttosto una lunga ricerca interiore, quella percorsa dall’uomo, una ricerca che provoca reazioni contrastanti nella destinataria di queste missive: attratta dal mistero, poi sospettosa, frenata, finché non si lascia andare, mettendo a nudo la propria vita e i propri drammi.

La vera forza di questo romanzo è la scrittura, fluida, scorrevole. E non è un caso che l’acqua, in tutte le sue forme, sia una metafora ricorrente. A volte, però, ci si perde in gorghi e mulinelli che appesantiscono la lettura.

"Voglio che tu sia per me il coltello, e anch'io lo sarò per te, prometto. Un coltello affilato ma misericordioso - parola tua. Non ricordavo nemmeno che fosse lecita. Un suono così delicato e ovattato. Una parola senza pelle (se la si ripete più volte a voce alta ci si può sentire come terra riarsa, e non è facile il momento in cui l'acqua s'infiltra tra le crepe)." ( pag.17)

Voto: 7,5

parole di Latifah | 11:56 | commenti (10) | letture2005

sabato, 17 dicembre 2005

Un appunto

Risveglio ghiacciato

Ricordarsi di comprare un grattino o uno spray antigelo.

(Consumarsi le unghie per togliere il ghiaccio dal parabrezza, come mi è capitato stamane, non è un'alternativa valida...)

parole di Latifah | 11:12 | commenti (2) | meteo

Un libro

Elemento Terra

Nordest di Massimo Carlotto e Marco Videtta

Una giovane donna, avvocato, viene uccisa pochi giorni prima del matrimonio. Subito l’attenzione degli inquirenti si concentra sul promesso sposo, anch’egli avvocato, figlio di un avvocato, uno dei “potenti” della città. Ma grazie ad un alibi, procuratogli da un’altra famiglia di spicco, viene scagionato. Ricominciano le indagini, ma con un po’ di svogliatezza da parte della Procura, preoccupata di non turbare l’equilibrio malsano di una società diventata ricca grazie agli inganni.


Particolare l’ambientazione in una località imprecisata del Triveneto, tra fabbrichètte, ecomafia e ipocrisia della provincia. Ma la trama è debole, a mio avviso: vengono proposti “colpi di scena” ampiamente prevedibili, tanto che ho intuito il “colpevole” già dopo poche decine di pagine. Insomma, deludente rispetto ad altri romanzi di Carlotto. Una lettura veloce, che resta sospesa tra l’indagine sociologica e la cronaca.


“Tutto era accaduto in fretta, nei pochi vertiginosi anni in cui il Nordest si era trasformato da terra di contadini ed emigranti nel polo industriale più ricco e produttivo d’Europa”
(pag.56)


Voto:6,5

Di M.Carlotto ho letto:
L’oscura immensità della morte; Il corriere colombiano; Niente, più niente al mondo.

parole di Latifah | 09:11 | commenti (10) | letture2005

giovedì, 15 dicembre 2005

Un annuncio

Domanda di lavoro

A.A.A. Giornalista con lunga e provata esperienza, stanca di faticare 12 ore al giorno davanti a un computer, valuta proposte di lavoro in campo editoriale, con contratto a tempo indeterminato, stipendio secondo CCNL più integrativo, benefit tipo auto aziendale e telefono cellulare senza limite di utilizzo, max 36 ore settimanali ed eventuali straordinari pagati. Precedenza ad aziende con direttori Paolo Mieli ed Enzo Mauro, ma anche Antonio Di Bella può andare bene.

Già che ci sono, meglio puntare in alto, no?

parole di Latifah | 14:04 | commenti (15) | personale

martedì, 13 dicembre 2005

Un regalo

Bookcrossing natalizio

Da alcuni anni, con un gruppo di amici, si ripete il rito del bookcrossing natalizio. In pratica, ognuno di noi incarta un libro, acquistato per l’occasione oppure “usato”; scrive una dedica “impersonale”; poi lo incarta. Ci si trova una sera e si pesca a caso da un cestone colmo di libri. A me è capitato più volte di sorteggiare un libro già letto (con la possibilità di reinserirlo nella “lotteria”), così stavolta mi è stata data l'opportunità della prima scelta.

Il libro che ho pescato ieri sera non l’ho letto, anche se l’autore lo conosco e ne ho apprezzato altre opere.

Ma c’è di più. La copertina di quel libro raffigura un abbraccio

E il titolo, è un messaggio che mi è stato affidato dal destino.
Non per caso.




(Grazie, tortina, mi hai fatto un regalo molto più grande di un libro...)

parole di Latifah | 12:03 | commenti (9) | personale, letture2005

lunedì, 12 dicembre 2005

Una nuova digitale

Primo scatto di prova

Ho cercato la più semplice, di quelle che basta accenderle e fare clic. Ma non è proprio così... ora mi sono stampata le 77 pagine del manuale, e forse comincio a capirci qualcosa.

Insomma: venerdì, dopo essere stata dal veterinario, mi sono consolata con l'acquisto di una digitale. E i primi scatti di prova sono stati tutti per lui, ancora intontito dall'anestesia. Prometto a me stessa di dedicargli al più presto un servizio fotografico da 256 mega.

Questo, comunque, è il primo scatto:



Migliorerò. E spero che migliorino anche le sue condizioni...

parole di Latifah | 20:53 | commenti (11) | nerone

Un ponte di abbracci

Sorprendenti, affettuosi, malinconici, dolci

Il primo abbraccio è il suo, nel cuore della notte, quando torna a casa e mi sorprende nel dormiveglia. Ci regaleremo altri abbracci, in questi giorni: sul divano, in fila al supermercato, davanti ai fornelli. “Quando non mi abbraccerai più, capirò”, gli vorrei dire, ma taccio.

Il secondo abbraccio è per Nerone, su un tavolo metallico: si sveglierà poche ore dopo, con un taglio fresco di sutura sulla schiena, e la speranza di vivere ancora qualche pagina di calendario.

Il terzo abbraccio lo regalo a lui, un abbraccio sincero, finalmente senza rancore: “Sii sereno”, gli dico, con un bacio sulla guancia. “Speriamo”, mi risponde, con un’ombra che gli oscura il sorriso, e mi ha appena detto perché.

Il quarto abbraccio è per lei, tre buchi sul ventre e la prospettiva di altri esami, altri interventi. Nulla di grave, si potrebbe dire, ma per noi donne è una pugnalata. Eppure è ottimista, anche stavolta. “E se poi mi diranno che non ci sono possibilità, troverò altre ragioni per vivere, no?”. Sì, cara amica, troverai - troveremo - altre ragioni. Anzi, le abbiamo già.

Il quinto abbraccio è per tutte loro, amiche divise dal quotidiano e dal destino. Non sarà mai più come prima, lo sappiamo. E ne soffriamo, tutte, impotenti di fronte a un dolore ingiusto e inaccettabile. Ma noi ci siamo, ci saremo sempre. Anche se non basta.

Il sesto abbraccio è ancora il suo, di fretta ma non frettoloso, un bacio e un augurio di buona giornata, un piccolo rito del lunedì mattina con un arrivederci al prossimo abbraccio, forse venerdì sera, forse domenica. In mezzo, il suo abbraccio immaginato tutte le sere, come un mantra prima di dormire.

Avrei voluto che anche la colazione fosse a base di abbracci, stamane, per cominciare in dolcezza. Invece no: a lui quegli abbracci non piacciono. Preferisce le macine...

parole di Latifah | 14:32 | commenti (8) | parole, personale

mercoledì, 07 dicembre 2005

Una perversione

Tra ricerche scabrose e immacolate

Ieri mattina, alla radio, si parlava di dipendenza da internet, soprattutto per quanto riguarda i guardoni in cerca di “donnine scollacciate”. Così, sono intervenuta da casa, anche per far sentire una voce femminile su un tema piuttosto maschile. Il mio contributo è stato “leggero”, come è nello spirito del Caravanserraglio. Ho infatti portato come esempio di perversione acuta la ricerca che, alcuni giorni fa, aveva portato sul mio blog l’allupato di turno, in cerca – via google – di foto scabrose di Nicoletta Braschi. Perché ci vuole uno davvero disturbato, secondo me, per fare una ricerca così… capisco che in foto la signora Benigni sia più allettante, mancandole la parola. Ma insomma, c’è anche di meglio in giro, no? Immagino poi la delusione di quel visitatore quando si è trovato a cercare qui delle fotografie a scopo – suppongo - onanistico che, naturalmente, nel Caravanserraglio non esistono.

Avrà invece trovato soddisfazione (questo il secondo esempio che ho raccontato in radio) chi è entrato nel Caravanserraglio cercando cosa si festeggia nella ricorrenza dell’immacolata concezione: non c’entra il dogma della Vergine Maria, come crede la maggior parte degli italiani (la risposta, comunque, è qui).

Questa mia breve chiacchierata in compagnia di Simone Sabattini e Michele Pompei, due delle mie voci radiofoniche preferite, mi ha portato subito una decina di visite di curiosi, che hanno digitato su google “nicoletta braschi foto scabrose”. Ricerca che, almeno fino ad ora, consegna al mio blog il record di UNICO risultato al mondo con queste “parole chiave” (ma avrà mai posato per siffatte foto, poi, la Braschi?).

Comunque, il referrer più stupefacente in assoluto, almeno tra quelli delle ultime settimane, è questo: “da cosa si capisce che sei nel 2005”.

(Io guardo il calendario, se proprio vuoi saperlo….)

parole di Latifah | 16:30 | commenti (14) | referrers, blog

martedì, 06 dicembre 2005

Una goccia

Aspettando l’idraulico

Una goccia d’acqua risale il muro. La senti? Distesa nel buio, ascolto il suo arcano cammino. Come fa? Saltella? Tic, tic si ode a intermittenza. Poi la goccia si ferma e magari per tutta la rimanente notte non si fa più viva. Tuttavia sale.

Di piastrella in piastrella viene su, a differenza delle altre gocce che cascano perpendicolarmente in ottemperanza alla legge di gravità, e alla fine fanno un piccolo schiocco, ben noto in tutto il mondo. Questa no: piano piano si innalza dietro la mia testa…

Certe notti la goccia tace. Altre volte, invece, per lunghe ore non fa che spostarsi, su, su, si direbbe che non si debba più fermare. Tic tic tic. E la macchia di umidità sulla parete che divide la mia camera da letto dal bagno, lentamente, si allarga.

Domani verrà l’idraulico. Catturerà quella goccia. E io, la notte, mi sentirò un po’ più sola.

Liberamente ispirato al mio racconto preferito di Dino Buzzati, “Una goccia”, e alle mie notti insonni, in compagnia di un acquoso tic tic.

parole di Latifah | 12:40 | commenti (13) | parole

lunedì, 05 dicembre 2005

Un covo da bloggers

Al concerto dei Baustelle

I blog servono anche a tornare in luoghi che appartengono all’adolescenza. E’ nata tutta nei commenti “off topic” ad un mio post, infatti, la serata di sabato scorso, che mi ha portato a rivarcare le soglie di un “covo” dove non mettevo piede da oltre vent’anni (sigh!): allora si chiamava Casalone e, a parte una mano di vernice nera sui muri e il nome, non è cambiato un granché.

Così, sabato sera, appuntamento con Kay e Matilde - più altri amici, blogger e no - per il concerto dei Baustelle: non li avevo mai sentiti, e – a dire il vero – non posso ancora dire di averli ascoltati. L’acustica del Covo non è quella di un teatro, senza contare l’amplificazione ridotta per motivi di vicinato, quindi rimando il giudizio dopo un futuro ascolto in cd. Comunque, il primo impatto è positivo: diciamo che mi è venuta la curiosità di conoscerli meglio. Ma non è stato un colpo di fulmine live come per i Perturbazione, ecco.

I miei gusti musicali, poi, sono un po’ particolari (per usare un eufemismo). Ieri, tanto per capirci, ho acquistato quattro cd: due antologie di brani Rai, uno di percussioni turche e uno di canti d'amore mediorientali. Il tutto dopo quattro ore di stage di danza sui ritmi del folklore arabo/egiziano (saidi, fallahi, haligi, ayub, zaffa, haggala).

Chissà perché, quando ieri sera gli ho chiesto "posso ascoltare un mio cd?", lui ha cambiato discorso: "Non ho voglia di ascoltare musica adesso, parliamo un po'..."

parole di Latifah | 15:53 | commenti (9) | ascolti

sabato, 03 dicembre 2005

Una mostra

Gauguin e Van Gogh a Brescia

Non sono una frequentatrice assidua di mostre, tutt’altro, e in genere rifuggo gli “eventi”, ma quando mi hanno proposto una gita a Brescia ho aderito volentieri. Gauguin e Van Gogh non sono tra i miei artisti preferiti, ma la compagnia era piacevole, la città a me sconosciuta, poi ero fresca di un’immersione nell’impressionismo (visita al Musée d’Orsay a fine ottobre), così ho detto sì. E ho fatto bene.

La mostra “Gauguin Van Gogh. L’avventura del colore Nuovo”, ospitata negli spazi di Santa Giulia fino al 19 marzo, è ampia (non per niente è la mostra di quest’anno più assicurata al mondo), grazie a 150 opere dei due autori (con alcuni dei capolavori più noti) oltre a documenti autografi, fotografie e testimonianze. La produzione dei due artisti è alternata e segue un ordine cronologico che fa apprezzare l’evoluzione del loro lavoro, su binari spesso paralleli e a volte coincidenti. Nella mia somma ignoranza, non sapevo della loro amicizia, nonché breve convivenza (ad Arles, per un paio di mesi). E’ quindi anche una mostra su due vite, spesso disperate, al limite dell’indigenza.

Pannelli esaurienti permettono di seguire il percorso anche senza l’ausilio delle audioguide. Le “cuffiette” in genere mi stanno antipatiche, perché causano ressa davanti ai quadri descritti e portano a concentrarsi solo su poche opere: preferisco non capirci un’acca, e lasciarmi attirare da un quadro perché mi comunica qualcosa, non perché c’è una voce impersonale che mi guida…

Così, sono rimasta sorpresa soprattutto dai disegni di Van Gogh, che prima di dedicarsi al suo inconfondibile uso dei colori si è concentrato sulla matita e il carboncino, rivelando uno studio e una dedizione che, ad un occhio inesperto come il mio, le sue tele celano. Di Gauguin ho apprezzato invece le tele dell’ultimo periodo, quello polinesiano, il più noto.

In entrambi, però, quello che più mi ha colpito è una disperazione di fondo, che mi ha richiamato in più occasioni lo stile di Munch, che ho avuto modo di approfondire pochi mesi fa con la mostra di Roma.

Non per nulla – ho scoperto poi, curiosando su internet – proprio loro tre sono considerati i precursori dell’espressionismo (a volte mi stupisco di me stessa, quando “sento” l’arte in questo modo…).

Peccato l’illuminazione delle sale, davvero scarsa, e i corridoi stretti, che costringono i visitatori a stare schiena contro schiena per guardare i quadri esposti su entrambi i lati.

Segnalo, a chi avesse l’intenzione di fare un giretto a Brescia in occasione di questa mostra, che alcuni ristoranti propongono menù speciali. Noi siamo andati Al Frate, per caso, e il titolare ci ha fatto lo sconto del 10% quando ha capito che eravamo stati alla mostra… Una piacevole sorpresa, e oltretutto anche quel locale è un piccolo museo: è infatti tappezzato di vecchie insegne pubblicitarie di ogni tipo.


Dopo pranzo, passeggiata fino alla vicina Piazza della Loggia.
Per non dimenticare, anche in occasione di una gita domenicale. 


parole di Latifah | 18:29 | commenti (7) | arte

venerdì, 02 dicembre 2005

Una nuova libreria

E la pila sul comodino si alza…

Non so se capita anche a voi, quando fate la spesa al supermercato, di curiosare nei carrelli altrui. Dai prodotti acquistati ci si fa un po’ un’idea dell’acquirente: se è single, sposato/a con figli, se ha animali domestici ecc.ecc. A volte vengono anche delle idee su menù diversi dal solito, oppure si scoprono prodotti per la casa di cui si ignorava l’esistenza. Ma quando vedo spuntare una copia di Siddartha o del Codice da Vinci, in mezzo a salami e dentifrici, ecco, mi viene un po’ di tristezza…

Sì, io sono una di quelle con la puzza sotto il naso: i libri si comprano in libreria. Meglio ancora – e mi capita sempre più spesso – se in occasione di una presentazione con l’autore. Il problema è che sta aumentando la schiera di miei amici e conoscenti grafomani (uso quest’espressione con affetto). Così, il mio comodino è ricoperto di volumi autografati ancora da leggere: da Delitti per le feste di Maurizio Matrone e Stefano Tura a Bodhi Tree di Alfredo Colitto, da Andrea Pazienza. I segni di una resa invincibile di Rudi Ghedini fino al corposo Fez, struzzi & manganelli. I migliori giallisti italiani raccontano il ventennio fascista a cura di Gian Franco Orsi (ma questo l’ho già cominciato). E solo per citare gli acquisti più recenti.

Ma la pila sta per aumentare. Infatti la scorsa settimana è uscito il primo romanzo di un caro amico, Matteo Bortolotti: si intitola Questo è il mio sangue, edizioni Colorado Noir-Mondadori. Ho bucato la presentazione ufficiale per motivi di lavoro, ma conto sull’acquisto con relativo autografo già per domani pomeriggio.

L’occasione è un “lieto evento”: apre infatti una nuova libreria, nel centro di Bologna. Si chiama Trame, l’indirizzo è via Goito 3/c (a due passi da via Indipendenza). L’appuntamento è a partire dalle 18 di sabato 3 dicembre, con brindisi, musica dal vivo e – se siete abbonati a Radio Città del Capo – c’è anche lo sconto del 10%. Quasi come al supermercato. Anzi, decisamente meglio.

parole di Latifah | 12:42 | commenti (25) | bologna, letture2005

giovedì, 01 dicembre 2005

Un fiocco rosso

Giornata mondiale della lotta contro l'Aids

Fino al 15 dicembre si può contribuire alla lotta contro l’Aids inviando al costo di 1 euro un SMS al numero unico 48584.
Tim, Vodafone e Wind devolveranno per intero la cifra alla Lila per sostenere il Progetto Counselling.

 


 

Oggi, sull'argomento, non abbiamo ancora avuto il nostro Ruini quotidiano, ma perché ci ha pensato direttamente il Papa a dire la sua...

Per carità, ha ragione la rivista gesuita Civiltà Cattolica a difendere il "diritto di parola" della Chiesa. Dicano pure quello che vogliono: basta che non pretendano di cambiare (o influenzare) le regole di uno Stato laico.

(Libera nos a malo...)

parole di Latifah | 11:34 | commenti (1) | notizie, solidarieta

grazie a squidfingers x gli sfondi (background)