[Caravanserraglio]
Pensieri, parole, opere e... viaggi (reali e mentali) di Latifah
 











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Smettiamola!







giovedì, 31 marzo 2005

Un bacio

Romantici referrers di marzo
 
Ultimo giorno del mese, è tempo di bilanci. In marzo il mio blog ha accolto alcuni visitatori alle prese con turbamenti d’amore, a giudicare dalle chiavi di ricerca. Probabilmente si tratta di adolescenti in piena tempesta ormonale, ma che non sanno proprio da dove cominciare. Altrimenti non mi spiego chi altro potrebbe cercare, su Google o Libero, parole come "bacio manuale" e "il bacio tecnica"…

Ah, bei tempi! Il mio primo bacio in assoluto, a dire il vero, non è stato molto romantico. Avevo 13 anni ed ero ad una festa in parrocchia. C’era un ragazzino che mi piaceva, Ottavio, e che aveva più "esperienza" di me. Eravamo seduti vicini e di punto in bianco mi chiese: "Ma tu hai mai dato un bacio?". Io risposi candidamente di no. "Allora ti faccio vedere io come si fa…". E mi baciò. Per la cronaca, quella fu la mia ultima frequentazione dell’oratorio, ma non dipese da quel bacio: stavo semplicemente cominciando a ragionare con la mia testa.

Venne poi il tempo del mio secondo bacio, al mare, nell’estate dei miei 14 anni. In quel caso fui io a fare da "nave scuola" a Nicola, un sedicenne. Lo baciai con sfrontataggine, e lui tenne le labbra chiuse. Io, ehm, provai a "farmi strada" come mi aveva insegnato Ottavio, e il tenero Nicola reagì con sorpresa e un pizzico di delusione: "Ma allora tu hai già baciato!". Ah, bei tempi… Poi ci sono stati tanti altri "primi baci", naturalmente, ma non li ricordo tutti. Alcuni sì, quelli da farfalle nello stomaco li ho ben impressi nella memoria, ma sono i ricordi più recenti.

Chissà, poi, se è vero che "il bacio fa piu giovane il cuore e cancella l'età", frase di un anonimo trovata in un bacioperugina, che ha portato qualcuno nel mio Caravanserraglio. Di certo, non esistono leggi d’amore, come teorizza il teorema di Ferradini, perché Cupido è sempre pronto a scagliare le sue frecce. Lo sa bene il visitatore che è arrivato sul mio blog cercando "cotta adolescenziale a 40 anni". Mi spiace, io per l’anagrafe ne ho ancora 39, ripassa tra qualche mese e magari ti so dire…

Sarà invece rimasta delusa colei (suppongo sia una lei, ma non è detto) che su internet cercava "manuale x conquistare un uomo". Io non ne ho, di manuali del genere, e non credo che possano essere utili. Vale sempre il teorema di Ferradini ("non esistono leggi d’amore"), ma soprattutto conta la fortuna: trovare al posto giusto, nel momento giusto, la persona giusta. Tre variabili non da poco, è vero, ma se azzecchi il terno non c’è bisogno di alcun manuale.

L’oscar per la migliore chiave di ricerca del mese, però, non ha a che fare con l’amore. Lo vince chi ha cercato "doccia bollente conseguenze". Io, fossi in te, piuttosto cercherei "un buon miscelatore"…

parole di Latifah | 12:27 | commenti (18) | referrers, personale

mercoledì, 30 marzo 2005

Un'insonnia

Tra melatonina, granuli e Coelho 

Scatta una solidarietà immediata, tra gli insonni. Non mi riferisco a chi, ogni tanto, passa una brutta nottata... Io parlo di insonnia vera, mia compagna da quando avevo 13 anni. Magari cambia forma: in certi periodi ho difficoltà ad addormentarmi, in altri soffro di risvegli precoci. Ma la sostanza è sempre quella: dormire quattro o cinque ore di fila è un regalo. E solo chi è alle prese da anni con questa lotta tra le lenzuola può capire. Tanto che, tra noi insonni, ci si scambia consigli, tipo “ho provato una nuova pastiglia, funziona, sai?”. Ma è un’illusione che dura un paio di settimane. Io, poi, cerco di evitare di intossicarmi con ansiolitici e sedativi, così alterno vari metodi più “naturali”, dalle erbe alla conta delle pecore. Tanto, l’efficacia è quasi nulla in tutti i casi.

La scorsa notte è stata un delirio. Complice un po’ di nervosismo, forse un caffé di troppo e qualche problema sul lavoro, ho letto fino all’una passata. Avevo preso una pastiglia di melatonina verso mezzanotte e mi mancavano poche pagine per finire “Leggere Lolita a Teheran”. Ma quando arrivo all’ultima pagina di un romanzo non riesco mai ad addormentarmi, così ho appoggiato il libro di Azar Nafisi e ho sfogliato qualche pensierino del “Manuale del guerriero della luce” di Coelho, confidando nell’effetto-tavor di quel concentrato di banalità. Tra un libro e l’altro ho preso anche tre granuli di un rimedio omeopatico composito. Il problema è che si chiama “Vanda 50”, e mi suscita visioni di boys che scendono le scale assieme a Wanda Osiris... un’immagine che non è proprio conciliante per il sonno. Capite ora perché ho usato il termine “delirio”?

Verso l’una e mezza ho sentito le palpebre farsi pesanti, così ho spento l’abat-jour. Ero in quella fase in cui ti senti lentamente scivolare nell’incoscienza, così dolce e confortante, quando ho sentito un rumore inequivocabile provenire dall’ingresso. Chi ha (o ha avuto) un gatto, capirà: Nerone stava vomitando una palla di pelo. Mi sono alzata, sono andata in cucina a prendere tutto l’armamentario per pulire e sono tornata a letto. Il magic moment dell’addormentamento era svanito. Il “coinquilino” non ha dato un cenno di vita, solo il respiro ha cambiato ritmo. In genere cerco di vivere nel buio le mie notti da sveglia, per non stuzzicare anche l’insonnia di chi condivide il mio letto, ma ormai avevo acceso la luce. Così ho ripreso in mano il tavor-Coelho e ho letto, con rabbia, qualche altro pensierino. Assolutamente inefficace.

Ho spento nuovamente l’abat-jour, assunto altri tre granuli di Vanda 50 (e giù i boys dalle scale!) e provato alcune tecniche di rilassamento stile training autogeno: mi sono concentrata sul mio respiro, poi su una parola, come un mantra. Ho guardato l’ora proiettata sul soffitto: erano quasi le quattro. A quel punto ho pensato che, in qualche parte del mondo, potevano essere le 11 di sera. Il momento giusto per addormentarmi. E così è stato.

Verso le sei e mezza spilli di luce mi si sono conficcati negli occhi. Avevo dimenticato di abbassare la tapparella... e a me basta uno spiraglio per strapparmi al sonno pesante, figuriamoci dopo appena due ore di riposo travagliato.

Stasera credo che comincerò a leggere “Il piccolo libro della rabbia”.

parole di Latifah | 13:54 | commenti (23) | personale, nerone

martedì, 29 marzo 2005

Un film

La morte sospesa

Sono rimasta un po’ indietro con le mie “schede” sui film, così riprendo dall’ultimo che ho visto: “La morte sospesa”, diretto da Kevin MacDonald e tratto dall’omonimo libro scritto da Joe Simpson,  protagonista della vicenda assieme a Simon Yates. E’ il 1985 e i giovani Joe e Simon, alpinisti esperti, decidono di scalare una cima sino ad allora inviolata: la Siula Grande, nelle Ande peruviane. Ma è nella discesa che accade un incidente: Simon si spezza una gamba. Joe decide di calarlo con una corda, impresa di per sé difficilissima, ma un altro imprevisto è in agguato, tanto da mettere la vita di entrambi a repentaglio. Joe si trova a prendere una decisione estrema: tagliare la corda che lo lega all’amico (senza sapere se Simon sia già morto o no).

“La morte sospesa”, dunque, è un po’ film, un po’ documentario, ovvero – come si dice ora – è un docu-drama, girato tra il Perù e le Alpi. Due attori interpretano Joe e Simon, che raccontano davanti a una telecamera, in uno studio, la storia dai rispettivi punti di vista. Le interviste sono intercalate dalla ricostruzione della vicenda, con le parti di Joe e Simon affidate a due stuntmen (anche se, come rivela imdb, alcune scene in parete sono state interpretate dagli stessi Simpson e Yates, ritornati per la prima volta sulla Siula Grande per seguire le riprese).

Ma la vera protagonista del film è la montagna, grandiosa, affascinante e crudele. Io sono una creatura di pianura e di città: non scio, la neve mi sta antipatica e, soprattutto, soffro di vertigini. Al massimo mi concedo qualche tranquilla passeggiata montana d’estate, ma evitando gli strapiombi... Però sono riuscita ad identificarmi ugualmente con i protagonisti, perché pensavo alla subacquea, attività considerata “estrema” (spesso a torto) proprio come l’alpinismo. In entrambi gli sport, è fondamentale l’affiatamento con il compagno, unico mezzo di salvezza in caso di pericolo. Oltre alla preparazione fisica, è necessaria una grande freddezza mentale, perché le decisioni in situazioni d’emergenza vanno prese in pochi secondi. Anche le più difficili...

Tornando al film, c’è forse qualche scena di troppo nella parte finale, che può scadere un po’ nella noia. Tanto, il finale, anche se non lo si conosce, lo si può immaginare, visto che sia Joe che Simon possono raccontare quanto è successo... Il doppiaggio, poi, è vagamente fastidioso: nella prima scena è stato deciso di lasciare l’audio inglese in sottofondo, come si usa nei documentari, mentre in tutte le successive interviste gli attori sono stati doppiati. Attori che, peraltro, risultano un po’ “finti”. Le riprese in quota, invece, sono tecnicamente ineccepibili e mozzafiato.

Voto: 7

Contatore: 10 film visti al cinema nel 2005. 

parole di Latifah | 14:29 | commenti (4) | visioni2005

lunedì, 28 marzo 2005

Un libro

“Fiona” di Mauro Covacich  

Autore di un programma televisivo di successo tipo “Grande Fratello”, dove trionfano la finzione e il trash; padre adottivo di una bimba straniera di tre anni, che trincera il proprio disadattamento nel silenzio; insospettabile fabbricatore di ordigni esplosivi per attentati in supermercati, stile Unabomber. Questo è Sandro, protagonista uno e trino di Fiona di Mauro Covacich  (Einaudi, 2005). Un romanzo in cui c’è un co-protagonista onnipresente e inquietante, il vero “grande fratello” delle nostre vite: l’occhio di una telecamera. Che ci segue quando passiamo davanti alle banche o nei centri commerciali, ma anche nelle webcam e nei videofonini, fino ai “reality” televisivi. Non possiamo più essere soli con noi stessi, ormai.

Eppure, è la solitudine affettiva quella che muove i fili dei vari personaggi di questo romanzo: dalla moglie di Sandro, Lena, prigioniera dei propri sogni professionali di docente universitaria, che non riesce a vedere la realtà che la circonda; alla “donna dai capelli rossi”, figura misteriosa che appare davanti all’asilo di Fiona, e che per Sandro diventa un appiglio, unico strumento di salvezza per non sprofondare nell’abisso della propria mente malata.

Il difetto che ho trovato in questo romanzo è che c’è “troppo”: troppe storie, troppi personaggi, troppa cronaca vera, troppi dettagli. La storia che mi ha coinvolto di più è il rapporto tra Sandro-padre e la piccola Fiona, creatura sofferente che rifiuta qualsiasi contatto con il mondo, e che dai genitori adottivi si lascia baciare solo da addormentata. Mentre il Sandro-autore tv e il Sandro-unabomber (o Minemaker, come lo ribattezza Covacich) sono troppo vicini, per i miei gusti, alle figure che ci bombardano tutti i giorni dagli schermi televisivi o dalle pagine dei giornali. Io, dalla letteratura, cerco “altro”.

Certo, quello che ci mostra Covacich è l’orrore della normalità. In fondo, è la stessa caratteristica di altri romanzi che ho letto negli ultimi tempi, come “Al mio giudice” di Alessandro Perissinotto e “Lettre à mon juge” di Simenon, ma anche “Antichrista” di Amélie Nothomb. Dietro un’immagine di successo, di una persona realizzata nel pubblico e nel privato, si nasconde l’abisso della solitudine che porta alla morte, reale o figurata, procurata a sé o agli altri.

Nessuno è felice per merito di qualcuno”, è la penultima riga di questo romanzo. Allora, chi è felice lo è solo per merito di se stesso? Oppure, più banalmente, nella nostra epoca la felicità è irrealizzabile? Se è una morale, non mi piace.

Insomma, “Fiona” è un libro che mi ha procurato sensazioni contrastanti. Interessante la struttura del romanzo, mentre ho trovato il linguaggio, a volte, troppo ricercato: ho contato un paio di “epifania” e un paio di “fosfeni”, parole che mi fanno venire un po’ il prurito. Della serie “lo famo difficile”…

Ma io non ho le competenze per argomentare la mia critica: sono soltanto una lettrice. In rete si è però sviluppato un dibattito interessante su “Fiona”, a cui rimando per analisi più approfondite: a partire da un intervento di Mauro Covacich su PordenoneLegge, poi un “saggio” di Tiziano Scarpa e la risposta dello stesso Covacich.


Voto: 7

Dello stesso autore ho letto: Anomalie.

parole di Latifah | 16:05 | commenti (5) | letture2005

sabato, 26 marzo 2005

Una blog-repubblica dei libri

Letture dei blog, in rete la Book Republic

Dalle ceneri della Blog Review of Books, nasce la nuova creatura di Giuseppe Granieri: è in rete la versione beta di Book Republic, ovvero "weblog che parlano di libri".



Come spiega lo stesso Granieri, a differenza della vecchia Review, la bookrepublic "una volta al giorno fa il giro dei blog iscritti e prende automaticamente nota delle recensioni. Per dire al sistema di andare a leggere anche il tuo blog devi solo registrarti, non serve altro". Bisogna però avere dei feed Rss validi (e con l'intero corpo del post) e inserire, in ogni recensione, il link alla pagina di dettaglio del libro su
IBS, BOL o Amazon. Per partecipare alla "sperimentazione" (l'obiettivo è di arrivare a censire un migliaio di blog!), basta compilare una form.

Per maggiori informazioni, scrivere al signor g.g.

parole di Latifah | 13:32 | commenti (8) | blog, letture2005

venerdì, 25 marzo 2005

Una mania (2)

A.A.A. Cercasi Winnie the Pooh zebrato...

Non sono ancora uscita dal mio “periodo zebrato”. Anzi, sto peggiorando! Per dire: ho bisogno di cambiare l’auto (la mia vecchia Opel Corsa cade a pezzi), ma le mie finanze mi consentono al massimo l’acquisto di una Fiat 600 di seconda mano. Così, resisto. Ma se dovessi azzeccare un 5 al Superenalotto, so già come spenderei una parte della vincita: in una Smart zebrata! Me la sono vista passare sotto agli occhi un paio di sere fa. E’ abbastanza “maraglia” (ovvero tarazza, tamarra, ecc.), lo so. Ma tanto non la comprerò mai...


In compenso, esce oggi al cinema un film che sembra una provocazione nei miei confronti: “Striscia, una zebra alla riscossa”. Il problema è che nessuno vorrà venirlo a vedere con me... e posso capire.


C’è però un nuovo “oggetto del desiderio” che è alla mia portata: un pupazzetto di Winnie the Pooh, sì, di quelli che le ragazzine attaccano al cellulare. Embe’, che male c’è? Sì, ce l’ho anch’io, ne ho uno pure nel portachiavi, e pare che io non sia la sola ad aver ceduto ai gadget... Da qualche giorno mi hanno installato un distributore di “ovetti” vicino all’ufficio, e ho già collezionato un pinguino, un pulcino e due rane (una rifilata subito al capo per la figlioletta di 6 anni, ma pare che alle elementari uinnipù sia già passato di moda...).


Però il pupazzetto zebrato è peggio di un feroce saladino. Se avete il coraggio di ammettere che sì, anche voi ci siete cascati, e vi avanza un uinnipù a strisce bianche e nere... fatemi sapere!

parole di Latifah | 13:28 | commenti (17) | personale

giovedì, 24 marzo 2005

Un sondaggio tra donne

Sotto i pantaloni... cosa?


Ragazze, parliamo di calze. Finché è inverno, io non ho alcun problema: vivo praticamente con i collant addosso. Sono freddolosa, e li porto anche sotto i pantaloni.


Ma con le temperature più miti di questi giorni cominciano i problemi. Con le gonne, vanno ancora bene i collant, di lycra leggera (15 o 20 den) o, più avanti, di retina. Però sotto i pantaloni non li sopporto più. Ecco, allora, le alternative.


Autoreggenti: quelle con l’elastico stringono troppo; quelle con il silicone vanno meglio ma, dopo un paio di lavaggi, si “smollano”. Mi è già capitato di ritrovarmi il pizzo ad altezza caviglia. Imbarazzante.


Reggicalze: sarebbe la mia soluzione preferita. Il problema è che la moda ha ristretto i pantaloni, e contemporaneamente il mio giro coscia si è allargato. Risultato: i gancetti si intravedono, e poi, con un lavoro sedentario, ti si “stampano” nella ciccia, con il rischio di ritrovarsi con un paio di lividi per gamba. Inopportuno.


Gambaletti: argh! A parte l’estetica (decisamente negativa), il fatto è che le case produttrici di calze li modellano sui polpacci di modelle magre e alte 1,80. Gli elastici diventano così una forma di tortura: il gambaletto malese. Importabili.


Calzini: è la soluzione che ho adottato in questi giorni. Velati e alti poco sopra la caviglia: anche da seduta, non spuntano dai pantaloni. Però non mi convincono...


Insomma, fate outing: voi, sotto i pantaloni, che cosa portate?

parole di Latifah | 12:05 | commenti (39) | personale

mercoledì, 23 marzo 2005

Una danza

Ballare alla persiana

"Chi sa ballare alla persiana?" domando. Tutte si voltano a guardare Sanaz. Lei si schermisce, fa di no con la testa. Cominciamo a insistere, a incoraggiarla, formiamo un cerchio intorno a lei. Quando inizia a ballare, piuttosto a disagio, battiamo le mani e ci mettiamo a canticchiare. (...)

Sanaz riprende, quasi vergognandosi, a piccoli passi, muovendo il bacino con grazia sensuale. Continuiamo a ridere e a scherzare, e lei si fa più ardita; muove la testa a destra e sinistra, e ogni parte del suo corpo vibra; balla anche con le dita e le mani. Sul suo volto compare un'espressione particolare, spavalda, ammiccante, che attrae, cattura, e al tempo stesso sfugge e si nasconde. Appena smette di ballare, tuttavia, il suo potere svanisce.

Esistono varie forme di seduzione, ma quella che emana dalle danze tradizionali persiane è unica; una miscela di impudenza e sottigliezza di cui non mi pare esistano uguali nel mondo occidentale.

(da "Leggere Lolita a Teheran" di Azar Nafisi, Adelphi 2004)

parole di Latifah | 11:45 | commenti (9) | araberie, letture2005, danza orientale

martedì, 22 marzo 2005

Un libro

Il razzismo spiegato a mia figlia di Tahar Ben Jelloun
 

Non si nasce razzista, si diventa”. E’ con questa convinzione che Tahar Ben Jelloun ha deciso di scrivere, nel 1998, “Il razzismo spiegato a mia figlia” (Bompiani). Una materia in continua evoluzione, tanto che l’autore marocchino ha già curato due revisioni: una “Nuova edizione accresciuta. Cosa ne pensano ragazzi e insegnanti” (nel 2003) e “Il montare dell’odio” (2005).
 
Ho appena letto l’edizione accresciuta, che Ben Jelloun ha dato alle stampe dopo una serie di conferenze in scuole medie francesi e italiane: incontri con ragazzini che avevano letto il suo saggio e che hanno posto nuovi interrogativi. Il problema, infatti, è che questo saggio, più che dare risposte, suscita continue domande, e lascia un senso di irresolutezza.
 

L’idea di scrivere questo breve testo – spiega lo stesso Ben Jelloun nell’introduzione – era nata dopo una manifestazione cui aveva partecipato con la figlia, che all’epoca aveva 10 anni, contro il progetto di legge Debré sull’ingresso e il soggiorno degli stranieri in Francia. Fu così che papà e figlia si trovarono a parlare di razzismo, conversazione che poi fu estesa a due amiche della bimba. Il saggio è dunque destinato soprattutto ai ragazzi tra gli 8 e i 15 anni, ed è stato scritto con una “preoccupazione pedagogica”. Perché “la lotta contro il razzismo comincia con l’educazione. Si possono educare i ragazzi, non gli adulti”.

Sono domande e risposte volutamente semplici, insomma, che ad un lettore adulto possono sembrare non soddisfacenti.
Il razzista è colui che pensa che tutto ciò che è troppo differente da lui lo minacci nella sua tranquillità”, spiega ad esempio Ben Jelloun, perché “ha paura di chi non gli rassomiglia”.

Il saggio è poi molto calato nella realtà francese di fine anni ’90, caratterizzata dall’ascesa del Front National. Perciò Ben Jelloun sottolinea che Le Pen “comunica alle persone male informate notizie false perché si spaventino. Sfrutta la paura della gente”.
Più in generale, i razzisti “hanno paura dello straniero, di quello che non conoscono, soprattutto se quello straniero è più povero di loro”.

Interessanti i riferimenti alla guerra e al colonialismo. Concetti che si adattano perfettamente ai conflitti più recenti, dopo l’11 settembre, in Afghanistan e in Iraq. Infatti, è “per combattere la paura che a volte l’uomo si trova a fare la guerra”. Perché “si sente minacciato e attacca. Il razzista è aggressivo”.

“Come fa un Paese ad essere razzista?”
“Non tutto il Paese, ma se il suo governo decide in modo arbitrario di occupare territori che non gli appartengono e di restarci con la forza, è perché disprezza gli abitanti di quel territorio, considera che la loro cultura non abbia valore e che bisogni trasferire su quel territorio ciò che considera civiltà”.

Voto: 7

Dello stesso autore ho letto: Creatura di sabbia; Amori stregati; Giorno di silenzio a Tangeri; Lo scrivano; L’hammam; Nadia.

parole di Latifah | 14:02 | commenti (8) | letture2005

lunedì, 21 marzo 2005

Un non-compleanno

20 marzo 2004, sabato pomeriggio. Ero in ufficio da sola, e non avevo un granché da fare. Da qualche giorno ero stata invitata a partecipare ad un blog collettivo, Avanzi, aperto da un’amica, così mi ero registrata su Splinder con il nick Latifah. Un nome arabo che aveva scelto per me, qualche mese prima, un bimbo marocchino.


Ero incuriosita da questo nuovo mezzo, che non avevo mai bazzicato. E c’era quel bannerino che occhieggiava, lassù in alto a destra: “Il tuo pensiero online in 5 minuti”. Così provai: decisi un titolo (Caravanserraglio), più che altro in base al nick con cui mi ero registrata, senza stare tanto a pensarci; poi scelsi un template (lo stesso che uso ancora oggi) e scrissi il mio primo post: Benvenuti nel blog di Latifah. Nient’altro. Non sapevo bene che cosa farci, con un blog.


Poi, il giorno dopo, mi venne in mente che avrei potuto usarlo come “ripostiglio”, un taccuino dove annotare pensieri e parole, ma non immaginavo che qualcuno (a parte le amiche più care, a cui comunicai l’indirizzo) lo avrebbe letto o commentato... Comunque, scrissi un post per spiegare che cosa intendevo per “caravanserraglio”.


Insomma, non so se il mio primo compleblog sia stato ieri oppure oggi. In fondo, non è importante: le date sono convenzioni, no? Io non festeggio nemmeno il mio compleanno...


Ma di una cosa sono certa: in questo anno, grazie a questo frettoloso diario, ho avuto l’opportunità di conoscere tante persone. Alcune sono conoscenze “virtuali”, per motivi pratici e geografici, ma non per questo meno importanti per me. Altre sono frequentazioni sporadiche, per una cena o un film in compagnia, con scambi di libri e di cd. E sono nate delle belle amicizie, persino affetti profondi.


Non so quanto durerà ancora, questo “gioco”. Finché mi diverto, finché non diventerà pesante, continuerò a giocare.

parole di Latifah | 14:36 | commenti (31) | blog, personale

domenica, 20 marzo 2005

Un film

Donnie Darko (in VHS)

A me piace vedere i film senza avere letto recensioni prima, per non avere pre-giudizi: così a volte ho delle piacevoli sorprese, o persino la fortuna di ammirare dei capolavori. Stavolta, invece, rimpiango di non essermi informata prima di noleggiare, in vhs, Donnie Darko, di Richard Kelly.

E’ un banale film di fantascienza per ragazzini sullo stra-abusato mito del viaggio nel tempo. Ambientato nella provincia americana di fine anni ’80, è infarcito di figure stereotipate: il protagonista è un liceale di intelligenza nettamente superiore alla media e (perciò?) schizofrenico. Ha delle visioni ricorrenti: un coniglione con un teschio al posto del muso che costringe il nostro eroe - per salvarlo - a combinare delle cattiverie, come allagare la scuola o incendiare la casa dell’imbonitore che vende parole d’amore ma in realtà è un pedofilo carceriere di bambini. Tra i suoi compagni di scuola c’è la bellina-sfortunata-maledetta e il bellone-antipatico-cattivo. I professori sono in gran parte insensibili e antiquati. Poi c’è la classica festa di Halloween, la televisione che di notte “fa la neve” (citazione di Poltergeist?) e pure una “nonna morte” che era una scienziata, poi è diventata una viaggiatrice del tempo e sembra una zombie. Insomma, un pot-pourri di film “de (fanta)paura”, genere che a me non dice proprio nulla. Sarà che non capisco niente di cinema… ma possibile che qualcuno consideri questa roba un cult?

Per fortuna il noleggio della cassetta mi è costato solo 1 euro e mezzo, altrimenti sarei molto, ma molto più arrabbiata.
Si salva solo la colonna sonora, con pezzi dei Duran Duran e altri classici degli anni '80 che mi ricordano un po’ la mia adolescenza. Per il resto, era meglio se stiravo e facevo il bucato, in queste due ore.

Voto: 5

parole di Latifah | 21:34 | commenti (29) | visioni2005

sabato, 19 marzo 2005

Una strana ricerca

Pistole, coltelli e paure

A volte arrivano strani visitatori, nel mio Caravanserraglio. Qualche giorno fa mi sono incuriosita, quando tra gli ultimi arrivi è comparso un provider anomalo:

Ultime 15 visite

Data

Provider

Paese

Indirizzo IP

Browser

OS

10:01:45

colt

Networks

xxx.xxx.xxx.xxx

Explorer 6.x

Windows 2000


Ho pensato: possibile che mi legga un dipendente della più celebre azienda produttrice al mondo di pistole?
Poi ho fatto una veloce ricerca, e ho scoperto che Colt è un innocuo provider europeo...

Ma la mia riconquistata tranquillità è durata lo spazio di un clic. Mi è bastato dare un'occhiata alle chiavi di ricerca che hanno portato al mio blog:

 

Elenco Chiavi di ricerca mese di Marzo

Chiave cercata

Visite

%

Posizione

negozi di coltelli da lancio a bologna

1

0,23%

 

paura di diventare un assassino

1

0,23%

 


Un po' inquietanti, come ricerche...

parole di Latifah | 13:02 | commenti (11) | referrers

venerdì, 18 marzo 2005

Un oroscopo

Dal Quotidiano nazionale di oggi

Cancro - Il consiglio degli astri: "Arredate un appartamento o comperate una casa al mare. Non fatevi prendere dalla pigrizia".

No, guarda, sono proprio pigra oggi. La casa al mare la compro un altro giorno.

(ma vaff...)

parole di Latifah | 12:16 | commenti (12) | oroscopi

giovedì, 17 marzo 2005

Una fiera

Il ritorno delle massaie veronesi

Se siete delle massaie improvvide, le vere "killer dell'economia italiana" - come disse il Cavaliere - perché non sapete fare la spesa e contribuite all'inflazione, ecco un appuntamento tutto per voi: il pomeriggio di domenica 20 marzo, a Verona, c'è la Seconda Fiera Nazionale della Massaia Improvvida. E' una festa, ma anche un'occasione di confronto e di dibattito, dai diritti sul lavoro alla pace.

Partecipate numerose, e armatevi di uncinetto!

parole di Latifah | 16:18 | commenti (12) | notizie

Una vignetta

Berlusconi secondo Vauro (nel 2003)



Questa vignetta è attaccata alla mia lavagnetta di sughero, in ufficio, da due anni.

Però non scade mai di attualità...

parole di Latifah | 10:57 | commenti (15) | notizie

mercoledì, 16 marzo 2005

Una maratona d’arte (e di bagni pubblici)

Guida alternativa per le “urgenze” di un turista a Roma

 

Nella mia “tre giorni” romana ho fatto una scorpacciata d’arte. E in questa mia personale maratona tra mostre e musei, ho potuto sperimentare anche gli optionals, che per un turista in giro tutto il giorno diventano dei must: i bagni pubblici.

 

Ci vorrebbe una guida dedicata alle “urgenze” in vacanza, per non essere costretti a sorbirsi un caffè dietro l’altro in cerca di una toilette. Ad esempio, a Barcellona avevo scoperto che i bagni del museo Picasso erano collocati prima della biglietteria, quindi ad accesso libero. Ogni volta che mi trovavo da quelle parti, mi concedevo una comoda “pausa tecnica”.

 

Anche a Roma ho scoperto che ci sono toilettes “artistiche” e gratuite. Se vi trovate dalle parti di piazza Venezia, provate a intrufolarvi nel Complesso del Vittoriano (guardando la “macchina da scrivere”, o “torta nuziale”, dall’ingresso a sinistra), che ospita il Museo del Risorgimento, ad ingresso gratuito. Qui i bagni, oltre ad essere accessibili liberamente (oltre che comodi e puliti), regalano anche una sorpresa: nell’antibagno, infatti, c’è una mostra di fotografie in bianco e nero scattate sui set di film girati a Roma e dintorni, da Pasolini a Nanni Moretti. Ho intuito che c’entri una sponsorizzazione dell’Istituto Luce, ma non sono riuscita a saperne di più.

 

Promosse a piene voti anche le toilettes delle Scuderie del Quirinale. Insufficienti, invece, quelle dei Musei Capitolini, al secondo piano: solo due bagni per le donne (che, si sa, siamo lente), mancano i ganci per appendere giacca e borsa e la pulizia non è un granché. Evitate anche la caffetteria: un caffè acquoso costa 1,30 euro, il doppio della media a Roma! Non mancate però di affacciarvi alla terrazza capitolina: il panorama è gratuito.

 

Munitevi di monetine e di pazienza se avete un bisogno impellente alla stazione Termini: se andate nel sotterraneo, servono 70 centesimi e la macchinetta non da’ resto. Ma le porte per entrare nell’antibagno, l’altro giorno, si sono bloccate in entrata. Se succede anche in uscita e il vostro treno sta per partire, potrebbe essere un problema.

 

Se invece siete in piazza San Pietro, usufruite tranquillamente dei bagni pubblici (a meno che non ci sia una comitiva di incontinenti in fila...). Guardando la Basilica, io ho sperimentato quelel sotto il porticato a destra: pulizia e manutenzione a cinque stelle. Tanto che mi sono chiesta se anche le guardie dei cessi siano svizzere...

parole di Latifah | 14:17 | commenti (20) | viaggi, roma

martedì, 15 marzo 2005

Un avviso

Lavori in corso

Sto giochicchiando con i tag, le "etichette" che hanno sostituito, da qualche giorno, le vecchie categorie di Splinder. 

Portate pazienza, se mi leggete tramite i preferiti di Splinder o con i feedreader... forse vedrete "ricomparire" dei post vecchi di mesi!

parole di Latifah | 19:00 | commenti (8) | blog, prove tecniche

Una passeggiata

Dal Quirinale a piazza San Pietro

Eccomi qua, dopo la mia breve ma intensa vacanza romana. Ho un acido lattico nelle gambe che mi sembra di aver corso la maratona! Ieri, infatti, ho dedicato le ultime ore del mio soggiorno capitolino ad una “passeggiatina” che ha toccato il Quirinale, Palazzo Madama, Galleria Alberto Sordi (uhm... sono un po’ perplessa da questa intitolazione dell’ex Galleria Colonna), Montecitorio, Pantheon, piazza Navona, Castel Sant’Angelo e, già che eravamo lì, una puntatina in piazza San Pietro.

E ho già voglia di tornarci!

parole di Latifah | 13:21 | commenti (14) | viaggi, roma

domenica, 13 marzo 2005

Una maratona

(da www.repubblica.it)

La maratona è uno spettacolo grandioso!

Però stamattina il passaggio dei maratoneti mi ha impedito di attraversare le strade per andare dove volevo io, ovvero dove mi avevate consigliato voi... (in particolare, Isola Tiberina e Ghetto).

Così, complice anche un tempo insolitamente grigio e umido, ho ripiegato su due belle mostre: Munch al Vittoriano ed Escher ai Musei Capitolini. E stasera cena e passeggiata a Trastevere.

Arrivederci Roma!

parole di Latifah | 22:11 | commenti (14) | viaggi, roma

sabato, 12 marzo 2005

Un saluto da Roma

Oggi ho visto le opere del Guggenheim alle Scuderie del Quirinale e i Caravaggio della Cappella di San Matteo nella chiesa di San Luigi dei Francesi.

Mi ritengo già soddisfatta.

E ho ancora mezza giornata da sfruttare...

parole di Latifah | 23:44 | commenti (11) | viaggi, roma

venerdì, 11 marzo 2005

Un pensierino

Dal “Manuale del guerriero della luce” di Paulo Coelho

In questo periodo sto affrontando un libro impegnativo: “Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi. Sono circa a due terzi, mi interessa e mi appassiona, ma a volte la sera (unico momento che riesco a dedicare alla lettura) sono troppo stanca, e sento il bisogno di rilassarmi con parole meno impegnative. Così ho ripescato, dalla mia libreria, il “Manuale del guerriero della luce” di Paulo Coelho, autore di cui non ho letto nulla e di cui – credo – non leggerò altro.

Sono pensierini perfetti per conciliare il sonno, “perle di saggezza” a volte un po’ banali e buoniste, ma per l’uso che ne faccio io, insonne cronica, vanno bene.
Ma chi è il guerriero della luce? Lo spiega il risvolto di copertina: “Se accade che il clamore del mondo soffochi la nostra voce interiore, vuol dire che è giunto il momento della lotta: dobbiamo risvegliare il guerriero della luce che dorme in ciascuno di noi e intraprendere un cammino disseminato di lusinghe e tentazioni, un sentiero in cui ogni passo può nascondere le insidie di un intero labirinto, un percorso dove la vittoria ha il medesimo volto della sconfitta”.

Sono circa 130 “pensierini”, in gran parte già pubblicati – spiega l’autore nella nota introduttiva – in una rubrica del quotidiano “A Folha de Sao Paulo” e in altri giornali. Finora ne ho letti una quarantina. Eccone uno che mi è piaciuto:

“Un guerriero della luce studia con molta attenzione la posizione che intende conquistare.
Per quanto il suo obiettivo sia difficile, esiste sempre una maniera di superare gli ostacoli.
(...)
Tuttavia, a mano a mano che avanza, il guerriero si rende conto che esistono difficoltà di cui non aveva tenuto conto.
Se rimane ad aspettare il momento ideale, non uscirà mai da quel luogo; è necessario un pizzico di follia per completare il passo successivo.
E così il guerriero utilizza un briciolo di pazzia. Perché, in guerra e in amore, non è possibile prevedere tutto.”

parole di Latifah | 11:47 | commenti (23) | letture2005

giovedì, 10 marzo 2005

Un tema natale

Prendo spunto da un pour parler di Marlowe per affrontare il tema "oroscopi e dintorni". "Io non ci credo, ma mi fa comodo", dice lui. "Io non ci credo, ma mi diverto", ribatto io. Mi sento sempre un po' stupida quando mi trovo a chiedere ad una persona appena conosciuta "di che segno sei?". E' un pour parler, appunto. Però se guardo tra le mie amicizie più care, oltre la metà sono cancerine, come me. E quando arriva l'estate è tutto un compleanno dietro l'altro... 

Da adolescente passai ore sulle effemeridi per calcolare il mio tema natale: fu quasi una sfida, fare tutte quelle operazioni a mano con i gradi, per poi scoprire i rapporti tra i pianeti (trigoni, opposizioni, quadrature..) con il goniometro, fino ad arrivare a disegnare la mia carta natale. Un gran miscuglio di segni: Sole in Cancro, ascendente Aquario, Luna in Scorpione, Venere in Leone, Marte in Bilancia, Giove in Gemelli, Saturno in Pesci... una personalità poliedrica! O un paciugo, a seconda dei punti di vista.

Oggi, invece, è tutto molto più semplice. Bastano pochi secondi e un clic: qui. Non ci credo, ma un po' ci prende...

parole di Latifah | 12:41 | commenti (15) | oroscopi

mercoledì, 09 marzo 2005

Un consiglio

Che fare in mezza giornata a Roma?

Finalmente ho in programma una breve vacanza: uno stacco di un paio di giorni, ma meglio che niente! Il prossimo week-end sarò a Roma, città dove sono stata diverse volte, ma di fretta e per lavoro, quindi la conosco pochissimo.


Avrò appena due mezze giornate libere. Una so già come impiegarla: vorrei (ri)vedere le opere del Guggenheim in mostra alle Scuderie del Quirinale.

Mi resta una mezza giornata, perciò chiedo un consiglio ai blogger romani, o comunque a chi conosce bene la capitale: che fare?

In San Pietro ci sono già stata, ai Musei Vaticani pure. Le zone di Piazza Navona e Trinità dei monti le ho girate più volte. Sono stata anche a Montecitorio. Ma c’è di meglio, lo so…

Datemi qualche suggerimento!