[Caravanserraglio]
Pensieri, parole, opere e... viaggi (reali e mentali) di Latifah
 











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Smettiamola!







lunedì, 28 febbraio 2005

Una classifica

Ecco i miei oscar delle chiavi di ricerca di febbraio:

per la categoria "porno e dintorni": tettoie e tette (della serie: le perversioni non hanno mai fine);

per la categoria "vips e pettegolezzi": asia argento puzzano piedi (sarà vero?);

per la categoria "inflazione galoppante": biglietto u2 230 euro (da grande farò il bagarino...);

per la categoria "su internet si trova tutto": come contattare enrico mentana (per fare che?);

per la categoria "strano ma vero": stanotte arrivato sms paolo (cercando queste parole su Google, il mio blog è alla diciassettesima pagina...).

And the winner for "the best referrer" is: io ho rinunciato a capirci qualcosa (guarda, anch'io!).

parole di Latifah | 19:46 | commenti (26) | referrers

Un lunedì

parole di Latifah | 11:20 | commenti (34) | personale

sabato, 26 febbraio 2005

Una previsione
Che tempo fa in Mar Rosso?

Qui, freddo, grigio e ancora neve in arrivo. Sgrunt.

Ma c’è qualche fortunato che sta programmando una vacanza al caldo in Egitto... No, stavolta non sono io, ahimé. Anche se verrei volentieri con voi, che arrivate sul mio blog dai motori di ricerca scambiandomi per Bernacca.

C’è chi si mette avanti e cerca già “previsioni meteo marsa alam ad agosto”. Forse è un po’ presto, però azzardo: farà caldo, molto caldo, e ventoso, molto ventoso. Ma altri sono più vaghi, e cercano solo generiche previsioni del tempo in diverse località del Mar Rosso.

Ecco quindi, per i visitatori del Caravanserraglio, i miei siti meteo preferiti, che danno previsioni anche fino a 15 giorni prima. Forse non sono così accurate come il nome del sito promette, però possono dare un’idea di che tempo fa, ad esempio, a Marsa Alam e a Sharm El Sheikh, le destinazioni più gettonate. Se con l’inglese non ve la cavate benissimo, c’è un bel sito italiano dedicato al Mar Rosso, dove potete trovare anche statistiche annuali su temperature, vento e umidità.

E salutatemi i pesciolini...  

Io non ho vacanze sub in programma, per ora. Anche se in luglio spero di potere esplorare i fondali di Mentone. Come regalo per il mio compleanno, vorrei tanto avvistare, almeno una volta, un bel pesce luna!

 Della serie, continuo a farmi viaggi mentali...

parole di Latifah | 14:23 | commenti (9) | viaggi, referrers, egitto, meteo, subacquea, mar rosso

venerdì, 25 febbraio 2005


Un viaggio (mentale)
Voglio andare in Libia!!!

Sta diventando un chiodo fisso, ormai.

Voglio andare in Libia.
Voglio andare in Libia.
Voglio andare in Libia.

Voglio vedere le rovine romane, scoprire i villaggi dell’interno, respirare la sabbia del sahara, esplorare le oasi Tuareg...

Mi basterebbero due settimane, ma anche nove giorni sono sufficienti. Non costa neanche tanto!

Sarebbe anche un bel viaggio di nozze, no? Sì, ma se non l’ho convinto in 12 anni... dubito di riuscirci adesso.

E allora, proseguo con il mio viaggio mentale.

In fondo, basta poco per resistere al freddo e grigio della mia città. Un clic, un guizzo di fantasia... e sono già a Tripoli. 

Quasi.

parole di Latifah | 13:55 | commenti (24) | pensieri, viaggi

giovedì, 24 febbraio 2005

Un sindaco

E’ bella la piazza, stamattina. Una bella giornata d’inverno, con il sole che accende di riflessi rossi i palazzi e la basilica. Alcune decine di persone sono ferme davanti al palazzo comunale, in silenzio, per non disturbare. Qualche anziano, un paio di pakistani, donne in pelliccia con il sacchetto della spesa; una ragazza scatta una foto con la digitale alla bandiera a mezz’asta. Un altoparlante diffonde parole fredde e distanti. Solo i rintocchi della campana civica, poco dopo mezzogiorno, suonano sinceri.

Era una bella mattinata d’inverno anche quel giorno, una dozzina d’anni fa. Ero stata da lui per lavoro, ed eravamo scesi assieme in piazza, per due chiacchiere davanti al portone di Palazzo d’Accursio. Una signora si avvicinò: "Mi scusi, signor sindaco, mia figlia si sposa e vorrei tanto che fosse lei a celebrare il matrimonio…". Lui tirò fuori dalla tasca del cappotto un’agendina: "Mi dica il giorno, signora… Sì, dovrei proprio esserci. Intanto mi faccio un appunto, ma lei un paio di settimane prima contatti la mia segreteria". E sorrise, con quella gentilezza che gli era così naturale.

Ecco, lui era così. Un sindaco che chiunque poteva avvicinare. Un sindaco che amava il contatto con i suoi cittadini. Lui, che bolognese non era, è stato davvero il primo cittadino più amato. Ci manca, un sindaco così.

Ciao, Renzo.

parole di Latifah | 16:17 | commenti (10) | parole, notizie

mercoledì, 23 febbraio 2005

Una dichiarazione

A me piace essere diretta, parlare chiaro, con grande spontaneità.

Forse a volte bisognerebbe essere più diplomatici, sfumare un po’ le parole, curare lo stile, usare - che so - una metafora, una litote, una sineddoche...

Invece no.

Voglio dire quello che penso, come è mia abitudine, anche se rischio di ferire la suscettibilità di qualcuno.


CHE DUE MARONI, ‘STA NEVE!


parole di Latifah | 12:23 | commenti (37) | pensieri, meteo

martedì, 22 febbraio 2005

Un elenco
Vale la pena vivere per...

Prendo spunto da questo bel post di Ecate per dare sfogo alla mia mania classificatoria. Dopo i cinque film, ecco le “cose” per cui vale la pena vivere. Mi sono isirata ai cinque sensi, per evitare un lungo elenco di libri e dischi (verrà anche il loro momento...).

Vista: il tramonto del sole. E’ uno spettacolo che non mi stanco mai di ammirare. Ogni replica è diversa, che sia sul mare, nascosto tra le nuvole o dietro i tetti della mia città. Mi piace il momento in cui il globo rosso accelera il movimento, tanto da farmi trattenere il fiato, finchè scompare e lascia la scena alla notte. Pace.

Udito: il frinire delle cicale. Perché mi ricorda le sere d’estate, le mie tante vacanze in Provenza, e anche – per eccesso di sinestesie – il profumo della macchia mediterranea, un buon bicchiere di Bordeaux sorseggiato a bordo di una piscina, note di un quartetto d’archi. Felicità.

Odorato: il borotalco. Profumo di buono, di pulito, di sano. Ricordo della mia infanzia:  borotalco sparso sul corpo come cipria, dopo il lungo bagno nella vasca del sabato pomeriggio. Non a caso cerco la stessa nota anche nei profumi, che sia Chanel n.5 o l’Iris dell’Erbolario. Semplicità.

Gusto: la cannella. Mi piace “in tutte le salse”: nei dolci, come la torta di mele, ma anche sul caffè macchiato con una nuvola di latte (c’è chi lo chiama “marocchino”), sulle arance tagliate a fette, sulla ricotta mischiata allo zucchero, e – non vi scandalizzate... – persino sugli spaghetti! Piacere.

Tatto: una carezza sulla testa. E’ un gesto semplice, ma che comunica tanto affetto. Mi piace regalarlo al mio gatto, a una persona amata, a un collega nervoso, a un’amica ferita, a un bambino curioso. E’ un modo per dire “ti voglio bene”. Comprensione.

E per voi? Per cosa vale la pena vivere?

parole di Latifah | 13:12 | commenti (37) | parole

lunedì, 21 febbraio 2005

Un film

Il segreto di Vera Drake

Se fossi un membro dell’Academy, saprei già a chi assegnare l’Oscar per la migliore attrice femminile: a Imelda Staunton, già vincitrice della Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia, per “Il segreto di Vera Drake”. E confermo il mio giudizio anche dopo aver visto “Million Dollar Baby”: sì, Hilary Swank è brava, nulla da dire. Ma il personaggio di Vera Drake, la domestica buona e generosa che nell’Inghilterra degli anni ’50 “aiuta ragazze in difficoltà” (procurando aborti), è più profondo.

Già che ci sono, darei il mio voto a questo film anche come migliore regia e migliore sceneggiatura originale, entrambe firmate da Mike Leigh. E peccato che le nomination siano tutte qui... Secondo me, ne meritava almeno un’altra: per la fotografia.


Un altro pregio: la rappresentazione della stratificazione sociale, che mostra – semplifico - come l’aborto fosse considerato “legale” per una ragazza borghese, che può pagare lo psichiatra e la clinica, e forzatamente “illegale”, in quanto inavvicinabile, per le donne dei ceti
più bassi.


Un difetto? Quello che trovo in quasi tutti i film che mi sono piaciuti molto: un personaggio sopra le righe. E’ quello della cognata di Vera Drake, troppo “antipatica”, troppo “bellina”, troppo.


Voto: 8.5

Contatore: 8 film visti al cinema nel 2005.


parole di Latifah | 12:08 | commenti (19) | visioni2005

sabato, 19 febbraio 2005

Un libro
“Dei bambini non si sa niente” di Simona Vinci

Un pugno nello stomaco.
Sconvolgente.
Questa è malata. E’ perversa.
Come avrà fatto a scrivere una cosa così?
Ha voluto fare scandalo, come Melissa P.
No. Deve essere stata vittima di violenza da bambina.
Oppure è semplicemente una scrittrice.
E’… geniale.

Sono alcuni dei pensieri che ho avuto leggendo “Dei bambini non si sa niente”, romanzo di esordio di Simona Vinci (Einaudi, 1997). Di lei, prima ancora di leggere un suo libro, mi ero fatta l’idea che fosse una scrittrice “maledetta”. Un po’ cannibale. Di sicuro perversa. Forse anche per il suo aspetto “noir”, che conoscevo solo in fotografia.

Poi ho sentito parlare di lei da alcuni suoi colleghi scrittori che la conoscono bene. E ne parlano sempre con ammirazione, quasi con venerazione. Dicono che abbia un metodo di scrittura particolare. C’è chi scrive, scrive, scrive, di getto, tutto quello che esce dalla mente diventa un fiume di parole. Poi taglia, cuce, lima.
Invece Simona Vinci – dicono – ha un altro sistema. E’ capace di stare ore, giorni, su una singola frase di tre righe. La scrive e la riscrive finché è “perfetta”.

Questa descrizione – non so se sia vera – mi incuriosì. Così comprai una sua raccolta di racconti, “In tutti i sensi come l’amore”. Ricordo che ad un certo punto scagliai il libro contro un muro, perché mi urtava! Perversione allo stato puro. Genialità allo stato puro. Solo una grande scrittrice può provocare reazioni così nei suoi lettori.

Ma Simona Vinci sta crescendo. E si sta addolcendo. Lo dimostra anche “Brothers and sisters”, il radio-dramma ripubblicato in forma di romanzo, dove i protagonisti sono sempre dei bambini vittime del mondo dei grandi. Ma qui la violenza è soprattutto psicologica, non fisica, sessuale, come nella sua opera prima. Che però a me ha suscitato anche ricordi dolci, appunto. Ricordi delle mie estati dell’infanzia, e i primi pensieri sul sesso, le prime scoperte sul mio corpo. Scoperte “normali”, per fortuna…


Si sta addolcendo anche nell’aspetto, Simona Vinci. E nella voce. Se vi capita di assistere ad una sua presentazione, ad una sua lettura, penso che vi colpirà. Come ha colpito – e affascinato – me.


Ah, una curiosità: mi sembra che tutti i titoli dei suoi libri siano tratti da versi, o frasi, di altri scrittori. Un altro indizio di genialità.


Voto: 8

Della stessa autrice ho letto: In tutti i sensi come l’amore; Brothers and sisters.
 

parole di Latifah | 17:07 | commenti (15) | letture2005

giovedì, 17 febbraio 2005

Un film
Ferro 3 - La casa vuota

Difficile dire se il mondo in cui viviamo sia realtà o sogno”.

Ormai, su questo film di Kim Ki-Duk, c’è poco da dire. Se l’avete visto, sapete già che è (quasi) un capolavoro. Se non l’avete visto, be’, fate presto…

Di mio posso aggiungere questo: vorrei tanto che il bel protagonista di “Ferro3 – La casa vuota” entrasse nel mio appartamento. Ho parecchia roba sporca da lavare e parecchi oggetti da riparare. Però, per favore, lasci stare la bilancia

Infine, un appello: qualcuno sa se la canzone che fa da leit-motiv alle varie “occupazioni” è araba? Perché parecchi visitatori, arrivati qui dai motori di ricerca, me lo chiedono. Io ho trovato solo il nome del compositore della colonna sonora: “musiche di Slvian”. Che sia David Sylvian?
A me, comunque, la canzone sembrava koreana…

Voto: 9,5

Contatore: 7 film visti al cinema nel 2005. 


Aggiornamento (ore 17.15)

Ebbene sì, la cantante è araba: si tratta di Natacha Atlas, nata in Belgio ma di origine mediorientale (un misto tra Egitto, Palestina e Marocco), e il titolo della canzone contenuta nella colonna sonora di "3 Iron" è Gafsa, contenuta nell'album Halim del 1997. A questo punto, mi toccherà comprarlo!

Grazie a Goka, che mi ha dato la dritta giusta sul Cine-forum 

parole di Latifah | 12:02 | commenti (34) | ascolti, visioni2005

mercoledì, 16 febbraio 2005

Due libri
"Al mio giudice" di Alessandro Perissinotto
"Lettre à mon juge" di Simenon

Sono rimasta un po’ indietro con le mie "schede di lettura", così oggi, per recuperare, prendo due libri con un post. Anche perché li ho letti in diretta successione, e perché il primo cita il secondo non solo nel titolo, ma anche – ripetutamente - all’interno del romanzo.

"Al mio giudice" di Alessandro Perissinotto (Rizzoli, 2004) è forse il primo romanzo epistolare italiano nell’era della posta elettronica. Sì, perché è la storia di un assassino che scrive al magistrato che sta indagando sul delitto (all’apparenza inspiegabile) da lui commesso. Nasce così una corrispondenza via e-mail tra Luca Barberis, ex hacker passato "dall’altra parte", esperto di sicurezza informatica, e Giulia Ambrosini, il giudice che gli dà la caccia.

"Vuole sapere come l’ho ucciso? Vorrei saperlo anch’io", è l’incipit della prima mail e del romanzo, che diventa così una sorta di auto-analisi dell’assassino, il quale racconta la sua "discesa agli inferi" prima a se stesso che al suo giudice.

"(…) E allora ho pensato a Lettre à mon juge, dove l’assassino scrive al giudice per riaffermare la propria colpevolezza (…): per lui non è importante salvare la pelle o fare qualche anno in meno di galera, è importante spiegare perché ha ucciso, perché una persona normale diventa un assassino, cosa c’è dietro".

Il magistrato accetta e così noi lettori, tramite i loro scambi di e-mail, seguiamo le indagini e anche i nuovi eventi che ingarbugliano la vicenda, ambientata nel mondo della finanza on-line, con colpi di scena da thriller e ambientazioni che spaziano dalla "Milano da bere" fino ai quartieri a luci rosse di Amsterdam.

Scorrevole, intenso, efficace.
Sì, mi è piaciuto proprio, anche se un mio amico magistrato, a cui ne ho suggerito la lettura, ha giudicato il rapporto di collaborazione (e anche qualcosa di più) che si instaura tra assassino e giudice "assolutamente improbabile". Ma non si dice sempre che la realtà supera la finzione?

Ah: per chi l’ha già letto, e volesse saperne di più, ora c’è anche il blog dell’assassino.

Voto: 8

Dello stesso autore ho letto: L’anno che uccisero Rosetta; La canzone di Colombano.

* * *
Finito il libro di Perissinotto, è stato per me inevitabile rispolverare, dalla mia libreria, il romanzo di Georges Simenon. L’avevo comprato in lingua originale una decina d’anni fa, per esercitarmi un po’ con il francese prima di una vacanza in Bretagna e Normandia. Poi là comprai due libri di racconti (fiabe bretoni e leggende dei cavalieri della tavola rotonda) e "Lettre à mon juge" (1947) rimase in valigia.

Questo non è un romanzo epistolare, ma una sola, lunghissima lettera che il protagonista, Charles Alavoine, scrive dal carcere al giudice istruttore Ernest Coméliau. Il perché ce lo svela, anche in questo caso, l’incipit:
"Je voudrais qu’un homme, un seul, me comprenne. Et j’aimerais que cet homme soit vous".

E’ infatti la storia di un uomo normale, che nessuno ha mai capito, e che ora affida al proprio giudice la possibilità di capire il senso dell’omicidio da lui commesso. E noi lettori capiremo chi è la vittima solo a lettura avanzata, perché l’importante non è sapere chi è stato ucciso, ma perché (e come) un uomo può diventare un assassino.

Voto: 9

Dello stesso autore ho letto: diversi romanzi di Maigret (tra cui ricordo in particolare "La Marie del porto"); Le finestre di fronte.

parole di Latifah | 12:45 | commenti (15) | letture2005

martedì, 15 febbraio 2005


Una serata sul divano
A guardare la tv

A casa mia il televisore è considerato un soprammobile. E’ consentito accenderlo solo a volume azzerato per consultare il televideo, con questo ordine: ultim’ora; previsioni del tempo; risultati del basket; risultati del calcio; risultati del ciclismo; risultati della Nba; brevi di sport.

Ma ieri sera, grazie al mio status di presunta influenzata, ho conquistato il diritto a guardare la tv. Sdraiata sul divano, spaparanzata sui miei cuscini zebrati (ebbene sì, ho anche quelli, e pure un piumotto zebrato…), ho puntato su Italia 1 e così ho - finalmente - visto Camera Café e Love Bugs.

Camera Café mi ha un po’ delusa. Un’ora di sketch con telecamera fissa, dal punto di vista della macchina automatica del caffè, è noiosa. Luca e Paolo sono bravi, mi piace anche il personaggio della bruttarella sfigata, ma non tutti gli attori sono all’altezza. Forse la striscia quotidiana ha una dimensione più adatta.

Love Bugs invece mi è piaciuto proprio! Fabio De Luigi è bravissimo, Michelle Hunzicker bella, simpatica e azzeccatissima. E poi chi, come me, convive da anni, si identifica facilmente nella nevrosi di coppia: in fondo, è una versione moderna e “gggiovane” di Casa Vianello.

Avrei voluto vedere anche "Lo Spaccanoci” con Fabio Volo, ma in fondo ho solo 37.2… e avevo già esaurito il mio bonus di tv da malata.

Ora me ne torno a letto con il mio pigiama leopardato (ehm… sono entrata nel tunnel del maculato, ormai), sotto al piumone (non zebrato), in compagnia di Nerone e di Mauro Covacich, che non è un mio amico, ma l’autore del romanzo “Fiona” che sto leggendo in questi giorni. E la tv spazzatura, stile Grande Fratello, qui la fa da padrona… 

Cosa danno stasera sul televideo?
 

parole di Latifah | 13:40 | commenti (15) | personale, televisione

lunedì, 14 febbraio 2005

Un'influenza

Meglio mai che tardi.

Ma, dopo il Papa e Berlusconi, mi sa che ci sono caduta anch'io. 

Nauseaaaaaaaaaaaaaa

parole di Latifah | 17:00 | commenti (14) | personale

Un'illusione (2)

Il vento ha cacciato le nubi... Facciamo così:

oggi è un po' meno primavera di ieri.

(Però devo smetterla di vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto...)

parole di Latifah | 15:15 | commenti (2) | meteo

Un'illusione

Ieri era primavera.

Oggi no. 

parole di Latifah | 11:25 | commenti (9) | meteo

sabato, 12 febbraio 2005

Un treno bengalese

Mi è successo in diverse città e in diversi paesi, da Washington a Sharm El Sheikh, da Londra a Tangeri. Non so perché, ma devo avere la faccia di una che sa rispondere a richieste di informazioni. Forse ho un’espressione disponibile, oppure comunico gentilezza. Chissà. Fatto sta che spesso mi chiedono: “Scusi, mi sa dire…?”. E io, in genere, so dire. Così anche oggi a Milano, in stazione e in metropolitana, diverse persone mi hanno chiesto come raggiungere la fiera. E io, grazie alle vostre indicazioni, ero ferratissima sull’argomento.

Finita la giornata di lavoro, torno a Milano centrale e attendo di salire sull’Eurostar per tornare a casa. Aspetto al binario 9. Mi avvicina un ragazzo, straniero, ma parla molto bene italiano.

“Scusi, arriva qui il treno da Napoli?”
“No, qui parte un treno che VA a Napoli.”
“Ah, perché io aspetto un amico che arriva da Napoli, ma è in ritardo…”

Guardo il tabellone degli arrivi. In effetti, c’è un treno con provenienza Napoli e un ritardo annunciato di 30 minuti. “Vedi – dico – devi guardare là, ancora non c’è scritto a quale binario arriva…”.

Dlin-dlon. “Si avvisano i signori viaggiatori che l’interregionale proveniente da Napoli porta un ritardo di 40 minuti”

Mi guarda, interrogativo.
“Sì, è il tuo treno, vedi il tabellone? Adesso c’è scritto 40 minuti…”.
Lui sorride. “Sempre in ritardo, i treni in Italia. Proprio come nel mio paese.”
“Di dove sei?”.
Bangladesh”.
Ah.
Sorrido imbarazzata.
“In Germania è diverso, lì sempre puntuali. Qui, mai.”
Eh.
Incasso con un po’ di vergogna.

Intanto, è arrivato il mio Eurostar. Lo saluto, lui mi ringrazia. Salgo sul mio treno bengalese.

Dopo un’oretta di viaggio, ci fermiamo in un punto imprecisato della pianura padana. Dopo un quarto d’ora, comincio ad innervosirmi. Penso: ecco, adesso divento una notizia di cronaca. Immagino i titoli: “Bloccati per 24 ore sulla linea Milano-Bologna, soccorsi dalla protezione civile, passeggeri in rivolta” ecc.ecc. Il mio solito ottimismo.
Dlin-dlon. “Si avvertono i signori viaggiatori che il treno è fermo per motivi tecnici. La partenza è prevista tra cinque minuti circa”
Meno male.

E meno male che non faccio la pendolare. Credo che perderei la mia espressione di disponibilità e gentilezza.
“Scusi, mi sa dire…?”. “No”. 

parole di Latifah | 22:42 | commenti (9) | parole, viaggi

venerdì, 11 febbraio 2005

Una somiglianza

C’è chi ha giocato con le foto del faceroll per trovare delle somiglianze. Alcune, proprio, io non le vedo... ma si sa che è una questione di “occhio” molto personale.
Io, da ormai un quarto di secolo, sono perseguitata da una presunta somiglianza con lei:

 

Ci sono però delle differenze notevoli: a parte quelle estetiche (evidenti...), a me mancano un divorzio pentamiliardario con un grande editore, un ex fidanzato divo dei fotoromanzi e un attuale fidanzato scrittore di fama!

Ma, da un paio d’anni, io mi vedo più somigliante a lei:

   

Intanto, abbiamo in comune l’anno di nascita (1965). Di diverso, c’è che lei ha alcuni (molti?) centimetri d’altezza in più, qualche chilo in meno, e soprattutto - suppongo - la possibilità di andare spesso dall’estetista... 

Ah! Io Sex and the city non l'ho mai visto. Ma so, per sentito dire, che io e lei abbiamo un'altra cosa in comune: la passione per le scarpe. Ieri  mi è arrivato l'estratto conto della carta di credito: in gennaio, quattro acquisti... tutti di calzature! La "scarpite" è un brutto vizio. Però c'è di peggio, dai.

parole di Latifah | 13:12 | commenti (22) | personale

giovedì, 10 febbraio 2005

Un autoritratto

Adesso ho capito come fanno a fare gli identikit... Ma mi assomiglia o no?

(Realizzato in un minuto con questo giochino qui, dopo averlo visto qua

parole di Latifah | 17:41 | commenti (17) | personale

Uno sciatore
Incidente (giornalistico) a Bormio

Leggo oggi sul quotidiano la Repubblica (pagina 13) la classica fotonotizia curiosa sui Mondiali di sci a Bormio: "Incidente in pista. Il marocchino Abbas Muhammad, 21 anni, voleva approfittare dello sciopero per dare gli ultimi ritocchi alla preparazione. E'  stato sfortunato: in allenamento è andato a schiantarsi contro un altro sciatore, un russo. E' svenuto, ha rimediato una commozione cerebrale. In ogni caso non rinuncerà: sarà al via, con il 148".

Ho subito pensato: io tifo per lui! Poi, finita la prima manche, cerco ulteriori notizie sullo sfortunato sciatore marocchino, ma non ne trovo. Apro il sito ufficiale della Fis e arrivo alla griglia di partenza dello slalom gigante: e scopro che lo sciatore con pettorale 148 non è marocchino, bensì pakistano. I colori del Marocco sono difesi da Samir Azzimani, n.137, classe 1977.

Poi guardo i risultati della prima manche. Il pakistano Muhammad non è partito, mentre il marocchino Azzimani è arrivato in 86esima posizione.

Perché scrivo tutto questo? Per la precisione. Mi piace fare le pulci a Repubblica... (e forza Samir!)

Aggiornamento

Il Gigante è stato vinto dall'austriaco Hermann Maier; primo degli italiani Manfred Moelgg (13.o); male Massimilano Blardone (20.o); il "mio" marocchino si è comportato bene (76.o).

Però mi divertivo di più all'epoca delle elementari, quando tornavo a casa di corsa per seguire le gare in tv. Senza satellite, è come se i Campionati del mondo non esistessero...

parole di Latifah | 13:14 | commenti (2) | sport, televisione, notizie

mercoledì, 09 febbraio 2005


Un amore non corrisposto
Separati in casa


Lei ha un aspetto ordinario, ma un’eleganza innata e lo sguardo dolcissimo. Forse sono stati proprio i suoi begli occhi verdi a folgorarlo.

Lui è un tipo schivo. Comunica un certo fascino, nonostante l’età e qualche acciacco. La folta chioma scura si è ingrigita, tanto che da qualche tempo io lo chiamo affettuosamente “Richard”. E’ vero, sta molto sulle sue, ma in fondo è un timido mascherato da burbero, complici i tanti anni di solitudine.

Eppure, quando l’ha vista la prima volta, è stato un vero colpo di fulmine. L’ha prima osservata mantenendo una discreta distanza, poi le si è avvicinato un po’, per rompere il ghiaccio. L’approccio è stato delicato – ve lo posso assicurare, perché io c’ero – ma lei ha avuto una reazione inaspettata, quasi violenta. Pensavo che fosse un modo per nascondere l’imbarazzo, ma che prima o poi lei si sarebbe lasciata andare. Invece, nulla da fare: si è stretta in un angolo della stanza e, ogni volta che lui faceva un passo, lei diventava più piccola e più ritrosa. Finché ha rizzato il pelo, spalancato le fauci e ruggito con una bella “soffiata”. Ci è mancato poco che tirasse fuori anche le unghie...

E pensare che il suo nome è Piccola: una soriana di circa 7 anni, con una brutta storia di traumi in età giovanile (conviveva con un cane che attentava alla sua virtù!), adottata la scorsa estate da mia madre. Non credo che Nerone, nei suoi confronti, avesse brutte intenzioni, anche perché è un “ex maschio” da anni, così come lei è una “ex femmina”. Cercava solo un’amichetta, una compagna di giochi innocenti, una creatura pelosa contro cui accoccolarsi per fare le fusa all’unisono... Tra l’altro, dopo l’operazione della scorsa estate, Nero è diventato anche più dolce, anche se ormai dovrei cambiargli il nome: qualcosa tipo Sale e Pepe. Dove il pelo gli era stato rasato a zero per l’intervento, infatti, gli è ricresciuto color grigio topo.

Comunque, tra la Piccola e Nerone, non c’è storia. Lui ha tentato altri approcci, ma la reazione di lei è sempre la stessa. Un grande amore non corrisposto, come nei migliori romanzi. Così le loro “vacanze”, con una convivenza forzata nell'appartamento di mia madre, le passano da separati in casa: lui in zona giorno, lei in zona notte. Sono molto umani, anche in questo. 



parole di Latifah | 14:03 | commenti (12) | parole, nerone

martedì, 08 febbraio 2005

Un nome

Ieri in biblioteca, sullo scaffale delle “novità”, sezione “lingua straniera”, il mio sguardo si posa su un libro con una bella copertina colorata. E’ “Le livre des prénoms arabes” di Younès & Nefissa Geoffroy (Editions Al Bouraq). Lo sfoglio e arrivo a Latifah. Questo il significato:

subtile, délicate, bienveillante; mot spirituel, trait d’ésprit”.

Sottile? Dipende: di aspetto, no; ma se si intende sottigliezza mentale, allora, forse, sì.
Delicata? Be’, di salute, un po’. Di carattere, anche: mi si può ferire facilmente, ecco.
Benevolente? Su questo aggettivo ho qualche dubbio. Cerco dei sinonimi in francese:
affable, aimable, bon, brave, charitable, clément, complaisant, compréhensif, conciliant, cordial, débonnaire, doux, favorable, généreux, gentil, gracieux, humain, indulgent, obligeant.

Poi controllo il dizionario De Mauro:
1 agg. benevolo, bendisposto, favorevole
2 s.m. e f. persona legata da buoni rapporti con qcn.

Ma sì, dai. Mi sento abbastanza Latifah. E poi, bisogna sempre fidarsi del giudizio dei bambini

parole di Latifah | 12:35 | commenti (10) | parole, personale

domenica, 06 febbraio 2005


Una poesia

Tu che hai valicato le frontiere senza lasciare che la
paura ti prendesse per mano
Tu che oggi ti trovi tra le grinfie degli ignoranti
Sappi che noi siamo qui, subito dietro la porta, in
fondo alla strada
Puoi sentire le preghiere e i canti perché tu faccia ritorno e ci racconti come
sono veramente andate le elezioni
Perché tu ci dica come vivono gli uomini e le donne di questo paese
straziato
Se anche non ci puoi vedere, puoi immaginarci:
Siamo in tanti, mobilitati e solidali
Con te, con Florence Aubenas e con Hussein Hanoun
Staremo svegli fino all'alba del ritorno
Il ricatto non è nella nostra cultura
Il rispetto per lo straniero, l'assoluto rispetto per lo straniero:
è questa la nostra cultura.
Questo lo sai. Allora torna presto.
Sei partita per informarci.
Bisogna che tu ritorni per dirci del tuo viaggio.
A prestissimo cara Giuliana.


Tahar Ben Jelloun
Traduzione a cura di Elda Volterrani

(dal quotidiano La Repubblica del 6 febbraio 2005)

parole di Latifah | 12:54 | commenti (7) | parole, notizie, letture2005

sabato, 05 febbraio 2005

Un referrer

Compito per il weekend: cercare la risposta alla difficilissima domanda che ha portato fin qua un visitatore in arrivo da Virgilio (testuale):

di cosa parla il libro "il razzismo spiegato a mia figlia" di tahar ben jelloun?  

Uhm. Credo che sia un libro di ricette tipiche tirolesi. Comunque mi informo.

parole di Latifah | 16:12 | commenti (8) | referrers


Un problema logistico
Blogger milanesi, aiuto!


Dati
Mettiamo che un giorno io arrivi puntuale alla stazione centrale di Milano alle 10. Il mio obiettivo è di arrivare puntuale (anzi, meglio in anticipo...) in fiera alle 11, per seguire un interessantissimo convegno su motori e cavalli (mode: IRONIA/ON).

Problema
Come arrivare dalla stazione alla fiera? Escludendo però il taxi: l'ultima volta mi è toccato fare la fila per 40 minuti...
E il sito della fiera di Milano mi ha un po’ scoraggiata: le indicazioni per raggiungere il quartiere sono decisamente ostiche. Non parliamo poi del tragitto in metropolitana... E quando ho visto l’elenco dei bus, ho rinunciato a capirci qualcosa.

Soluzione
Rivolgo pertanto un appello ai blogger milanesi: qual è la strada meno indolore per arrivare a questa cavolo di Bit??? 


Aggiornamento
Grazie a Lia che, da brava partenopea, partemilanese e partecariota, mi ha dato il suggerimento che cercavo: "Verde fino a Cadorna, poi rossa fino in Fiera" (e niente linea gialla). Se non mi sono mai persa a New York, Parigi e Londra, alla Bit dovrei arrivarci... Anche se il punto è che, forse, preferirei perdermi!

parole di Latifah | 12:24 | commenti (15) |

venerdì, 04 febbraio 2005

Un libro
I 49 racconti di Ernest Hemingway

Può un’umile lettrice stroncare uno dei massimi autori del ‘900?
Be’, la mia risposta è sì. Perché a me “I 49 racconti” di Ernest Hemingway (Oscar Mondadori, trad. Vincenzo Mantovani) non sono piaciuti, nel complesso. E ora, tiratemi pure le pietre...

E’ come se li avessi trovati “datati”. Sarà per questo che io preferisco leggere romanzi di scrittori italiani contemporanei, perché parlano proprio a me, usano il mio linguaggio, i riferimenti mi sono chiari. Con Hemingway non è così, non può essere così. E poi sono un po' "maschili". Anche questo sarebbe un discorso lungo...

Intendiamoci: ci sono alcuni racconti, in questa raccolta, che sono dei gioielli. Primo fra tutti, “Colline come elefanti bianchi”: un capolavoro della short story americana, la cui perfezione credo sia inarrivabile. Oppure “Una semplice domanda”.

Ma altri... ho fatto fatica a finirne la lettura. Un esempio tra tutti: “Cinquanta bigliettoni”. Non so se sia un problema di traduzione, oppure che Hemingway è un genio e io non lo capisco (molto probabile). Però a me i continui passaggi di tempo dal passato remoto al presente, in una stessa azione, disturbano. Mi distraggono. Eccone un estratto a caso (pag. 312):


“Le segui molto attentamente, Hogan?”, chiesi.
“Oh, mi tengo in contatto” disse Hogan.
“E Jack?” faccio io. “Gioca ancora?”
“Lui?” disse Hogan. “Ce lo vedi?”
Proprio allora Jack sbucò dall’angolo con la lettera in mano. Indossa un maglione e un paio di calzoni vecchi e scarpe da pugilato.
“Hai un francobollo, Hogan?” chiede.
“Dammi la lettera”, disse Hogan. “Te l’imbuco io”.


Comunque, non posso certo dare un’insufficienza a un Nobel per la letteratura. Per fortuna le mie schede sono quelle di una lettrice comune, e non sono recensioni. Insomma: i 49 racconti non mi sono piaciuti. Diciamo che rimando il mio giudizio: magari dovrei leggere “Il vecchio e il mare” o “Addio alle armi”...

Voto: n.c.

Dello stesso autore ho letto: “Fiesta”. 

parole di Latifah | 12:55 | commenti (27) | letture2005

giovedì, 03 febbraio 2005


Un oroscopo

Cinque minuti fa apro un sito di oroscopi e consulto la previsione per oggi:

Cancro
La giornata si mostrera' positiva, per quanto riguarda il compimento dei compiti quotidiani. Sarete avvantaggiati dal trigono formato dalla Luna con Saturno, in transito nel vostro segno. Riuscirete a svolgere al meglio le attivita', sia da soli che in gruppo. Con il passare delle ore, la Luna raggiungera' la casa del lavoro, rendendovi efficienti e divertiti. In serata, il partner vi trovera' energici e romantici.

Svolgere al meglio le attività? Oggi ho praticamente fatto finta di lavorare...
Efficienti e divertiti?? Sto per addormentarmi sulla tastiera...
Energici e romantici??? Il mio obiettivo è di andare a nanna alle nove. E il partner va alla partita...

Devo ricordarmi che gli oroscopi sono una str**zata.

parole di Latifah | 18:07 | commenti (14) | oroscopi

Un cerchio alla testa

Oggi avrei voluto parlarvi di due libri che ho letto in successione: "Al mio giudice" di Alessandro Perissinotto e "Lettera al mio giudice" di Georges Simenon.

Ma mi gira un po' la testa...

Nulla di grave. E' che non ho più l'età per presentarmi al lavoro, la mattina, dopo una mezza sbronza serale a base di Vernaccia di San Gimignano. 

Questa era una giornata da passare in branda sotto al piumone, altroché.

parole di Latifah | 14:02 | commenti (10) | personale

mercoledì, 02 febbraio 2005

Uno stipendio

O il magico taglio dell'irpef mi ha portato un risparmio di tasse di un centinaio di euro...

...oppure ho avuto un aumento!

Comunque, son sempre qua, eh. Niente vacanze, per ora. Solo viaggi mentali, come da sottotitolo del Caravanserraglio. Di quelli, sì, me ne faccio parecchi.

parole di Latifah | 13:35 | commenti (14) | personale

martedì, 01 febbraio 2005

Una constatazione

Oggi fa freddo. Molto freddo.

E oggi ho poco tempo. Molto poco tempo.

Ho bisogno di una vacanza...

parole di Latifah | 12:28 | commenti (15) | pensieri, meteo

grazie a squidfingers x gli sfondi (background)