|
venerdì, 31 dicembre 2004 Un libro Superwoobinda di Aldo Nove
Il bagnoschiuma “Ho ammazzato i miei genitori perché usavano un bagnoschiuma assurdo, Pure & Vegetal. Mia madre diceva che quel bagnoschiuma idrata la pelle ma io uso Vidal e voglio che in casa tutti usino Vidal. Perché ricordo che fin da piccolo la pubblicità del bagnoschiuma mi piaceva molto. (...) Poi un giorno mio padre disse che all’Esselunga c’era il tre per due e avremmo dovuto approfittarne. Non credevo che includesse anche il bagnoschiuma. La mia famiglia non mi ha mai capito”.
Suppongo che i più recenti siano gli ultimi, che giudico tra i più riusciti. La prima parte, infatti, presenta un problema: i racconti sono un po’ ripetitivi, seguono quasi tutto lo stesso schema. Il linguaggio è simile a quello di Paolo Nori: insomma, secondo me anche Nove “scrive come pensa”. E alla lunga questo stile può diventare pesante. Di sicuro, otto anni fa era innovativo, oggi sa un po’ di stantio. Un esempio, aprendo il libro a caso:
“Adesso come faccio a dirlo a mia moglie, com’è che le telefono per dirglielo se abbiamo ancora tre anni di mutuo da pagare per la casa e due anni di mutuo tatatattà” (incipit del racconto “Argentina Brasile Africa”) Tutto sommato, è una lettura piacevole. La consiglio a puntate, magari un paio di racconti nella pausa tra due romanzi impegnativi. Segnalo in particolare “Tre racconti sulla televisione”. Ecco qualche estratto di quello intitolato “Giovani scrittori”. (...) Quella volta c’erano degli scrittori giovani c’ero anch’io (pure la settimana dopo, sulla famiglia), e inoltre Chiara Zocchi. Con Chiara Zocchi è una storia vecchia. Per me non ci sono speranze. Quella volta, gli altri ospiti erano Niccolò Ammaniti e la sua fidanzata, che è bella e si chiama Luisa Brancaccio. Niccolò Ammaniti, è il mio scrittore preferito. Poi c’erano Isabella Santacroce (essa, con i libri che scrive, sta praticamente inculando tutti); Tiziano Scarpa; un tipo mezzo scemo che si chiama Picca, e si incazza; Giulio Mozzi; Dario Voltolini; Giuseppe Caliceti; Andrea Pinketts e Tommaso Labranca, che per me è dio”. Ma guarda quanti blogger: in pratica, c’è mezza Nazione Indiana...
parole di Latifah | 14:28 | commenti (14) | giovedì, 30 dicembre 2004
parole di Latifah | 18:50 | commenti (3) | Un sogno Apocalisse oggi Mi chiama la mia istruttrice sub. “Bisogna partire subito per l'Indonesia, c’è bisogno anche di noi, là”. Ho tempo due ore per buttare due cose in un trolley, e poi, via in aeroporto, pensando all’orrore che troverò laggiù. L’orrore, l’orrore... Ma è solo un sogno, e mi sveglio. "Dobbiamo scontare la penitenza dell’immobilità".
N.B. La frase tra virgolette non è mia, ma del direttore della Caritas di Bologna. Ed è una frase bellissima. parole di Latifah | 15:33 | commenti (6) | mercoledì, 29 dicembre 2004
Una guida per gli utonti come me Mozilla, Firefox, MozBlogBar e Feed [AVVERTENZA PER L’USO: questo post è dedicato agli html-ignoranti come me. Se invece siete degli smanettoni, non ridete. Anzi, magari segnalatemi se ho scritto delle castronerie!] Io ho aperto questo blog “in 5 minuti”, come assicura Splinder. E l’ho fatto non sapendo un’acca di html, e nemmeno una emme, una ti e una elle... Poi, in questi mesi, ho imparato qualcosa, anche grazie all’aiuto di alcuni blogger più navigati di me: così sono riuscita a maneggiare un po’ (poco, pochissimo) il template (l’aspetto grafico di questa pagina), aggiungendo ad esempio i permalink (ovvero la possibilità di legare ogni post, cioè ogni mio singolo intervento, o “articolo”, ad un preciso indirizzo internet). Devo però ancora capire il trackback, ma facciamo una cosa alla volta, ok? Tanto, Babbo Natale mi ha fatto trovare sotto l’albero un utile manualetto, e presto mi ci applicherò.
Ma per chi legge (e scrive) i blog, Firefox offre un’opportunità in più: la MozBlogBar. E’ un programmino inventato dal blogger SkidX (bravo!) che “permette di gestire e avere sempre a portata di mano tutti i link ai blog che ti piace visitare”. E bastano davvero pochi minuti per scaricarla! Diventerà una “riga”, cioè una barra di strumenti, che offre già una lista di blog predefinita (ci sono anch’io) ma che si può modificare a piacere, aggiungendo e togliendo indirizzi. Tra l’altro, c’è un pulsante che consente di controllare i blog aggiornati. L’importante è che questi abbiano i feed...
Quindi, avanti: feedelizzatevi e mozillatevi anche voi! parole di Latifah | 13:26 | commenti (19) | martedì, 28 dicembre 2004 Un'ultim'ora Ecco. Ora ci sentiamo tutti molto meglio, vero? Se poi volete investire gli utili, vi consiglio un paio di buone azioni. parole di Latifah | 18:12 | commenti (6) | Ultime 15 visite 11:22:21 disney Commercial Explorer 6.x Windows 2000 Topolino mi spia? parole di Latifah | 12:25 | commenti (19) | lunedì, 27 dicembre 2004 Un subacqueo Giovanni ha 68 anni, il viso cotto dal sole e dal sale, i capelli così bianchi che riflettono l’azzurro del cielo egiziano. Lo conosco in occasione della mia prima immersione a Marsa Alam, tre settimane fa. Un giretto tranquillo, entro i 25 metri, ma l’imprevisto è sempre in agguato: il mio compagno “pallona” (ovvero riemerge in modo incontrollato, nulla di grave comunque) e, mentre la guida lo va a recuperare, Giovanni controlla il mio manometro. Non sappiamo quanto tempo dovremo aspettare sul fondo, così mi offre la sua aria, tipica manovra da emergenza. Lui ha due bombole, quindi non rischia di rimanere a secco. Restiamo qualche minuto così, abbracciati, finché il gruppo si ricompone, e tutti assieme concludiamo l’immersione. Mi sentivo tranquilla tra le sue braccia: mi dava l’impressione di essere un vecchio subacqueo, di quelli che ne hanno viste tante, con decenni di esperienza, e invece... Invece Giovanni fa immersioni da gennaio di quest’anno. “Due anni fa ho visto la morte in faccia – mi racconta – così ho deciso di girare il mondo e godermi la vita”. In gennaio va in vacanza in Kenia e decide di provare l’ebbrezza di respirare sott’acqua. Una folgorazione, come ben sa chi ha provato la gioia della subacquea. Da allora, in questi pochi mesi, ha preso due brevetti e si è già immerso decine di volte, soprattutto nel Mar Rosso. “Non so quanto tempo ho ancora a disposizione – dice – e non voglio sprecarlo”. Vive ogni immersione con l’entusiasmo di un ragazzino. Lo ammiro e lo invidio un po’. Certo, può permettersi di girare il mondo, con la sua pensione, ma non è da tutti agire così, dopo aver rischiato la morte. Giovanni è tornato in Italia il 5 dicembre. Giusto il tempo di risciacquare l’attrezzatura, e poi di nuovo in viaggio. Destinazione: Maldive. Partenza: il 19 dicembre. parole di Latifah | 17:03 | commenti (5) | domenica, 26 dicembre 2004
Un film L’anno scorso, il giorno di Natale, andai a vedere Le invasioni barbariche. Uscii dalla sala a mezz’ora dalla fine, singhiozzando: stavo rivivendo l’agonia di mio padre. Sono passati 15 anni, ormai, ma la ferita è sempre aperta. Non ce la feci ad arrivare fino in fondo. Quest’anno mi è andata meglio: ho visto (tutto) Se mi lasci ti cancello. E non ha solleticato cicatrici ancora vive, anzi. E’ forse troppo cerebrale per suscitare emozioni. Voto: 7 Contatore: 20 film visti al cinema nel 2004. parole di Latifah | 17:02 | commenti (7) | venerdì, 24 dicembre 2004 parole di Latifah | 12:47 | commenti (5) | giovedì, 23 dicembre 2004
Un film A me piacciono moltissimo i film francesi, quelli a volte considerati "pesanti", fatti di primi piani insistiti e dialoghi punteggiati da lunghi silenzi. Ma non sono una fan del regista Patrice Leconte, che giudico sopravvalutato: anzi, a volte trovo i suoi film "respingenti", come "Tango". Ho però apprezzato "La ragazza del ponte" e "L’amore che non muore" (a parte l’assurdo finale), mentre "L’uomo del treno" non mi convinse del tutto. E, mio modesto parere, "Il marito della parrucchiera" non è poi tutto 'sto capolavoro...
La trama prende il via in maniera intrigante: una giovane donna, che ha un appuntamento da uno psicanalista, sbaglia porta ed entra da un fiscalista, che non capisce subito l’equivoco, poi ne resta come prigioniero. Continueranno così a incontrarsi e parlare, per una terapia improvvisata e reciproca. Sempre brava (ma non superlativa) Sandrine Bonnaire, un gradino più in alto Fabrice Luchini. Talenti sprecati per questo filmetto pretenzioso, ma è grazie a loro che merita la sufficienza. Voto: 6 Contatore: 19 film visti al cinema nel 2004. parole di Latifah | 22:31 | commenti (6) | mercoledì, 22 dicembre 2004
Un libro "Ci vuole coraggio e perseveranza perché un ragazzo di periferia con la faccia un po’ cotta possa vincere tutte le resistenze e riuscire".
Copierei pagine e pagine di questo romanzo, forse uno dei più "facili" - ma non per questo meno intenso, anzi - di quelli di Ben Jelloun che ho letto finora, perché più calato nella nostra realtà europea, e anche italiana. Alcune pagine sono infatti ambientate a Napoli (come ben sa il blogger partenopeo Roquentin, che ha l’onore di conoscere il mio scrittore preferito, e che in "Nadia" fa pure una comparsata). Forse, in futuro, estrarrò altre citazioni da questo romanzo. Ma per oggi mi limito a questa: "Tutte queste famiglie soffrono a Natale, quando i bambini pretendono l’albero, i regali e tutto il resto! Cosa si può dare ad un marmocchio che aspetta la festa e al quale si dice che non è la nostra festa? Voto: 8 Dello stesso autore ho letto: Creatura di sabbia; Amori stregati; Giorno di silenzio a Tangeri; Il razzismo spiegato a mia figlia; Lo scrivano; L’hammam. Contatore: 29 libri letti nel 2004. parole di Latifah | 17:40 | commenti (9) | lunedì, 20 dicembre 2004
Un film La trama è ispirata a "Orgoglio e pregiudizio" di Jane Austen (che non ho letto, e ci sto facendo un pensierino), e peccato che la traduzione del titolo abbia fatto perdere un bel giochino di parole: l’originale era infatti Bride and prejudice (bride ovvero sposa, contro il pride-orgoglio del romanzo). C’è una mamma con quattro figlie in età da marito da sistemare, e vari pretendenti, più o meno accettati dalla futura suocera e dalle aspiranti spose. Insomma, se cercate un filmino per passare un’ora e mezzo spensierata, e – importante! – non disprezzate il genere musical, Matrimoni e pregiudizi può fare al caso vostro. Tra l’altro, la regista Gurinder Chadha (la stessa di "Sognando Beckham") non ha voluto certo realizzare un’opera di denuncia o fare della morale, ma qua e là non ha mancato di inserire qualche frecciata polemica al "sistema" americano. Voto: 8 Contatore: 18 film visti al cinema nel 2004. parole di Latifah | 11:30 | commenti (17) | venerdì, 17 dicembre 2004 Un dialogo surreale La scena: ieri sera, ore 23.30 circa. Sto guardando un interessantissimo documentario su Canale 5 realizzato da Claudio Martelli, sì, proprio lui, l’ex delfino di Craxi. E’ un affresco sull’islam contemporaneo, dai kamikaze alle polemiche sul velo: lo spunto viene dalla vicenda di un giovane marocchino che, dopo aver vissuto qualche tempo a Milano, è partito per l’Iraq come mujhaeddin, e risulta morto in un attentato suicida. Io (agitatissima): "Hey, corri, vieni a vedere!" Ora, lo so che io vedo coincidenze dappertutto. Però è la seconda volta in pochi giorni che la mia vita, in qualche modo, incrocia Tangeri. Due settimane fa, in Egitto, ho incontrato una ragazza che avevo conosciuto là. E ieri sera, tra i milioni di abitanti del Marocco, Martelli doveva andare a intervistare proprio il marito della "mia" Latifah??? Io non so che cosa voglia dire tutto ciò. Probabilmente, non significa nulla. Oppure, magari, un giorno, capirò il senso di questi strani incroci nella mia vita. parole di Latifah | 18:08 | commenti (11) | viaggi, personale, televisione, marocco giovedì, 16 dicembre 2004 Un mistero svelato Temevo di avere mostrato ad un musulmano osservante una scritta blasfema, ma per fortuna non è così, e devo ringraziare la mia parrucchiera per avermi chiarito un dubbio preoccupante. L’episodio incriminato risale a qualche settimana fa: ero in una pizzeria, e un cameriere egiziano, fino a quel momento molto cordiale, reagì con fastidio, quasi offeso, quando gli feci vedere un adesivo con alcune parole arabe. Avevo comprato quel foglietto giorni prima in un’edicola di Livorno: per me erano solo dei ghirigori ed ero curiosa di conoscerne il significato, ma lui, accigliato, mi disse "sono robe di Corano", lasciandomi senza risposta. Fiuuuuu Ma soprattutto ho imparato che bisogna sempre rispettare i comandamenti, anche se si è atei: perciò cercherò di non nominare il nome di Dio invano. (E prometto che non comprerò MAI adesivi curiosi scritti in hindi, wolof o altre lingue a me sconosciute...) parole di Latifah | 22:29 | commenti (7) | parole, viaggi, personale, islam mercoledì, 15 dicembre 2004
Un libro Ci sono libri che leggi perché conosci l’autore, oppure perché te li hanno consigliati persone di cui ti fidi, a volte perché ti attira la copertina, o perché te li regalano. Io questo romanzo di Abraham B. Yehoshua l’ho letto perché l’ho ricevuto per posta, con tanto di letterina della casa editrice. Così, di fronte a questo inatteso presente, mi sono sentita praticamente in obbligo di leggerlo. Ma devo ammettere che ho fatto fatica ad arrivare in fondo…
La trama è drammatica: una donna muore in un attentato a Gerusalemme e giace per giorni in un obitorio non identificata, finché un giornale locale solleva il caso pubblicando la busta paga dell’azienda in cui la vittima lavorava. Si scopre così che era una immigrata, sola in città, e l’imprenditore, suo ex datore di lavoro, incarica il responsabile delle risorse umane di cavare fuori l’azienda dalla figuraccia. Comincia perciò un viaggio del responsabile delle risorse umane, prima interiore e poi reale, per ricostruire la vita della donna morta. Lo spunto è originale e interessante, e specialmente la prima parte (intitolata "Il responsabile") ti cala nell’atmosfera quotidiana di Israele oggi. Ma le altre due parti ("La missione" e "Il viaggio") sono a tratti ridondanti. E in complesso il libro è un po’ noioso. Una curiosità: solo la vittima ha un nome e cognome. Tutti gli altri personaggi vengono indicati con la professione o con dei sinonimi. Se questo può avere un significato morale (restituire dignità alla vittima, rimasta per giorni senza nome), sotto l’aspetto letterario appesantisce ulteriormente la lettura. Voto: 6 Contatore: 28 libri letti nel 2004. parole di Latifah | 15:53 | commenti (18) | martedì, 14 dicembre 2004
Uno spot Quando avevo 5 o 6 anni il mio Carosello preferito era quello della Lagostina. Ma avevo l’impressione di vederlo meno spesso di tutti gli altri, così mi ero fatta una strana idea: credevo che i caroselli venissero più o meno estratti a sorte ogni sera, prima della messa in onda, e che i cartoni animati con protagonisti la Linea fossero un po’ sfortunati. Sono passati oltre 30 anni, e mi sembra che quella mia fantasia infantile non sia poi così distante dalla realtà… parole di Latifah | 16:06 | commenti (19) | lunedì, 13 dicembre 2004 Un film Va bene, la regia sarà ottima, le scene bellissime, gli inseguimenti spettacolari, Tom Cruise è sempre un bell'uomo e pure bravo, tutto quel che volete... ma un film deve soprattutto emozionarmi. E questo film, per i miei gusti, è totalmente privo della capacità di suscitare emozioni. (Anche il mio critico cinematografico di riferimento ne parla malino...) Voto: 6 Contatore: 17 film visti al cinema nel 2004. parole di Latifah | 13:29 | commenti (10) | sabato, 11 dicembre 2004 Una tastiera araba La settimana scorsa, dall'Egitto, mi sono cimentata per la prima (e finora unica) volta con una tastiera araba. Tastiera nel senso del computer, non quella musicale: ero in hotel a Marsa Alam, ho fatto un blitz e per cinque minuti mi sono impadronita di un pc per scrivere due mail e un breve post in cui lamentavo l'assenza (quantomeno apparente) dell'apostrofo. Ora scopro che da un qualsiasi computer occidentale è possibile scrivere in arabo. Be', non è certo facile: innanzitutto, bisogna conoscere l'alfabeto, che è composto di 28 lettere, ma ognuna si scrive in media in quattro modi diversi a seconda della posizione nella parola. Fa circa un centinaio di lettere... più tutti i segni diacritici, ovvero accenti e ghirigori vari. Io non ho mai studiato arabo, ho solo comprato il classico libretto da turista "li-natakàllam 'larabìah" ("parliamo l'arabo"), con utilissime frasi da conversazione spicciola tipo "kaifa 'ttàaqsu?" ("Che tempo fa?"). Vi sfido poi a capire la risposta... Il fatto è che ho deciso di imparare l'alfabeto arabo cercando di memorizzare una lettera per volta. Spero così di poter svelare il mistero di una parola che, qualche settimana fa, fu protagonista di un imbarazzante episodio di confronto interculturale, se così si può dire. Intanto, mi esercito a scrivere il nome Latifah usando diversi caratteri: ﺔﻓﻴﻄﻟ ﺔﻓﻴﻄﻟ ﺔﻓﻴﻄﻟ (Postilla sui referrers: chissà se le due persone che sono arrivate nel Caravanserraglio via Google, cercando informazioni sulla tastiera araba e relativo acquisto, volevano la tastiera da computer o lo strumento musicale... e chissà che cos'è la mozblogbar che è improvvisamente apparsa nell'elenco dei siti che linkano il mio blog!) parole di Latifah | 16:10 | commenti (25) | giovedì, 09 dicembre 2004 Una sensazione Mi sa che sono depressa... sarà il mal d'Africa, o l'allergia al Natale? parole di Latifah | 19:36 | commenti (13) | mercoledì, 08 dicembre 2004 Una vacanza Marsa Alam Guardo fuori della finestra ed è tutto grigio, cielo, palazzi, persone, grigio come il colore dei miei occhi oggi, che invece si illuminano di azzurro acqua quando sono là... Sono tornata da tre giorni appena, e i ricordi sono già sbiaditi nella nostalgia. No, non ce la faccio a trasformare le mie emozioni in battute sui tasti. Allora, prendo spunto dalle chiavi di ricerca che portano al mio Caravanserraglio, perché i miei viaggi (reali e mentali) li rivivo anche così. E mi chiedo chi cercasse chi ha digitato su Google “matteo marsa alam”, appena un paio di giorni fa. Forse un amore nato tra la sabbia e l’acqua? Sì, ho conosciuto anch’io un Matteo a Marsa Alam: un giovane biologo marino che ha scelto di vivere in un paradiso a quattro ore di volo da casa, diventando istruttore sub, appena dieci giorni fa. Cercava proprio lui? Così, vado in tabaccheria e gioco al superenalotto, misera speranza di scappatoia dalla vita di tutti i giorni. Sognando di andare anch’io a vivere nel mezzo di niente, da co.co.pro, e fanculo al mutuo, alle bollette e al grigio della mia città. parole di Latifah | 18:59 | commenti (10) | viaggi, personale, egitto, mar rosso martedì, 07 dicembre 2004 Un altro blog Io possiedo varie "case". Diciamo che sono tutte delle comproprietà, come Avanzi o Smettiamola. Poi ho anche una piccola tenda nel deserto dove mi ritiro per riflessioni che non mi va di fare qui, nel Caravanserraglio. Quindi, se morite dalla voglia di sapere cosa penso del "caso Lecciso", accomodatevi pure. parole di Latifah | 13:39 | commenti (6) | lunedì, 06 dicembre 2004 Un rientro Nella tastiera che ho sottomano c'è tutto: à è ì ò ù ? Insomma, sono di nuovo in Italia... Io sto bene, e il mio tamaboy è in gran forma grazie alle fantastiche tama-sitter! Per oggi è tutto: ora mi tocca lavorare, pensa un po'. parole di Latifah | 13:05 | commenti (14) | mercoledì, 01 dicembre 2004 Un incontro La tastiera araba e molto bella pero non trovo l apostrofo, figuriamoci le lettere accentate... Vabbe, tanto mi capite lo stesso, no (punto interrogativo. Anche la punteggiatura scarseggia, da queste parti). Sono in Egitto, a Marsa Alam, ovvero una localita sul Mar Rosso nel mezzo di niente. Ma, appena arrivata, nel tavolo di fianco al mio, ho ritrovato una amica abruzzese conosciuta a Tangeri! Della serie: il mondo e piccolo, l Africa e minuscola... parole di Latifah | 18:19 | commenti (12) | viaggi, egitto |
grazie a squidfingers x gli sfondi (background)