[Caravanserraglio]
Pensieri, parole, opere e... viaggi (reali e mentali) di Latifah
 











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Smettiamola!







martedì, 31 agosto 2004

Un velo

Anche l’integralismo laicista è un errore

 

Ho sempre pensato che il “divieto di velo” fosse una mossa sbagliata. Ma ora sostenere la necessità di abrogare la legge francese diventa impossibile, perché ti pone sullo stesso piano dei terroristi irakeni che la usano come “merce di scambio”. Un altro paradosso di questa guerra assurda.

 

Io sono per la libertà di ostentazione di simboli religiosi e contro questo “proibizionismo” che si trincera dietro il laicismo. Perché non è vietando alle studentesse di coprirsi il capo con l’hijab che sarà sconfitto l’integralismo islamico, anzi, si suscita esattamente la reazione opposta: scuole private separate, odio verso i “cristiani” intolleranti, e via così.

 

In gioco non c’è un pezzo di stoffa. Lo spiegava bene Tahar Ben Jelloun, scrittore marocchino e musulmano, in un intervento pubblicato ieri su la Repubblica:

 

La legge francese contro l'ostentazione dei simboli religiosi nelle scuole “è stata raffazzonata e votata in un clima di odio. Da ciò la sensazione di una legge fatta contro i musulmani. Occorreva invece spiegare ai cinque milioni di musulmani di Francia che la posta realmente in gioco quando si porta il velo è la condizione della donna, la libertà della donna quale la Francia la promuove. Perché questo è il nocciolo del problema: alcuni immigrati vorrebbero che le loro donne, le loro figlie e le loro sorelle vivessero nelle medesime condizioni dei loro concittadini rimasti in patria, rifiutano i diritti di cui godono le donne occidentali e non accettano che le loro donne ne possano trarre giovamento. Questo equivale a dire che hanno paura della libertà della donna e per mascherare questa paura si rifugiano nell'Islam”.

 

E per favore, smettetela di chiamarlo chador (che è il velo nero usato dalle iraniane) o burka (abito tradizionale delle afgane). Va bene chiamarlo “velo”, e basta. Conoscere aiuta a comprendere, e a dialogare. Anche se sembra ogni giorno più difficile.

 

Credits: grazie a Lizaveta per la foto.

parole di Latifah | 13:17 | commenti (47) | islam

sabato, 28 agosto 2004

Un tentativo

Chi non smette in compagnia o è un ladro o è una spia

 

Sono circa sette giorni che ho smesso di fumare. Il momento più duro è stato il secondo giorno, quando ho cominciato a sentire i sintomi della crisi d’astinenza, tanto che mi sono chiusa in casa. Poi è passata.

 

Non posso dire che sto meglio, anche perché ho la tosse secca e dormo malissimo. Sarà la disintossicazione.

 

Però ieri sera ho sentito, per la prima volta, un pochino di voglia di fumare. Una mia collega si è accesa una sigaretta, e ho seguito con voluttà la scia del fumo. Però ho resistito.

 

Insomma, è una strada lunga. E’ per questo che mi è venuta l’idea di aprire un blog. Dove scrivere i miei progressi giorno per giorno, appuntare strategie anti-fumo, sfogare i momenti di debolezza.

 

Ma l’unione fa la forza, no? Chi ha già smesso può raccontare la sua esperienza, poi c'è chi sta provando proprio in questi giorni e chi, magari, ora non ha nessuna intenzione di smettere, ma un giorno, chissà...

 

E allora, smettiamola insieme. All’appello ha già risposto Mullah. Qualcun altro vuole fare l’outing?

 

Pensateci, magari durante il fine-settimana. Io mi prendo un paio di giorni di riposo. Ci rileggiamo martedì.

 

Aggiornamento

Si sono già uniti al tentativo anche l'indignato (che "ci sta provando") e Metallicafisica (nei panni di ex fumatrice). Iscrizioni sempre aperte.

 

parole di Latifah | 11:41 | commenti (37) |

venerdì, 27 agosto 2004

Un ricordo

Vedo che molti blog (uno su tutti è Mu, dove trovate anche tanti altri link) hanno deciso di ricordare Enzo Baldoni riportando il testo (da brividi, davvero) della sua ultima mail.

A me piace ricordarlo come Zonker:

"La sua dote più importante è una dolce smemoratezza, che gli permette di dimenticare immediatamente le offese e di vivere felice, senza nemici e senza rancori".

"(...) come terzo mestiere viaggia per le guerriglie del mondo perché dice che le persone più interessanti su questa terra sono i ribelli".

parole di Latifah | 16:45 | commenti (5) |

Un’assurdità

 

“E’ assurdo”. E’ la prima reazione che ho avuto ieri sera, quando la notizia ha fatto irruzione tra le chiacchiere olimpiche di Atene.

 

La guerra è sempre assurda. Anche quando (e se) ci sono obiettivi di libertà e democrazia, le sofferenze della popolazione sono assurde. Le vittime civili sono un’assurdità. E la morte di un giornalista è assurda. Sempre.

 

Così come sono assurde le polemiche e le divisioni tra destra e sinistra di questi giorni, di queste ore. Era già successo con Quattrocchi: “Povero ragazzo, in fondo era andato lì per lavorare” (reazione “di destra”); “Se l’è cercata, era un mercenario” (reazione “di sinistra”). Ci sono caduta anch’io, lo ammetto. E ora lo stesso teatrino si ripete con Baldoni: “E’ ingiusto, era andato lì come giornalista ed era un pacifista” (reazione “disinistra”); “Se l’è cercata, era soltanto un turista che giocava a fare il reporter” (reazione “ di destra”).

 

BASTA!

 

Allora, anche Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli “se l’erano cercata”, no? Giocavano a fare le grandi inviate di guerra, quando era meglio che stessero a casa a fare la calza, NO? Allora, quando io un giorno morirò fulminata alla mia scrivania, qualcuno dirà: “In fondo se l’è cercata, a stare tutto il giorno attaccata al computer, no?”.

 

Quante assurdità. Quante parole inutili.

 

E stasera c’è Italia-Iraq. Da più parti ne è stata chiesta la sospensione. Io, assurdamente, dico soltanto: vinca il peggiore. Ed è una gara dura.

parole di Latifah | 12:03 | commenti (15) |

giovedì, 26 agosto 2004

Un libro

Blackout di Gianluca Morozzi

 

Quando sto bene e sono rilassata leggo molto poco, anche perché la sera mi addormento subito. In questo periodo, invece, leggo parecchio. Per la proprietà transitiva, questo dimostra che non sto bene. Pazienza, passerà.

 

Blackout di Gianluca Morozzi (Guanda, 2004) l’ho letto in una sola giornata, tutto d’un fiato. L’avevo già in casa, recente acquisto, ma è stata Alice a suggerirmene la lettura, dopo aver letto la mia recensione di Fango di Ammaniti. Così come è stata Kay a portarmi a leggere Palahniuk. Mi piace l’idea di queste letture su passaparola tra blog...

 

Tornando a Blackout, è un thriller-horror ambientato a Bologna, nel giorno di ferragosto, con tre persone, sconosciute tra loro, che restano chiuse in un ascensore. Lo spunto è persino banale: ricordo che una dozzina di anni fa successe veramente, proprio a Bologna e il giorno di ferragosto (due addetti di un’agenzia di pulizie, li liberarono il giorno dopo). E io stessa, un paio d’anni, fa scrissi un raccontino intitolato Blackout e ambientato in ascensore... In fondo, è una situazione archetipica del disagio e del pericolo.

 

Morozzi è molto bravo a delineare i personaggi e a suscitare tensione (altrimenti, non l’avrei letto in poche ore). Insomma, ha stoffa. Ma il romanzo è solo questo: ritmo. Chiusa l’ultima pagina, non mi resta dentro niente. Perfetta lettura da spiaggia, ecco. Però è uno scrittore abbastanza giovane (classe 1971) e ha già pubblicato quattro romanzi. Deve solo “crescere”.

 

Voto: 6,5

 

Contatore: 24 libri letti nel 2004; 5 giorni senza sigarette.

parole di Latifah | 13:36 | commenti (18) |

mercoledì, 25 agosto 2004

Uno sport

Che c’azzecca il calcio con le Olimpiadi?

 

Io sono un’appassionata dello sport da poltrona. Ne ho già parlato a proposito del Tour de France, ma le Olimpiadi – ammettiamolo – sono una manna per noi velocisti del telecomando. Mi piace trattenere il respiro durante le gare di tiro a segno, cercare la posizione più aerodinamica possibile quando c’è il ciclismo su pista, fare prove di equilibrio come se fossi sulla trave, respirare alternativamente a destra e sinistra durante le gare di nuoto. Guardo tutto, ma proprio tutto, persino il tappeto elastico e lo skeet. Stamattina ho fatto tardi in ufficio per seguire il triathlon femminile. Ho solo un paio di idiosincrasie: l’equitazione e il judo. Proprio non riesco a guardarli, mi annoiano e mi fanno pure un po' ridere, non so perché.

 

E poi... poi c’è il calcio. E’ da qualche giorno prima dell'apertura di Atene 2004 che mi chiedo: ma che c’azzecca il calcio con le Olimpiadi? Respiriamo calcio tutti i giorni, tutto l’anno. Ne leggiamo nelle pagine di sport, ma anche di cronaca, politica, economia e persino di cultura e spettacolo (tra gossip su Veline e libri di Totti nelle classifiche dei più venduti). I giochi olimpici mi piacciono perché danno la possibilità ad atleti di sport “dimenticati” di diventare eroi per un giorno. Ma il calcio, qui, proprio non mi va giù.

 

Quindi, scusatemi. Non so se venerdì guarderò Italia-Iraq. Di sicuro, non tiferò per l’Italia. E non è per snobismo, o per andare a tutti i costi controcorrente. Non mi interessa. Sarà che mi piace stare dalla parte dei perdenti, degli ultimi, ma anche agli Europei avevo già scelto la mia squadra, sin dall’inizio. Che poi abbiano vinto il campionato, non è colpa mia!

Contatore: 4 giorni senza sigarette.

parole di Latifah | 13:50 | commenti (24) |

martedì, 24 agosto 2004

Un libro

Soffocare di Chuck Palahniuk

 

Non avevo mai letto nulla di Chuck Palahniuk, anche perché in genere non leggo autori o libri “che vanno”. Quantomeno, non li leggo subito. Insomma, quest’estate niente Codice da Vinci, niente Regina Loana, magari in futuro. Però ad una festa dell’Unità di provincia, un paio di mesi fa, mi sono imbattuta in questo romanzo, Soffocare (Mondadori, 2002). Finito in fondo alla pila di libri da leggere, l’ho ripescato qualche giorno fa, grazie al suggerimento di  Kay, appassionata lettrice di Palahniuk.

 

Non è certo la copertina che mi ha portato all’acquisto di Soffocare. Bensì la trama, sintetizzata così nelle “alette”:

“Victor Mancini, studente di medicina fallito, ha architettato un fantasioso sistema per pagare le spese ospedaliere della vecchia madre: ogni giorno va a cena in un ristorante diverso e, nel bel mezzo della serata, finge di soffocare per colpa di un boccone andato di traverso. Immancabilmente qualcuno si lancia a salvarlo, e altrettanto immancabilmente diventa una sorta di padre adottivo del protagonista (...)”.

 

Naturalmente, il romanzo è molto di più. E’ una galleria di personaggi indimenticabili (forse un po’ troppo ”americani” per i miei gusti, ma è un peccato veniale). E’ un uso della lingua formidabile. E’ un continuo cambio di punti di vista e di tempi, che però non ti spiazza mai. E’  una storia che ti inchioda dalla prima all’ultima pagina. E’ un incipit che ti colpisce come un pugno nello stomaco:

“Se stai per metterti a leggere, evita.

Tra un paio di pagine vorrai essere da un’altra parte. Perciò lascia perdere. Vattene. Sparisci, finché sei ancora intero.

Salvati”.

 

Io non mi sono salvata, e l’ho letto d’un fiato, in due sere (in genere sono molto più lenta).

“Perché l’unica frontiera che ci rimane è il mondo dell’intangibile, le idee, le storie, la musica, l’arte”.

E Palahniuk, con il suo Victor, è un padre Pellegrino che supera questa frontiera e che cerca “di costruire un mondo partendo dalle pietre e dal caos. Cosa ne verrà fuori, non ne ho idea. (...) E forse saperlo serve a poco”.

 

“Geniale” non è la parola esatta, ma è la prima che viene in mente.

 

Voto: 9

 

Contatore: 23 libri letti nel 2004

(e tre giorni senza sigarette...)

parole di Latifah | 12:33 | commenti (38) |

lunedì, 23 agosto 2004

Un'astinenza (parte seconda)
Non fumo da 43 ore...

Per ora reggo. E devo dire che i vostri commenti al post precedente mi danno molta forza. Anche perché ora non posso dire "scusate, avevo scherzato, e chi aveva intenzione di smettere? Io? No no no, avevate capito male...". I fumatori, come tutti i tossici, sono dei gran bugiardi, anche con se stessi. "Quante ne hai fumate oggi?" - "Mah, una decina...", quando sai benissimo che sei già al secondo pacchetto.

Comunque, la "scimmia" è dura. Chissà perchè si dice scimmia, poi? Ah, vero, è il titolo di un libro di Burroughs. Non ho mai letto nulla di suo, non so se è il caso proprio ora... Mi viene invece in mente Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, quando Christiane F. e il suo fidanzato tentano di disintossicarsi da soli, chiusi in camera.

Be' anch'io oggi mi sono chiusa in casa... Non sono andata a lavorare. Ho mal di testa, mal di gola, mal di schiena e male al collo. E' come una brutta influenza, mi manca solo la febbre. Non ho ancora capito se sto male perché sto smettendo di fumare o se sto smettendo di fumare perché sto male.

Insomma, sono a casa, mezza rincoglionita, con l'orecchio attaccato alla radio e il pc collegato a due blog importanti: Bloghdad e La torre di Babele. Intanto, se volete farvi un'idea di chi sia veramente Enzo G. Baldoni, ascoltate i suoi reportage della settimana prima di Ferragosto (da un'idea di Adayinthelife). Aspetto con ansia una sua nuova "cartolina da Baghdad".


parole di Latifah | 12:26 | commenti (19) |

domenica, 22 agosto 2004

Un'astinenza
Non fumo da 27 ore...

Non è la prima volta che smetto di fumare. Ho preso il viziaccio all'età di 15 anni, e la prima volta che ho smesso ne avevo 20. Ero andata a studiare negli Stati Uniti, e lì mi sentivo davvero un'appestata. Smettere fu facile. Così come fu facile ricominciare a fumare, dieci mesi dopo, appena tornata in Italia...

La seconda volta che ho smesso di fumare avevo 23 anni. Quella volta non avevo nessuna intenzione di smettere: un giorno all'ora di pranzo stavo semplicemente guardando la tv, c'era un programma condotto da Magalli, di quelli con i quiz e gli ospiti che raccontano le loro sfighe e le pause canterine. Arriva una medium (giuro, una di quelle che fanno le sedute spiritiche) e dice che basta prendere un pacchetto di sigarette in mano e ascoltare quello che dice per provare uno schifo terribile per il fumo. Ma va là, penso io, però prendo il pacchetto in mano, tanto non mi freghi. Oh, questa dice due minchiate un po' alla "quando-ve-lo-dirò-io", io mi accendo una sigaretta e... che schifo! Sembrava paglia umida. La spengo, ne prendo un'altra... bleah! Corro da un'amica, dai dammi una Marlboro dopo ti spiego... niente da fare. E anche quella volta non ho fumato per un anno. Poi ho ricominciato quando ho saputo che mio padre aveva il cancro ai polmoni, ma questa è un'altra storia.

L'ultima volta che ho smesso è stata nel febbraio del 2000. Fu una scelta precisa e ponderata, attuata con una strategia di coppia: smettere in due è più facile che smettere da soli. Però poi è successo che lui non ha più fumato, e io invece l'anno scorso ho ricominciato a spippagliare, e di brutto (scusate i gergalismi dialettali, oggi va così).

Ora, cioè almeno fino a ieri, fum(av)o 30 sigarette al giorno. Non ce la faccio più. Ca**o, a me piace fumare, ma ormai ho la voce alla Tina Volonghi, d'inverno puzzo come un Tir e il mio alito non dev'essere proprio alla rosa. Così ieri, finito di lavorare, sono andata a fare la spesa. Mezz'ora al supermercato, e già sentivo la scimmia... Esco, carico le borse nel bagaglialio, e mi accendo l'agognata paglia. L'ultima del pacchetto. "Quasi quasi... non le ricompro".

E' da quel momento che non fumo. Lo scontrino fa fede: ho pagato la spesa alle 17.17. Me ne sono accorta oggi, e il 17 è il mio numero fortunato. Comunque, sono circa 27 ore che sono senza nicotina.

Ho già messo in seria crisi il mio rapporto d'amore, scaricando su di lui tutte le colpe della terra. Ho mal di testa, mal di pancia, male al collo e pure alla schiena, ho fame e ho la nausea. Cribbio, sono in piena astinenza. Per fortuna che c'è il blog.


parole di Latifah | 20:20 | commenti (21) |

sabato, 21 agosto 2004

Un libro

Niente è come appare di Franco Foschi

 

Ci sono dei libri che compro a scatola chiusa, perché conosco l’autore, oppure perché ho letto delle recensioni positive (ad esempio su Tuttolibri, l’inserto del sabato della Stampa). Poi ci sono dei libri di cui non so nulla, e li compro perché sono attirata dalla copertina (come nel caso di Firdaus di Nawal al Sa’dawi) oppure perché mi incuriosisce il titolo (un esempio è La libreria di Penelope Fitzgerald). A volte la decisione dipende dalle note di copertina (mi capita spesso con romanzi del mondo arabo), a volte dall’incipit.

 

Ma Niente è come appare di Franco Foschi (Hobby & Work, 2004) l’ho comprato perché mi sono sentita “costretta” a farlo. Ero già andata a una presentazione, e l’autore mi aveva fatto una bella impressione. Ero però rimasta un po’ perplessa dalla copertina (decisamente trash, lo ammette lo stesso Foschi) e dalla mole del libro (oltre 300 pagine). Ma mi è capitato di assistere ad una seconda presentazione, di quelle dove il pubblico è composto da 5 o 6 persone che si conoscono tutte, e così ho ceduto e l’ho comprato, più che altro perché Foschi è amico di amici.

 

Be’, è uno dei romanzi più divertenti che abbia letto quest’anno! E’ un giallo in cui il protagonista è un ladro, bi-laureato, tanto da essere soprannominato “il Professore”, che ama citare filosofi (Eraclito sopra a tutti). Ma il ladro-professore diventa a sua volta vittima di una “trappola” di criminali e quindi si trasforma in investigatore, aiutato da un ironico commissario di polizia ma soprattutto da una suora. E proprio la religiosa, dell’ordine delle “Piccole Sorelle della Vicinanza all’Errore”, è uno dei personaggi più compiuti, simpatici e profondi che abbia mai incontrato nelle mie letture. Ed è proprio vero che niente è come appare... Insomma, mai fermarsi all’apparenza. Nemmeno davanti a una copertina trash.

 

Voto: 8

 

Contatore: 22 libri letti nel 2004.

parole di Latifah | 13:06 | commenti (19) |

venerdì, 20 agosto 2004

Un oroscopo

Come sempre, Rob Brezsny ha ragione...

 

Oggi fa caldo. Molto caldo. E umido. Molto umido. E ho il raffreddore. Molto raffreddore. E ho dormito poco. Molto poco. E sono stanca. Molto stanca. La vicenda di Nerone mi ha un po’ buttato giù, al lavoro sono giornate tranquille ma comunque mi tocca stare in ufficio dieci ore, non faccio un giorno di riposo da due settimane, e la domenica mi dedico a lavatrici e pulizie varie. Comincio a sentire il bisogno di qualche giorno di ferie...

 

E allora, guardo l’oroscopo di Rob Brezsny, nella versione in italiano ospitata dal sito di Internazionale. Non so se lui se lo inventi, questo oroscopo. Però spesso ci becca, e comunque ti dà consigli un po’ curiosi, che fanno divertire ma anche riflettere. Ecco la sua previsione per la settimana dal 20 al 26 agosto:

 

Non hai cantato, ballato, riso e giocato abbastanza ultimamente. Non hai fatto battute andando a dormire, non sei saltato sul divano durante le parti più entusiasmanti del tuo programma tv preferito, e non hai fatto deviazioni chilometriche dalla tua strada solo per seguire quella sensazione esotica di cui senti bisogno. O prendi più seriamente i divertimenti, Cancerino, oppure giuro che ti vengo in sogno sotto forma di granchio gigante e mi metto a far casino in un posto dove prendi tutto troppo sul serio.

 

Caspita, ci becca anche stavolta! Ma come si fa a prendere più seriamente i divertimenti?

 

Quasi quasi, intanto mi faccio una partitina a Literati su Yahoo...

parole di Latifah | 12:50 | commenti (20) |

giovedì, 19 agosto 2004

Un libro

Fango di Niccolò Ammaniti

 

Questo romanzo l’ho comprato un anno fa, periodo nero in cui mi sono curata con la libroterapia. In pratica, un giorno entrai da Feltrinelli e diedi sfogo a un attacco di bulimia letteraria, uscendone con due sacchetti pieni di libri, ma soprattutto di raccolte di racconti (se lo si può considerare un genere, allora è il mio preferito), da Lucarelli a Hemingway. E devo ancora smaltire alcuni di quegli acquisti, sepolti da successivi e ripetuti attacchi bulimici.

 

Di Niccolò Ammaniti avevo già letto Ti prendo e ti porto via, secondo me uno dei romanzi italiani contemporanei più belli degli ultimi anni (ne ho parlato qualche giorno fa), e Io non ho paura, prova coraggiosa - per il registro linguistico “infantile” - e premiata dal successo, anche cinematografico.

 

Fango (Mondadori, 1996) è una raccolta di racconti, e il primo, L’ultimo capodanno dell’umanità, è clamoroso (Marco Risi ne trasse anche un film, ma dalle scarse fortune). Divertenti anche gli altri, tutti un po’ segnati dalla vena pulp dell’Ammaniti di allora. Vena di cui si sta gradualmente liberando. Aspetto perciò con ansia un nuovo romanzo: finora, infatti, la sua produzione mi pare in crescendo di qualità.

 

Voto: 7

 

Dello stesso autore ho letto: Ti prendo e ti porto via; Io non ho paura.

 

Contatore: 21 libri letti nel 2004.

parole di Latifah | 14:06 | commenti (29) |

mercoledì, 18 agosto 2004

Un compleanno

Dieci candeline sull’omogeneizzato alla spigola

 

Ciao Tatone, auguri!

 

Tatone? Ma la vuoi smettere di parlarmi come se fossi un neonato o un deficiente? Nerone, mi chiamo.

 

Hai ragione, Patato. Comunque, ti dicevo, augu...

 

Eh certo che ne ho bisogno di auguri, guarda qua come mi avete conciato... con un taglio enorme sulla pancia e un imbuto in testa.

 

Guarda che l’abbiamo fatto per il tuo bene. Avevi una bua, una brutta bua, e ora non ce l’hai più...

 

Ma chiama le cose con il suo nome. E’ un tumore, una neoplasia mesenchimale, l’ho sentito io il veterinario quando lo diceva. E per fortuna che mi volete bene, se mi volevate male che mi facevate? Mi impiccavate?

 

Dai, non fare così. Vedi, cominci già a stare meglio...

 

Meglio ‘ste palle! Che poi non le ho nemmeno più, me le avete tagliate nove anni fa...

 

Eh già. Ma anche allora è stato il veterinario che ci ha consigliato...

 

Seeeeeeee!!! Bei consigli che vi dà. Ma dimmi un po’, quanto vi è costato conciarmi così?

 

Dunque... tra visita, vaccinazione, ago aspirato, esame citologico, anestesia, intervento, esame istologico, antibiotici e collare elisabettiano... siamo sui... ehm... 350 euro.

 

TRECENTOCINQUANTA EUROOOO???? Maremmano maiale! Ma lo sai quante pappe buone mi ci compravi con tutti quei soldi?

 

Non ti preoccupare, Nero, che le pappe buone te le compro lo stesso. Non ti piacciono le pappe che ti sto dando in questi giorni?

 

Guarda, è l’unico aspetto positivo di ‘sta storia. L’omogenizzato alla spigola mi piace da leccarmi i baffi!

 

Eh, lo so, quando ti imbocco cerchi pure di sgranocchiarti il cucchiaino!

 

Però quella roba che mi sparate in bocca mattina e sera mi fa proprio schifo, ecco.

 

Ma anche quella è per il tuo bene, è l’antibiotico. E poi stamattina ti abbiamo dato l’ultima dose.

 

Questa sì che è una bella notizia! Ma ora, dimmi un po’, quand’è che mi levate l’imbuto dalla testa?

 

Eh, devi pazientare un’altra settimana. Mercoledì ti portiamo dal dottore...

 

Per tutti i dobermann dell’Elba!!! Io quello lì non lo voglio più vedere!

 

Devi vederlo per forza, Nero, ti deve togliere i punti. E poi deve dirci l’esito dell’esame istologico...

 

Dimmi la verità: ci sono speranze?

 

Non sappiamo, piccolo. La speranza ci dev’essere, sempre.

 

Senti, ma... perché mi facevi gli auguri?

 

Oggi è il tuo compleanno, Tatone. Compi 10 anni.

 

Dieci anni? Di già? Accidenti, come vola il tempo... E da quant’è che sto con voi?

 

Sono nove anni e quattro mesi, Cucciolotto.

 

Smettila di chiamarmi con questi nomi stupidi. Sono un gatto di mezza età, ormai.

 

Sì, ma hai ancora tanti anni davanti, Cicciolo.

 

Lo pensi veramente?

 

Lo spero...

 

Ma ti piaccio anche conciato così?

 

Sei bellissimo. Il più bello di tutti.

 

Ron ron ron ron ron ron

 

   Auguri Nerone!!!

 

parole di Latifah | 15:39 | commenti (24) | personale, nerone

Una gmail

Ebbene sì, ce l'ho anch'io. Ho conquistato un indirizzo di posta Gmail, che fa tanto status symbol

La Gmail me l'ha regalata Kay, però me la sono dovuta sudare, eh! In pratica, ho dovuta farla ridere... Ieri, infatti, Kay aveva lanciato un mini-concorso letterario (nuova moda del mondo blog): bisognava inventare un breve dialogo divertente, e il premio era proprio un Gaccount. Visto che nei giorni scorsi Kay aveva raccontato alcuni tentativi maldestri di abbordaggio (anche con un seguito) da lei subiti, io ho partorito questa cosa qui:

L: Allora, me la dai?
K: Ma sei scema? E me la chiedi così?
L: Sì, dai, ne ho voglia...
K: Cribbio, almeno qualche preliminare, un “come ti chiami?”, un “quanti anni hai?”...
L: Ma perché perdere tempo? Dammela e basta!
K: Mi lamentavo degli intorti scemi, ma tu sei peggio...
L: Almeno sono diretta, no?
K: Be’, insomma, è la prima volta che una donna mi chiede...
L: Per forza è la prima volta, eh! Mica capita tutti i giorni di incontrare una che la dà via così...
K: Mmm... quasi quasi... se la metti su questo piano... potremmo provare!
L: Ecco, brava, non fare la ritrosa come quelle che la fanno annusare e poi se la tengono per sé!
K: Ok, ok, mi hai convinta. Ecco... proviamo... Ti piace così?
L: Perfetta! Sei stata bravissima e pure veloce! Grazie, Kay. Però suona proprio bene, eh:
latifah@gmail.com

Pare che il mio dialogo le sia piaciuto... visto che alla fine la gmail me l'ha data

Attenzione, però: il mio nuovo indirizzo di posta, per la precisione, è caravanserraglio(chiocciola)gmail.com

Scrivete, scrivete, scrivete! Così scopro tutte le nuove, fantastiche funzioni della mia Gmail nuova di zecca!

 













parole di Latifah | 12:18 | commenti (15) |

martedì, 17 agosto 2004

Un film

Agata e la tempesta

 

Ogni tanto ci vuole un po’ di leggerezza. E il film Agata e la tempesta mi ha offerto due ore di sorrisi e anche di emozioni, di poesia lieve eppure di riflessioni profonde, con citazioni felliniane (una su tutte: la pensione Rex) e suggestioni letterarie (io e i miei compagni di visione ci siamo divertiti moltissimo a cercare di riconoscere titoli e autori, quasi un trivial pursuit!).

 

Non so perché, ma mentre guardavo il film mi è venuto in mente Ti prendo e ti porto via, forse il romanzo italiano contemporaneo che mi è piaciuto di più negli ultimi anni. Perché sia nel film di Silvio Soldini che nel romanzo di Niccolò Ammaniti non manca la tragedia, ma c’è pur sempre una speranza, un raggio di luce. E in entrambi ci sono personaggi memorabili: Romeo (Giuseppe Battiston), il rappresentante emiliano-romagnolo di abiti improbabili con il sogno di diventare imprenditore con un laghetto di trote, mi ricorda tantissimo Graziano Biglia, il musicista super-tamarro che sogna di tornare al suo paese per aprire una jeanseria.

 

La critica ha bocciato questo Soldini, proprio perché “leggero”. A me, invece, resteranno dentro alcuni personaggi, alcune frasi, alcuni luoghi, alcune situazioni. Emozioni, insomma. Proprio quello che mi resta dentro dei libri che ho amato di più. E proprio come dice Licia Maglietta, vera e irreale, morbida e tempestosa, memorabile protagonista femminile.

 

Una frase su tutte, quella che chiude il film e che mi sono subito segnata sul taccuino: “Se non entri nella tana della tigre, non otterrai nulla”. In fondo, è il principio che sto cercado di applicare da un po’ di tempo alla mia vita. E, finora, funziona.

 

Voto: 8

 

Contatore: 13 film visti al cinema nel 2004

parole di Latifah | 11:39 | commenti (17) |

lunedì, 16 agosto 2004

Un suono

Cicale, colonna sonora d’estate

 

E’ bella la mia città nelle sere di mezza estate. Il traffico cala, e dalla finestra non entra solo rumore di auto e di moto: riesco perfino a percepire il frinire delle cicale. Un suono dolce e caldo, che ha fatto spesso da colonna sonora alle mie vacanze.

 

Sono stata diverse volte in Provenza, che ha eletto proprio la cicala a simbolo. E da ogni viaggio mi sono portata a casa un po’ di atmosfera provenzale: sacchetti e mazzi di lavanda, vasetti di erbe per profumare carne ai ferri e formaggi al forno (il mio adorato chèvre chaud), e poi metri e metri di stoffa decorata proprio dalla cigale. La mia cucina è tappezzata di stoffa provenzale: tende, cuscini delle sedie, strofinacci, presine per le pentole, tutto in verde e giallo, con decorazioni di mimosa e cicale. Avrò una mezza dozzina di tovaglie provenzali, con le fantasie più diverse, ma sempre dominate dalla cicala.

 

Ma l’insetto l’ho visto soltanto una volta: ero su una spiaggia della Costa Azzurra, a Aiguebelle, e notai dei bambini con un vasetto in mano. Lo scuotevano, e ne usciva un suono debole, intermittente, ma inconfondibile: avevano catturato una grande cicala e la stavano torturando... Be’, è come una grande mosca, ma può sembrare anche un calabrone. Me l’immaginavo più piccola e delicata, ecco.

Ma la stagione delle cicale ormai sta per finire, e mi piacerebbe trovare una colonna sonora adeguata per l’autunno. L’unica che mi viene in mente è il rumore delle foglie secche che sfrigolano sotto le scarpe. Ne ho soltanto due ricordi: il giardino della mia scuola elementare, e una passeggiata lungo un lago negli Stati Uniti, in Pennsylvania, nell’ottobre di quasi 20 anni fa. Il nome del luogo non lo ricordo, ma quel suono sì. E’ un po’ la mia madeleinette acustica... alla ricerca del tempo perduto. O, meglio, del tempo ritrovato. Perché i bei ricordi non si perdono mai.

parole di Latifah | 12:31 | commenti (24) | parole, viaggi, personale

sabato, 14 agosto 2004

Un sabato

Anche oggi al lavoro, ma non mi dispiace, anzi...

 

Eccomi qua, alla mia postazione di lavoro, anche oggi, sabato 14 agosto. Ma devo dire che non mi dispiace affatto essere qui, anzi. Sono vent’anni, ormai, che passo il mese d’agosto in città. Avendone la possibilità, preferisco spezzettare le mie ferie: una settimana in giugno, una in luglio, una in settembre e una in novembre. Forse così non “stacco” mai, però il rientro è meno traumatico.

 

E poi devo dire che mi piace lavorare di sabato. Così posso prendere una giornata di riposo in mezzo alla settimana, o due mezze giornate, come sto facendo in questi giorni, visto che siamo pochi in ufficio.

 

Di più: devo dire che a me piace lavorare, tout court. Anche perché sono una privilegiata, in fondo: faccio un mestiere che mi piace, quello per cui ho studiato e ho fatto sacrifici. Magari preferirei un altro settore, rispetto a quello in cui sono impiegata ora. Magari potrei guadagnare di più. Magari potrei lavorare meno. Magari potrei anche non lavorare proprio: la mia schedina al superenalotto la gioco sempre... Mica per fare il giro del mondo o comprarmi una villa con piscina, no no: mi piacerebbe dedicarmi ai miei interessi e coltivarne di nuovi. Credo che sia un desiderio piuttosto diffuso, e umano.

 

Però, ecco, non posso proprio lamentarmi del mio lavoro. E so che non è da tutti. Anche perché è “sempre meglio che lavorare”...

parole di Latifah | 14:27 | commenti (22) | personale

venerdì, 13 agosto 2004

Un topo

Ancora una storia animalesca

 

Negli ultimi giorni sono stata protagonista di diverse storie “animalesche”. Prima il divertente episodio del pipistrello in casa, poi la triste e improvvisa scoperta della neoplasia di Nerone. Ma quella che mi è successa ieri è una storia un po’ strana. E l’animale è in questione è un topo.

 

Sarà che sono cresciuta leggendo Topolino e Tom e Jerry, ma a me i topi non fanno né paura né schifo. Mi era già capitato di vederne per strada, magari la sera, di quelli piccoli e timidi, che scappano appena ti vedono.

 

Ma il personaggio di questa storia è proprio un topaccio, di quelli di fogna, grosso, scuro e con la coda lunga. E’ successo ieri pomeriggio, quando sono uscita dal mio ufficio per andare in farmacia e poi per prendere un gelato consolatorio. Di fianco al portone del mio ufficio c’è lo scivolo di un garage: non so perché ho buttato l’occhio là, forse ho percepito questa “presenza”... Insomma, c’erano due topacci. Quando mi hanno sentito arrivare, uno si è subito rifugiato dentro a un tombino, ma l’altro... mi ha caricata! Proprio così: mi ha puntata e ha cominciato a correre verso di me, come un toro quando vede il drappo rosso. Ho pensato che la sua tana fosse, che so, in un buco nel muro, comunque ho allungato il passo, guardandomi sempre alle spalle, e non l’ho più visto.

 

Quando sono tornata in ufficio, ho raccontato l’episodio alle colleghe, più divertita che preccupata. Ma una ragazza è sbiancata: “Allora non era stata una mia impressione... Due giorni fa un topo mi ha inseguita, per strada, proprio qui sotto, e ho cominciato a correre!”.

 

Insomma, siamo già in due ad essere state “molestate” dal topo aggressivo. Una coincidenza? Forse... Comunque, da oggi, ho cambiato strada. Non si sa mai.

parole di Latifah | 13:22 | commenti (14) | parole, personale

giovedì, 12 agosto 2004

Una bua (parte seconda)

Come faccio a mangiare con un imbuto in testa?

 

Ieri sera mi sono svegliato chiuso nella mia gabbia. Ero ancora in quel brutto posto dove mi fanno le punture, però stavolta mi hanno fatto molto più male. Mi hanno aperto un buco nella schiena, mi hanno tolto la brutta bua e anche parecchia ciccia attorno, poi mi hanno ricucito. Mi hanno anche preso un pezzo di pelle da un’altra parte per tappare il buco. Io non so perché mi hanno fatto tutto questo, forse sono stato cattivo. Proprio non capisco. Mi sono fatto anche la pipì addosso, in gabbia. Che vergogna.

 

Poi sono arrivati i miei padroni. Allora il dottore tutto vestito di verde ha aperto la gabbia e mi ha mostrato. Sono bruttino, ora. Da una parte ho tutto il pelo, nell’altra invece non ce l’ho più, sembro un maialino, e poi ho lo sbrago che mi tira, mi brucia e mi fa male. Preferivo tenermi quella strana pallina, io.

 

E poi mi hanno dato anche un’altra punizione. Mi hanno messo un imbuto in testa. Il dottore vestito di verde l’ha chiamato collare elisabettiano, ma per me è una tortura. Non ho mai nemmeno sopportato il collare normale, figuriamoci sto coso di plastica. Il dottore dice che così non mi tormento la ferita e non mi strappo i punti. Ma io non riesco più a fare niente. Quando siamo tornati a casa ho provato a camminare, e già non è semplice con il male che mi fa la ferita. E poi sbatto dappertutto, contro le sedie, i muri, i mobili. Ho provato a uscire sul balcone dalla porticina che i miei padroni hanno fatto solo per me, ma non riesco a passare dal buco.

 

Per ora non ho fame. Forse ho un pochino di sete, fa tanto caldo qui. Ma tanto come faccio a mangiare e a bere con questo imbuto