[Caravanserraglio]
Pensieri, parole, opere e... viaggi (reali e mentali) di Latifah
 











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Smettiamola!







sabato, 31 luglio 2004

Un orologio
Quando perdi il libretto delle istruzioni...

Negli ultimi giorni Google mi ha preso per una succursale della Citizen. Qualche giorno fa ho accennato al mio nuovo orologio subacqueo in un post in cui parlavo delle mie disavventure con l’aria condizionata. E da allora, come mi svela il report di Shinystat, almeno una dozzina di persone sono entrate nel mio Caravanserraglio cercando informazioni sul libretto di istruzioni dell’orologio. Il massimo è che un paio di giorni fa qualcuno è arrivato qui cercando addirittura Citizen manuale per orologiai… Mi spiace, su questo proprio non posso aiutarvi!

Posso invece dirvi qualcosa sul Promaster Aqualand II, che ho avuto modo di testare nelle immersioni a Capo Palinuro della settimana scorsa. Innanzitutto, non è un computer subacqueo: tiene in memoria le ultime quattro immersioni, e registra soltanto data, profondità massima, profondità media (e durante l’immersione anche la profondità raggiunta in quel momento, ad intervalli di un secondo), temperatura minima dell’acqua e tempo totale di immersione (con l’orario di inizio e di fine, ma attenzione: il cronometro parte e si ferma automaticamente, grazie al sensore, a –1 metro, quindi comprende i tempi di eventuale deco e di extra deep stop). Inoltre è dotato di allarmi di risalita rapida (presettata), di profondità massima e di tempo massimo. Poi ha altre funzioni tipiche di un orologio, ovvero la sveglia e il cronografo. Insomma, è un bell’orologio, robusto ma leggero, e anche al mio polso, che è piuttosto piccolo, non ha l’aspetto di un "cipollone", almeno il modello con cinturino in caucciù: mi ero provata anche quello con il bracciale in acciaio, ma ci voleva il polso di Hulk!

Immagino però che la maggior parte di coloro che sono arrivati qui tramite i motori di ricerca siano subacquei che, alla partenza delle vacanze, si sono accorti di avere perso le istruzioni… Ma non posso certo pubblicare qui l’intero libretto. Magari scrivetemi una mail (l’indirizzo lo trovate qui a fianco, sotto il titolo Comunicazioni), e sarò lieta di aiutarvi.

Spulciando tra i "referrers" di Shinystat di luglio, scopro anche che il mio blog viene considerato dai motori di ricerca come una fonte d’informazione soprattutto su due temi: il mondo islamico e il mondo marino.
Della prima categoria fanno parte chiavi come caravanserraglio (chissà, magari cercavano proprio me…), caftano, catene hotel Casablanca Marocco, dialetto marocchino, donna marocchina, Gran Creative di Sharm (sarà un albergo? Boh!), hotel Bab el Behar (spiacente, non lo conosco), Nawal al Sa’dawi (a lei, scrittrice egiziana, ho dedicato un post specifico), Sharm el Sheikh (chiave di ricerca un po’ vaga…), Tangeri medina e Tangeri+foto+viaggio (un link interessante lo potete trovare qui), Tunisia serata beduina con cenavideo salto mortale islamico.
Della seconda categoria, quella marina, fanno parte chiavi di ricerca (oltre a quelle sull’orologio subacqueo) come madrepora nome scientifico mar Rosso, nome scientifico di Nudibranco e pesce Balestra Picasso (provate a consultare questo portale), Maiorca+Enzo, sfida Maiorca Mayol, Parco acquatico Marineland località Maiorca e Maiorca Mayol Le grand bleu (del film di Besson e del Parco di Biot ho scritto qui).
(mai fatta, ma anche se mi sembra un’iniziativa un po’ turistica ci andrei lo stesso) e

Buone vacanze a chi è in partenza, io invece mi immergo nel lavoro tutto agosto e aspetto metà settembre per fare qualche immersione all’Elba. Al massimo, mi dedicherò a qualche tuffo in piscina… Come probabilmente intende fare chi è arrivato nel Caravanserraglio cercando piscina con onde Tg5!

parole di Latifah | 13:29 | commenti (15) | referrers, subacquea

venerdì, 30 luglio 2004

Un pipistrello
Strategia di "sgombero"

Mi sono sempre piaciuti i pipistrelli. Come i gechi, sono animali utili ma un po’ bistrattati. E poi mi fa tenerezza pensare che è un mammifero, oltretutto l’unico che sa volare. Però trovarsi un pipistrello in casa all’ora di cena – lo ammetto – non è il massimo. E' successo ieri sera: eravamo a tavola quando abbiamo percepito una presenza svolazzante nell’ingresso, ma all’inizio abbiamo pensato a una grossa falena. Invece era proprio un piccolo pipistrello, forse un cucciolo ancora inesperto. Così io e il mio compagno ci siamo chiusi in cucina per decidere la strategia di sgombero…

Abbiamo ragionato così: se è un animale notturno, gli darà fastidio la luce, no? Allora abbiamo acceso tutte le luci delle altre stanze lasciando l’ingresso al buio e aprendo la porta di casa. Intanto io sono andata sulle scale per aprire tutte le finestre, in modo che potesse trovare una via d’uscita grazie al suo radar. Ma non ha funzionato benissimo… infatti si è infilato in sala, nonostante la luce accesa. Allora abbiamo chiuso tutte le porte delle altre stanze e abbiamo aperto la finestra, ma il cucciolo era stremato, e probabilmente molto spaventato. Infatti si è posato su un armadietto di legno. Come avrà fatto a stare appoggiato là non lo so: forse ha le zampe appiccicose… Dicono che sia una leggenda che si attacchino ai capelli, ma a scanso di equivoci ci siamo messi un cappello in testa.

Comunque, il nostro pipistrello se ne stava tranquillo sul mobile, così l’ho potuto osservare bene da vicino: un delizioso topino, con le orecchie da orsetto e il muso proprio simpatico. Avevo già preparato una scatola per cercare di catturarlo e poi liberarlo all’aperto, ma quando ci siamo avvicinati ha aperto timidamente le ali: uno spettacolo! Quindi si è alzato in volo, ma non ha trovato subito la via d’uscita ("ma perché i nostri animali sono tutti tonti?", ha detto il mio compagno, facendomi scoppiare a ridere. Il nostro gatto, infatti, è noto per avere un quoziente d’intelligenza pari a zero virgola…). Poi, finalmente, ha infilato la finestra, e noi abbiamo finito tranquillamente la nostra cena.

Oggi ho voluto verificare su internet che cosa si deve fare se un pipistrello entra in casa, e ho potuto verificare che la nostra strategia di sgombero è stata perfetta. Però ora mi viene in mente che ieri sera era notte di luna piena… Per fortuna non sono superstiziosa!

 

 

parole di Latifah | 11:42 | commenti (27) | animali, personale

giovedì, 29 luglio 2004

Una gita
A Paestum, come in Pane e Tulipani

Come ogni villaggio turistico, anche il Lido Paradiso offre la possibilità di fare escursioni guidate. Con il poco tempo libero che ci lasciavano le immersioni, abbiamo deciso di dedicare soltanto una mezza giornata a un "approfondimento culturale": una gita a Paestum. Ok, potevamo andarci in macchina da soli, perché si sa come sono queste gite: tutti accodati dietro a una guida, il tempo per fare qualche foto alla giapponese ed è già ora di rientrare… Ma ci siamo fatti prendere dalla pigrizia, e così ci siamo aggregati a un gruppo organizzato.

Dopo un viaggio in pullman con una temperatura interna da freezer (qualcuno di voi sa che non ho un buon rapporto con l’aria condizionata!), arriviamo a Paestum, dove ci aspetta la nostra guida. L’aspetto non è dei più rassicuranti: sembra un pensionato in vacanza, con braghe corte, cappellino e sandali. Sbircio il tesserino appuntato alla camicia: "Dr. Nunzio Daniele, Guida autorizzata Regione Campania, inglese-francese-tedesco" (più tardi preciserà: "Faccio Daniele di cognome"). La prima tappa è il museo, e il nostro Nunzio comincia a darci una bella impressione: breve introduzione storica condita di dettagli di colore, comunicativa napoletana, eloquio scorrevole, un po’ filosofeggiante. Un po’ troppo, forse… ad ogni tappa, conclude la sua spiegazione così: "E se mi permettete, vorrei fare una considerazione che si lega all’attualità". E ci dice la sua sui giovani, la famiglia, l’amore, la televisione, l'Unione europea… Fa un po’ tenerezza, ma è un personaggio interessante.

Arriviamo nella zona degli scavi: non essendo mai stata in Grecia o in Sicilia, per me è un bel colpo d’occhio. Nunzio sceglie sempre luoghi ombreggiati per le sue tappe, con vista sui templi e la possibilità di sedersi. Così la visita guidata si trasforma in una lezione socratica, con annesse perle filosofiche finali ("se mi permettete"). All’ultima pausa, il dottor Daniele si svela: "Qualcuno di voi ha visto Pane e Tulipani?". Non capisco cosa c’entri, comunque alzo timidamente la mano, e come me fanno altre due o tre persone. "Vi ricordate come inizia? C’è un gruppo in gita a Paestum, con una guida… be’, sono io", dice tutto orgoglioso. Io scavo nella memoria, ma per il film cominciava direttamente in autogrill, quando Licia Maglietta perde prima l’anello in bagno, poi il pullman… "E se mi permettete, vi ripeterò la frase che enuncio nel film". Permettiamo. Così ci snocciola la sua teoria sui cromosomi greco-romani: in sostanza, secondo il Daniele, "nell’Italia del Nord, per ragioni storiche, geografiche, paesaggistiche e ambientali, prevale la componente razionale", quella che ci viene dai cromosomi romani. Mentre (la riassumo perché la teoria danieliana è piuttosto articolata, per così dire) "nell’Italia meridionale prevale la componente romantica e passionale dei Greci" ecc.ecc. Però la perla finale la riporto quasi per intero perché merita: "(…) nel nostro sangue noi Italiani abbiamo i cromosomi dei Greci e dei Romani, e a causa di questi cromosomi voi siete stimolati a lasciare per qualche giorno il treno della razionalità sulla stazione della vostra città e a prendere la barca della poesia e della immaginazione per veleggiare sulle rotte dei popoli antichi e, a bordo, stappare la bottiglia dell’entusiasmo".

Come ogni gita organizzata che si rispetti, la conclusione è dedicata agli acquisti. E, guarda caso, il chiosco dove il Daniele ci accompagna vende tutti i suoi libri: guide di Paestum, saggi su etruschi, greci e romani, persino un romanzo storico. Il personaggio vale l’acquisto (la lettura ancora non lo so), così ne approfitto per fare due chiacchiere con Nunzio. Ma il testo della teoria dei cromosomi è del regista? "No, no, è tutta farina del mio sacco! - mi assicura - Quando Soldini mi ha contattato, tramite il museo, mi ha chiesto cosa dico ai turisti, e così mi ha lasciato dire la mia".

Chiacchierando non mi accorgo che sono già tutti saliti sul pullman! Per un attimo penso che potrebbe essere un’occasione: è da un po’ che non faccio un giro a Venezia… Poi mi viene in mente che nel pomeriggio è in programma una bella immersione. E stavolta non ho bisogno di fuggire… Venezia può attendere, il paradiso marino no.

parole di Latifah | 09:23 | commenti (14) | viaggi, personale

mercoledì, 28 luglio 2004

Una grotta
Immersione "psichedelica"

Qualche giorno fa ho parlato di coincidenze e di segnali: piccoli fatti che difficilmente si riescono ad interpretare quando accadono, perché soltanto "dopo" se ne coglie il senso. E ho appena trovato "l’incastro" di uno di questi segnali. Riguarda una torcia subacquea: l’ho vinta alla festa sociale della mia scuola sub, ad una lotteria in occasione della consegna dei brevetti. Altri premi erano magliette, cappellini, snorkel e maschere. Quando estrassero il mio biglietto, pensai: e che me ne faccio di una torcia? Tanto, non vado certo in grotta o in immersioni notturne, ho paura! E invece…

Non dimenticherò mai le emozioni provate nella Grotta Viola, una delle più belle di Capo Palinuro. Il responsabile del diving, dopo averci messo alla prova nei giorni precedenti con tre immersioni (la prima a riva, la seconda alla Grotta Azzurra ma in parete, la terza alla Grotta del Sangue, facile e ampia) ha deciso di portarci alla Viola per farci vivere un fenomeno davvero difficile da spiegare a parole. Si tratta dell’aloclino, ovvero la linea di separazione tra acqua salata e acqua dolce, presente in questa grotta per una sorgente di acqua sulfurea. E’ come nuotare in una nuvola… l’acqua infatti diventa calda (fino a 24 gradi) e lattiginosa, così si vede tutto sfocato ("è come essere in acido", ci aveva raccontato in istruttore, subito precisando "per sentito dire, eh!"). Ci sarebbe stata bene la musica dei Pink Floyd come sottofondo…

Un’altra emozione è stata la risalita in una bolla d’aria, in una cavità interna alla grotta: una cupola impreziosita da stalattiti e stalagmiti, con le pareti rese di colore viola per la presenza di manganese. Qui ci siamo tolti l’erogatore, ma solo per pochi secondi, perché la forte presenza di zolfo (avete presente l’acqua "puzza" delle terme?) può facilmente provocare nausea. Poi, re-immersione, esplorazione di un’altra cupola (sembrava proprio quella di una chiesetta medievale!) ed emersione. Con la sensazione che certi spettacoli sono sempre troppo brevi… perché il tempo, là sotto, vola: in totale 44 minuti, con profondità massima di 12 metri, ma la percezione era di esserci rimasti pochi minuti.

Come sempre, le cose belle durano troppo poco.

parole di Latifah | 14:25 | commenti (18) | subacquea

martedì, 27 luglio 2004

Un libro
Immagini collaterali di Gianfranco Nerozzi

Per la mia settimana di vacanza sulla costa cilentana mi ero portata cinque libri, e altri ne ho comprati a Palinuro. Ma non sono riuscita a leggere una riga… Di mattina ero impegnata nelle immersioni, dopo pranzo davo un’occhiata ai quotidiani, poi mi concedevo una bella pennica. Il pomeriggio stavo in spiaggia, ma spesso ero in acqua con maschera e snorkel, e poi non riesco mai a leggere al sole. E la sera mi dedicavo a manuali e riviste di subacquea… per pochi minuti, però, perché in pratica "svenivo" dalla stanchezza (e dal relax).

Ho però ancora un paio di libri già letti e non ancora "recensiti" per il mio Caravanserraglio. Il primo è Immagini collaterali di Gianfranco Nerozzi (Addictions, 2002). Erano alcuni mesi che ne trascinavo la lettura, ma non perché non mi piacesse, anzi. Il fatto è che Nerozzi è uno scrittore "de paura" e questo romanzo è un noir ma con toni horror. E io sono moooolto impressionabile… Così questo libro mi ha tenuto compagnia in alcuni viaggi in treno: non avrei mai potuto aprirlo la sera, gli incubi sarebbero stati assicurati. Però è un peccato leggerlo a puntate, perché la trama è avvincente. Il protagonista è uno scrittore in crisi creativa che un giorno riceve per posta una videocassetta con le riprese di alcuni omicidi (vere e proprie torture, con un po’ di compiacimento splatter). Un serial killer che sembra prendere di mira lo scrittore, a cui però fornisce nuova ispirazione...

Un punto di forza di questo romanzo è la postfazione, a cura dello stesso Nero (soprannome dell’autore, che casualmente è stato anche un mio "prof" in un corso di scrittura creativa…). Trovo molto interessante che l’autore dia la propria interpretazione del romanzo: "Una metafora dell’ispirazione creativa, del cannibalismo dello scrittore, l’autodivoramento di parti proprie e improprie, per riuscire a perdersi e ritrovarsi e poi fuggire lontano da se stessi". E un altro aspetto che mi è piaciuto dello stile di Nerozzi è che "scrive come parla": una dote, secondo me (ne ho già parlato in un vecchio post). Poi, conoscendo il Nero, può venire il dubbio che possa arrivare anche ad "agire come scrive"… perché il suo sguardo è un po’ inquietante. Per ora, comunque, l’horror si limita a immaginarlo. Ma se abitate sulle colline di Bologna e un giorno bussa alla vostra porta un postino con le iniziali G.N. sulla targhetta di riconoscimento che vi consegna una videocassetta… Be’, fossi in voi mi barricherei in casa!
(Nero, se mai leggerai questa mia scheda, sto scherzando, eh!)

Voto: 7

Contatore: 19 libri letti nel 2004.



parole di Latifah | 13:16 | commenti (9) |

domenica, 25 luglio 2004

Un Paradiso
La mia prima vacanza sub

Si chiama Lido Paradiso ed è un villaggio turistico a Marina di Pisciotta (Salerno), nel Parco del Cilento. Io e il mio compagno avevamo visto una pubblicità su una rivista di subacquea, quindi ci siamo andati "al buio", non su consiglio di amici o agenzie. Ma la settimana che vi abbiamo trascorso è stata davvero paradisiaca: una baia incantevole, incorniciata da oleandri, pini marittimi e ulivi; bungalow sulla spiaggia, ogni sera un tramonto spettacolare in regalo, e la notte il rumore della risacca come colonna sonora; gestione familiare ma professionale; cucina casalinga e leggera (mai avuto problemi di digestione: di solito, in ferie, mi devo abbuffare di digestivo Antonetto…); personale simpatico e disponibile; persino l’animazione (che in genere rifuggo) è di ottimo livello, grazie alla direzione artistica di Gino Cogliandro, uno dei componenti dei "Trettré" (ricordate Drive in?), qui interprete di sketch comici e di commedie di Eduardo De Filippo.

Ma il vero paradiso lo abbiamo trovato nel mare: immersioni da sogno, inimmaginabili per me fino a pochi mesi fa: se penso che a novembre scorso entravo in acqua con il salvagente!
L’equipe del centro sub Ddiving, guidata da Davide Cerdelli, mi ha trasmesso una tale sicurezza che in questa settimana ho addirittura preso il brevetto Advanced Open Water, così ho potuto immergermi a 30 metri di profondità.

Sempre accompagnata da istruttori, non solo bravi ma anche simpatici, ho esplorato pareti ricche di fauna e di flora marina: polpi giganti e murene, gorgonie gialle e stelle marine, madrepore e ricci saetta, con una spettacolare "pioggia" di centinaia e centinaia di pesci (salpe) in un cratere a meno 25 metri. Poi ho ammirato per la prima volta da vicino i miei amati nudibranchi, simpatici lumaconi di mare.

Ma, soprattutto, sono entrata in alcune delle grotte più belle di Capo Palinuro: immergersi al buio, accendere la torcia e scoprire una tavolozza di vita sottomarina è uno spettacolo impagabile.

Purtroppo non ho foto-ricordo di queste immersioni, perché la mia nuova macchinetta subacquea mi ha dato dei problemi. E quello che si vede là sotto, ma soprattutto quello che si prova, è difficile da rendere con le parole. Ma cercherò di scriverne nei prossimi giorni, perché voglio imprimere bene nella memoria quelle emozioni. Sognando la mia prossima vacanza sub…

P.S. Per tutti i naviganti che arrivano nel mio Caravanserraglio, dai motori di ricerca, cercando informazioni sull’orologio Citizen Promaster Aqualand II, e in particolare sulle istruzioni per l’uso, scrivetemi: sarò lieta di aiutarvi!
(L’indirizzo è caravanserraglioCHIOCCIOLAgmail.com)

parole di Latifah | 19:16 | commenti (28) | viaggi, subacquea

venerdì, 16 luglio 2004

Un film (VHS)

Alla ricerca di Nemo

Erano una ventina d’anni che non vedevo un cartone animato di Walt Disney. Ma alcune amiche con figli piccoli me ne avevano parlato benissimo: "Lo devi vedere!". Tantopiù, ora che ho scoperto le meraviglie del mondo marino… E ho fatto bene a seguire il loro consiglio: Alla ricerca di Nemo  è un film delizioso.

L’ho visto in videocassetta (non sono ancora dotata di lettore DVD) una sera che ero stanca e un po’ depressa, e le avventure di Nemo e degli altri pesciolini mi hanno riconciliato con il mondo. E’ bello "immergersi" per un’oretta e poco più e farsi trascinare dalle avventure di questo insolito Pollicino…

A proposito: sono in partenza per una settimana di vacanza al mare. Anche se nei fondali di Palinuro non incontrerò pesci pagliaccio, squali o mante, spero di trovare, in acqua ma anche in spiaggia, soprattutto tanto, tanto relax.

 

parole di Latifah | 10:58 | commenti (24) | subacquea, visioni2005

giovedì, 15 luglio 2004

Una religione
Islam, generalizzare è sbagliato

 

Premetto che non sono un’esperta di Islam, tutt’altro. Ma da anni coltivo la passione per la cultura araba, ho leggiucchiato vari libri, ho parlato con diversi musulmani. Ho qualche nozione in più di altri, ecco. Però generalizzare sull’Islam è un errore, perché è come parlare in generale di religione cristiana: si va dai Testimoni di Geova ai Valdesi, passando per i seguaci di Mamma Ebe, tanto per dire. Allo stesso modo - mi si perdoni la banalizzazione - esistono diverse interpretazioni del Corano. Io non l’ho letto tutto (come non ho mai letto l’intera Bibbia), ma ne conosco diverse parti. E i problemi nascono con l’interpretazione letterale della parola del Profeta Maometto: dal jihad, alla poligamia, al velo per le donne. E’ sempre, comunque, un problema di interpretazione. Anche di un versetto come questo, che preso singolarmente ha un significato spaventoso, per i non musulmani:

"…Combattano dunque sul sentiero di Allah, coloro che barattano la vita terrena con l'altra. A chi combatte per la causa di Allah, sia ucciso o vittorioso,daremo presto ricompensa immensa". (Corano, 4, 74)

Jihad letteralmente significa "sforzo", "impegno", ma non indica soltanto lo "sforzo militare", ovvero la guerra santa, che è comunque intesa solo come "difesa". Il problema nasce dunque da cosa si considera "attacco"… ma il mio Caravanserraglio non è il luogo per affrontare un tema così delicato.

Anche sul velo ho le mie idee, e sono capace di difenderle strenuamente. Io sono per la libertà individuale, anche per quanto riguarda i simboli religiosi. Se non è un obbligo, il velo lo accetto e lo rispetto. Anche a scuola, anche negli uffici pubblici. Recita il Corano:

"... Oh Profeta, dì alle tue spose, alle tue figlie e alle donne dei credenti di coprirsi dei loro veli, così da essere riconosciute e non essere molestate..." (33, 59)

"... Di' alle credenti di abbassare i loro sguardi e di essere caste e di non mostrare, dei loro ornamenti (zinetahunna), se non quello che appare; di lasciare scendere il loro velo (bi-khoumourihinna) fin sul petto e non mostrare ornamenti ad altri che ai loro mariti, ai loro padri, ai padri dei loro mariti, ai loro figli, ai figli dei loro mariti, ai loro fratelli, ai figli dei loro fratelli, ai figli delle loro sorelle, alle loro donne, alle schiave che possiedono, ai servi maschi che non hanno desiderio, ai ragazzi impuberi che non hanno interesse per le parti nascoste delle donne. (24, 30-31)

Be’, sapete cosa dice San Paolo, nelle lettere ai Corinzi?"... Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poichè è lo stesso che se fosse rasata. Se dunque una donna non vuole mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi allora si copra..."


Casablanca, Moschea Hassan II
Donna in djellaba lilla
Domenica 11 luglio 2004, ore 9

Anche nella mia brevissima permanenza a Casablanca e Rabat ho dovuto sopportare battute volgari dei miei compagni di viaggio, i tipici luoghi comuni "occidentali" sul velo, sulla condizione della donna, sulle tradizioni. Ma non è erigendo muri, reali e virtuali, che si può affrontare la questione islamica. Occorre percorrere la strada della cooperazione, dell’integrazione e della convivenza, per arginare l’integralismo, che è soprattutto figlio della povertà e dell'ignoranza: in Marocco il 65% della popolazione è analfabeta. E la predica del Venerdì dell’imam della moschea di Casablanca - mi ha riferito il giornalista francese con cui ho chiacchierato a lungo, sabato sera – è spesso l’unica fonte di informazione a disposizione di decine di migliaia di fedeli: che proprio di recente si sono sentiti dire che "le donne devono smettere di lavorare e stare in casa, perché questo è il volere di Allah". E’ la reazione conservatrice al nuovo codice di famiglia varato pochi mesi fa dal Re Mohamed VI.

Insomma, è una strada lunga e piena di ostacoli. Ci vorranno ancora sei secoli, forse: gli stessi che separano Gesù e Maometto.

P.S. Scusate la riflessione lunga e noiosa. L'ho scritta soprattutto per me. Poi, tornerò ad argomenti più leggeri...

parole di Latifah | 15:00 | commenti (25) | islam, marocco, araberie

mercoledì, 14 luglio 2004

Una città
Casablanca, dove Bogey non è mai stato. Eppure…

Diciamolo: Casablanca è brutta. Non è una città marocchina, né tantomeno europea o coloniale. E’ un’accozzaglia di palazzi in stile neo-moresco, banche e hotel di catene internazionali, sterminate bidonville e quartieri popolari (simili a quelli di Parigi e New York), più una medina vecchia che non ha alcun fascino e una colossale moschea, inaugurata nel 1993 (l’unica del Marocco visitabile dai non musulmani), intitolata al defunto re Hassan II.

Ma la fama di Casablanca è dovuta essenzialmente a due aspetti: le cliniche per le operazioni di cambio di sesso e il film di Michael Curtiz del 1942.
Casablanca è uno dei miei film-culto. Sapevo che era stato interamente girato a Hollywood, quindi, nella mia gita domenicale fuori-porta in Marocco, non mi aspettavo di trovare tracce del passaggio di Humprey Bogart e Ingrid Bergman. Eppure…

Arriviamo in città la sera di sabato. Giusto il tempo di posare la valigia in hotel, una veloce doccia, e di corsa sul pullman. Il programma prevedeva "cena in ristorante tipico". Mi aspettavo perciò la classica "maroccata" con cous-cous e immancabile danzatrice del ventre obesa e volgare (ma ci è toccata domenica sera, purtroppo… Unica nota positiva, l’incontro con Latifah, di cui ho parlato ieri). Invece il pullman ci scarica di fronte a una palazzina bianca, a due piani. L’insegna è un colpo al cuore: Rick’s Café. Entro stordita: sembra proprio…
In fondo c’è il bancone, a destra un pianoforte. Saliamo al piano di sopra. Cominciamo a mangiare. Il brusio copre la musica. Ma ad un certo punto sono perfettamente distinguibili le note di As time goes by… E volete sapere il nome del pianista? Issam!

Ci manca solo un sosia di Bogey, in piedi di fianco al piano, nella sua classica posa con sigaretta e whisky, a pronunciare la fatidica frase "Play it again, Issam". Frase che, peraltro, nel film non esiste: è stata un’invenzione dei fratelli Marx, poi ripresa da Woody Allen. Be’, questo Rick’s Café non ha nulla a che vedere con il locale del film: è soltanto una brutta americanata. E’ un ristorante aperto pochi mesi fa, da un’imprenditrice che ha lavorato anche al Consolato Usa di Casablanca, e il menù è un orrido mix "californiano-mediterraneo con alcuni piatti asiatici". Alla faccia del locale tipico…

Rimpiango la mia Tangeri, la friggitoria di fianco alla porta Bab El Bahar dove pranzai seduta al tavolo con due donne marocchine, madre e figlia, che mi regalarono la loro bottiglia di succo di mele.
Quando esco dal ristorante, Issam suona per la quarta volta "You must remember this, a kiss is still a kiss…".

Mi viene in mente un commento di Massimo, il giorno prima della mia partenza: "Provaci ancora, Latifah"…

Sì, ci proverò a tornare in Marocco. In quello vero, però.

 

 

 

parole di Latifah | 14:26 | commenti (22) | viaggi, marocco, visioni2005

martedì, 13 luglio 2004


Una coincidenza

"Enchantée, Latifah"

Io credo che nella vita tutto abbia un senso. Fatti piccoli e grandi, belli e brutti: prima o poi, s’incastra tutto. Quello che è difficile, anzi, impossibile, è coglierne subito il senso. A volte passano anni, prima di cogliere il nesso tra gli eventi della vita. Ma un senso c’è, sempre. E più passa il tempo, più me ne rendo conto.

Ad esempio, quando nel 2000 sono stata operata alla schiena per la seconda volta (con ricovero in ambulanza, intervento d’urgenza e una lunga e difficile riabilitazione), non potevo certo immaginare che la conseguenza, quattro anni dopo, sarebbe stata una grande gioia. I chirurghi, infatti, mi costrinsero a fare nuoto. Così nel 2001 mi iscrissi a un corso per adulti terrorizzati, superai la paura dell’acqua, e ora sono addirittura subacquea. Chi l’avrebbe mai detto?

Poi, a volte, ci sono dei segnali che ti accendono la lampadina in testa, e ti fanno intuire che c’è sotto "qualcosa". Sono le coincidenze. E ne ho vissuta una molto simpatica, nella mia breve missione in Marocco.


E’ successo domenica sera, ad una cena di lavoro con tutti i componenti della delegazione italo-marocchina, di cui facevo parte anch’io, e qualche invitato locale. In particolare, due giornalisti: un francese, ma da anni residente a Casablanca, e una marocchina. L’organizzazione decide di farli sedere al mio tavolo, perché parlo francese. La giornalista mi porge la mano e mi sorride: "Enchantée, Latifah". Strabuzzo gli occhi… e sapete cosa rispondo? "Moi aussi"! Poi mi giustifico: "Bon, Latifah c’est mon nom arabe… En effet, je m’appelle Roberta".

Ecco, credo che questo incontro, questo piccolo fatto, abbia un senso. Quale, ancora non lo so. Ma prima o poi, troverò l’incastro.

parole di Latifah | 12:22 | commenti (27) | personale, marocco

lunedì, 12 luglio 2004

Un ritorno

Sveglia alle 5, decollo alle 8.30, atterraggio alle 13.30, passaggio a casa per appoggiare la valigia e pausa tecnica in bagno. Giù di corsa in cantina, bicicletta, e subito al lavoro. Devo preparare un resoconto della missione. Spero di non crollare dal sonno con il naso sulla tastierahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh

Ops, scusate. L'ho fatto. Urge un caffè.

parole di Latifah | 14:56 | commenti (23) | viaggi

giovedì, 08 luglio 2004

Una valigia

Dunque, vediamo... La djellaba nera, il caftano marrone, una pashmina di cotone, babbucce tangerine, il manuale di dialetto marocchino, la guida del Marocco, un libro di Tahar Ben Jelloun... pigiama, beauty, passaporto, biancheria, macchina fotografica. Boh, mi sembra che ci sia tutto.

Domani sono a Roma, sabato a Casablanca, domenica a Rabat, lunedì a Bologna. Alla prossima settimana!

parole di Latifah | 20:23 | commenti (19) | viaggi, marocco

Un condizionatore

Istruzioni per l’uso dell’odiata bestia

"Scusa, puoi abbassare un po’?". Ora, se questa domanda ti viene rivolta mentre stai ascoltando la radio o la tv, il messaggio è chiaro. Ma se riguarda l’aria condizionata, urge un chiarimento: "Cioè, vuoi più caldo o più freddo?".
La guerra della temperatura è una costante di questa stagione. Da anni la combatto in ufficio, dove ho il privilegio di manovrare il telecomando. Ma da una settimana la battaglia si è allargata anche a domicilio. Dopo anni di sofferenza, abbiamo deciso l‘acquisto di un condizionatore portatile, "così vedrai che quest’estate farà freddo…". La cabala, però, ha funzionato solo un paio di settimane, e il momento di testare l’apparecchio è scoccato. A me, l’onere di studiare le istruzioni e l’onore di manovrare il telecomando (tendo a comandare un po’ dappertutto, con e senza "tele", in effetti…). Al mio compagno, il compito di protestare "perché fa caldo lo stesso". Anche la temperatura è un’opinione.

Prima sera: sperimentiamo la funzione "benessere notturno". Ovvero, si decide la temperatura di partenza (da me settata a 25 gradi), poi si spinge un pulsantino che dopo due ore alza la temperatura di un paio di gradi e abbassa il rumore. Alle 4 di notte lui si sveglia in un lago di sudore e protesta. Abbasso la temperatura manualmente. La mattina il gatto ci sveglia con violenti starnuti: spengo il condizionatore e mi preparo ad accendere l’aerosol (avete mai provato a fare l’aerosol al gatto? Be’, è un’esperienza… magari un giorno ci scrivo un post).

Seconda sera: proviamo la funzione "timer". Setto la temperatura a 24 gradi, con spegnimento alle 2 di notte e riaccensione alle 5 di mattina. Alle 4 lui si sveglia sudato fradicio e protesta. Annullo il timer e riaccendo il condizionatore. Il gatto miagola davanti alla porta: per la prima volta lo abbiamo chiuso fuori dalla camera e non capisce perché.

Terza sera (ieri). Portiamo la bestia in bagno perché deve fare pipì. Non, non il gatto, ma l’odiata macchina. Non capisco perché i condizionatori abbiano mille funzioni - manca solo che prendano la tv via satellite - epperò debbano essere spurgati dell’acqua in modo quasi umano. E il catetere non è in dotazione. Nel negozio di elettrodomestici dove l’ho comprato non ce l’hanno: "Provi in un negozio di giardinaggio, provi a prendere un tubo di quelli per innaffiare, forse funziona…". Forse?
Vabbe’, ieri non ho avuto voglia di cercarlo, era il mio compleanno e ho preferito girare per orologiai per trovare il regalo che mi ha fatto il mio lui: un orologio Citizen Promaster Aqualand II, che nemmeno Maiorca ce l’ha. Ma eravamo in bagno per le funzioni fisiologiche del condizionatore… Togliamo il tappino, prepariamo gli stracci, facciamo "psss psss" e lui fa una pisciatina. Be’, si vede che non era ancora pieno. Riportiamo la bestia in camera (intanto il gatto è partito per le ferie con mia mamma, almeno non c’è il rischio di una ricaduta del raffreddore o di miagolii notturni) e testiamo la funzione "benessere", tout court. In pratica, decide da solo qual è la temperatura e il grado di ventilazione ideale. Intelligente, no? Non tanto. Ci svegliamo alle 4 sudati fradici, tutti e due. Silenzio. Buio. Il condizionatore non dà segni di vita. Mi alzo, lo tocco, lo accarezzo persino. Morto. Non è possibile, era così giovane…
Prendo il libretto di istruzioni. Capitolo "malfunzionamenti". Tipologia: "Il condizionatore non funziona". Causa: "Manca la corrente". Soluzione: "Attendere il ripristino della corrente". Mi chiedo chi sia il genio che scrive queste cose. Comunque, non si sa mai, magari si è rotta proprio la presa… Prendo un phon: va. Continuo la lettura delle istruzioni.
Seconda possibile causa: "La spina non è inserita". Soluzione: "Inserire la spina nella presa della corrente". Ma mi pigli per scema? Comunque, non si sa mai, magari funziona come con il computer, che fai ctrl-alt-canc e si riprende. No. Continuo la lettura delle istruzioni.
Terza possibile causa: "Serbatoio dell’acqua pieno". Eh, no, stavolta non mi freghi! Lo abbiamo svuotato tre ore fa, prima di accenderlo, e non ci penso neanche, in piena notte, di riportarlo in bagno. F*nc*lo. Già mi preparo la telefonata all’assistenza, mi immagino lunghe attese con Per Elisa in sottofondo e mia personale interpretazione vocale con tutti gli improperi che conosco… Torno a letto. Boccheggio. Il mio compagno suda copiosamente, senza protestare. Spengo la luce. Riaccendo la luce. Ok, maledetta bestia, faccio quest’ultimo tentativo, ti porto in bagno! Tolgo il tappo, e mi piscia sui piedi un litro di acqua bollente… Però, l’umidità dev’essere altina, stanotte! Lo riporto col guinzaglio in camera da letto. Attacco la presa e… magia! Va. Mi cambio il pigiama, zuppo di sudore e di (mal)umori, piglio il telecomando, setto sui 24 gradi e, finalmente, dormo.

Domani vado a Roma. In treno mi studierò le istruzioni dell’orologio subacqueo. Spero (per voi) che non mi ispiri un altro attacco di blogorrea come questo…

parole di Latifah | 13:14 | commenti (27) | parole, personale, meteo, nerone

mercoledì, 07 luglio 2004

Una fuga

A Barcellona, oggi, un anno fa

- Vorrei un biglietto aereo per Barcellona.
- Quando vuole partire?
- Il più presto possibile.
L’impiegata dell’agenzia di viaggi digita qualche codice sulla tastiera. La risposta arriva in pochi secondi.
- C’è un posto domattina su un volo SwissAir, via Zurigo. La coincidenza non è comoda: c’è un’attesa di circa quattro ore. Altrimenti…
Ancora rumore di tasti.
- C’è un posto lunedì, volo diretto ma da Malpensa.
- No, preferisco domani.
- Vuole anche il ritorno?
- Sì, circa tra una settimana.
- C’è posto domenica prossima, stessa tratta via Zurigo. E’ un po’ caro…
- Quanto?
- Per andata e ritorno sono 330 euro più le tasse d’imbarco.
Allungo la carta di credito.
- Va bene.

Avevo sempre desiderato farlo.
Non un viaggio a Barcellona, ma decidere di partire così, all’ultimo momento. Scappare. Da sola.
Era una fuga dalla mia vita, da una situazione che non reggeva più. Ma fuggivo soprattutto da me stessa. Mi dovevo ritrovare.

L’avevo deciso la sera prima, un venerdì. Una veloce ricerca su internet: una scuola di danza mediorientale, un numero di telefono, un elenco di seminari intensivi. Ce n’è uno che comincia lunedì. "Hi, Devorah, I’m Roberta, from Bologna, I met you at a workshop a couple of years ago…". Mi detta il numero di una pensione di Barcellona. Chiamo: hanno una camera singola che si libera proprio domenica.
Il giorno dopo trovo un’agenzia di viaggi aperta di sabato mattina. Quando mi consegnano il biglietto aereo, il titolare sta già abbassando la saracinesca.

Arrivo a casa, prendo una valigia in cantina.
- Dove vai?
- Domani parto per Barcellona. Ci sto una settimana.
- Posso chiederti con chi?
- Da sola. Vado a studiare danza da Devorah.

Non è la mia prima vacanza "da sola". Ne ho fatte altre, da giovane, per studiare lingue straniere o danza. Ma è la mia prima fuga. E non è facile, per nulla.

Arrivo la domenica pomeriggio. Mi guardo intorno. Studio la guida, la cartina, le mostre e gli spettacoli in cartellone. Cerco di pianificare la settimana: due ore di danza al giorno, per il resto sono libera. O sola. Il mezzo bicchiere si riempie e si svuota a seconda dello stato d’animo. E’ quasi sempre mezzo vuoto.

Lunedì, primo giro esplorativo. Mi incanto di fronte alla Barcellona di Gaudì: Casa Batllò, la Pedrera, Park Guell. Penso: per fare Disneyland non hanno inventato nulla, hanno copiato tutto da qui.
Arrivo alla Sagrada Familla alle sette di sera. I cancelli stanno chiudendo. Mi siedo su una panchina, nel parco. Mi chiama mia madre: piango. Mi chiama mia sorella: litighiamo. Resto inebetita su quella panchina finché si fa buio.
Vado alla metropolitana, arrivo sulle Ramblas. Un’amica mi ha parlato di un ristorante, un nome tipo Quinze Nuits, in una piazza laterale. Lo individuo subito: davanti c’è una fila di decine e decine di persone, l’attesa è di un’ora almeno. No, non mi va. Torno sulla Rambla, studio i ristoranti, i baretti, poi ne scelgo uno a caso. Pescado, cerveza, crema catalana. E piango.
E’ il 7 luglio 2003. La sera del mio compleanno.

Non mi sono ritrovata, in quella settimana a Barcellona. Mi sono dovuta perdere nella medina di Tangeri, due mesi dopo. Lì è nata Latifah, lì è rinata Roberta.

Oggi festeggio il mio compleanno con un bicchiere pieno, quasi fino all'orlo. E mi piace brindare assieme a voi, qui, nel mio Caravanserraglio.

 

parole di Latifah | 09:07 | commenti (53) | parole, viaggi, personale

martedì, 06 luglio 2004

Un colpo di fortuna

Casablanca e Rabat, arrivo!

Forse sarebbe meglio chiamarlo con il suo nome: c*lo (asteriscato per evitare visite indesiderate di arrapati via Google...).

Mi hanno appena "offerto" (per motivi di lavoro) un week-end in Marocco!!! Dovrei partire sabato pomeriggio e tornare lunedì mattina: una sfacchinata, ma chissenefrega!!!!! YABBADABBADUUUUUUUUUUUU!!!!!!!! (In genere questo blog è più morigerato, ma chi mi conosce capirà la mia gioia...). In pratica, Casablanca e Rabat le vedrò solo di striscio, tra appuntamenti di lavoro e cene di gala, comprese due visite a campi da golf (argh).

Ma mi basta assaporare quell'aria, per essere felice... Che ci sia lo zampino dell'Oroscopo di Internazionale???

parole di Latifah | 13:47 | commenti (25) | viaggi, oroscopi, marocco

Un libro

Firdaus di Nawal al Sa'dawi

A volte i libri regalano colpi di fulmine. Giorni fa ero a una Festa dell’Unità di una località di provincia, e la libreria occupava pochi metri quadrati: una selezione eterogenea di titoli, un centinaio in tutto, disposti su tre tavoli, con un misto di editoria per ragazzi, i soliti comici, i best-seller e una sezione di saggistica. Era la seconda volta che facevo il giro, non avevo ancora trovato nulla di interessante, poi ho notato quella copertina: un volto velato, un nome arabo, tanta polvere. Chissà da quanto tempo girava per bancarelle, quel libro. E’ così che ho comprato Firdaus, storia di una donna egiziana (Giunti, 2001). L’ho cominciato la sera stessa, abbandonando il romanzo che stavo leggendo, e sono andata avanti fino a notte inoltrata, con le guance rigate di lacrime. Perché questa è la storia vera di una donna, una prostituta e un’assassina, condannata a morte e giustiziata nel 1974. La sua vicenda è narrata da Nawal al Sa’dawi, scrittrice e psichiatra, perseguitata in Egitto per i suoi scritti, tanto da venire incarcerata proprio nella stessa prigione di Firdaus, qualche anno dopo, per alcuni mesi.

Quello che mi ha colpito - e commosso - di questa storia è la sua universalità. È un dettaglio, che si tratti di una vicenda accaduta in un paese musulmano. Perché Firdaus è una donna intelligente e sensibile che viene spinta alla prostituzione dalla povertà, che subisce violenza in famiglia sin da piccola, che prova a ribellarsi e mette a frutto il diploma trovando lavoro come impiegata, ma che è ricostretta sulla strada da un mondo, un "sistema", che non capisce, non perdona, e condanna.

La scrittura è intensa e raffinata. La parte centrale dà voce a Firdaus, che racconta la sua vita in prima persona, l’ultima notte prima dell’esecuzione. Una prima parte introduttiva e un breve finale sono il punto di vista della psichiatra, entrata in quel carcere per una ricerca sulle detenute.

C’è una parola chiave, un’immagine che ricorre in tutto il romanzo: occhi. Gli occhi fieri di Firdaus, dal bianco brillante e il nero profondo. Gli occhi liquidi degli uomini e delle donne che l’hanno sfruttata. Gli occhi della psichiatra, gli unici a capirla, troppo tardi.

Voto: 8

Contatore: 18 libri letti nel 2004.

parole di Latifah | 10:55 | commenti (7) | egitto, letture2005

lunedì, 05 luglio 2004

Uno sport
Sognando una tappa del Tour

Io sono una sportiva da poltrona. Sport non ne ho mai praticato, se escludo il nuoto - ma solo negli ultimi due anni – grazie ad un intelligente corso per "adulti terrorizzati" che mi ha aperto prima la mente, poi la strada alla subacquea.

Però mi è sempre piaciuto guardare lo sport in tv. Tennis, innanzitutto: seguivo tutti i tornei su Tmc e la Rai. Poi si è aperta l’era delle pay-tv, e addio Roland Garros e Wimbledon. Seguivo anche il calcio, una volta. Ora non so nemmeno chi ha vinto il campionato, ho il rifiuto totale. E poi, atletica, pattinaggio, rugby… Insomma, lo "sport da poltrona" mi piace. E il ciclismo lo trovo molto telegenico, in particolare il Giro d’Italia e il Tour de France, oltre alle classiche sul pavé. Perché mi piace seguire le strategie delle squadre, intuire un allungo, ammirare un assolo en danseuse. Ma mi piace soprattutto scoprire paesaggi "minori", villaggi dal nome curioso, le architetture delle case. Purtroppo non sono mai riuscita a vedere una tappa "dal vivo", né del Giro né del Tour. Ma è proprio la Grande Boucle quella che mi attira di più, anche perché spesso sono in ferie in luglio, e la Francia è una delle mie mete ricorrenti.

Ero in vacanza proprio oltralpe, nel Périgord, quando scoprii che faccia aveva Marco Pantani. Era il Tour del ’95, e l’Equipe uscì con una grande foto in prima pagina del ciclista della Carrera che aveva appena vinto la tappa dell’Alpe d’Huez e che poi sarebbe diventato "il Pirata". Ricordo che mi misi a ridere: "Ma quant’è brutto questo qua? Non sembra neanche un romagnolo…". Non era ancora un personaggio: sfoggiava ancora qualche capello, qua e là, e le orecchie a sventola, poi "corrette" in sala operatoria. Sì, Pantani è stato un mio mito, lo ammetto. Avevo persino una bandana e tre maglie da ciclista con il suo nome, una addirittura originale, della Mercatone Uno. La notizia della sua morte mi è arrivata via sms: ero a Luxor, con un gruppo di ciclisti amatoriali impegnati in un tour lungo il Nilo. Grande tristezza, ma non sconcerto: ormai ce l’aspettavamo, una fine così.

L’altra sera mi sono commossa nel vedere il giovane Fabian Cancellara piangere, quando ha capito di avere la maglia gialla addosso, dopo l’arrivo di Lance Armstrong al cronoprologo. Ecco, mi piacerebbe che il ciclismo del dopo-Pantani fosse più umano e meno inquinato. Ma la strada è lunga, e tutta in salita: peggio dell’ascesa al Mont Ventoux.


parole di Latifah | 13:28 | commenti (25) |

sabato, 03 luglio 2004

Un film culto

Le grand bleu di Luc Besson

Nizza, estate 1989. Vacanza-studio di tre settimane, tra corsi di lingua e di danza jazz. Una ragazza del gruppo propone: "Hey, perché non andiamo al cinema stasera? C’è un film di mare…". Era Le grand bleu, terzo lungometraggio di Luc Besson, di cui avevo già apprezzato Subway (anch’esso visto in Francia, a Parigi). Fu una folgorazione. Il giorno dopo comprai la cassetta della colonna sonora, di Eric Serra, e organizzai una gita a Biot, località della costa azzurra che ospita Marineland, il parco acquatico e centro di ricerca in cui era stato girato parte del film. Tornata in Italia, cercai la videocassetta, senza successo: era disponibile soltanto in versione originale e in Secam, sistema incompatibile con il mio videoregistratore. Nel 1992 ne trovai una copia a noleggio, in inglese. Poi scoprii perché in Italia quel film era irreperibile…

Le grand bleu narra infatti la storia della rivalità tra Jacques Mayol ed Enzo Maiorca (perfettamente riconoscibile, anche se il suo nome viene trasformato in Enzo Molinari): campioni di apnea, entrambi oggetto di studi scientifici, ma dall’approccio e dal carattere assolutamente opposti.

Il film, del 1988, in Italia è stato bloccato per 14 anni da una causa giudiziaria intentata proprio da Maiorca, che si è ritenuto diffamato, e a ragione: la sceneggiatura è infarcita di luoghi comuni, e il campione italiano (interpretato da Jean Reno) risulta il classico meridionale mangia-spaghetti, casinaro, sbruffone e un po’ truffatore.

Dopo la morte di Mayol, suicidatosi all’Isola d’Elba, Maiorca decise di dare il via libera, e nel 2002 Le grand bleu è uscito nei cinema italiani, con alcune scene tagliate.


I luoghi comuni riguardano anche la protagonista femminile, Rosanna Arquette, nei panni di un’assicuratrice americana che per motivi di lavoro insegue Mayol per il mondo e se ne innamora. Ma la forza di questo film è tutta nelle immagini e nelle atmosfere. C’è chi lo ha definito un noioso documentario. In realtà, è una grande storia d’amore: l’amore di Luc Besson, figlio di subacquei, per "il grande blu", per le meraviglie del mondo marino, ma anche per la figura di Mayol, "uomo-delfino".


E’ un film che non mi stancherei mai di vedere: per questo lo definisco "un film culto". Eppure, io avevo il terrore dell’acqua, fino a due anni fa. Dicono che le paure, in fondo, nascondano un desiderio represso. Ora, quel desiderio, l’ho finalmente liberato. E sono una subacquea "patentata".

Voto: 9

Altri film culto: Apocalypse Now.

Credits
A volte l'idea di scrivere qualcosa sul blog viene... da altri blog. O da bloggatori (detti anche blogghisti, come suggerisce
Reina). Ad esempio, l'ultimo, frettoloso post di ieri nasceva da uno scambio di sms con Massimo. Mentre una scena del film Le grand Bleu è stata evocata l'altra sera, tra una crescentina e l'altra, da Marlowe.

parole di Latifah | 12:27 | commenti (18) | subacquea, visioni2005

giovedì, 01 luglio 2004

Un annuncio

E’ tutto un blogga-blogga…©

Stasera ho una blog-cena: abbiamo prenotato in sei posti diversi (credo), per cui andrà a finire che ci mangiamo una pizza d’asporto ai giardini. Domani, invece, ho un blog-pranzo (Trenitalia permettendo), in occasione di una trasferta di lavoro. Sarà meglio che mi metta presto a blog-dieta…

Domani, quindi, il Caravanserraglio sarà senza Latifah. Ma voi, se volete, fermatevi pure: bevete un tè alla menta, assaggiate quei dolcetti alle mandorle là in fondo, sotto il portico, e provate a fare un giro sul mio cammello. Io torno sabato. Fate i bravi, eh!

parole di Latifah | 19:30 | commenti (13) | blog

Un libro
Shorts di Vitaliano Trevisan

Ho comprato questa raccolta di racconti (Einaudi, 2004) dopo aver visto il film Primo amore, con Vitaliano Trevisan protagonista sullo schermo e poi di un dibattito in sala. Una personalità interessante, che mi aveva incuriosito. Ma la lettura di questi "shorts" (così negli anni ’40 erano chiamati i filmati di presentazione di pezzi jazzistici, precursori degli odierni videoclip) mi ha non solo delusa, bensì irritata. E’ raro che io faccia così fatica a leggere uno scrittore italiano contemporaneo, ma con Trevisan mi è successo. Questi racconti brevissimi, due pagine al massimo, sono infarciti di virgole e di subordinate.
Tanto per farvi un esempio, ecco l’incipit di Vegetali:

Il maestro di scuola elementare Franco B., che dall’età di venti anni, dunque per più di trenta anni, era sempre vissuto nella più rigida osservanza di una rigorosa dieta vegetariana, dieta che escludeva nel modo più assoluto non solo il consumo di qualsivoglia tipo di carne - pesce compreso -, ma anche di qualsiasi prodotto di origine animale come latte burro uova eccetera, e che prevedeva inoltre la produzione in proprio della quantità di vegetali necessari al mantenimento suo e della sua famiglia, moglie e un figlio, morì improvvisamente in un caldo pomeriggio di luglio.

Fiuuuuu… Che fatica! E questo stile è presente in parecchi racconti. Per fortuna, non sono tutti così, e alcune storie sono anche piacevoli. Ma scritte così, perdiana, proprio non riescono ad appassionarmi.

Poi ho realizzato che anch’io uso virgole in porzioni abbondanti, e spesso mi scappa qualche subordinata di troppo. Ma io mica sono scrittrice, ecco. Al massimo scribacchio sul mio blog, ma almeno non mi faccio pagare: lo do via gratis...

Voto: 5

Contatore: 17 libri letti nel 2004



parole di Latifah | 11:33 | commenti (24) |

grazie a squidfingers x gli sfondi (background)