[Caravanserraglio]
Pensieri, parole, opere e... viaggi (reali e mentali) di Latifah
 











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Smettiamola!







sabato, 29 maggio 2004

Una cartolina

Stanotte ho dormito otto ore filate: erano anni che non mi succedeva. Stamattina ho fatto il bagno in mare da sola, con muta, maschera e boccaglio, e ho nuotato fino a dove non toccavo: non l'avevo mai fatto. A pranzo ho mangiato una frittura di pesce: l'ho digerita subito. Sono stata parecchie ore al sole sensa soffrire: non ho (ancora) tracce d'eritema.

Insomma, qui tutto bene. Anzi, di più.

 

Saluti dall'Isola d'Elba.

 

 

parole di Latifah | 17:01 | commenti (19) |

mercoledì, 26 maggio 2004

Un’isola

L’attesa del traghetto, sul molo, spiando l’interno delle altre auto, con i bambini capricciosi per il viaggio, o giovani fidanzati carichi solo di uno zaino, con il desiderio che frigge sotto pelle. Il profumo della liquirizia sul ciglio dell’anello occidentale. Il soffitto del terrazzo punteggiato di stelle, che così tante ne ho viste solo in Egitto. Il silenzio ritmato dalle onde che schiaffeggiano la scogliera, ai piedi della casa. La colazione all’aperto, con una fetta di crostata alla crema appena uscita dal forno. La passeggiata in paese, in fila per una fetta di schiaccia e una porzione di torta di ceci. Le chiacchiere con i negozianti, ancora amichevoli perché non assueffati alle orde di vacanzieri. Le carezze del sole e la nuova emozione del mare visto da dentro, magari esplorando un relitto affondato sotto costa.

Ne ho proprio bisogno, di una vacanza così. Di un tramonto così. Solo acqua, e cielo, e il profilo di Pianosa che si stende sull’orizzonte.

Ci vediamo tra qualche giorno… Domani ho un appuntamento con l’isola d’Elba.

 

 

 

Pianosa vista dalla costa occidentale

Elba, ottobre 2001

 

 

 

 

 

parole di Latifah | 18:42 | commenti (24) |

Un appuntamento

Ore 14.14.
Bi-bip, bi-bip.
Sms di Francesco.
C’è un bar all’inizio di via Xxxxxxxxx. Se ti va passa da via Yyyyyy e fammi uno squillo all’altezza del numero dodici. Io scendo.

Rispondi.
Oggi sono in ufficio da sola, ho poco tempo e devo ancora pranzare. Spero di riuscire a staccare per mezz’ora…

Sono le due e mezza passate. So che lui ha un impegno alle tre e mezza. Finisco un lavoro urgente, assegno alcuni incarichi alla segretaria, acchiappo lo zainetto, "vado a mangiare un panino, torno tra mezz’ora". Scendo. Arrivo in via Xxxxxxxxx. Conosco il bar, è al numero 22. In genere ci vado in agosto quando tutti gli altri in zona sono chiusi. Cerco il numero 12. Al 10 c’è un altro bar, un po’ fighetto. Poi dei negozi: 10/b, 10/c, 10/d… Poi un portone. Numero 14. Torno indietro. Tutti 10, con o senza lettere. Il 12 non c’è.

Ma che cazzo fa questo qua? Mi dà un appuntamento a un civico inesistente? Ok, è un blogger, un creativo, un artista insomma, ma a che gioco sta giocando? Forse mi vuole mettere alla prova. Sono stata io a contattarlo, per e-mail, un mese fa. Mi piace cosa scrive e come scrive, vive nella mia città, adesso scopro che siamo praticamente dirimpettai. No, non lo sto intortando (N.d.T: corteggiando), figuriamoci, biologicamente potrei essere sua madre. E’ che la sua scrittura mi affascina. Ha talento. Gli scrissi proprio perché a me piace fare complimenti, sinceri e disinteressati. Poi gli ho proposto di prendere un caffè. E lui mi dice di andare in una strada, a un numero che non c’è.

Cerca nome.
Francesco.
"Ciao sono Roberta, senti, sono qua sotto ma il 12 non esiste…".
"Certo che ti sei fumata della roba buona, eh? Ora mi affaccio e vedi che esiste!".
Mi guardo intorno. Forse scende dal 13, qui di fronte. Passano 30 secondi, un minuto. Cazzo! Ma sta a vedere che ho sbagliato strada…
Richiama numero.
"Ehm, Francesco, forse ho capito… Io sono in via Xxxxxxxx e il 12 non c’è, ma dovevo venire in via Yyyyyy".
"Ok, va bene, arrivo, ci vediamo direttamente al bar".
Cavoli, che figura di merda che sto facendo...

E' stato così che l’ho conosciuto. Non ci credeva, ma lo abbiamo verificato assieme: temevo che fosse un mio problema di vista, invece in quella strada il civico 12 non esiste proprio. Si salta dal 10 al 14. Ecco com’è andato, il mio primo appuntamento al buio con un blogger. Poi, chiacchierata piacevole, davanti a un caffè (lui) e a un panino con birrino (io). C’è poco tempo, devo tornare in ufficio, la giornata è pesante. E si conclude con un’assemblea di condominio di tre ore, così assurda che nemmeno Ionesco l’avrebbe potuta sceneggiare così. Non li ascolto, non ce la faccio, non me ne frega niente dei lavori nel cortile e dell'agenzia di pulizie da cambiare. Allora penso. Penso che in questo strano mondo di blog si possono conoscere persone veramente interessanti. E sono contenta che il primo splinderiano che ho conosciuto sia proprio lui. Però, la prossima volta, se ci sarà, il luogo dell’appuntamento lo decido io. Almeno, mi risparmio un’altra figuraccia da tonta… Ma Latifah è così, un po’ distratta, con la testa tra le nuvole. E anche Roberta lo è. Per fortuna domani io e lei andiamo in ferie. Ne abbiamo proprio bisogno.













parole di Latifah | 11:56 | commenti (22) |

martedì, 25 maggio 2004

Un fumetto

Io ho imparato a leggere grazie ai Peanuts. Mio padre era un appassionato di fumetti, in casa avevo tutta la collezione di Linus, dal primo numero: io e quel giornale siamo nati nello stesso anno. Mio padre adorava soprattutto le strisce di Schulz, e i primi "libri" che ho preso in mano, a 4 anni, erano proprio dei volumi dei Peanuts.

E’ Charlie Brown il personaggio della mia infanzia, quindi, non Topolino. A volte mi sento Snoopy, a volte Linus, a volte Sally. Ma ho appena fatto questo test e il risultato è che sono Scroheder.

Insomma, continuo a crescere assieme a questi buffi personaggi e alla loro filosofia di vita. Perle di saggezza, che si possono applicare anche all’attualità e alla politica. E’ la riflessione che ho fatto leggendo questa striscia, proposta da Rudi nel suo blog, che copio e incollo:

 

Linus, rivolto all’insegnante:

"Posso fare una domanda, signore? Non che io voglia interrompere...
E neppure intendo essere sgarbato...
Per pura curiosità, signore...
Non le è mai venuto in mente che lei potrebbe avere torto?".




parole di Latifah | 11:58 | commenti (27) |

lunedì, 24 maggio 2004

Un brevetto

Fatto! Sono brevettata. Nonostante le condizioni del tempo e del mare non propriamente ideali (visibilità sott'acqua inferiore a un metro, mare mosso, nuvoloso, temperatura dell'acqua di 16 gradi), ho preso il brevetto. Anzi, due: brevetto nazionale di subacqueo Fipsas e brevetto internazionale Cmas plongeur una stella. In poche parole, posso andare fino a -18 metri.

Ma, soprattutto, è una conquista psicologica, per me. Ho superato più paure, con questa prova. Ad esempio ieri, per andare all'Argentarola, scoglietto dell'Argentario dove erano previste le ultime due immersioni, ho dovuto prendere il gommone. Non ci sarei mai salita, fino a un anno fa. Ma là sotto, anche nel nostro Mar Tirreno, si possono fare degli incontri davvero emozionanti, e la paura passa. Ho visto pareti ricoperte di gorgonie gialle e rosse, stelle marine di diversi tipi, colori e dimensioni, quattro cuccioli di murena (una addirittura a riva, prima dell'immersione), varie donzelle e anche un bel tordo (sono pesci coloratissimi, pensavo che esistessero solo nei mari tropicali).

E poi mi piace l'ambiente dei subacquei. Ambientalisti, un po' selvaggi ma disciplinati. Soprattutto altruisti, perché bisogna sempre stare vicini al proprio compagno d'immersione, essere pronti ad aiutarlo nelle difficoltà. E' una piccola scuola di vita.

parole di Latifah | 11:55 | commenti (18) |

venerdì, 21 maggio 2004

Una petizione

Oggi pomeriggio parto per la Toscana: destinazione, Argentario. Nei prossimi due giorni ho l’esame per prendere il mio primo brevetto sub. Purtroppo le previsioni del tempo danno nuvole nere e stormi di temporali in cammino, direbbe Battiato, ma soprattutto mare mosso. Il brevetto è in pericolo… Partirò con una scorta di libri, il modo migliore per ingannare il tempo, anche quello meteorologico.

Fino a due anni fa - credo di averne già parlato, sul blog - non sapevo nuotare. Ero proprio terrorizzata dall’acqua, al mare al massimo mi bagnavo i piedi. Poi, causa due brutte operazioni alla schiena, chirurghi e fisiatri si sono coalizzati: "O fai nuoto, oppure ti facciamo l’abbonamento in ospedale". No, grazie! Mi sono iscritta a un corso per adulti principianti, e a 38 anni ho imparato a galleggiare. Poi, una vacanza nel Mar Rosso, nel novembre 2003, mi ha aperto gli occhi. Quel paradiso sott’acqua mi ha fatto passare la paura. Dopo un paio di uscite col salvagente, l’ho buttato via. E mi si è aperto un mondo nuovo. Nel febbraio 2004, sempre nel Mar Rosso, ho provato a immergermi con le bombole. Una nuova emozione. Ora mi appresto a diventare Open water diver (se Giove Pluvio, Eolo e Nettuno lo permettono).

Già sogno il mio prossimo viaggio nel mar Rosso. Però… proprio in quel paradiso c’è una riserva naturale in pericolo. E’ l’isola di Giftun, che rischia di essere venduta al gruppo Domina Vacanze Spa di Ernesto Preatoni, impero delle vacanze e degli albergoni, già cementificatore di Sharm el Sheikh. Ora c’è una petizione per salvarla. Ne ha parlato già un paio di volte Lia, nel suo blog, e vi segnalo un post in cui ci sono diversi riferimenti interessanti. Se ne è occupato anche Gabriele Romagnoli nella sua rubrica sul sito di Repubblica. Altre informazioni anche su il Manifesto.

Perché questa è un'isola che c'è. E il rischio è che presto non ci sia più.  

parole di Latifah | 10:28 | commenti (12) |

giovedì, 20 maggio 2004

Una statistica

Strane ricerche

Da un paio di settimane ho ceduto anch’io a ShinyStat (lo "strumento di analisi dell’audience internet attraverso le statistiche web", come si legge sulla home page) e ogni tanto curioso tra le tabelle per vedere chi entra nel mio Caravanserraglio. Mi impressiona pensare che posso controllare in qualsiasi momento i flussi che portano fino al mio blog, che in fondo è una goccia nell’oceano di internet. Lo sapevo già, ma così ho potuto verificare che siamo tutti controllati, secondo per secondo: basta un clic per conoscere i miei gusti, le mie letture, i percorsi che seguo in rete... Altro che Grande Fratello!

Ma cerco di non pensarci. Allora mi concentro sull’aspetto più divertente di questo strumento: i referrers, ovvero le chiavi di ricerca con cui mi raggiungono nuovi visitatori. E’ proprio per questo motivo che mi sono registrata su ShinyStat. Le mie rubriche dedicate ai libri mi hanno portato due visite: qualcuno che cercava "commissario soneri barbareschi", e spero di essere stata utile, visto che al personaggio dei romanzi di Valerio Varesi, che presto sarà interpretato in Tv da Barbareschi, ho dedicato una recensione; sarà rimasto più deluso chi voleva "trama e commenti del libro ‘guernica’ di carlo lucarelli", perché io ho parlato solo del quadro Guernica di Picasso, e Lucarelli non mi ricordo nemmeno di averlo citato. Chissà cosa voleva chi ha digitato "tarzan fresco", poi… io di Tarzan ho scritto a proposito di un romanzo di Maurizio Matrone, "Il mio nome è Tarzan Soraia", ma "fresco" cosa c’entra? E immagino lo sconcerto di chi è arrivato in questo Caravanserraglio cercando "susanna tutta panna p*rn*star"!

Poi ci sono tre visitatori che cercavano semplicemente "latifah". Sì, ok, questo è il mio nick, ma chissà loro quale latifah volevano vedere: l’attrice Queen Latifah? La cantante tunisina? Oppure cercavano la campionessa arabo-tedesca qui a fianco? Questo, ShinyStat non me lo spiega.

Comunque siate arrivati fin qui, siete i benvenuti.

In fondo, un caravanserraglio serve a questo. Lo spiegavo nel mio primo post, due mesi fa: nel mondo islamico e nell’Asia occidentale, è un "luogo recintato e talvolta protetto da tettoie dove si ricoverano le carovane per la notte o il riposo". Così, anche qui, nel mio caravanserraglio, ci si può fermare per una breve sosta, o più a lungo, in attesa di partire per una nuova meta. E ci si può sempre tornare…

(*) Avvertenza: tutte le parole "equiv*che" in questo blog vengono censurate con asterischi per evitare accessi indesiderati dai motori di ricerca.

parole di Latifah | 13:11 | commenti (14) | referrers, blog

mercoledì, 19 maggio 2004

Un album

Ci sono canzoni che compongono la colonna sonora della nostra vita. Musiche legate a un amore, a una vacanza, a un amico, comunque a ricordi. Poi ci sono dei brani, o interi album, a cui magari non associamo fatti o persone particolari, ma che ci accompagnano sempre. Ne parlava qualche giorno fa un’amica: il suo "album della vita" è "Breakfast in America dei Supertramp". Il mio, non ho dubbi, è The Wall dei Pink Floyd. Me lo feci registrare in cassetta, e quel nastro l’ho consumato, a furia di ascoltarlo.

Prima è nato l’album, nel 1979, poi è uscito il film, nel 1982, con la regia di Alan Parker (non ricordavo più l’ordine esatto, ho chiesto aiuto a google…). In quegli anni ero al liceo, e la musica che ascoltavo allora poi l’ho rinnegata (roba tipo AcDc, Kiss, Black Sabbath… argh!), ma The Wall mai. Anzi, è tornato sotto diverse forme. Ora ho il doppio cd, Live in Berlin, registrato nel 1990, dopo la caduta del muro.

Ma la versione che ho scovato pochi mesi fa è sorprendente. E’ The art of Pink Floyd dei Misriat, un gruppo egiziano new wave che ha campionato alcuni brani originali e li ha reinterpretati con strumenti tradizionali, come l’oud (liuto arabo) e la darbouka (percussioni). Se siete curiosi, ecco la loro Another Brick in the Wall. Il cd l’ho trovato in un negozietto di Sharm el Sheikh, nel paese vecchio. Una chicca per collezionisti, direi. O per maniache dell’Egitto, come la sottoscritta…

parole di Latifah | 14:05 | commenti (15) |

martedì, 18 maggio 2004

Una parola

Problematica. Io questa parola la odio. Quando la vedo scritta o la sento pronunciare, mi vien il mal di stomaco. Ognuno di noi ha delle idiosincrasie lessicali, immagino. Un mio ex capo, ad esempio, odiava la parola apposito. "Che senso ha dire che è stata costituita un'apposita commissione? Se è stata costituita, è ovvio che è apposita, no?". Tra le espressioni che mi stanno antipatiche, c'è anche com'è noto: perché in genere viene utilizzata per parlare di fatti assolutamente non noti. Cioè, non è che sui giornali si legge "il presidente della Repubblica, che com'è noto è Carlo Azeglio Ciampi" (perché quello, almeno, dovrebbe essere noto, o quasi). No: in generale, specialmente ai convegni, il relatore di turno prende la parola e declama: "Com'è noto, il decreto legislativo numero xx del 1998 poi modificato nel 2001 con determinazione xyz..." e io m'incazzo perché non ho la più pallida idea di cosa stia parlando. Quindi, non è poi così noto, a parer mio.  

Ma il sostantivo problematica, proprio non lo sopporto. Cioè, non mi si può dire che la fame nel mondo o l'aids o anche solo il doping sono "una problematica". Sono "problemi", dico io. Per non parlare di tematica. La parola "temi" non basta? Io questa coppia che finisce per -atica l'abolirei dal dizionario.

Ma oggi sono un po' nervosa, forse. Ecco, mi viene da dire che è una giornata problematica... 

parole di Latifah | 13:23 | commenti (29) |

lunedì, 17 maggio 2004

Un libro

A me ma non solo a me, credo, son sicura, vien da dire che sto scrittore qua, che vi devo dire ancora chi è, è Paolo Nori, scrive come parla, anzi no, scrive come pensa che poi è buffo vedere come pensa uno, no? Poi sto qua anzi Nori lo posso chiamare per cognome tanto vi ho appena detto come si chiama dicevo che Nori è emiliano e quindi ha la parlata anzi meglio la pensata che assomiglia alla mia perché qualcuno di voi sa che io sono emiliana cioè sono nata in Emilia ma a dire il vero mia mamma è romagnola e mio babbo molisano ma suo babbo cioè mio nonno era pugliese e suo babbo a sua volta cioè mio bisnonno era napoletano ma poi mio babbo mi raccontava quando ero piccola che noi siam Normanni perché tanti secoli fa sono venuti giù in meridione e si sono un po’ mischiati e quindi tanti pugliesi son biondi con gli occhi chiari e anch’io sono un po’ così ma poi mi sono mischiata anch’io che son mezza romagnola.

Ma io qui dovevo scrivere di un libro che ho finito di leggere ieri sera e non di me ma poi quando uno legge un libro di Nori gli viene da scrivere come fa lui cioè come pensa, che qualcuno che ha studiato direbbe che è un flusso di coscienza e comunque a me diverte un casino Nori che avevo già letto di lui Gli scarti che me l’ha prestato una mia amica che si chiama Sara che mi aveva detto che era molto divertente che lei l’ha comprato a una lettura integrale cioè c’era Nori che ha letto tutto il libro un pomeriggio in un’osteria di Bologna e allora ho pensato che se lei l’ha comprato dopo che l’aveva già ascoltato tutto allora deve esser proprio divertente sto libro e infatti lo è.

Allora io quando gliel’ho ridato Gli scarti a Sara sono andata a comprarne uno che aveva scritto prima, Nori non Sara, e ho comprato Grandi ustionati che poi è il libro che ho finito di leggere ieri e mi son divertita un casino se non si è capito. Il problema è che poi dopo aver letto Nori un po’ lui ti influenza, ecco, ma poi passa, come l’influenza, è solo questione di tre o quattro giorni poi giuro che torno a scrivere come prima però mi è piaciuto proprio se non si è capito.

Voto: 7

Contatore: 14 libri nel 2004.

parole di Latifah | 13:04 | commenti (36) |

domenica, 16 maggio 2004

Un film

Anzi, due. Nel giro di 48 ore ho visto Kill Bill Vol.1, in videocassetta, e il Vol.2, al cinema. In una parola, un quasi-capolavoro, "quasi" perché un gradino inferiore a Pulp Fiction (che nella mia personale classifica è al secondo posto dopo Apocalypse now). Credo che se avessi visto il Volume 1 al cinema, quando uscì, sarei rimasta alquanto perplessa, o forse incazzata: perché fu questa la mia reazione quando vidi il primo episodio del Signore degli anelli, ignorando che avrei dovuto aspettare due anni e altri due film per sapere, molto semplicemente, "come va a finire" (ma gli altri due episodi, comunque, non li ho visti: Tolkien, e il fantasy in genere, non fa per me). Ma così, è come se avessi visto Kill Bill come un film unico. Perché è nella sua interezza che va visto e valutato.

Nel Volume 1 avevo provato una sottile noia nella scena della strage degli 88 spadaccini (e questo non è certo il periodo migliore per vedere delle teste mozzate…); inoltre avevo sofferto un po’ per le differenze di ritmo interno al film. Mentre il Volume 2 scorre liscio, emoziona, diverte, fa riflettere. Elementi di genialità che fanno dire che sì, questo è Tarantino: la struttura a capitoli; la colonna sonora (con tanto Morricone); il bianco e nero (favoloso e hitchcockiano); lo "sgranato" (non sono un’esperta, quindi non so come definire questo effetto). Alcune scene memorabili: i primi due minuti, con il primo piano della grandiosa Uma Thurman, "sposa" ferita, ripetuti anche all’inizio del Volume 2; lei chiusa nella bara e sottoterra; la sua iniziazione in Cina con il maestro Tai Pei; il duello tra lei e Daryl Hannah. E poi basta, se no dovrei citare tutto il film. Ah, una menzione speciale per i titoli di coda: io sono una maniaca, leggo sino all’ultimo attrezzista, ma questa volta, per favore, resistete proprio fino alla fine, ne vale la pena.

Come cerco di fare sempre, ho letto le recensioni solo dopo aver visto il film. Molti critici lo definisco "godardiano". Io non so cosa voglia dire, perché sono soltanto una che va al cinema. Godard o no, a me Kill Bill è semplicemente piaciuto tanto.

Un appello: da qualche parte in internet (forse proprio in un blog) giorni fa avevo letto di un sito in cui vengono "svelate" tutte le citazioni di Kill Bill. Se conoscete l’indirizzo, scrivetemelo nei commenti. Grazie!

Voto: 9

Contatore: 10 film al cinema nel 2004

parole di Latifah | 21:15 | commenti (6) |

sabato, 15 maggio 2004

Una Latifah

Nuova puntata della rubrica fotografica sulle Latifah presenti nel web. Dopo la cagnolona di qualche giorno fa, passo a una danzatrice. Che non risponde proprio allo stereotipo di "ballerina del ventre" che si ha nel mondo occidentale: sinuosa, sexy e ammiccante. No, direi proprio di no... Però questa è un'immagine errata: in fondo, non bisogna essere delle modelle, per buttarsi nel magico mondo della Belly dance. Anzi, le ragazzette magre sono le meno adatte per questa danza, che è un inno alla fertilità, e ancora oggi viene praticata nelle feste pre-matrimoniali (esclusivamente tra donne, un po' come il nostro "addio al nubilato") un po' in tutto il mondo arabo. Se volete approfondire l'argomento, vi segnalo il blog di una mia amica che si diverte a scandagliare il mondo della danza araba su internet.

Questa Latifah è un'insegnante tedesca (ecco il suo sito), ma non posso dirvi molto di più perché la mia conoscenza della lingua si limita a qualche frase di sopravvivenza turistica (tipo: Haben Sie eine doppelzimmer mit bad und dusche?). Devo ammettere che la galleria fotografica di questa mia "omonima" è piuttosto triste... Non so se si limiti a insegnare o si esibisca anche. Però non è bello ciò che è bello, no? La foto che ho scelto ritrae un ballo tradizionale egiziano, la danza col bastone. Ed è proprio quella che sto studiando io in questo periodo. Se qualche mio concittadino vede una tipa girare con un borsone nero da cui spunta un bastone dorato... be', potrei essere io. Ma, che ci crediate o no, siamo in parecchie ad essere state folgorate sulla via di Damasco, o meglio del Cairo, della danza col bastone.   

parole di Latifah | 13:05 | commenti (7) |

venerdì, 14 maggio 2004

Un libro

(Premessa: provo a tornare alla "normalità", dopo varie riflessioni autoreferenziali dovute alla Splindernovela di questi giorni… anche oggi i post vanno e vengono, il contatore fa conti più assurdi del solito, ma penso positivo!)

Non vado più a lavorare in autobus, complice la quasi-primavera che mi permette l’uso della bicicletta, quindi ultimamente leggo un po’ meno. E devo dire che questo romanzo è un po’ "lento", forse anche per la sua ambientazione: sulle rive del Po, nel parmense, dove il tempo è ritmato dallo scorrere del fiume e dalle sue bizze. E’ Il fiume delle nebbie di Valerio Varesi (edizioni Frassinelli), giornalista alla redazione bolognese di "Repubblica", autore già di diversi romanzi gialli "seriali" che hanno come protagonista il commissario Soneri. Un investigatore un po’ a metà strada tra Maigret e Montalbano, che presto vedremo in tv, impersonato da Barbareschi: una scelta che mi lascia perplessa (oltretutto la fiction sarà ambientata a Torino), ma ci si sente sempre prevenuti quando un personaggio, che si è conosciuto e amato su "carta", viene trasposto in immagine.

Proprio in questi giorni è in libreria il nuovo romanzo di Varesi, L’affittacamere, con una nuova indagine affidata a Soneri. Sarà il mio prossimo acquisto, perché Il fiume delle nebbie è stata una piacevole sorpresa (e non per nulla è stato finalista al premio Strega). Una menzione particolare per il linguaggio: ricercato, a volte persino ostico, perché legato alla vita del fiume. La trama, infatti, si dipana durante un’ondata di piena, quindi il commissario (e il lettore con lui) deve destreggiarsi tra golene, idrovore, imbarcazioni, ma soprattutto tra gli strani personaggi che incontra durante l’indagine. A poche ore di distanza, e in due luoghi diversi, vengono trovati morti due anziani fratelli, con un oscuro passato di esponenti di punta del Fascio, in una terra che è ancora "partigiana" e che non dimentica. La soluzione del caso emergerà proprio dalla nebbia che avvolge fatti accaduti 50 anni fa.

Voto: 7

Dello stesso autore ho letto: Ultime notizie di una fuga.

Contatore: 13 libri nel 2004

parole di Latifah | 15:06 | commenti (4) |

giovedì, 13 maggio 2004

Una sensazione

Precarietà. Ecco, mi sento una co.co.co del blog. Oggi c'è, domani chissà.

parole di Latifah | 20:11 | commenti (15) |

Un trucco

Anzi, uno Splindertrucco! In attesa che la nuova piattaforma del nostro gentile ospite la smetta di traballare, ho sperimentato un modo per fare apparire i commenti fantasma (ma vale solo per i propri commenti, non per quelli lasciati dagli altri). Io faccio così: scrivo il mio commento, invio, e se appare quel messaggio di errore pieno di codici astrusi e numerini senza senso, pigio il tasto F5 e voilà! Il commento riappare. Lo so, è un rimedio estemporaneo. Ma che si deve fà pe' bloggà!

parole di Latifah | 13:09 | commenti (29) |

mercoledì, 12 maggio 2004

Una Latifah

Nome da cani 

Alcuni lettori mi chiedono da dove derivi il nick che ho scelto per il blog. L'ho spiegato all'inizio di questa avventura (il post è del 24 marzo, quando capirò come si attiva il permalink metterò il collegamento...). Oggi ho provato a fare una ricerca su Google, tra le immagini, per vedere chi altro sceglie Latifah come nome. Sapevo già dell'esistenza di Queen Latifah, attrice e cantante di colore. Ma ora ho scoperto che questo nome (arabo, diffuso soprattutto in Marocco, significa "gentile") attrae molti proprietari di animali. E' così che ho deciso di dare il via a questa mini-rubrica fotografica.

L'onore di aprirla, visti gli scherzetti che ci sta facendo Splinder in questi giorni, va a questa Latifah... (*) Non credo che questo "bestione" sia adatto a fare il cane da guardia, ma se dovesse appalesarsi anche da queste parti il mitico Enrico68, oppure l'innamorata di Baldo Bruno, magari ci pensa due volte, prima di piazzarsi qua!

(*) Aggiornamento: qui c'era una foto non più reperibile su web.

 

parole di Latifah | 18:17 | commenti (25) | blog, personale

Un film culto

Ognuno di noi ha le sue personali classifiche di "preferiti": libri, film, attori, modelle, siti internet (e ora anche di blog). Dopo aver visto "Alta fedeltà" di Stephen Frears, in cui il protagonista stila classifiche "top-five" di qualunque cosa, io decisi di compilare la mia "top-seven" (cinque erano insufficienti) di film e di libri.

In testa alla mia classifica dei film resiste, da anni, Apocalypse now di Francis Ford Coppola, visto più volte in tv, poi, nel 2001, al cinema nella versione "Redux". Un capolavoro, l’unico che meriti il voto 10 e lode, con menzione speciale per l’incipit, se mi passate il termine: i primi 20 minuti sono inarrivabili. Per non parlare della colonna sonora, uno dei cd che ascolto più spesso.

Quello che rende Apocalypse Now un cult, secondo me, è anche la sua incredibile attualità. E proprio oggi Vittorio Zucconi, in un commento su Repubblica, lo cita (e, con il film, anche il romanzo da cui è tratto, "Cuore di tenebra" di Conrad), per parlare dell’orrore della guerra, che sfrutta sempre di più l’effetto horror delle immagini. "Nella risalita del fiume della guerra verso il ‘cuore di tenebra’ che ieri ha raggiunto una stazione d'orrore indicibile – scrive Zucconi - nessuno riesce più a controllare le immagini". E ora "il fiume della guerra si gonfia di orrori commessi dagli altri, di martiri da vendicare, di rabbie da sfogare. Così, nella certezza della propria indiscussa superiorità morale, il buio avanza, squarciato ormai solo da lampi di verità elettronica che attestano ogni giorno la sconfitta d'ogni civiltà". Ma è un orrore – aggiungo io – a cui non dobbiamo, non possiamo abituarci.

parole di Latifah | 12:40 | commenti (22) |

martedì, 11 maggio 2004

Un tramonto

Ogni sera PlacidaSignora ci dedica un tramonto. E' diventata ormai una dolce abitudine, per me. Un appuntamento che aspetto con curiosità, e che mi regala serenità, spesso in momenti frenetici di chiusura del lavoro. Quello di stasera mi ha fatto venire in mente un'isola che è diventata un po' la mia seconda casa. D'estate è frenetica e invivibile, ma fuori stagione, a maggio o a ottobre, è un vero porto di tranquillità. E regala dei tramonti indimenticabili. E' il dono che, questa sera, vorrei dedicare alla dolce amica di tanti tra noi.

 

 

Isola d'Elba

Ottobre 2001

 

 

 

parole di Latifah | 20:37 | commenti (12) |

Una rivoluzione

Basta. Ho deciso. Si volta pagina. E’ una scelta difficile, cui sono arrivata dopo un lungo ragionamento, ma anche lasciandomi trasportare dall’onda delle emozioni. E’ anche così che avvengono le rivoluzioni, no?

Non so come sarà accolta, questa innovazione che sto per annunciare. Chi è nuovista per indole forse apprezzerà, i tradizionalisti storceranno il naso. Sono cosciente del fatto che potrei perdere dei lettori, e questo mi dispiace. Perché, anche se questo blog esiste da nemmeno due mesi, si creano delle consuetudini, delle affinità, dei rapporti.

Qualcuno di voi potrebbe anche provare quella sensazione spiacevole del cambio improvviso di gestione. Sapete, quando si entra in un bar di cui si è clienti da anni, e il barista sa che tu vuoi il caffè macchiato caldo con una spolverata di cioccolato senza doverlo nemmeno chiedere, e si informa sulle tue vacanze, sui tuoi affetti, in modo discreto ma partecipato. Invece, un bel giorno, entri e di là dal bancone c’è uno sconosciuto che si rivolge a te in modo professionale e distaccato: "Desidera?". E tu provi un senso di spiazzamento, persino di tradimento.

Ma ogni tanto bisogna avere il coraggio di cambiare. Ecco. E’ un momento doloroso ed emozionante, questo, per me. Perché sto per annunciarvi che da oggi, su questo blog, si cambia.

D’ora in poi userò solo carattere Verdana, e un solo colore per i titoli. Evidenziatori e Comic, addio.

parole di Latifah | 11:32 | commenti (31) |

lunedì, 10 maggio 2004

Un esperimento

Sono entrata anch’io nel magico mondo di ShinyStat, uno strumento vagamente onanistico in cui pare che caschino molti bloggers. Ce l’ho da pochi giorni e quindi non ho potuto ancora testare tutte le meravigliose funzioni di quell’iconcina.
Ho deciso di buttarmi sulla statistica dopo aver letto un delizioso racconto di Adayinthelife ispirato proprio dai suoi referrers. Non conoscevo nemmeno l’esistenza di questo termine, figuriamoci il significato… Però ho fatto la mia brava ricerchina su gugol, ho capito cosa sono e li ho trovati molto divertenti. Ad esempio, nel suo blog è arrivato qualcuno che cercava informazioni su "piedi che p*zzano" e "scarpe da ginnastica"! Mi sono scompisciata.

Per ora, dai motori di ricerca sono entrati in questo blog solo due navigatori che cercavano Latifah, e mi chiedo se cercavano proprio me oppure un’attrice di colore che si chiama Queen Latifah, o magari una mia omonima sedicente p*rn*star. Immagino la delusione…
Ora, ho deciso di fare un esperimento per testare l’intelligenza dei motori di ricerca e dei navigatori arrapati. Poi, magari, questo post lo cancello.

AVVERTENZA: il contenuto delle righe che seguono non rispecchia il pensiero dell’autrice.

Inizio dell’esperimento.

Te*te - c*lo - f*ga - l*sbo - *rge - Serena - Katia - Grande Fratello - v*line - *ttrici n*de - casalinghe in cal*re - se*so di gruppo - accomp*gnatrici - h*stess – se*so gr*tis - appuntamenti al buio - scambio di co*pie - Bd*M – b*ndage – *rivé – sp*gliarelliste - p*ppe - X*X - Patrick n*do con Ascanio (by ethico) - prezzi vas*ctomia (by ssalveta) - parola*ce in tedesco (by Placida) - reggis*ni blu (by Simone) - v*mito (by Zaritmac) - tasse modello 730 (by Placida)

Fine dell’esperimento.

Aggiornamento del 29 giugno

Ok, l'esperimento è riuscito, ma siccome non mi interessa accogliere nel mio Caravanserraglio ulteriori visitatori in cerca di p*rcate, Ho "censurato" tutte le parole qui sopra e d'ora innanzi metterò steline in tutte le parole osè.

parole di Latifah | 13:19 | commenti (25) | referrers

domenica, 09 maggio 2004

Una curiosità

A me sfuggono le regole dell'economia "virtuale". Ad esempio, mi chiedo come faccia il signor Splinder ad ospitarci tutti qua. E' un benefattore? Un mecenate della parola? Comunque, finché dura, va bene. E non mi lamento neanche tanto per i disservizi, tipo finestra azzurrina, accenti quadrati, post che giocano a nascondino, ecc.ecc. In fondo, ce la dà gratis (la possibilità di postare).

Forse i proventi arrivano in altro modo. Qualche anno fa, con il boom di internet, mi sembrava di aver capito che il business stesse tutto nel banner pubblicitario. Ma qui, in testa al template, c'è solo un annuncio timido e discreto. Crea online i tuoi biglietti da visita, gratis!

Io sospetto sempre l'inganno, quando vedo la parola gratis. Tantopiù se la vedo su internet. Mi immagino sempre un hacker in agguato, pronto a rubarti i dati della carta di credito per addebitarti spese folli, magari in valuta nigeriana. Compere on-line ne ho fatte anch'io, soprattutto di libri e cd, prima che il dottor Zivago decidesse che non era poi tanto un affare, vendere via internet. E ogni tanto utilizzo la connessione con la banca, per fare bonifici o chiedere estratti conto. Ho fiducia nel mio firewall, insomma.

Però sarei curiosa di sapere se qualche splinderiano in ascolto ha mai pensato di onorare il nostro sponsor Vistaprint. Insomma, qualcuno ha mai avuto il coraggio di cliccare su quel bannerino lassù? Ma soprattutto, qualcuno li ha ordinati, quei biglietti da visita? E poi, li ha ricevuti? A che prezzo? Vediamo come va il sondaggio. Perché avrei proprio bisogno di biglietti da visita come Latifah, professione blogger. Altrimenti, se mi capita di partecipare a un raduno, sono costretta a presentarmi a mani vuote, e non è educato, no?

parole di Latifah | 17:45 | commenti (14) |

venerdì, 07 maggio 2004

Una gita

Domani vado a Roma. Il programma della giornata è vario e allettante. Partirò di mattina presto per un allegro viaggio in Eurostar, in compagnia di un collega che ascolterò molto volentieri per tutto il tragitto: partirò infatti dotata di lettore cd con una bella collezione di musica araba classica e di ritmi di tabla. Nel caso cercasse lo stesso di conversare, studierò con molta attenzione il manuale di subacquea (200 pagine che devo leggere entro lunedì), e già che ci sono mi porto dietro un romanzo horror che ho lasciato a metà dopo l'ultimo viaggio di lavoro a Roma: se lo leggo la sera prima di addormentarmi, mi vengono gli incubi... però è di un amico, e prima o poi dovrò dirgli che l'ho finito, no?

Arrivata a Termini, il programma della gita prevede quindi un simpatico confronto con un tassinaro romano, il quale cercherà di farmi fare una visita storico-monumentale di un'ora per la capitale, quando il tragitto che devo fare è di cinque minuti.

Seguirà una divertente riunione di lavoro con regolamento di conti ed eventuale lancio di coltelli (ormai sono allenata a schivarli meglio di Vanessa Paradis nel film "La ragazza sul ponte" di Leconte).

 

Come pranzo, il menù prevede un paio di pacchetti di crackers e caffé della macchinetta, cialda permettendo. Nel pomeriggio, la vacanza romana prevede nuovo giro turistico con tassista verso Termini, dove arriveremo due minuti dopo la partenza dell'Eurostar prenotato. Sarà possibile quindi godere degli avanzati servizi della stazione, con shopping ed eventuale McMenù a 5.99 euro o similare. Dopo una graziosa appendice di discussione lavorativa in treno, rientro a casa in serata, con fila interminabile ai taxi.

E Roma? Quella, la vedrò soltanto in cartolina.

parole di Latifah | 21:02 | commenti (12) |

Un annuncio

Stavo preparando un appello da inviare a Chi l'ha visto... Ma pare che oggi si stia aggirando da queste parti. Comunque, se ne avete notizie certe, fatemi sapere. E, soprattutto, non spaventatela. Non vorrei che si allontanasse troppo...

 

 

Botticelli

Primavera

1482

 

 

 

 

parole di Latifah | 12:51 | commenti (17) |

giovedì, 06 maggio 2004

Un'esclamazione

E' appena entrata nel mio ufficio una collega. Mi ha detto: "Hai la faccia distrutta". Eh, lo so. Sono a pezzi. Ma ho almeno ancora un paio d'ore di lavoro. Che fare? Semplice. Ho esclamato...

YABBA-DABBA-DUUUUUUUU

Ora mi sento un po' meglio. Anche perché questa LA SO. Senza bisogno di aiutini.

parole di Latifah | 19:03 | commenti (25) |

Un aiutino

Sono smemorata, come ho gia detto. Ma quando non riesco a ricordarmi un nome, un titolo di un film o qualsiasi altra futilita, divento nevrotica. Se poi Splinder ha deciso di tradurre i nostri blog in ostrogoto, mi viene pure il mal di testa. Dicono che sia la nuova versione 2.0 che ha bisogno di rodaggio. Attendiamo pazienti.

Comunque, da ieri sera ho in mente un tormentone, forse uno spot della mia infanzia, o una canzone, chi lo sa. E non ho la piu pallida idea di cosa sia.

Sono davanti al computer, alla mia decima ora di lavoro, e finalmente salvo un documento pallosissimo su cui sono impantanata da parecchio tempo. Mi sgorga una esclamazione, e non me ne sarei nemmeno accorta se i miei due compagni di stanza non fossero scoppiati a ridere. Ma i miei colleghi sono gggiovani, e non mi hanno saputo aiutare. Per questo invoco la collaborazione dalla blogosfera:

Pi-ti-pi-tum-pa!

Che capperi era? Me lo date un aiutino?

Aggiornamento

Immediata la soluzione del caso: era Susanna tutta panna, personaggio dello spot, o meglio del Carosello, della Invernizzina. Ne aveva parlato pochi giorni fa PlacidaSignora con un accorato appello: Rivoglio la mia Susanna. Si vede che abbiamo un immaginario comune, io e Placida. E una inguaribile telepatia. Almeno risparmiamo sulla bolletta telefonica.

 

parole di Latifah | 10:23 | commenti (23) |

mercoledì, 05 maggio 2004

Un film A me pi...

Un film

A me piace andare ai cinema parrocchiali. A volte le poltrone sono scomode, lo schermo è piccolo, lo spazio tra le file angusto, e mancano gli effetti speciali. Ma spesso sono le sale più adatte per vedere film "minori", visto che ormai non esistono più cinema di seconda visione. E nella mia città ci sono alcuni parrocchiali che hanno una programmazione interessante. Così sabato sera ho visto L’amore ritorna di Sergio Rubini.
In genere, non leggo mai le recensioni prima di vedere i film, perché non voglio essere influenzata. Ma in questo caso avevo letto, mesi fa, un paio di interviste, quindi sapevo che era un film vagamente autobiografico. Inoltre avevo raccolto pareri opposti, tra chi l’aveva visto. Be’, a me è piaciuto parecchio. All’inizio mi infastidiva la recitazione un po’ sopra le righe, ma Rubini è così come attore e quindi ha sicuramente influenzato, come regista, anche gli altri protagonisti: Fabrizio Bentivoglio, nei panni di Rubini, e Giovanna Mezzogiorno, buffa parodia di Asia Argento, già fidanzata di Rubini nella vita (ah: menzione speciale per Mariangela Melato e Michele Placido). Inoltre, mi è sembrato un film vagamente morettiano (e questo vuole essere un complimento, visto che adoro Moretti), per tanti motivi: per l’autobiografismo; per gli accenni alla malattia e a come questa cambi non solo la vita, ma anche i giudizi sulle persone che abbiamo al fianco; per la presenza del padre (sorprendente) e della sorella di Rubini, che - in fondo - interpretano loro stessi (e anche Margherita Buy, ex moglie di Rubini, qui è l’ex moglie di Bentivoglio).
A me, comunque, un film piace quando mi resta dentro qualcosa, e mi fa pensare anche quando sono finiti i titoli di coda. Ci sono certe frasi, di questo film, che mi hanno colpito. Ad esempio, quando Bentivoglio si rende conto che l’ex moglie si è rifatta una vita, dice: "Sono riuscito ad essere felice per loro". Penso che questa sia una bella conquista.

E ho riflettuto sul fatto che spesso non riusciamo a cogliere certi piccoli, grandi segnali d’amore. A me è successo qualche mese fa, di rendermi conto che l’amore ritorna. E’ uno di quegli episodi che mi capitano perché sono poco fisionomista (ne ho parlato un paio di giorni fa, di questa mia caratteristica).
Sono appena uscita dalla scuola dove studio danza orientale. Incrocio tre ragazze, sui vent’anni. Continuo per la mia strada, ma mi sento chiamare per nome. Mi volto: una di quelle ragazze si sbraccia: "Ciao, non ti ricordi di me?". Mi fermo e torno indietro. "No, scusa, chi sei?". "Ero una tua allieva di danza, al centro giovanile di via…". Faccio un rapido calcolo: era il 1987. Sono passati 17 anni. Mi si dirada la nebbia della memoria: lei era una bambina, aveva 8 anni, silenziosa, dolce, con un certo talento. Era il suo primo corso di danza. Però l’anno successivo io smisi di insegnare, per vari motivi, anche dolorosi. Mi racconta che ha continuato a studiare e che ora vive a Londra, dove fa parte di una compagnia di danza contemporanea. Facciamo due chiacchiere, ma io devo scappare, ho un appuntamento per andare al cinema. La saluto, la abbraccio, mi incammino, poi mi fermo di nuovo e, a distanza di qualche metro, le chiedo: "Ma come hai fatto a riconoscermi, dopo tanti anni?". "Be’, non sei cambiata tanto. Mi ricordavo la faccia, i capelli, hai una borsa di danza… E poi, perché ti ho amata tanto!". Mi sono commossa. Quell’incontro mi ha riempito il cuore. Perché ho capito che a volte ci sono persone a cui abbiamo dato, e che perciò ci amano, e noi nemmeno lo sappiamo. E’ proprio vero, l’amore ritorna.

Voto: 8.

Contatore: 9 film al cinema nel 2004.




parole di Latifah | 12:14 | commenti (15) |

martedì, 04 maggio 2004

Un'eclissi Guardo i...

Un'eclissi

Guardo il cielo e penso che stasera mi perderò uno spettacolo di rara bellezza. Un'eclissi totale di luna. Perfettamente visibile dall'Italia, a occhio nudo, e a un'ora decente senza bisogno di levatacce. In teoria... Perché qui ci vorrebbe un bazooka per creare uno squarcio tra le nubi. E piove pure.
Ma se Giove pluvio deciderà di concedere una tregua, e con l'aiuto di Eolo per spazzare le nuvole, ci attende la notte della luna rossa. Come spiegano gli astrofili, questo è infatti il colore che la Luna assume durante la fase di totalità, con diverse tonalità a seconda dello stato dell’atmosfera terrestre.
Il sipario si apre alle 19.50, e lo spettacolo durerà oltre 5 ore. Il punto massimo dell'eclisse è previsto verso le 22.30.
La prossima replica è in programma il 28 ottobre, ma nelle prime ore del mattino.




parole di Latifah | 10:52 | commenti (19) |

lunedì, 03 maggio 2004

Un topo Io non ...

Un topo

Io non sono per nulla fisionomista. Per intenderci: non riconosco mia madre, se la incontro per strada. Giuro che è vero, mi è successo, anche se non ho problemi di vista. E l’esempio di mia madre è quello che ripeto sempre quando qualcuno mi saluta e io non ho la più pallida idea di chi sia. Circostanza che mi capita spesso: persone che mi fermano, e io ho il vuoto davanti a me. "Scusa sai, io non riconosco nemmeno mia madre per strada…". Poi mi fanno domande tipo: "Allora, come stai? Abiti sempre lì? E il lavoro come va? Stai sempre con…?". In passato facevo finta di niente, buttavo lì domande a caso per cercare di capire chi mai potesse essere quel perfetto estraneo. Poi, ho imparato che è meglio dire la verità: "Scusa, non ricordo chi sei". Così evito gaffes peggiori.

Ma quello che mi è successo un paio di giorni fa ha dell’incredibile. Scena: un convegno. Sul palco, alcuni relatori. Intervengo dalla platea (fa parte del mio lavoro), ma senza dire il mio nome. Al termine una delle relatrici mi ferma: "Noi ci conosciamo". E io abbozzo: "Be’, certo che ti conosco, visto che…". Lei è un’imprenditrice piuttosto nota nella mia città, presiede un’associazione regionale di categoria, e in passato è stata indicata come probabile candidata, anche per la corsa a sindaco. Quindi continuo: "…ci siamo incrociate per lavoro, però non ci siamo mai presentate…". Ma lei mi ferma, con un gesto della mano, e mi fa: "Tu eri un topo". La guardo stranita, stringendo gli occhi. Non sono miope, ma mi aiuta a scrutare meglio nella memoria. Un topo? "Sì, e io ero un’ancella". Mi si accende una lampadina. Un saggio di danza classica. E io interpretavo, in effetti, la parte di uno dei topini che aiutano Cenerentola nella sua trasformazione. Ommioddio, ma sono passati 30 anni! Come cavolo avrà fatto a riconoscermi? Indossavo pure delle ridicole orecchie nere in testa…

La sera vado a casa di mia madre e recupero le foto di quel saggio. Poi faccio alcune considerazioni.

1. Non sono cambiata per nulla negli ultimi 30 anni. (No. Questa la scarto subito, visto che sono cresciuta almeno di mezzo metro in altezza, a occhio e croce anche di 20 chili e passa, e ho le mie brave rughe in faccia…).

2. Chi fa carriera ha una memoria strepitosa. E’ una dote che accomuna molti potenti. So per certo che persone come Romano Prodi, Montezemolo e Casini, tanto per fare tre nomi a caso, basta che ti vedano una sola volta e ti riconosceranno anche ad anni di distanza. (Ne deduco che io non farò mai carriera. Peraltro, non è mai stato un mio obiettivo).

3. Io sono una che non passa inosservata. E, spesso, questa non è una caratteristica piacevole. Cioè, sono un po’ esibizionista, è vero (non nel senso che vado in giro vestita solo con l’impermeabile per spaventare i bambini, intendiamoci!). Mi piace stare sotto i riflettori. Mi viene naturale. Da giovane, poi, facevo un gran casino (ehm… anche ora, ogni tanto). Ricordo ancora un giorno di Carnevale: andai a scuola vestita da Puffa sui pattini, con la bidella che mi inseguiva per i corridoi del liceo perché lasciavo strisce di gomma sul pavimento. Ecco, mi capita ancora di incontrare degli ex compagni di scuola, di cui io – naturalmente - non ricordo né la faccia né il nome, che invece si ricordano di me come puffetta sui pattini.

Insomma. Se vi conosco ma non vi saluto, non è perché "sto sulle mie". Sono soltanto sbadata. E tra topi e puffi, mi viene da pensare che prima o poi devo diventare una persona seria. Ma non ne ho mica tanta voglia.

parole di Latifah | 10:19 | commenti (31) |

domenica, 02 maggio 2004

Un incipit Dopo il ...

Un incipit

Dopo il gioco della pagina 23, c'è una nuova catena che si aggira tra i blog. E' quella degli incipit. Io ne ho letto la prima volta a casa di PlacidaSignora, ma l'idea è partita dal blocco di appunti di AngeloCesare.

"Leggo solo libri usati.
Li appoggio al cestino del pane, giro pagina con un dito e quella resta ferma. Così mastico e leggo.
I libri nuovi sono petulanti, i fogli non stanno quieti a farsi girare, resistono e bisogna spingere per tenerli giù. I libri usati hanno le costole allentate, le pagine passano lette senza tornare a sollevarsi.
Così alla trattoria di mezzogiorno mi siedo alla stessa sedia, chiedo minestra e vino e leggo.
Sono romanzi di mare, avventure di montagna, niente storie di città, che già le ho intorno."
Tre cavalli, di Erri De Luca.

Questo è uno dei libri della mia personale topten di letteratura. Adoro De Luca, la sua prosa poetica, le sue atmosfere. Dello stesso autore ho letto "Tu, mio" e "Il contrario di uno". Ma parecchi libri suoi stazionano sul mio comodino, in stand-by.






parole di Latifah | 11:28 | commenti (12) |

sabato, 01 maggio 2004

Una festa Lo so che...

Una festa

Lo so che è un modo un po' irrituale per celebrare una giornata dedicata ai lavoratori. Ma è da stamattina che ho in mente quella scena... E sapete, quando si è afflitti da un tormentone, è difficile liberarsene. Anche perché quel film è un cult (devo però dire che Amarcord, nella mia personale topten, lo supera).
Credo che oggi siano in molti a pensarla come il protagonista di quella scena. Spesso stanno seduti in una bella sala di un palazzo antico; a volte li trovi in Sardegna, nel Mar Rosso, o in qualche studio televisivo, invece che nel loro "comodo ufficio".
E allora, signore e signori, ecco a voi...

Lavoratori... Lavoratori della malta...

Prrrrrrrrrrrrrrrrrrr!!!

(Alberto Sordi ne I vitelloni di Federico Fellini, 1953)



parole di Latifah | 16:50 | commenti (4) |

grazie a squidfingers x gli sfondi (background)